{"id":644,"date":"2009-02-17T19:13:03","date_gmt":"2009-02-17T18:13:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=644"},"modified":"2009-02-17T19:13:03","modified_gmt":"2009-02-17T18:13:03","slug":"mattino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=644","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Mattino&#8221; di Angela Morelli"},"content":{"rendered":"<p>Seduta davanti allo specchio non mi riconosco quasi pi\u00f9. Sembro una donna di strada, stamani. Le occhiaie solcano il mio volto, i capelli scappano da un improbabile chignon fatto con del velluto nero, la camicia bianca stropicciata cade dalle spalle curve. Il mascara nero si <span style=\"128%;\">\u00e8 <\/span><span style=\"128%;\">sbriciolato e non resta niente di quel trucco professionale che, solo ieri sera, mi rendeva cos\u00ec appariscente, bella, unica. Unica certo ai tuoi occhi, che non mi hanno mai perso di vista, unica nel mio atteggiamento, un po&#8217; studiato, nell&#8217;accavallare le gambe, nel guardarti, rapita dal tuo odore, dal tuo sapore, unica per tutti quei commensali che non potevano che assistere inerti a noi, al nostro bellissimo gioco.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"128%;\"><span style=\"128%;\">Stamani, in questo specchio non ci sono io, io ero ieri, ieri sera, ieri notte. Stamani sono ci\u00f2 che non mi piace essere, una donna sciatta, stanca, sola con i suoi pensieri, il ricordo, gli odori di una notte passata magicamente con te.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"128%;\"><span style=\"128%;\">Eppure sono io. Io, quella che elemosina una notte d&#8217;amore, io quella che sogna per giorni baci appassionati, sospiri interminabili. Io che faccio il numero del telefono della tua segreteria pur di illudermi che tu stia parlando proprio a me, solo a me, sola a quella donna unica che impersono una volta al mese, il gioved\u00ec dalle diciannove alle cinque del mattino successivo. E questo mi accompagna per trenta lunghi giorni, giorni fatti di ricordi, di pensieri, di tentativi di rendere l&#8217;attesa utile in qualche modo, di tentativi affinch\u00e9, la prossima volta, l&#8217;atmosfera, il trucco, il locale, la nostra serata siano ancora migliori.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"125%;\"><span style=\"125%;\">Tu sei arrivato prima di me, vestito di grigio, con la ventiquattrore di Vuitton nella destra e il tuo inseparabile giaccone nero nella sinistra. Hai sempre caldo, sempre, anche quando fuori i bambini si divertono ad imitare i grandi e a fumare, innocenti, aria viziata dallo smog. I capelli un po&#8217; arruffati, la barba lunga di qualche giorno e qualche ruga che fino a qualche mese l\u00e0 era solo di espressione, completano il tuo incedere un po&#8217; goffo con il quale ti sei sempre presentato puntuale a tutti i tuoi, e ai nostri, impegni. Il ristorante, rustico, con buon vino bianco e un cuoco pacioso, lo hai scelto tu, un po&#8217; isolato nella nebbia che ultimamente scende sulla mia citt\u00e0 subito dopo il calare del sole. La luce verde dell&#8217;insegna si stempera nel vago pallore della notte. Io sono entrata dopo qualche minuto. Ero seduta in macchina, con i finestrini appena abbassati per consentire ad un po&#8217; di fresca aria della sera di circolare nei miei polmoni. Non mi perderei per niente al mondo il tuo arrivo al ristorante, e cos\u00ec, mimetizzata la macchina dietro un furgone celestino, ti ho visto scendere, passare una mano tra i capelli, prendere borsa e giubbotto, chiudere la tua spider e, guardandoti attorno incuriosito dal silenzio ovattato della nebbia, spingere il portone. Il tavolo, quando veniamo qui, <\/span><span style=\"125%;\">\u00e8 <\/span><span style=\"125%;\">quello vicino alla grande vetrata che da sulla strada e tu ti siedi sempre in modo da poter vedere la mia auto che percorre il vialetto di ingresso. Non capisci, per\u00f2, come sia possibile che tu non riesca mai a <span style=\"black;\">cogliere l&#8217;attimo in cui il rumore della mia marmitta bucata irrompe nel silenzio della campagna.<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"128%;\"><span style=\"black;\">Quello che vedo adesso nello specchio non <\/span><span style=\"black;\">\u00e8 <\/span><span style=\"black;\">certo il trucco della nostra serata. I miei occhi verdi, resi ancora <\/span><span style=\"black;\">pi\u00f9 <\/span><span style=\"black;\">brillanti dalle lenti a contatto, risaltano ancora di <\/span><span style=\"black;\">pi\u00f9 <\/span><span style=\"black;\">con un rigo netto e deciso fatto con il kajal marocchino preso al mercato e un po&#8217; di ombretto giallo. Il vestito nero, comprato insieme, scivola sui miei fianchi fasciati da un leggerissimo sottabito di seta avorio. I tacchi alti delle scarpe di raso fanno si che il mio ancheggiare diventi pi\u00f9 accentuato, cos\u00ec accattivante che so di farti piacere solo al sentire il rumore dei passi sul parquet della sala del ristorante. Mi vedi, avvolta nella pelliccia, mentre passo davanti alla vetrata, davanti al nostro tavolo. Mi mandi un bacio a fior di labbra e sembri pensare eccola, <\/span><span style=\"black;\">\u00e8 <\/span><span style=\"black;\">qui. Vergognosa rispondo con un timido accenno al tuo saluto. Quanti pensieri si agitano ora nella tua testa. Come un toro impazzito percorre in lungo e largo il suo <\/span><span style=\"#2c2351;\">stalletto <\/span><span style=\"black;\">dando l&#8217;impressione di essere ovunque, cos\u00ec i tuoi pensieri affollano, infiniti, ogni angolo della tua mente e non riesci a distoglierli da me, dal momento nel quale mi parlerai, mi abbraccerai. Vivi come interminabili i secondi che impiego a percorrere l&#8217;ingresso e lasciare al guardaroba la pelliccia. Poi, per\u00f2, come due buoni amici, ci salutiamo con un semplice ciao, senza baci, n\u00e8<sup> <\/sup>strette di mano. Mi siedo vicina a te e sento il tuo profumo inebriarmi, posso vedere distintamente il battito accelerato del tuo cuore che fa pulsare violentemente il sangue nelle tue vene e farti sentire ancora <\/span><span style=\"black;\">pi\u00f9 <\/span><span style=\"black;\">caldo. Mi sento cos\u00ec idiota seduta vicino a te. Penso a tutti quei giorni, quelle ore di attesa e mi sento quasi sgonfiare, gi\u00e0 appagata dal solo vederti, dal poterti raccontare sottovoce la cena della sera precedente, dove ho conosciuto un ridicolo universitario impegnatissimo nella ricerca teatrale e nella sperimentazione di nuove tecniche recitative.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"128%;\"><span style=\"black;\">Tutto attorno non esiste <\/span><span style=\"black;\">pi\u00f9, <\/span><span style=\"black;\">ad un tratto. La timidezza e la paura di rompere questo incantesimo svaniscono nel nulla e noi prendiamo coraggio di questo sentimento forte che ci lega. Tu mi passi un braccio attorno alle spalle, lo fai scivolare lungo la schiena, poi le tue dita iniziano pigre a massaggiarmi proprio li dove sento un po&#8217; di tensione accumulata, corrono lungo il bordo di perline del vestito, spostano la spallina, accarezzano lievi la spalla destra. Le nostre guance si sfiorano e sento i peli della tua barba solleticarmi il naso, ma non capisco le parole che mi dici, tirandomi dolcemente a te. La cena scorre via veloce, frugale, condita da risa e vino bianco, da qualche carezza sussurrata e abbraccio furtivo. Cerchi la mia mano, la accarezzi, sento le tue dita, un po&#8217; tozze e ruvide, strusciare sulle mie unghie laccate, risalire il dorso della mano, correre veloci lungo la linea della vita sul palmo. Sento che avresti desiderio di abbracciarmi, di stringermi forte al tuo fianco, di sentire che il mio corpo si adatta volentieri al tuo e aspetti con impazienza che il cameriere ti porti il resto. Lo segui con lo sguardo fino alla cassa, lungo i <\/span><span style=\"128%;\">tavoli, in cucina. I miei trenta giorni sono tutti in quei minuti di attesa del resto, per te. <\/span><span style=\"128%;\">Mi <\/span><span style=\"128%;\">porgi la pelliccia, tenendola tesa lungo il tuo corpo cos\u00ec da sentirti sfiorare mentre la indosso. E un brivido caldissimo percorre le nostre schiene. <\/span><span style=\"128%;\">Mormori <\/span><span style=\"128%;\">al mio orecchio destro qualcosa sulla cena appena terminata e sulle nostre due auto. Poi mi accompagni fino allo sportello della mia e mi aiuti a salire. Tu farai strada, come sempre. Apri lo sportello, ti togli il giubbotto e lo pieghi, lo riponi sul sedile vicino a te e sali. Seguo il rosso dei tuoi fanali, cieca come una mosca che rincorre se stessa in soffitta, senza che neanche un pensiero sul dove andiamo si affacci nella mia testa, peraltro occupata solo da te. Al semaforo vedo che mi cerchi con lo sguardo nello specchietto, mi trovi e, alzando il mento, mi mandi un<sub> <\/sub>altro bacio lieve. So che siamo vicini alla nostra camera, so che tra un attimo tutta la nostra dolcezza svanir\u00e0 tra le pieghe morbide di un copriletto di seta. Gusto ancora questi momenti cos\u00ec intensi, prima che la passione tramuti tutto in sudore, odori, rimpianti.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"128%;\"><span style=\"128%;\">L&#8217;odore del legno di noce dell&#8217;armadio, nella nostra stanza, misto al profumo delle lenzuola di seta pervade l&#8217;aria e ammorbidisce un po&#8217; di tensione accumulata lungo le scale. Mentre tu appendi i tuoi vestiti ad una gruccia marrone, io infilo la camicia da notte che mi regal\u00f2 mia nonna poco prima di morire. Le tue braccia forti mi circondano da dietro, le tue labbra percorrono frementi il mio collo e cercano le mie. In un attimo i nostri corpi sono uniti da un indissolubile abbraccio e le mani vagano lungo quelle forme tanto desiderate, cercando, sotto le morbide vesti, centimetri di pelle inesplorata&#8230;<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"128%;\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"129%;\"><span style=\"129%;\">Il resto non lo so; forse stasera, quando di nuovo metter\u00f2 la camicia di seta della nonna, ricorder\u00f2 meglio cosa \u00e8 successo <\/span><span style=\"129%;\">dopo <\/span><span style=\"129%;\">che la passione si <\/span><span style=\"129%;\">\u00e8 <\/span><span style=\"129%;\">impossessata di noi e non \u00e8 restato nient&#8217;altro che due corpi nudi sazi di baci e carezze.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"129%;\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"129%;\"><span style=\"129%;\">Ottobre 1997<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_644\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"644\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Seduta davanti allo specchio non mi riconosco quasi pi\u00f9. 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