{"id":642,"date":"2009-02-17T19:09:15","date_gmt":"2009-02-17T18:09:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=642"},"modified":"2009-02-17T19:09:15","modified_gmt":"2009-02-17T18:09:15","slug":"il-muro-di-kalle-di-camillo-sanguedolce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=642","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Il Muro di Kalle&#8221; di Camillo Sanguedolce"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"left;\"><span style=\"IT;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Appena vidi quel ragazzino alto e magro correre rasente i muri, un nome mi venne alle labbra, come un doloroso rigurgito: \u201cKalle!\u201d. \u201cCosa?\u201d, fece il camerata impugnando il kalashnikov per prendere la mira. Nulla, pensai, impugnando anch\u2019io il mio mitra e prendendo la mira sui due ragazzi che correvano verso il muro.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"IT;\">Nulla. Ma in quell\u2019istante mi resi conto di tutto: era la prima volta che pronunciavo quel nome, e questo mi diede uno capogiro: Kalle. Avevo sentito tante volte quel nomignolo da Damian, mio figlio, suo compagno di giochi, ma il suo nome completo era Karl-Heinz, ed era il figlio di Dieter, il fruttivendolo che nella nostra strada da tempo vendeva ormai solo rape e patate. Ed era il figlio di Martine, con la quale anni prima avevo avuto una relazione. Oggi Kalle avr\u00e0 quanto, tredici anni? sembra uguale a me a quell\u2019et\u00e0, alto alto e magro magro, ma Martine m\u2019ha sempre detto che non ero io il padre. E ha sempre difeso l\u2019onore di suo marito, di quel marito che aveva tradito ma che amava di un amore malato ed esclusivo: allora certe cose non le capivo, per me era tutto bianco o nero, e solo dopo, vivendo in un grigio perenne, capii quanto in fondo la vita fosse fatta solo di sfumature: i colori accesi, le grandi passioni, vivono poco, come le farfalle e i fiori. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"IT;\">Silke, mia moglie, ha sempre saputo e taciuto. E come tutte le persone che sono importanti nella vita aveva contribuito a formare la mia coscienza. Me ne ero reso conto il giorno che ero tornato a casa coi tremila marchi che la Stasi mi aveva dato in premio per avere sparato a un uomo che tentava di scappare nella Berlino Ovest: io ero un Vopos, un agente della Volkspartei Polizei, una guardia del reparto speciale addetto al pattugliamento della frontiera, il \u201cmuro della vergogna\u201d come lo chiamavano tanti, \u201cla gloriosa frontiera anti-imperialista di difesa delle conquiste del socialismo\u201d, come recitava il regime sovietico qui nella DDR. Tutte le mattine, all\u2019adunata in caserma, il comandante ci raccomandava: \u201cNon esitate a sparare anche su donne e bambini!\u201d. Noi tutti sapevamo che era un ordine illegale, che il Ministro della Difesa, il Generale Heinz Hoffmann, aveva ufficialmente vietato di sparare sui minori. Ma nelle caserme era deriso come \u201cil vecchio bolscevico pietoso\u201d e le sue raccomandazioni tenute in scarso conto: tre stipendi extra per una vita umana era un buon prezzo nella miseria fisica e morale in cui vivevamo.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"IT;\">Bench\u00e9 il mio stipendio fosse sufficiente per una vita dignitosa, io dovevo mantenere i miei, malati e disagiati, e con una famiglia di cinque persone sulle spalle vivevamo in una dignitosa povert\u00e0. Ma Silke aveva preso quei tremila marchi dell\u2019est solo per metterli via in caso di necessit\u00e0 estreme, mi disse, e io non ne seppi pi\u00f9 nulla. E non ne volli sapere pi\u00f9 nulla, che il suo sguardo addolorato mi sarebbe bastato per tutta la vita. Seppi molto pi\u00f9 tardi, anni e anni dopo, dopo la caduta del muro, che lei aveva usato quel denaro di cui aveva ribrezzo per dare piccoli aiuti a tante famiglie che avevano perso i loro cari per colpa del regime. Io, da quel giorno, smisi di sparare ai fuggiaschi, fingendomi distratto, o sparando male, cos\u00ec che presto mi feci la fama di uno che aveva una pessima mira. Camerati e superiori mi prendevano in giro ma io andavo a letto sereno, con Silke e la mia coscienza. Che nei miei sogni erano la stessa cosa.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"IT;\">Un giorno trovammo chiuso il negozio del fruttivendolo: Dieter era riuscito a scappare all\u2019ovest abbandonando moglie e figlio. Martine non se ne dette pace: andava tutti i giorni al Reichstag, negli uffici della Stasi, a maledire chiunque le capitasse a tiro, che non erano riusciti a fermare suo marito, quel mascalzone che li aveva abbandonati senza un soldo, che tutti i Vopos erano dei vigliacchi nullafacenti e cose cos\u00ec, finch\u00e9 un giorno non sput\u00f2 addosso a un alto ufficiale che le aveva dato dell\u2019isterica. Forse era davvero isterica, perch\u00e9 disperata, ma questo le valse l\u2019internamento in un ospedale per malati di mente, e l\u00ec, fra cure e trattamenti, divenne davvero una malata di mente di cui non si seppe pi\u00f9 nulla. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"IT;\">Anche Kalle spar\u00ec dalla nostra vita: seppimo solo che era andato ad abitare presso i nonni. Finch\u00e9, anni dopo, non me lo ritrovai davanti, magro e spaurito, che insieme a un amico pi\u00f9 grande correva come un topo lungo i muri di mattoni del quartiere di Treptow per raggiungere il suo Muro della Libert\u00e0 da scavalcare: non mor\u00ec subito, mi guard\u00f2 e rantol\u00f2 \u201cPapi, papi\u2026\u201d. Il camerata mi guard\u00f2 senza capire, e poi scherz\u00f2: \u201cTi crede suo padre questo figlio d\u2019un cane!\u201d e il mio cuore era diventato piccolo e infuocato come quel proiettile che gli aveva preso la vita. <\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"IT;\">Io lo avevo capito che Kalle stava invocando il padre che voleva raggiungere all\u2019ovest, quello vero, Dieter, quello che l\u2019aveva cresciuto fino al momento della fuga. Avevo capito che Kalle era morto per quest\u2019idea di un padre che forse non l\u2019aveva amato neanche tanto, che forse, chiss\u00e0, lo sapeva figlio non suo, e che forse per questo, chiss\u00e0, l\u2019aveva abbandonato con la madre; con la madre che per\u00f2 aveva mostrato d\u2019amare quest\u2019uomo fino alla follia, nonostante lo avesse tradito, o forse proprio per questo, chiss\u00e0, s\u2019era legata a lui in quest\u2019amore insano, per il senso di colpa del tradimento. Chiss\u00e0, chiss\u00e0, chiss\u00e0. In ogni caso amori fraintesi, non combinati, e addolorati, dilazionati nel tempo e nella morte.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"IT;\">Quella sera era il tredicesimo compleanno di Damian: la sua torta era fatta con pane nero, crema di latte e amido, e miracolose fragole che Silke aveva rimediato chiss\u00e0 dove, ma lui ne era felice e non invidiava i ragazzi ricchi che mangiavano dolci nelle caffetterie, perch\u00e9 era cresciuto con questa consapevolezza che il suo pap\u00e0, come gli andava dicendo la madre, era una persona buona e onesta e che le persone buone e oneste vivono con poco: lo stomaco leggero come il cuore. Quanta verit\u00e0 in tanta semplicit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"IT;\">Ma quella sera del tredicesimo compleanno di mio figlio, avevo visto morire un altro mio figlio, e quando Damian mi butt\u00f2 le braccia al collo riuscii a non scoppiare a piangere, ma non riuscii neanche a sorridere e sentivo che il mio viso era pietrificato in un\u2019espressione che faceva paura. Damian, che era gi\u00e0 un piccolo ometto saggio non mi chiese nulla, sapeva qual era il mio lavoro, ed era fiero che non portassi a casa regali extra, neanche per il suo compleanno.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"IT;\">Era il 1969. Vent\u2019anni dopo lui fu tra i primi a salire sul muro della vergogna per buttarlo gi\u00f9, e me ne port\u00f2 un pezzetto: \u201cPapi,\u201d mi disse, \u201cquesto \u00e8 per Kalle.\u201d Mi manc\u00f2 il respiro. Non so come aveva saputo, cosa aveva saputo. Silke, sempre al mio fianco, sorrise. Anch\u2019io sorrisi, ma fra le lacrime. Erano vent\u2019anni che trattenevo quelle lacrime, dal giorno del suo tredicesimo compleanno e dalla morte di Kalle, e piansi a lungo, stavolta, per ore, forse per giorni, lavandomi gli occhi da anni e anni di troppe brutture, brutti ricordi, brutti segreti, brutta vita, brutti dolori e troppe brutte cose non dette, mai dette, mai dette abbastanza, mai sufficientemente raccontate.<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"150%;\"><span style=\"IT;\">Sono passati vent\u2019anni ancora. Sono vecchio ormai, e la mia memoria morir\u00e0 con me. Ma spero, con questo mio racconto, adesso, che Kalle, e tanti ragazzi come lui, tanti uomini e tante donne, possano vivere di nuovo a nuova vita nella nostra vita, dalla mia alla tua e dalla tua in poi, nella memoria di ognuno di noi.<\/span><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_642\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"642\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Appena vidi quel ragazzino alto e magro correre rasente i muri, un nome mi venne alle labbra, come un doloroso rigurgito: \u201cKalle!\u201d. \u201cCosa?\u201d, fece il camerata impugnando il kalashnikov per prendere la mira. 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