{"id":650,"date":"2009-02-17T19:24:03","date_gmt":"2009-02-17T18:24:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=650"},"modified":"2009-02-17T19:24:38","modified_gmt":"2009-02-17T18:24:38","slug":"racconti-nella-rete-2009-gaio-e-la-campana-di-san-michele-di-giorgio-simoni-sezione-racconti-per-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=650","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Gaio e la campana di San Michele&#8221; di Giorgio Simoni (sezione racconti per bambini)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"Arial;\">C&#8217;era una volta un asino di nome Gaio che si guadagnava il pane tirando il barroccio di un vetturino della Val d&#8217;Era. Venne un d\u00ec, il comando dalla Curia di Volterra, di portare una bella campana di bronzo al Monastero di S. Michele. Era quello un eremo perduto, in una valle contornata da torrite mura, che si levavano come sentinelle sopra ai gabbri pi\u00f9 impervi. Sul margine del poggio esposto a nord, affacciato sulle pendici del fiume Cecina c&#8217;era l&#8217;abitato di Pomarance e sulla sommit\u00e0 del poggio opposto ma verso oriente, a dominio di una valletta stretta dove scorreva il torrente Racquese, si ergeva la Badia di S. Michele. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">Alla data convenuta per il trasporto della campana, nella bottega volterrana dove si era lavorato alacremente per cesellare le iscrizioni, tutto era pronto, l&#8217;asino fu aggiogato al carretto e fatto rinculare sotto il paranco da cui ciondolava la campana, poi con un tonfo sordo e metallico, i lavoranti avevano calato il carico e il povero animale s&#8217;era quasi inginocchiato sotto il grande peso. Come, pens\u00f2 Gaio:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><em><span style=\"Arial;\">\u201cio da solo dovr\u00f2 portare questo paiolone di bronzo.\u201d<\/span><\/em><span style=\"Arial;\"> <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">Per ribellarsi all&#8217;ingiustizia dette fiato ad un raglio stizzito e prepotente. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">La mattina era fresca e asciutta, una leggera brezza sferzava il settembrino, il padrone s&#8217;arrampic\u00f2 a cassetta, con un paio di ooh!! Incit\u00f2 l\u2019asino a partire. Da Volterra ovunque tu voglia andare, devi andare all&#8217;ingi\u00f9. Cosi con quell\u2019enorme peso sulle spalle Gaio s&#8217;incammin\u00f2. C&#8217;erano tutta una serie di curvacce ricavate in mezzo ai mattaioni, come sottofondo stradale, dovevi percorrere quei sassacci incastrati uno dopo l&#8217;altro, cos\u00ec che le ruote del carro saltellandoci sopra, trasformavano le cinghie del giogo in fruste che pungolavano continuamente la schiena di Gaio che continuava a pensare: <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><em><span style=\"Arial;\">\u201cAccidenti a questo paiolo sonante almeno strappasse le corde e ficcasse in queste forre di bianconi.\u201d<\/span><\/em><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">Verso le Saline il sole era gi\u00e0 alto, mentre il vetturino concordava con un contadino per il pranzo, l&#8217;asino sconquassato dalla fatica s&#8217;era messo a leccare una di quelle pozze bianche e cristalline che erano tanto saporite e nutrienti. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">Dopo mangiato, il cammino era ripreso, quella campana sul barroccio era diventata ancora pi\u00f9 pesante. Qualche problema s&#8217;era presentato al guado del Cecina. Coi garretti a mollo e gli zoccoli che scivolavano sui sassi, era stata un &#8216;impresa non da poco, portare il carico oltre il fiume.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">Arrivati a Pomarance dopo la salita delle Macie, l&#8217;asino non capiva pi\u00f9 niente, le gambe gli sembravano di legno, quasi non riusciva a piegare i ginocchi tanto era spossato dalla fatica. Ormai era sera fatta, attraversarono tutto il paese, una volta fuori della porta Orcolina, il vetturino si decise per dormire alla locanda La Burraia. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">La mattina di buon\u2019ora, riattaccato il carico infernale, Gaio e il vetturino ripresero la strada verso la loro m\u00e9ta. La strada che avevano davanti era breve, dopo la discesa verso il torrente Racquese, sotto il podere Pialla, Gaio aveva affrontato l&#8217;ultima fatica e ascesa la salita che passava davanti al podere Casataucci si ritrov\u00f2, accolto come un eroe, tra i frati Celestini all\u2019interno del monastero di S. Michele.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">La festa del santo protettore doveva essere l&#8217;indomani, quindi i Frati si misero subito al lavoro e scaricata la campana dal carro di Gaio, si prodigarono per issarla, tramite un\u2019impalcatura, sui cardini della cella campanaria del campanile del monastero. Gaio guardava tutto quel viavai di tonache indaffarate, ma nessuno si curava delle sue fatiche e delle piaghe che aveva sul groppone, allora colto da un moto di disprezzo, rivolto alla campana emise un raglio prolungato e pens\u00f2:<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">\u201c<em>che tu possa cascare nel fosso prima possibile e che tu sprofondi fino all&#8217;inferno.\u201d<\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">\u00adLa voce cristallina della campana in lontananza, giunse a Gaio quando un&#8217;ora dopo era gi\u00e0 sulla strada del ritorno. Il giorno dopo era il 29 di Settembre, cadeva la dedicazione di S. Michele Arcangelo, la campana nuova della Badia cominci\u00f2 a suonare di buon ora e suon\u00f2 a festa tutto il giorno o quasi. I frati Celestini, tutti agghindati nel saio delle celebrazioni, erano felici ed orgogliosi. Ma nell&#8217;ora pomeridiana una inconsueta nuvola fece sbiadire il sole, una quantit\u00e0 prodigiosa di formiche con le ali, s&#8217;era posata sopra la campana, i frati che s&#8217;accorsero del fatto rimasero a guardare estasiati. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">Il lavoro delle formiche fu veloce, pi\u00f9 di quello dei frati e qualche ora dopo, divorata la traversa di castagno che sosteneva la campana, con un fragore assordante questa precipit\u00f2 rovinosamente gi\u00f9 dal campanile, rotol\u00f2 lungo le mura del monastero e continu\u00f2 la sua corsa gi\u00f9 per la pendice del poggio e and\u00f2 a schiantarsi contro un masso del torrente Racquese. Il masso, mirabilmente, fu trapassato dalla campana come se fosse fatto di burro e questa sprofond\u00f2, come inghiottita, nelle viscere della terra.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"Arial;\">La Badia<\/span><span style=\"Arial;\"> di S. Michele dopo quell\u2019evento eccezionale fu ribattezzata \u201cS. Michele delle formiche\u201d. Cos\u00ec da quel tempo, tutti gli anni a fine Settembre le formiche con le ali tornano a S.Michele in grandi quantit\u00e0, c\u2019\u00e8 chi dice alla ricerca della campana di bronzo che l&#8217;asino Gaio aveva trasportato l\u00ec con tanta fatica maledicendola. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\">\u00a0<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_650\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"650\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta un asino di nome Gaio che si guadagnava il pane tirando il barroccio di un vetturino della Val d&#8217;Era. 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