{"id":6632,"date":"2011-05-26T21:57:23","date_gmt":"2011-05-26T20:57:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6632"},"modified":"2011-05-26T21:57:23","modified_gmt":"2011-05-26T20:57:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-15-gocce-di-prazene-di-sandro-ardizzon","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6632","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;15 gocce di Prazene&#8221; di Sandro Ardizzon"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Quindici gocce di Prazene. 15 gocce di Prazene in un dito d\u2019acqua. Quindici gocce per farti dormire. Metto l\u2019acqua in un bicchiere. \u00c8 troppa, mi dici seccata, lo sai. Ne tolgo un po\u2019, ma un dito \u00e8 un dito. Ne bevo met\u00e0. Apro il flacone nuovo e lo rigiro sopra il bicchiere. Aspetto. Quindici gocce, mi dici, non sbagliare. 15 gocce, le conto io amore, ti dico, non preoccuparti. Ma tu guardi. Vuoi contare anche tu. Aspetto. Ma poi do un colpetto al fondo della boccetta e la prima goccia appare. Azzurra. Si gonfia e cade. Una. Sembra perdersi nell\u2019acqua, indecisa se scomporsi o resistere. Si adagia sul fondo. Sento i tuoi occhi sul flacone. Su di me. Due. Lo so che non ti fidi, ma \u00e8 anche un gioco, non ti metterei mai meno gocce, lo sai, anche se odio le medicine, non ne prendo mai e vorrei che non le prendessi neanche tu. Tre. Mi stai accanto leggera, lo sguardo fisso alle gocce che cadono. Sento il profumo dei tuoi capelli spandersi nell\u2019aria e avvolgermi. Lo adoro. Non so cosa darei per accarezzare ancora la tua pelle, non smetterei mai di farlo, lo sai. Quattro. Non sei mai stata bella come stasera. Ti vedevo nello specchio del bagno, mentre ti preparavi, e c\u2019era qualcosa di perfetto e definitivo nei tuoi gesti. Sono sempre affascinato dalle innumerevoli piccole azioni che devi fare prima di andare a letto \u2013 cinque \u2013 senza sbagliare la sequenza. Sarebbe difficile per chi deve soltanto lavarsi i denti o poco pi\u00f9. Ma tu non ti sei sbagliata, neanche stasera, neppure sapendo. Hai tolto le lenti a contatto e le hai riposte nel contenitore. Hai imbevuto i tamponi di cotone con lo struccatore e ti sei tolta il trucco. Ti sei messa la crema sul viso, i gesti decisi di sempre, ma con un leggero ritardo, come fossi in attesa. Mi guardavi attraverso lo specchio, senza parlare. Mi guardavi e basta, un\u2019occhiata ogni tanto, mentre facevi le tue cose. Vedevo la tua schiena nuda, le ossa della colonna vertebrale sporgenti. Adoro osservarti mentre ti prepari. Avrei voluto accarezzarti come facevo sempre \u2013 sei \u2013 come quando andava bene. Piantala, mi hai detto, smettila di guardarmi, mi innervosisci. Me ne sono andato, perch\u00e9 non posso restarti vicino senza guardarti. Sono andato via e ho smesso di guardarti. Dal bagno mi hai chiesto di prepararti le gocce. \u00abTi ricordi?\u00bb mi hai detto. Mi ricordo amore, quindici gocce di Prazene per farti dormire, perch\u00e9 domattina ti svegli presto e devi addormentarti subito. Sette. Poi mi hai detto prepara solo l\u2019acqua, arrivo. Sei arrivata con i tuoi occhiali. Mi sei sempre piaciuta con gli occhiali, il tuo sguardo assume un\u2019aria diversa, tra il sensuale e lo smarrito, ma stasera mi sembravi pi\u00f9 smarrita, come indecisa. Sei arrivata e ti sei messa a contare con me. Era un gioco, quando le cose andavano bene, sorridevi. Ma adesso lo so che non ti fidi. Otto. \u00c8 il giorno del nostro anniversario, l\u2019otto ci siamo sposati per finta, ti ricordi? E ogni mese, il giorno otto ti mandavo un bigliettino dove disegnavo un fiore, uno per ogni mese insieme. Erano margherite, i fiori pi\u00f9 semplici da fare. Dopo qualche mese ho smesso, non perch\u00e9 me ne dimenticassi, ma sembravi diversa, quasi indifferente, forse infastidita. Nove. Avrei voluto parlarti stasera, parlarne ancora. \u00c8 inutile, mi hai detto, non ho pi\u00f9 voglia di parlare con te, non serve. Io per\u00f2 con te ci vorrei proprio parlare, perch\u00e9 ancora non ho capito. Tu non puoi capire, non sei proprio in grado, mi hai detto, te l\u2019ho ripetuto per mesi che le cose non andavano, che non stavano funzionando, che stavamo tenendo i cocci con lo spago. Solo tu non sei in grado di vedere quanto ci stiamo allontanando, mi hai detto. No, non riesco proprio a vederlo, amore. S\u00ec, c\u2019\u00e8 stata qualche discussione, ma cose normali, cose che succedono sempre in una coppia, come quando te la sei presa per quella botta che ho dato alla tua macchina, oppure quando al ristorante ho versato il vino sulla tua borsa nuova di LV. Ma non pu\u00f2 essere questo, la macchina te l\u2019ho fatta riparare subito e la borsa si \u00e8 pulita semplicemente asciugandosi. Materiali meravigliosi, certo che vale proprio quanto l\u2019ho pagata, hai detto. Non so cosa sarebbe successo se non fosse venuta pulita. Siamo troppo diversi, mi hai detto. Sei inaffidabile, sei proprio l\u2019opposto di me, io sono un tipo concreto, deciso, mi hai detto, tu sei sempre lass\u00f9, nel tuo mondo di nuvole, di luna e di stelle. Dieci. \u00c8 l\u2019orario del tuo treno. Le dieci in punto. Te ne vai lontano, il lavoro, un\u2019opportunit\u00e0 unica, mi hai detto, ho gi\u00e0 rinunciato una volta e non intendo perdere anche questo altro treno. C\u2019\u00e8 sempre un treno quando ci si allontana, come se il distacco fosse sancito, inequivocabile, irreversibile. Non \u00e8 la stessa cosa stare nella medesima citt\u00e0 oppure a diverse ore di viaggio. C\u2019\u00e8 un treno di mezzo. C\u2019\u00e8 un abisso, un punto di non ritorno, non ci s\u2019incontra semplicemente pi\u00f9. Non voglio che mi accompagni, mi hai detto, oltretutto mi devo alzare presto e non ha senso che lo faccia anche tu, resta pure a dormire, prender\u00f2 un taxi. Partire in treno lascia un senso di definitivit\u00e0, ma arrivare alla stazione in taxi, da soli, scava un solco ancora pi\u00f9 profondo. Lo sguardo vaga tra l\u2019orologio, le immagini in movimento e i ricordi che affollano la mente. Se piove, poi, \u00e8 ancora peggio. Domani piover\u00e0. Undici. A undici gocce comincio a sentire un po\u2019 di tensione, mi concentro meglio per non sbagliare, non posso sbagliare, ti dimostrer\u00f2 che sono cambiato, che non sono inaffidabile come dici. Ma fuori dalla finestra intravedo il chiarore della luna e la tentazione di voltarmi a guardarla, anche solo per un attimo, \u00e8 forte. Forse per\u00f2 posso farlo, tra una goccia e l\u2019altra. Ti sei accorta della mia piccola esitazione, l\u2019ho capito da come hai irrigidito il viso per un attimo, ma non ho perso il conto amore, sono undici, undici gocce. Cominci a sollevare l\u2019indice, come per dire basta, anche se so che non lo farai perch\u00e9 aspetti il mio errore, aspetti di vedermi sbagliare, ancora una volta, per poi farmelo notare. Perch\u00e9 hai fatto sempre contare a me le tue gocce? Mi distraggo, dicevi, perdo il conto, penso ad altre cose. Devono essere quindici, il medico mi ha detto di essere precisa, dicevi, quindici gocce per dormire. Dodici. Ne mancano tre. \u00c8 pi\u00f9 facile, adesso, fare il conto alla rovescia, meno tre, meno due, e cos\u00ec via. Basta non sbagliarsi, basta essere consapevoli che occorre affrontare il problema dalla parte opposta, come se fossi un\u2019altra persona, come se lo vedessi da fuori. Non mi piaccio se mi guardo da fuori, sono appesantito dagli anni e da questo senso di sconfitta che mi sta assalendo. Come se mi mancasse il respiro e cercassi di incamerare quanta pi\u00f9 aria possibile, come se cercassi un senso che non trovo. Mi volto appena e con la coda dell\u2019occhio vedo la pelle liscia e chiara del tuo braccio e la valigia nel corridoio. Come hai fatto a farci stare tutto, amore, i tuoi vestiti, i libri, i ricordi di anni, il cappello che ti ho regalato a Natale e le scarpe, soprattutto le scarpe, non pu\u00f2 stare tutto l\u00ec dentro, forse non hai ancora finito, forse ti sei sbagliata. Meno due. Sono tredici, ma fanno meno due, \u00e8 pi\u00f9 facile. L\u2019anno scorso di questi tempi ti ho detto che volevo un bambino, che mi sentivo pronto, che nulla mi avrebbe reso pi\u00f9 felice. Non \u00e8 il momento, mi hai detto, lo sai com\u2019\u00e8 il mio lavoro. Avevi un\u2019espressione indurita, quasi arrabbiata, mentre lo dicevi. Infastidita. Ma forse non era il lavoro e io non l\u2019ho capito. Aspettavo. Ti ho aspettato e continuavo a immaginarti con un bambino nostro nella pancia e ti vedevo cos\u00ec, tonda come un pesce palla e bella come un angelo. E felice, come me. Pi\u00f9 volte mi \u00e8 sembrato che la tua espressione cambiasse a questo pensiero, che diventasse pi\u00f9 dolce, come prima almeno, ma era soltanto un\u2019impressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Socchiudo appena gli occhi mentre penso a questo e quando li riapro sono certo di essermi perso la caduta della quattordicesima goccia. L\u2019acqua nel bicchiere si sta ricomponendo, come se fosse stata increspata, come se davvero fosse appena caduta. Cerco conferma nei tuoi occhi, ma trovo il ghiaccio. Mi volto verso il bicchiere e mi concentro. Dev\u2019essere caduta. S\u00ec, assolutamente. Meno uno. Sono quattordici. Soltanto un\u2019altra. Aspetto. Aspetto e mi sembra che stia passando un tempo lunghissimo, ma non voglio distrarmi proprio adesso che siamo alla fine. Ancora una e sar\u00e0 finita, lo vedrai che posso contare le gocce senza sbagliare, anche in questa situazione, anche se \u00e8 l\u2019ultima volta. Dalla finestra entra la luce della luna, vedo il chiarore pallido riflesso nello specchio di fronte e mi ricordo di quella volta, eravamo in montagna, siamo usciti dal ristorante e la luna era l\u00ec, piena, enorme e lucente davanti a noi. Faceva freddo anche se era agosto, ma io avrei voluto abbracciarti forte, scaldarti e stare stretto a te a guardare quella meraviglia, guardarla almeno per un po\u2019, insieme a te. Invece mi hai chiesto di rientrare subito in macchina perch\u00e9 sentivi freddo. Siamo arrivati a casa e la luna si vedeva anche dal letto, attraverso la finestra. Sotto le coperte non faceva freddo, ma ti sei girata e ti sei messa subito a dormire. Eri stanca, forse \u00e8 stato il vino, mi \u00e8 sembrato normale. Poi la vacanza \u00e8 finita, abbiamo ripreso i ritmi della citt\u00e0. Ho ricominciato ad aspettarti a questo tavolo, con la cena pronta e fredda. Certo, qualcosa \u00e8 cambiato, me ne sono accorto anch\u2019io, non riesco pi\u00f9 ad abbracciarti, sei sempre di corsa, sfuggente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non so cosa darei per sentirti arrivare alle mie spalle, sentire che mi stringi il collo con le tue braccia morbide, come facevi una volta. Non so cosa darei per una tua carezza. Forse per questo, da qualche tempo, la notte mi sveglio e guardo i tuoi occhi chiusi, il viso disteso. Sembri sempre sorridente. Mi avvicino e respiro il tuo respiro caldo e profumato, a volte sfioro con un bacio le tue labbra, piano, per non svegliarti, oppure accarezzo appena la tua pelle, provando sempre la stessa dolce emozione, gli stessi brividi. Poi, intreccio le dita della mia mano alle tue e mi riaddormento. Al mattino sei sempre lontana e girata di spalle. La vedo, si sta gonfiando l\u2019ultima goccia azzurra, scende lenta attraverso il contagocce, si espande, acquista peso, si stacca. E cade. Zero. Sono quindici, ho contato bene. Quindici gocce di Prazene, quindici gocce per farti dormire. Muovo il bicchiere in cerchio per mescolare il liquido, disperdendo l\u2019azzurro. Diventa appena opalescente, quasi velato. Nell\u2019aria si spande un vago profumo di anice. Sento i tuoi occhi fissi su di me mentre continuo a roteare il bicchiere, prendendo tempo. Poi avverto un lieve e nervoso movimento del tuo indice e capisco che il tempo \u00e8 proprio finito. Ti porgo il bicchiere. Sono quattordici, mi dici, non sei neanche capace a contare le gocce, aggiungine una. Lo vedi, sei inaffidabile, chiss\u00e0 quante altre volte hai sbagliato, mi hai detto, chiss\u00e0 quante altre volte mi hai messo meno gocce. No amore, ho sempre contato giusto, sono sicuro. Anche stavolta ero sicuro di non aver sbagliato, mi sono distratto soltanto un attimo, pensando al nostro bambino, ti ricordi? Mi fissi senza parlare, senza neanche provare a raggiungere quel pensiero. Aggiungo una goccia, confuso, e penso che non dovevo sbagliare, non questa volta, non dovevo distrarmi e invece l\u2019ho fatto. Ma poi penso se davvero fa tutta questa differenza una goccia in pi\u00f9 o in meno. Mi prendi il bicchiere dalla mano, senza darmi il tempo di mescolarlo ancora, quel liquido azzurro pallido con una goccia blu al centro. Bevi, continuando a fissarmi, dura, come a studiare le mie mosse. I tuoi capelli si muovono appena e subito si ricompongono. Poi ti alzi.<\/p>\n<p>Buonanotte, mi dici dandomi le spalle.<\/p>\n<p>Ti vedo scomparire dietro la porta.<\/p>\n<p>Il bip dell\u2019orologio mentre imposti la sveglia.<\/p>\n<p>Il rumore dell\u2019interruttore.<\/p>\n<p>La luce che si spegne.<\/p>\n<p>Il fruscio delle lenzuola.<\/p>\n<p>Il silenzio che scende.<\/p>\n<p>Il silenzio che mi congela l\u2019anima.<\/p>\n<p>Buonanotte amore, un sussurro che non ti arriva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi assale la sensazione di essere all\u2019improvviso in un luogo estraneo, lontano. Sono cos\u00ec stanco. Gli occhi mi si velano, guardo la luna che sembra perdersi in mille forme liquide, in continuo movimento. Guardo la luna e penso che non mi posso concedere di stare sveglio, stanotte, per vedere il tuo viso disteso e sorridente. Non posso sentire il tuo respiro caldo inondarmi l\u2019anima, non posso cedere alla tentazione di sfiorare la tua pelle. Sul tavolo, la bottiglia dell\u2019acqua, il bicchiere e il flacone quasi pieno. Verso un po\u2019 d\u2019acqua nel bicchiere. \u00c8 troppa, mi dico, ma la lascio e comincio a contare senza concentrarmi troppo, perch\u00e9 una in pi\u00f9 non fa differenza. Quindici gocce di Prazene. 15 gocce di Prazene in un dito d\u2019acqua. Quindici maledette gocce per farmi dormire.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6632\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6632\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quindici gocce di Prazene. 15 gocce di Prazene in un dito d\u2019acqua. 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