{"id":6428,"date":"2011-05-22T11:18:44","date_gmt":"2011-05-22T10:18:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6428"},"modified":"2011-05-22T11:18:44","modified_gmt":"2011-05-22T10:18:44","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-vladimiro-di-ivano-rota","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6428","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Vladimiro&#8221; di Ivano Rota"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 poca gente in centro. E\u2019 un tardo pomeriggio di una giornata invernale. Susanna ha terminato il suo lavoro nell\u2019ufficio dell\u2019avvocato ed \u00e8 in strada, una strada semideserta con sempre pi\u00f9 saracinesche che non si levano fin dal mattino. Susanna \u00e8 sulla via di casa e guarda le vetrine aperte, tutte di lusso; riprende il proprio passo e si sofferma di nuovo, attirata dai tanti preziosi capi esposti ad arte sotto i riflettori. Se li immagina addosso, si vede con quel completino, con quelle scarpette! Si specchia nelle vetrine. Fa le proprie considerazioni sul prezzo. Si rammarica e \u00a0poi gioisce. E\u2019 una ragazza semplice, che si accontenta. E\u2019 una ragazza che sa vestirsi con eleganza spendendo poco. Susanna \u00a0ritorna a casa dopo una giornata di lavoro ma dall\u2019altra parte della strada, nell\u2019ombra e senza essere visto Vladimiro segue \u00a0ogni suo movimento. Vladimiro \u00e8 un figura diversa da tutte le altre, basterebbe guardarlo per capirlo. Vladimiro attende con pazienza i suoi tentennamenti davanti alle vetrine. Attende le sue fantasie e i suoi desideri. Vladimiro neanche la conosce ma la vuole possedere. Attende l\u2019attimo buono per vederla soffrire.<\/p>\n<p>All\u2019improvviso Susanna entra in una farmacia e a lui non resta che avere pazienza, non resta che gironzolare di qua e di l\u00e0 nei paraggi, tenendo sempre d\u2019occhio l\u2019uscita. Poi non vedendola riapparire, si ferma senza alcuna remora l\u00ec in mezzo al marciapiede, senza che nessuno nel quartiere si domandi il perch\u00e9 di quel suo comportamento. Attende Vladimiro. Attende \u00a0e intanto la mente gli va a molti anni addietro nella sua vita, quando sovente\u00a0 il mattino presto lo trovava \u00a0sveglio, lui ancora bambino che la notte gli faceva paura, che sentiva ci\u00f2 che succedeva in casa e si raggomitolava senza pi\u00f9 prendere sonno. Attende e guarda l\u2019ingresso della farmacia: senza volerlo corre quindi a quegli attimi di angoscia antica, quando quei brutti rumori che lo avevano spaventato nel buio della sua casa parevano azzittiti e lui, prendendo coraggio, dopo che se n\u2019era stato l\u00ec rannicchiato in attesa che la causa di quell\u2019angoscia si vestisse e uscisse di casa, una volta riconosciuti quei rumori, di scatto si alzava e andava alla porta da cui era uscito il padre e dal buco della serratura lo guardava ancora l\u00ec fuori sul pianerottolo. Lo spiava senza respirare. Lo guardava \u00a0\u00a0toccarsi meccanicamente la tasca destra del giubbotto, con quelle mani. Cercava, suo padre, i due mazzi di chiavi che avvertiti con quelle dita gli facevano scivolare la mano al portafogli, dietro la tasca dei jeans e quindi\u00a0 al cellulare cercato in una tasca interna. Se aveva tutto, per fortuna \u00a0proseguiva verso la rampa di scale e scendeva. Il mattino presto aveva ancora bisogno di luce artificiale e nella discesa suo padre \u00a0aveva schiacciato pi\u00f9 di un interruttore ma, inutilmente. Vladimiro aveva visto tutto, uscito fuori sul pianerottolo, in cima alla tromba delle scale anche se era tutta completamente al buio. In silenzio,trattenendo ancora il respiro lo ascoltava scendere, passo dopo passo. Mai avrebbe immaginato che suo padre, proprio lui, per il tipo che era, si sarebbe\u00a0 sforzato scendendo di identificare velocemente le ombre prima che gli affiorasse il batticuore. Anche suo padre non si sentiva a proprio agio al buio. Poi Vladimiro lass\u00f9 aveva sentito un colpo. Il padre aveva urtato qualcosa pi\u00f9 gi\u00f9. Un urto col piede aveva immobilizzato entrambi per un istante. Quindi il capitombolare di un oggetto per pochi gradini, poi un rumore di vetro che andava\u00a0 a pezzi: era una bottiglia che andava in frantumi.<\/p>\n<p>Vladimiro e forse anche suo padre si erano chiesti \u00a0quale dei tanti disgraziati di quella palazzina aveva \u00a0potuto abbandonare proprio sulle scale, una bottiglia. Doveva essere qualcuno che abitava l\u00ec sopra. Poteva essere quello o anche quell\u2019altro\u2026 Intanto suo padre aveva lasciato l\u00ec tutto e aveva proseguito nella discesa che ora era sempre pi\u00f9 illuminata dalla luce proveniente dalle plafoniere\u00a0 gi\u00f9 nell\u2019androne che\u00a0 usufruivano probabilmente di un\u2019altra linea di corrente e tutto prendeva una forma pi\u00f9 familiare.<\/p>\n<p>Vladimiro non poteva saperlo ma suo padre entrando in\u00a0 quella luce che schiariva tutte le ombre,si era rilassato e si sentiva pi\u00f9 sicuro tanto che col \u00a0pensiero anche lui era andato a cercare \u00a0qualcosa che gli metteva angoscia. L\u2019angoscia che lo pungolava era l\u2019angoscia di perdere il posto di lavoro. Scendendo le scale infatti, trovata la luce, si era messo a pensare alla sua fabbrica e all\u2019eventualit\u00e0 di una sua chiusura.\u00a0 \u00a0Fino ad allora, si diceva da s\u00e9, erano state solo chiacchiere e pettegolezzi e i pezzi di ottone da pulire alle macchine non erano mai mancati. La crisi della quale si sentiva tanto parlare in giro pareva non toccare la sua fabbrica, dove oramai lavorava da otto anni. Poi di colpo s\u00ec, qualche giorno addietro un grosso quantitativo di lavoro che avrebbe dovuto giungere come sempre non venne consegnato. E siccome la direzione non aveva dato spiegazioni, allora tutti avevano iniziato a formulare ciascuno le proprie ipotesi. E la maggior parte erano tragiche, non poteva negarlo, ma a distanza di giorni ci\u00f2 che pi\u00f9 lo inquietava non era tanto il discorso effettuato con maggior logica o intelligenza, quanto la faccia tormentata di alcuni compagni di lavoro, quelli che solitamente erano sempre pronti a buttare tutto sul ridere e a sdrammatizzare ogni cosa; quelle facce che avevano sempre fatto credere che poteva cascare anche \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 il mondo che loro non le avrebbero scomposte, ebbene quelle facce accigliate\u00a0 gli si erano stampate nella mente e lo preoccupavano, anzi lo angosciavano. Come lui con le sue sconcezze aveva torturato i suoi cari alla sera, cos\u00ec quelle facce poi lo avevano torturato in maniera sadica per il resto della notte.<\/p>\n<p>Mentre Vladimiro, sentendo suo padre che apriva la porta che dava\u00a0 sul giardino della casa di ringhiera, era tornato in casa convinto che fosse finalmente andato, \u00a0questo uomo brutale, varcata la soglia\u00a0 aveva udito \u00a0uno schianto improvviso, esagerato, poi un rumore di ferraglia, che lo aveva raggelato. Le facce disfatte dei suoi compagni di lavoro che gli giravano\u00a0 attorno, finalmente si erano dileguate ma avevano lasciato il posto ad\u00a0 un vuoto senso di paura. Una figura fosforescente nell\u2019oscurit\u00e0 di un\u00a0 mattino ancora da farsi si muoveva come uno spettro. La foschia invernale avvolgeva l\u2019operatore ecologico e il rumore del suo lavoro diventava straziante nel silenzio. Un sacco di pattumiera veniva alzato come un fuscello e lanciato nel cassone dell\u2019automezzo. Altri rumori assordanti e una puzza di gasolio. Di colpo il padre di Vladimiro si era messo \u00a0a pensare ad un altro sacco, pi\u00f9 piccolo, un sacchetto, che avrebbe dovuto avere in mano, con \u00a0due panini che dovevano essere il suo pranzo. Si rese conto che lo aveva dimenticato sulla tavola della cucina. Allora si era voltato di scatto e a pi\u00f9 non posso aveva ripercorso tutta la scala al contrario. A due gradini per volta era ritornato in cima. Aveva riaperto la porta di casa con frenesia e si era trovato di fronte Vladimiro, il figlio di soli sei anni che, spaventato per quel ritorno inatteso era scoppiato in un fiume di lacrime. Lui senza degnargli di un\u2019attenzione gli aveva intimato di spostarsi. Il bambino ancora stordito da quel ritorno, non capendo, rimasto immobile, aveva ricevuto dopo una frazione di secondo una manata che lo aveva capovolto. L\u2019uomo aveva afferrato finalmente il suo sacchetto ed era ridisceso.\u00a0 Ora era in ritardo.<\/p>\n<p>Vladimiro, il figlio, intanto, per lo spavento, si era messo a gattoni e piangeva a pi\u00f9 non posso. Il muco dal naso gli colava in una lunga candela che davanti ai suoi occhi oscillava nel vuoto come un pendolo finendo per appiccicarsi alla bocca. Una sensazione viscida e gelatinosa.<\/p>\n<p>Una sensazione di abbandono e di sporcizia come quella che quel giorno,vent\u2019anni dopo, da adulto, prova, allorquando consapevole, lascia colare la candela fino alle labbra per tirarla dentro con la lingua. Prima per\u00f2, Vladimiro, con la candela ha addirittura giocato, ora facendola colare, ora tirandola su per il naso e intanto aspetta, l\u00ec immobile sul marciapiede senza che nessuno lo noti, di veder uscire la giovane avvenente. Alla fine Susanna esce dalla farmacia e imbocca \u00a0il viale alberato. Basterebbe guardarlo per vedere che la fissa troppo attentamente. La segue dall\u2019altra parte della strada, senza che nessuno se ne accorga, nel buio del tardo pomeriggio di una giornata invernale. Vladimiro forse gi\u00e0 conosce la giovane donna e forse gi\u00e0 conosce la strada che percorre. E\u2019 la gente che non conosce lui anche se si aggira nel loro quartiere. E\u2019 una strada che ha percorso altre volte che porta al posteggio dietro al cimitero. Un posto poco illuminato e in disparte. Un posto ideale. La guarda camminare di spalle, stretta in una giacca di lana con la cintura e le gambe coperte solo dalle calze. Vladimiro la segue.\u00a0 Vladimiro con la mente gliele \u00a0strappa con violenza e un fremito gli stordisce\u00a0 tutto il corpo. Vladimiro \u00e8 oramai a pochi passi da lei quando, due pupille sanguinanti gli sbarrarono il turpe assalto; poi un ringhio di bestia infernale gli si para davanti, nera e maligna. Il mastino al guinzaglio viene immediatamente tirato e rimproverato dal suo padrone che chiede scusa al giovane. Ma la bestia improvvisamente inferocita non cambia la postura, la bocca sbava e di nuovo ringhia, latra, finch\u00e9 uno strattone violento glielo\u00a0 soffoca\u00a0 in gola. Il Padrone si scusa di nuovo, dice che non sa che cosa\u00a0 abbia\u00a0 il suo cane. Il padrone lo tira via pieno di imbarazzo ma Vladimiro\u00a0 non lo guarda; guarda la sua vittima mancata che ha gi\u00e0 avviato la macchina. Che parte coi fari accesi e si allontana. Solo i capelli di lei nel buio dell&#8217;abitacolo gli danno l&#8217;ultimo brivido.<\/p>\n<p>Bestemmia in un dialetto\u00a0 strano Vladimiro, poi\u00a0 tira un calcio ad un\u00a0 sasso. Guarda al\u00a0 padrone, basso e tarchiato, poi fissa il suo cane. Il mastino fissato negli occhi ancora di pi\u00f9 sbava, tira, si erge su due zampe tanto che \u00e8 chi ha il guinzaglio\u00a0 ora ad avere paura. Sembra che sia fuori dal\u00a0 suo controllo, non c&#8217;\u00e8 verso a strattonarlo, n\u00e9 a gridarlo. Allora come ultima speranza urla a quell&#8217;estraneo: \u201cSe ne vada! Via, via!\u201d\u00a0 \u00a0\u00a0Vladimiro invece, anzich\u00e9 indietreggiare fa un passo lento\u00a0 verso l&#8217;animale e\u00a0 porge il palmo aperto della mano innanzi a quelle fauci slavate. La belva di colpo si calma. Scodinzola , il ringhio s&#8217;attenua in brontolii di colpo mansueti. Vladimiro si abbassa e lo accarezza e l\u2019animale si fa accarezzare.<\/p>\n<p>\u201cNon so che gli sia successo\u201d, dice il padrone dell&#8217;animale, goffo, tutto sudato, in un giaccone enorme da militare e\u00a0 tira finalmente il fiato. Vladimiro per\u00f2 pare che neanche lo senta. Continua a fare complimenti a quello che sembra diventato un cucciolo giocherellone; poi si alza e torna sui suoi passi senza parlare.<\/p>\n<p>Non sanno quell\u2019uomo e il suo cane che hanno salvato dalla violenza quella giovane. Vladimiro poi, fatti pochi passi si volta e in un linguaggio stentato, fissando questa volta negli occhi l&#8217;uomo: \u201c La prossima volta non ti voglio vedere passeggiare in questa piazza.\u201d E lo lascia l\u00ec con un tono di minaccia.<\/p>\n<p>Vladimiro i cani almeno li amava, giacch\u00e9 erano stati gli unici a non avergli mai voltato la faccia. Che si ricordasse: n\u00e9 dal padre, n\u00e9 dalla madre, n\u00e9 dai fratelli ebbe un gesto di affetto, ma dai tanti cani coi quali stette in compagnia s\u00ec, fin dall&#8217;infanzia. Lo leccavano perfino sul muso e lui si faceva lavare dalla loro saliva.<\/p>\n<p>Suo padre invece non sopportava i cani ma chiss\u00e0 perch\u00e9 li aveva sempre avuti\u00a0 e se li portava dietro anche quando, per certi motivi, \u00a0doveva lasciare una casa per un\u2019altra, un tugurio per un altro, coi materassi legati con la corda, sulle spalle, e i quattro stracci e le altre miserie.\u00a0 Li aveva sempre avuti con s\u00e9, sporchi e malnutriti, ammalati. Forse perch\u00e9 cos\u00ec poteva scaricare su di loro la propria violenza. S\u00ec, suo padre era sempre stato un violento. E non solo con i cani. Era violento soprattutto quando c&#8217;era qualche cambiamento. E nella sua vita ce n\u2019erano stati sempre. Tanti. \u00a0Come quella volta che era corso in ritardo al lavoro per colpa di quel sacchetto coi due panini che aveva dimenticato. Vladimiro non lo sapeva, era rimasto l\u00ec a piangere col moccolo che gli cascava davanti; ma suo padre i gradini delle scale poi li aveva saltati, per recuperare il tempo perduto, perch\u00e9 Antonio, il caporeparto glielo aveva giurato il giorno prima: \u201c Se arrivi ancora in ritardo glielo dico al capo e, lo sai, non ci pensa mica su tante volte e ti lascia a casa , ch\u00e9\u00a0 come te ne trova in ogni angolo che vogliono fare il tuo lavoro.\u201d Aveva corso, s\u00ec, come un matto, riuscendo a prendere ugualmente il bus che lo avrebbe portato per tempo alla fabbrica. Ma una volta l\u00e0 quando poteva vedere gi\u00e0 i cancelli da lontano, inspiegabilmente trov\u00f2 tutti i compagni ammucchiati fuori. Erano l\u00ec che si parlavano, che fumavano e sputavano a terra; erano l\u00ec e non erano dentro; erano l\u00ec e non stavano aspettando lui; erano l\u00ec perch\u00e9 un cartello affisso ai cancelli diceva che la fabbrica aveva chiuso perch\u00e9 non c&#8217;era pi\u00f9\u00a0 lavoro. Vladimiro questo non lo sapeva. Nessuno sapeva nulla e il padrone non si era fatto vedere. La fabbrica nonostante le proteste e le bestemmie quel giorno rimase\u00a0 chiusa e fu cos\u00ec per sempre. Alcuni giorni dopo, sempre davanti ai cancelli chiusi, qualcuno avrebbe detto che l&#8217;avevano aperta da un&#8217;altra parte. Suo padre aveva perso cos\u00ec un&#8217;altra volta il lavoro. Quel giorno, dopo quella corsa e dopo essere rimasto qualche ora anche lui davanti ai cancelli chiusi a urlare e a sputare, aveva\u00a0 bighellonato per il resto del giorno da una bettola all&#8217;altra, fino alla sera, quando esausto con il bere addosso fin nei vestiti era tornato a casa dalla propria famiglia. Aveva pestato per bene il cane di turno che gli era andato incontro per salutarlo, quindi se l&#8217;era presa con la moglie e infine con i figli.<\/p>\n<p>Vladimiro incamminandosi in quel tempo che si fa sempre pi\u00f9 nero e buio maledice quel cane che gli ha mandato all&#8217;aria quell\u2019assalto. I due occhi insanguinati del mastino non vogliono abbandonarlo e pare che\u00a0 lo seguano lungo il viale alberato che riporta in centro. Due occhi feroci che di colpo,\u00a0 nella sua mente mai pi\u00f9 domata e mai pi\u00f9 ubbidiente, lasciano il posto ad altri occhi, pi\u00f9 languidi e sofferenti: quelli di un altro cane; quelli di quel cane bastonato al rientro a casa di suo padre ubriaco. Quel cane che dopo essere stato percosso e gettato contro il muro trova rifugio assieme a lui in uno scantinato. L\u00ec nascosti stretti stretti, il muso del cane vicino al viso del\u00a0 bambino, col fiato trattenuto\u00a0 e\u00a0 una solitudine e un&#8217;angoscia e un abbandono, sentono a pochi passi la vera belva che si avventa sulla mamma e poi, non ancora sazia vuole stare accanto anche a Tatiana, la figlia, la sorella, la nuova vittima.<\/p>\n<p>Tatiana non vuole e piange, Vladimiro la sente; avr\u00e0 avuto 12 o 13 anni: non voleva stare vicino al vecchio padre. Non voleva soprattutto la mamma che aveva ripreso ad urlare ma un altro colpo, secco, che rompe le ossa, la mette a tacere.\u00a0 Vladimiro poi nello scantinato, stretto al cane come se fosse stato un fratello, aveva udito il pianto continuo, lento, della sorella maggiore. Un pianto lungo che scoppi\u00f2 in singhiozzo e delirio schizofrenico, quando l&#8217;animale si rivolt\u00f2 di fianco, esausto, fradicio, finalmente vinto dal sonno.<\/p>\n<p>Pensa a quel fedele animale Vladimiro allontanandosi dal cimitero e a come aveva potuto suo padre essere cos\u00ec un disgraziato, come aveva potuto diventare quello che era. Ma chi era suo padre? Che sapeva di lui? Nulla. Che picchiava la mamma, che aveva fatto male a Tatiana, che picchiava lui, suo fratello pi\u00f9 grande e il cane. Poi un giorno, ma anni dopo, era sparito e la mamma, raccogliendo la propria forza, convincendosi che non sarebbe mai finita, aveva preso i tre figli e aveva fatto molta strada. Treno, pullman e ancora treno, fino a casa di una amica, con una sola valigia. Suo padre, Vladimiro, non lo aveva pi\u00f9 rivisto, per fortuna.<\/p>\n<p>Il viale alberato conduce Vladimiro in centro. La luce dei lampioni sotto le chiome degli alberi e la luce delle vetrine illuminano quasi a giorno, di una luce troppo gialla. Vladimiro ora passeggia lento e guarda attentamente tutto ci\u00f2 su cui appoggia il proprio sguardo. Non gli sfugge nulla. Non ha pensiero. E\u2019 sul marciapiede, da una parte le vetrine e dall\u2019altra la fila di macchine posteggiate. Lui in mezzo. Vede un uomo anziano, dietro la propria macchina ferma, col baule aperto. Vede l\u2019uomo sollevare con fatica due borse di plastica gonfie di una spesa appena fatta e con un respiro asmatico, orecchiabile fin a qualche passo di distanza, mettersi a camminare verso l\u2019atrio di una palazzina. Vladimiro guarda allora nel baule lasciato aperto e incustodito. Altre borse vi giacciono dentro. Roba da mangiare e ce n\u2019\u00e8\u00a0 in abbondanza. Ha fame e visto che quello \u00e8 gi\u00e0\u00a0 presso l\u2019atrio e gli d\u00e0 le spalle, guardandosi appena attorno, ne afferra anche lui un paio con le sue mani grandi. Fa appena in tempo a sentire il peso delle borse che un\u2019altra persona, questa volta una donna,giovane, forse la figlia, sbuca dall\u2019atrio e scambia qualche parola con l\u2019uomo carico di spesa. Vladimiro molla le borse ancora mezze nel baule e se ne va come se niente fosse. La giovane donna in un attimo arriva e quasi neanche lo vede. Ha altro a cui pensare. Altre cose inseguono il suo pensiero che non la vita che \u00e8 in agguato in quell\u2019angolo di strada. Vladimiro prosegue di nuovo lento sul marciapiede: solo\u00a0 escrementi di cane, cartacce e uno sputo da fare vomitare. Vladimiro ha fame e non vuole passare un&#8217;altra notte a digiuno. Un\u00a0 fruttivendolo mette l\u00ec in bella mostra ciliegie grosse come noci provenienti chiss\u00e0 da dove, uva bianca per palati fini, poi banane, frutti esotici di altre stagioni. Vladimiro sosta davanti a quel banco traboccante, l\u00ec sul marciapiede. Dentro, il negoziante e una commessa ridono con una cliente riparata da una pelliccia. Vladimiro indugia l\u00ec davanti ancora un attimo finch\u00e9 \u00e8 troppo: il padrone lo nota e con un cenno manda fuori la ragazza per non fargli venire qualche strana idea. Lei\u00a0 sicura di s\u00e9 e con\u00a0 tono fermo chiede a Vladimiro se vuole qualcosa e glielo chiede come per mandarlo via. Vladimiro la guarda, fisso, \u00a0le sorride e poi se ne va via. Ora la conosce, dice tra s\u00e9 allontanandosi. Lei ritorna dentro e riprende la conversazione col padrone e la donna con la pelliccia e pensa di appartenere ad un altro mondo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6428\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6428\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 poca gente in centro. E\u2019 un tardo pomeriggio di una giornata invernale. Susanna ha terminato il suo lavoro nell\u2019ufficio dell\u2019avvocato ed \u00e8 in strada, una strada semideserta con sempre pi\u00f9 saracinesche che non si levano fin dal mattino. 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