{"id":6692,"date":"2011-05-26T22:38:05","date_gmt":"2011-05-26T21:38:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6692"},"modified":"2011-05-26T22:38:05","modified_gmt":"2011-05-26T21:38:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-un-villaggio-matto-quanto-basta-sezione-racconti-per-bambini-di-elisa-crisci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6692","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Un villaggio matto quanto basta&#8221; (sezione racconti per bambini) di Elisa Crisci"},"content":{"rendered":"<p>In un villaggio chiamato Murro di Porco situato lungo il litorale marino di Siracusa vivevano un migliaio di abitanti uno pi\u00f9 stravagante dell\u2019altro.<br \/>\nC\u2019era chi amava vestirsi con abiti rigorosamente al rovescio, la giacca, i pantaloni, anche l\u2019intimo e che si faceva chiamare all\u2019incontrario: era il signor ONIFARES IPPATAVAC, ma per gli amici solo ARES. Aveva un negozio di cavatappi, tramandatogli da antiche generazioni. Si potevano trovare tutti i tipi di cavatappi, di tutte le misure e materiali da quelli minuscoli, tipici oggetti da collezione o come semplici portachiavi in vetro di murano, a quelli giganteschi fino a otto metri che avrebbero potuto arredare in qualit\u00e0 di sculture giardini o palazzi.<br \/>\nC\u2019era il signor Gattoni che non camminava, ma gattonava, non era mai riuscito ad imparare a stare su due zampe, per cui se ne andava in giro per il villaggio sempre gattonando e per non farsi male aveva comprato delle ginocchiere d\u2019acciaio.<br \/>\nStrano a immaginarlo, ma era il miglior avvocato del villaggio, un po\u2019 imbarazzante, ma non per gli abitanti di Murro di Porco abituati alle stranezze.<br \/>\nC\u2019era Nina, la figlia del postino che, nel cuore della notte, sempre alla stessa ora, amava scorazzare a tutta velocit\u00e0 con una Harley Davison per le vie del villaggio e se saltava solo una notte il suo corpo si riempiva di bolle purulente che duravano una settimana e per le quali non esisteva cura.<br \/>\nC\u2019era Enzo, il meccanico che tutte le notti faceva il pane masticando uno strano mantra indiano, forse ereditato dalla bisnonna che si diceva si fosse innamorata di un nepalese in uno dei suoi viaggi missionari. Il problema era che poi Enzo dormiva tutto il giorno, per cui non c\u2019era nessun meccanico nel villaggio. Ma forse era un bene, poich\u00e9 nessuno aveva la macchina. Giravano tutti ancora con i cavalli, sebbene fossero gli anni settanta.<br \/>\nGiulio, il panettiere grazie a Enzo che faceva il pane e glielo regalava, poteva dedicarsi a uno dei suoi pi\u00f9 grandi piaceri e cio\u00e8 costruire mongolfiere. In realt\u00e0, ne aveva costruito una sola che, per mania di perfezionismo, non portava a termine. L\u2019aveva soprannominata Penelope e ogni volta che vi apportava una modifica si regalava un viaggio e cos\u00ec Giulio spariva per mesi e mesi in giro per il mondo a bordo della sua Penelope.<br \/>\nC\u2019era Gemma, una simpatica donna di ottant\u2019anni che aggiustava tutto, era anche un manovale esperto, sapeva mettere le piastrelle, fare intonaci, imbiancare una casa, costruire mobili. Era molto apprezzata nel villaggio e addirittura teneva corsi per giovani falegnami, idraulici e muratori. Non sembrava proprio avesse ottant\u2019anni e si mormorava nel villaggio che facesse uso di erbe magiche, poich\u00e9 sua nonna un tempo era l\u2019erborista del paese.<br \/>\nC\u2019era Pandora, una giovane di una bellezza eterea chiusa sempre nella sua torre a custodire la rabbia degli abitanti di Murro di Porco. Quando qualcuno era in preda a collere incontrollabili andava da Pandora, lei lo portava nella stanza del Grande pozzo coperto da un\u2019enorme botola che riusciva a sollevare solo lei e una volta che ci si liberava della rabbia, lei richiudeva tutto.<br \/>\nIn questo modo a Murro di Porco si raggiungevano due obiettivi, da un lato tutte le persone erano pacifiche perch\u00e9 avevano la possibilit\u00e0 di sfogarsi, urlare liberamente, battere i pugni o la testa senza arrecare danno a nessuno e dall\u2019altro contribuivano a produrre energia ecologica. Certo, perch\u00e9 con un sistema ingegnoso, la rabbia racchiusa nel pozzo serviva per produrre l\u2019energia elettrica.<br \/>\nC\u2019era Pina, l\u2019affettatutto. Era una donna minuta, in apparenza innocua, mansueta, invece era un concentrato di energia al peperoncino. Non si fermava mai, era come una pila inesauribile. La cosa strana \u00e8 che parlava pochissimo, ma era sempre in azione, aveva tre ristoranti, tutti vicini e in tutti e tre riusciva a occuparsi della cucina. Grazie a un passaggio sotterraneo arrivava al ristorante quando l\u2019avvertivano, tramite un campanellino posto in tutte e tre le cucine, che c\u2019erano le ordinazioni. Dovevate vederla correva da un ristorante all\u2019altro, prima salutava i clienti e poi si dedicava alla cucina.<br \/>\nAffettava a una velocit\u00e0 da formula 1 tutto quello che in cucina era commestibile, maneggiava con abilit\u00e0 straordinaria tutti i tipi di coltelli e senza esitazione affettava, affettava con precisione chirurgica. Era uno spettacolo stare ad osservarla, quando lanciava in aria i coltelli per dare un tocco di teatralit\u00e0 alla sua passione culinaria.<br \/>\nInfine c\u2019era Margherita, detta Zi\u2019 Rita, la strega.<br \/>\nFin dall\u2019infanzia non aveva avuto una vita facile, senza i genitori prima figlia di dieci fratelli si era occupata della loro crescita fino al suo matrimonio.<br \/>\nLa mattina si svegliava alle cinque tutti i giorni e preparava loro la colazione e i carri per lavorare nei campi, dopodich\u00e9 anche lei alle otto andava a raccogliere il tabacco. Una vita durissima anche dopo sposata, perch\u00e9 purtroppo il marito Salvo dopo due anni di matrimonio aveva perso il senno e cominciato a delirare. Stava tutto il giorno in casa a disegnare dappertutto, come fosse un bambino di tre anni disegnava sui muri, sulle porte, sul pavimento, sugli armadi. E cos\u00ec, Margherita si era trovata da sola con tre figlie piccole da allevare e un marito impossibilitato a lavorare.<br \/>\nTenace e coriacea si era rimboccata le maniche: lavorava dalla mattina alla sera nei campi portando con s\u00e9 le tre piccole. Sembrava una vita fatta solo di sacrifici, ma non se ne preoccupava, lavorava e risparmiava fino all\u2019osso.<br \/>\nUn evento traumatico port\u00f2 la svolta nella vita della sua famiglia.<br \/>\nRientrando a casa la sera con le sue figlie, stranamente trov\u00f2 la cena pronta, la casa in ordine e imbiancata di fresco, nessuna traccia sui muri dei disegni del marito, ma solo su tele enormi e fogli di carta appesi alle pareti. Disegni intensi e toccanti. Zi\u2019 Rita cap\u00ec immediatamente, corse nella stanza da letto e come presagiva Salvo, il suo adorato marito giaceva spento nel loro letto.<br \/>\nIl dolore fu immenso, ma il suo temperamento non le consentiva di manifestarlo.<br \/>\nQualche giorno dopo le giunse una lettera di un\u2019assicurazione di Siracusa con un assegno milionario. Era la polizza vita di suo marito di cui non era a conoscenza.<br \/>\nCon quei soldi Margherita fece studiare le sue figlie, apr\u00ec un laboratorio artistico, una biblioteca e un centro assistenza per famiglie disagiate, punti di riferimento e prestigio per tutta la Sicilia. Non and\u00f2 via da Murro di Porco e continu\u00f2 a lavorare nei campi, come se niente fosse.<br \/>\nPerch\u00e9 la chiamavano strega? Per i suoi poteri premonitori e da guaritrice, ma non solo, ormai noti da tutti i suoi rituali per togliere il malocchio: preparava un piatto con tre cucchiai d\u2019acqua, un pizzico di olio e cinque chicchi di grano, quando uno di questi rimaneva sul fondo, voleva dire che la persona aveva il malocchio, allora Zi\u2019 Rita sfoderava le sue armi da stregona e intonava una cantilena siculo-napoletana, bagnava le dita nell\u2019intruglio e le passava sulla fronte dello sfortunato per tre volte, dopodich\u00e9 gli inondava il viso con tre schizzi di saliva per ancora tre volte. Un rituale considerato portentoso ed efficace da tutta la comunit\u00e0.<br \/>\nDi personaggi bizzarri nel villaggio ce n\u2019erano tanti, ma la particolarit\u00e0 \u00e8 che tutti leggevano libri, giornali in una quantit\u00e0 esorbitante. Quando passeggiavi per le vie del villaggio vedevi giovani o anziani seduti sulle panchine a parlare, ma anche a leggere, tutti a cavallo si portavano sempre un libro e leggevano, anche camminando leggevano, nei negozi, sempre. Tutti, indistintamente dalla classe sociale, leggevano. Il loro grande amore erano i libri. Nessuno poteva fare a meno dei libri e la biblioteca di Zi\u2019 Rita era risultata in effetti il regalo pi\u00f9 gradito per quell\u2019avida comunit\u00e0 di lettori che trascorreva le giornate sempre in modo abitudinario, senza scossoni o fatti fuori dall\u2019ordinario.<br \/>\nMa qualcosa di funesto si stava abbattendo sulla tranquilla gente di Murro di Porco.<br \/>\nNel giorno di ferragosto, l\u2019aria esalava l\u2019odore di bruciato per l\u2019eruzione dell\u2019Etna avvenuta il giorno prima, tutta la citt\u00e0 era coperta di una polvere nera che il vento caldo della Sicilia orientale aveva trasportato dal vulcano a tutte le citt\u00e0 limitrofe, compresa la baia di Murro di Porco.<br \/>\nL\u2019atmosfera era carica di energia e invadeva l\u2019aria e il villaggio.<br \/>\nIl caldo soffocante costrinse tutti gli abitanti a rinchiudersi il pomeriggio nelle rispettive case, persino al mare era impossibile andare tanto l\u2019acqua era calda e solo nelle abitazioni fresche si poteva ritrovare refrigerio.<br \/>\nNel silenzio totale in cui era immersa la cittadina arriv\u00f2 un omone su un camion con una scorta di poliziotti e si insedi\u00f2 nel Palazzo del Sindaco vuoto da 15 anni.<br \/>\nApprofittando della latitanza degli abitanti a causa della calura estiva, questo omone fece installare indisturbato, nella piazza centrale del paese uno strano aggeggio, enorme quasi quanto l\u2019Etna: era lo schermo di un televisore gigante, oggetto sconosciuto per questa pacifica comunit\u00e0.<br \/>\nVerso sera, quando il caldo si andava attenuando per lasciare il posto a una brezza piacevole e fresca, gli abitanti cominciarono a uscire e in meno di un\u2019ora tutti si ritrovarono esterrefatti davanti a uno schermo gigantesco, nella piazza del paese.<br \/>\nDagli altoparlanti posti agli angoli della piazza si ud\u00ec una voce melliflua e stridula che parlava di questo marchingegno elencandone le magnificenze. La voce poi si present\u00f2 con il nome di S.S.. diminutivo di Silvio Suoni, il nuovo sindaco del comune di Murro di Porco.<br \/>\nTutti gli abitanti rimasero intontiti, ma anche incuriositi nell\u2019assistere al marchingegno in funzione, c\u2019erano immagini che scorrevano veloci e suoni, rumori assordanti a cui non erano abituati.<br \/>\nSolo Zi\u2019 Rita ebbe un fremito quando ud\u00ec la voce dall\u2019altoparlante e alcune visioni nella sua mente la turbarono.<br \/>\nLa comunit\u00e0 di Murro non oppose resistenza all\u2019invadente novit\u00e0, ogni giorno qualche passante si soffermava qualche minuto nella piazza davanti al mega schermo, ma poi proseguiva incredulo trovando comunque nella lettura sempre grande interesse e conforto.<br \/>\nMan mano che i mesi passavano gli abitanti del villaggio cominciarono a sentire un certo malessere, una sorta di insofferenza.<br \/>\nAvevano accettato di prestare al nuovo sindaco tutti i libri della loro biblioteca, avendo la promessa di restituirli in poche settimane, ma erano trascorsi mesi ed erano ancora nelle sue mani.<br \/>\nTra l\u2019altro non si poteva comunicare con lui fisicamente, ma solo attraverso lo schermo e quando decideva lui.<br \/>\nPer diversi mesi a turno Pina, Gemma, Enzo, Giulio, Gattoni e tutti gli altri trascorsero la notte fuori, tralasciando le loro attivit\u00e0 davanti allo schermo in attesa che S.S. comparisse, ma invano. Non potevano pi\u00f9 leggere, in quanto gli unici libri a disposizione erano quelli della biblioteca. Senza la linfa vitale che scorreva nelle trame dei libri nessuno riusciva pi\u00f9 a interessarsi a nulla e cominciarono a tralasciare la loro vita, ad arrendersi, non avevano pi\u00f9 la forza di dedicarsi alle loro attivit\u00e0, alle passioni, ai figli e ancor meno a lottare per recuperare la loro ricchezza.<br \/>\nL\u2019energia elettrica ecologica si stava consumando e con essa anche Pandora stava svanendo.<br \/>\nNina ormai ferma a letto si era riempita di bolle e i genitori erano disperati.<br \/>\nPina non riusciva neanche ad aprire una scatoletta di tonno ed era immobilizzata nella sua casa.<br \/>\nEnzo aveva smesso di fare il pane e tutto il giorno se ne stava in casa a guardare il soffitto.<br \/>\nQualcuno ancora cercava di reagire, di tirare fuori almeno la rabbia e invocava il nome di Silvio Suoni: \u201cmaledetto esci se hai coraggio, cosa ne hai fatto dei nostri libri?, che razza di essere sei?\u201d urlava tutte le notti Giulio nella piazza.<br \/>\n\u201c Ti spacco, maledetto schermo\u201d urlava ARES che tentava di spaccare lo schermo con uno dei suoi giganti cavatappi.<br \/>\n\u201c Malocchio, malocchio portava via questo pidocchio! declamava ogni sera Zi\u2019 Rita davanti al focolare.<br \/>\nFinalmente una sera, l\u2019altoparlante annunci\u00f2 l\u2019apparizione sullo schermo di Silvio: \u201cabitanti di Murro di Porco, eccomi a voi per portarvi delle novelle, accorrete accorrete\u2026\u201d<br \/>\nQuando gli abitanti si radunarono nella piazza rimasero esterrefatti, l\u2019omone gigantesco era diventato abnorme.<br \/>\n\u201cCari abitanti vi devo ringraziare per la vostra donazione, purtroppo ero molto malato e l\u2019unica cura erano i libri, pi\u00f9 ne potevo avere pi\u00f9 possibilit\u00e0 di guarigione avrei avuto. Per questo vi ho chiesto di svuotare la vostra biblioteca e grazie a voi sono guarito.\u201d<br \/>\nQualche minuto di silenzio, nessuno esult\u00f2, rimasero in attesa.<br \/>\nCon la voce leggermente tremula, ma ancor pi\u00f9 suadente S.S. prosegu\u00ec nel suo delirante discorso.<br \/>\n\u201c Purtroppo non posso riconsegnarveli, perch\u00e9 ho dovuto mangiarmeli per poter guarire, ma vi assicuro che non ne ero a conoscenza.\u201d<br \/>\nUn forte boato, come un\u2019onda invase tutta la piazza: \u201c Bugiardo, avido che tu sia maledetto, ci hai tolto il nostro nutrimento, vattene via, non ti vogliamo, non ti riconosciamo nostro sindaco!!\u201d urlarono tutti insieme gli abitanti.<br \/>\n\u201cPoveri illusi, pensate sia facile sbarazzarsi di me, sono riuscito con l\u2019inganno a portarvi via la vostra risorsa primaria, i libri che vi facevano sognare, che vi portavano in terre lontane, che vi facevano riflettere, ma il mio compito andr\u00e0 a termine quando dentro di voi non rimarr\u00e0 neanche un sogno. Vedrete che ci riuscir\u00f2!\u201d<br \/>\nCon questa dichiarazione Silvio spar\u00ec lasciando sul volto degli abitanti un velo di paura.<br \/>\nNei giorni che seguirono si riunirono tutti per trovare una strategia per eliminare il nemico, Gattoni, l\u2019avvocato: \u201cproviamo a fargli una causa civile!\u201d, \u201c no, i tempi sono troppo lunghi e le nostre energie stanno finendo\u201d disse Gemma.<br \/>\n\u201c Facciamo arrivare altri libri da Palermo, ho dei contatti, ma una piccola quantit\u00e0 per non dare nell\u2019occhio, avrei pensato al trasporto con la mia mongolfiera e di notte, in modo da evitare i controlli dei suoi poliziotti, almeno \u00e8 un inizio per ricominciare a vivere!\u201d disse Giulio.<br \/>\nFurono tutti d\u2019accordo e quella sera in loro uno spiraglio di speranza si fece strada.<br \/>\nPurtroppo, il carico tanto atteso fu intercettato dalle guardie di Silvio Suoni e aliment\u00f2 l\u2019avidit\u00e0 di quell\u2019essere spaventoso.<br \/>\nFu un duro colpo per tutti gli abitanti di Murro di Porco che videro la loro ultima possibilit\u00e0 infranta. Si arresero di fronte al destino avverso e rinunciarono a lottare, abbandonarono le loro attivit\u00e0, parlavano poco e non riuscivano nemmeno a pensare. La loro chimera stava lentamente svanendo.<br \/>\nSolo Zi\u2019 Rita non voleva arrendersi, grazie alla sua personale vicenda e forza interiore decise che avrebbe salvato Murro di Porco dalle grinfie dell\u2019avido mangialibri.<br \/>\nCominci\u00f2 di sera a scrivere sui muri del villaggio una poesia a lei cara di Emily Dickinson che fortunatamente ricordava.<br \/>\n<em>\u00abNon esiste un vascello veloce come un libro<br \/>\nper portarti in terre lontane<br \/>\nn\u00e9 corsieri come una pagina<br \/>\ndi poesia che si impenna<br \/>\nquesta traversata pu\u00f2 farla anche il povero<br \/>\nsenza oppressione di pedaggio<br \/>\ntanto \u00e8 frugale il carro dell\u2019anima\u00bb<\/em><br \/>\nIn seguito and\u00f2 in ogni casa e parl\u00f2 al cuore di ognuno.<br \/>\n\u201c Forza non dovete farvi vincere dalla paura, se lottiamo ora, riusciremo a sconfiggerlo, lui vuole privarci dei nostri sogni non dobbiamo permetterglielo, anche se \u00e8 dura in questo momento bisogna ricominciare a vivere e anche se abbiamo paura, dobbiamo tirar fuori tutto il nostro coraggio. La nostra paura \u00e8 il suo alimento, la nostra tenacia sar\u00e0 la sua sconfitta\u201d. A tutti lesse la poesia e per ognuno degli abitanti le parole di Zi\u2019 Rita insieme alla poesia furono lo stimolo per ricominciare.<br \/>\nRipresero man mano tutti a lavorare e in ogni momento della loro giornata ripetevano ad alta voce: non esiste un vascello veloce come un libro\u2026 cos\u00ec facendo ritorn\u00f2 la fiducia e speranza nella vita. Incredibile a dirsi, come se nulla fosse mai accaduto, dopo qualche settimana dello schermo gigante non ci fu pi\u00f9 traccia, cos\u00ec come del famelico omone, ma soprattutto ritrovarono in biblioteca il patrimonio librario di Murro di Porco e con esso la voglia di vivere.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6692\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6692\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un villaggio chiamato Murro di Porco situato lungo il litorale marino di Siracusa vivevano un migliaio di abitanti uno pi\u00f9 stravagante dell\u2019altro. 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