{"id":6715,"date":"2011-05-27T18:31:06","date_gmt":"2011-05-27T17:31:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6715"},"modified":"2011-05-27T18:31:06","modified_gmt":"2011-05-27T17:31:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-sono-come-ledera-di-valentina-filipponi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6715","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Sono come l&#8217;edera&#8221; di Valentina Filipponi"},"content":{"rendered":"<p>Riuscivo a vederla oltre il vetro del piccolo salotto di casa mia. Oltre la strada. Oltre la finestra di casa sua. Abito pomposo e cappello sul capo, guance paffute e bocca piegata in un amabile sorriso. Ascoltava musica classica e piroettava su se stessa. Il gatto, Alfredo, stretto tra le braccia. Abitavo in campagna in quegli anni, in una frazione non troppo popolosa. Ci si conosceva tutti ed i rapporti erano di cortesia, ma le voci che circolavano sul conto di quella donna erano semplicemente cattive.<\/p>\n<p>\u201cQuella vecchia \u00e8 fuori di testa\u201d, oppure \u201cdovrebbero portarla in una casa di cura\u201d e ridevano di lei. Io no. La trovavo singolare, \u00e8 vero, ma viva e piena d&#8217;allegria. Quello che pensavo di lei era semplice: era una donna perso in un suo personalissimo mondo, nel quale si rifugiava e stava bene. Se ne stava per conto suo: lei, la musica classica ed il suo felino. Pensandoci bene, l&#8217;unica con la quale aveva stretto un po&#8217; i rapporti ero proprio io. Lavoravo in una bottega in citt\u00e0 e mi chiedeva la cortesia di portarle la spesa. Nulla di troppo impegnativo.<\/p>\n<p>Mi fermavo da lei la sera prima di rientrare a casa. Bussavo almeno tre volte prima che mi aprisse. \u201cCara!\u201d diceva appena mi vedeva. La voce cortese e bassa. Dal cappello sbucavano fuori dei capelli castani lunghi sino alle spalle. Prendeva lesta il sacchetto di carta e mi faceva accomodare. I mobili in stile antico erano perfettamente lucidati. Il soggiorno, nel suo disordine, era preciso ed ordinato. Apriva un cassetto, e tirava fuori gli spiccioli per pagarmi la spesa che le portavo. Pi\u00f9 volte aveva cercato di intrattenermi, ma ero troppo stanca per ascoltare i suoi racconti, cos\u00ec intascavo le monete, attraversavo la strada e mi rintanavo nel mio nido. Quello si veramente disordinato! Un&#8217;insalata condita in fretta ed una scatoletta di tonno&#8230;non era una cena ideale, ma quanto di pi\u00f9 veloce riuscissi a preparare. Volevo del tempo per me&#8230; prendevo la matita ed il blocco di carta bianca, una tazza di t\u00e8 fumante e gi\u00f9 a tracciar linee su quella trama sottile. Adoravo disegnare i visi delle persone. Lavorando in bottega avevo a che fare con diversa gente tutti i giorni, gente che spesso si produceva in espressioni di tutti i generi, talvolta buffe ed ilari. Ed era questo che volevo conservare: la diversit\u00e0 stupenda delle persone, la loro interiorit\u00e0 e la capacit\u00e0 di esprimersi semplicemente con uno sguardo. Tra un segno e l&#8217;altro della matita mi voltavo a guardare fuori della finestra&#8230;all&#8217;altro lato della strada la casa della signora Amelia era gi\u00e0 avvolta dal buio. Quello era un segnale anche per me, era tempo di andare a dormire.<\/p>\n<p>I giorni passavano, il lavoro era stabile ed io sempre sola. La mia cartellina di plastica rossa al contrario era piena dei miei disegni.<\/p>\n<p>Ricordo che era domenica. Andai in cucina a preparare del caff\u00e8, poi, come ogni giorno, mi avvicinavo alla finestra del salotto per vedere se la signora era l\u00ec, che aspettava di salutarmi. Quella mattina non c&#8217;era. Neppure Alfredo. Al contrario avevo visto un&#8217;auto parcheggiata di fronte l&#8217;ingresso dell&#8217;abitazione. Lo trovai strano, la signora non riceveva mai visite, o almeno non da quando io mi ero trasferita in quella frazione. C&#8217;era calma, non si sentiva neppure la musica. Mi grattai il capo e feci spallucce. Il davanzale della mia finestra era ampio, ed anche quella mattina mi misi l\u00ec seduta. Pantaloni del pigiama a righe azzurre ed una canotta bianca. I capelli rufi e la tazza di caff\u00e8 in mano&#8230;mi domandavo come avrei impiegato la giornata, indecisa tra una lunga passeggiata ed un film strappalacrime. Un giovane usc\u00ec dall&#8217;abitazione della mia bizzarra vicina. La salut\u00f2 con un bacio sulla guancia e se ne and\u00f2 a bordo dell&#8217;auto. Amelia chiuse lentamente la porta. Per un attimo ci guardammo ed io alzai lentamente la mano in segno di saluto. Non rispose. Per tutto il giorno ci fu silenzio. Sentii come l&#8217;obbligo morale di rimanere l\u00ec, in casa. Rimasi in pigiama, ancora con i capelli rufi, sprofondata nel mio divano a guardare la tv. Pensavo che se avesse avuto bisogno di me, avrebbe dovuto trovarmi. Ogni tanto sbirciavo fuori. Alfredo era alla finestra.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di una volta dopo quel giorno ero stata tentata di bussare alla sua porta. Arrivavo davanti all&#8217;abitazione, chiudevo il pugno, alzavo la mano per bussare&#8230;poi l&#8217;abbassavo, mi mordevo le labbra e andavo via. Mi capit\u00f2 di vedere ancora quell&#8217;auto. Ero stupita e sinceramente preoccupata. Nessuna musica proveniva pi\u00f9 da quella casa, e quando mi capitava di incontrare altri vicini, li sentivo ridere e dire che era ora che quello strazio finisse. Non rispondevo, mi limitavo ad arricciare il naso e ad andarmene per i fatti miei. Una sera, un&#8217;altra ed un&#8217;altra ancora. Torn\u00f2 la domenica mattina, come solito in quel giorno, mi alzai tardi. Pigiama e tazza di caff\u00e8 caldo in mano, mi avvicinai alla finestra. Alfredo era l\u00ec e guardava dritto dritto verso di me. Come mi vide comparire, inarc\u00f2 la schiena e strusci\u00f2 il suo musetto sul vetro, poi torn\u00f2 a sedersi. Gir\u00f2 il viso verso l&#8217;interno della stanza e poi torn\u00f2 a fissarmi. Mi sedetti sul davanzale. Lo guardavo e lui mi guardava. Ripet\u00e9 quel gesto ancora diverse volte, fino a che non pensai che stesse cercando di chiamarmi. Finii di bere il mio caff\u00e8 e finalmente mi decisi ad andare da lei. Non mi preoccupai di vestirmi o di lavarmi il viso. Scendendo dal davanzale mi infilai le ciabatte, uno scialle di cotone sulle spalle ed uscii. Come un lampo fui davanti a quella porta. Bussai. E nessuno rispose. Bussai a lungo, sempre pi\u00f9 forte. Sentivo Alfredo miagolare e finalmente dei passi al di l\u00e0 di quel legno pesante. Un rumore ferroso e la porta si apr\u00ec. Neppure mi salut\u00f2, ma stanca Amelia torn\u00f2 a sedere sulla sua poltrona. Fissava un punto indefinito davanti a s\u00e9. La stanza era in disordine ed impolverata. Andai a sedermi sulla poltrona di fronte a quella dove sedeva la signora. Mi sfilai le ciabatte dai piedi e senza tener conto della forma, incrociai le gambe rimanendo zitta. In un balzo Alfredo mi fu sopra e si accoccol\u00f2 su di me. Si sentivano le sue fusa. Amelia abbozz\u00f2 un sorriso nel vederlo. Stette in silenzio ancora un po&#8217;, mentre io carezzavo quel cartoccio di pelo e nella mente sfogliavo l&#8217;albo delle \u201cparole giuste da dire\u201d.<\/p>\n<p>\u201cTutti pensano che io sia pazza.\u201d disse improvvisamente e scandendo bene le parole. Il tono era basso come sempre, ma vivo e pieno. Alzai gli occhi su di lei. Non risposi e del resto non ce ne fu bisogno, perch\u00e9 continu\u00f2 a parlare dicendomi: \u201cTutti pensano che io sia pazza ma&#8230;non mi importa.\u201d sospir\u00f2 ed ancora: \u201cIl ricordo pi\u00f9 bello che ho, lo trovo non nella vita che ho vissuto, ma in quella che non ho vissuto.\u201d i suoi occhi si erano persi&#8230; feci per parlare ma subito cambiai idea. Lei torn\u00f2 a guardarmi negli occhi. Erano due fuochi ardenti, miravano alla realt\u00e0. \u201cVogliono portarmi via da qui. Da questa casa&#8230; questa casa \u00e8 mia. \u00c8 la mia vita. Voglio morire qui.\u201d e abbass\u00f2 ancora di pi\u00f9 il tono della voce. D&#8217;impeto le dissi: \u201cMa cosa dice?\u201d e mi sporsi un po&#8217; verso di lei. Mi prese forte le mani e mi disse ancora: \u201cChiara, io sono vecchia&#8230;e sto morendo!\u201d. Rimasi un attimo sorpresa, ma mi fece comodo in quel momento pensare che era solo una sua paura, dato che sentiva il peso degli anni che crescevano. \u201cVedr\u00e0 che io e lei resteremo qui ancora per molti anni!\u201d ed accennai un sorriso che si spense non appena la signora Amelia si tolse il cappello e&#8230;la parrucca! La parrucca&#8230;io non lo sapevo. Guardai velocemente il suo capo roseo e liscio, se non per una piccola macchia di capelli bianchi sul lato sinistro. Era malata. Me lo stava dicendo, ma non indagai oltre e mi accontentai di ci\u00f2 che avevo visto. Torn\u00f2 a stringermi le mani e sentivo i suoi occhi puntarsi pieni nei miei, per avere la mia attenzione, perch\u00e9 io finalmente l&#8217;ascoltassi. Disse ancora: \u201cLui mi diceva: <em>io sono come l&#8217;edera, dove mi attacco muoio! <\/em>Ed io queste parole le ho fatte mie. Perch\u00e9 sono diventata un&#8217;edera attaccata al suo cuore&#8230;e sono morta quel giorno, il giorno in cui \u00e8 partito e non \u00e8 pi\u00f9 tornato! No, non pensare che io non abbia poi amato mio marito, ma ho amato ancor di pi\u00f9 lui. Ed ora che sono rimasta sola, e sono vecchia&#8230;vivo nei miei ricordi, in quello che mi ha fatto sentire viva. Chi pensa che io sia pazza, lo \u00e8 ancor pi\u00f9 di me&#8230;\u201d mi stava parlando quando sentimmo bussare alla porta. Lei si risistem\u00f2 la parrucca sul capo e di seguito il cappello. Mi alzai ed infilai le ciabatte, aprii la porta e mi trovai davanti il giovane che avevo visto precedentemente: suo nipote. Ci guardammo un attimo negli occhi. Il tempo che bast\u00f2 ad entrambi ad accennare un piccolo sorriso di saluto, il tempo che bast\u00f2 a me per rendermi conto che&#8230;avrei visto quel giovane ancora, ancora ed ancora&#8230;<\/p>\n<p>Quello che non sapevo, era che avrei stretto la sua mano nel ricordo di una donna alla quale avevo voluto e voglio ancora bene.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6715\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6715\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riuscivo a vederla oltre il vetro del piccolo salotto di casa mia. Oltre la strada. Oltre la finestra di casa sua. Abito pomposo e cappello sul capo, guance paffute e bocca piegata in un amabile sorriso. Ascoltava musica classica e piroettava su se stessa. Il gatto, Alfredo, stretto tra le braccia. Abitavo in campagna in [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6715\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6715\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1803,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-6715","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6715"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1803"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6715"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6715\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6791,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6715\/revisions\/6791"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6715"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6715"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6715"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}