{"id":6365,"date":"2011-05-19T22:16:14","date_gmt":"2011-05-19T21:16:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6365"},"modified":"2011-05-21T16:55:23","modified_gmt":"2011-05-21T15:55:23","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-la-voce-dellanima-di-andrea-chitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6365","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;La voce dell&#8217;anima&#8221; di Andrea Chitt\u00f2"},"content":{"rendered":"<p>Aurelio era un barbiere. Un barbiere di paese, di quelli che in fatto di confidenze, vengono subito dietro al prete e al dottore. S\u00ec, perch\u00e9 sulla poltrona di Aurelio, il tempo si fermava anche per i pi\u00f9 frettolosi, e lui lo sapeva bene. Sapeva che la gente del paese, i suoi clienti, credeva di andare da lui solo per la barba o per una spuntatina ai capelli, ma poi ognuno in realt\u00e0, anche solo per ammazzare il tempo, si metteva a parlare. E, una volta tanto, a pensare.<\/p>\n<p>Gli argomenti erano tra i pi\u00f9 svariati, si parlava un po\u2019 di tutto: sport, motori, donne, vacanze, politica e molto altro ancora. Ma tutto questo ad Aurelio interessava relativamente. Gi\u00e0, perch\u00e9 lui, in fondo, si considerava piuttosto un po\u2019 psicologo. Sapeva infatti che l\u00ec, sulla sua poltrona, sotto i colpi sapienti delle sue forbici, la gente amava parlare anche di s\u00e9. Come dall\u2019analista. Sar\u00e0 stato per quelle inusuali mezz\u2019ore da barbiere dure da far passare, oppure per quella musichetta che usciva distrattamente dalla radiolina a transistor appesa al muro, che somigliava pi\u00f9 ad una padella di pesce fritto sul fuoco, ma che aveva comunque il potere di creare quell\u2019atmosfera un po\u2019 confidenziale che, tutto sommato, alla gente piaceva.\u00a0 Avveniva quasi sempre seguendo un copione ben preciso, come una specie di rito: si cominciava a parlare del tempo, che fa caldo e poi fa freddo, che c\u2019\u00e8 umido e vengono i dolori e si dorme poco e male la notte, cos\u00ec che per tutto il giorno si \u00e8 stanchi e viene la malinconia\u2026 e via discorrendo, fino ad arrivare prima o poi al cuore del problema. Che poteva essere la preoccupazione per un figlio, o il lavoro che non va bene, oppure il matrimonio che sta naufragando o, spesso, pi\u00f9 semplicemente la solitudine o la vecchiaia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dopo tanti anni di mestiere, Aurelio sapeva tutto di tutti. Conosceva tutto dei suoi clienti, anche i segreti pi\u00f9 intimi. Perch\u00e9 lui, oltre al taglio dei capelli, sapeva offrire alla gente una prestazione ben pi\u00f9 importante: la sapeva ascoltare. E loro se ne accorgevano. Se ne accorgevano perch\u00e9 Aurelio raccoglieva ogni discorso stando in silenzio. Ma un silenzio interessato. Si capiva dai colpi di forbice. Quando il parlare era discorsivo, o durante un preambolo, le forbici lavoravano distrattamente sui capelli, quasi a voler sottolineare la scarsa rilevanza del contenuto. Ma quando si arrivava al dunque, le forbici si fermavano e Aurelio guardava il suo interlocutore nello specchio, apparentemente per controllare il procedere del suo lavoro, ma si capiva benissimo che non era solo per quello. E sempre in silenzio. Solo qualche cenno del capo o qualche espressione del viso lasciavano intendere qualcosa: disappunto, comprensione, amarezza. Per riprendere poi a tagliare, ma su un altro lato del capo, come a voler chiedere al proprio paziente di andare avanti, se c\u2019era dell\u2019altro, di tirare fuori tutto.<\/p>\n<p>Qualcuno si accordava per l\u2019orario, magari chiedendo un appuntamento poco prima dell\u2019apertura pomeridiana, in modo di assicurarsi di essere da soli in negozio. E Aurelio accettava, sempre disponibile ad ascoltare, rosicchiando volentieri qualche mezz\u2019ora al proprio tempo libero. Ma proprio volentieri.<\/p>\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 per Aurelio il tempo libero era tempo vuoto. Era diventato via via un inferno. A forza di ascoltare i suoi clienti, di partecipare\u00a0 a gioie e dolori di altri, ad Aurelio era sfuggita di mano la vita. La propria vita.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, quando alle 20.00 l\u2019ultimo cliente usciva dal suo negozio, Aurelio si guardava intorno, si sedeva sulla sua poltrona da lavoro e rimaneva solo nella stanza vuota, solo nella sua vita vuota. Lui, che ogni giorno ascoltava tante storie, tante vite, proprio lui, invece, non aveva niente da raccontare a nessuno. Non aveva bisogno di cercare qualcuno che lo ascoltasse, perch\u00e9 tanto non aveva niente da dire. Abbassava la serranda dopo aver dato una ripulita al pavimento ed entrava in casa, dato che il suo negozio era praticamente una stanza della sua abitazione. Mangiava in fretta qualcosa col televisore acceso, ascoltando ancora una volta i fatti degli altri, altre storie non sue, altre vite non sue. Poi passava dalla tavola al divano, spesso senza nemmeno sparecchiare. E spesso la sua giornata finiva cos\u00ec, addormentato sul divano col televisore acceso che continuava a raccontare episodi di vite che, comunque, non gli appartenevano. Senza mai chiedersi il perch\u00e9. Senza mai voler cercare di trovare il coraggio di pensare alle sorti della propria vita. Passato, presente e futuro. Sepolti da migliaia e migliaia di altri passati, di altri presenti, di altri futuri. E cos\u00ec pensava in cuor suo che avrebbe potuto in fondo andare avanti cos\u00ec, trascinandosi il proprio essere, la propria esistenza, il proprio cadavere, fino alla ormai vicina pensione e poi alla vecchiaia, aspettando di mettere finalmente la parola fine a tanto squallore.<\/p>\n<p>Ma ad ogni vita umana tenuta sotto il giogo del non-senso, anche la pi\u00f9 miserabile e derelitta, prima o poi viene offerta una possibilit\u00e0 di uscire fuori. E se accetta tale sfrontata possibilit\u00e0, la Vita comincia a ribellarsi e chiede il conto. E\u2019 come un fiume in piena che sfoga il proprio impeto verso il mare. Arriva il momento che non lo si pu\u00f2 pi\u00f9 contenere: rompe gli argini e rovescia sui castelli di sabbia delle proprie alienazioni anni e anni di carcere forzato. La forza della vita.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che Aurelio cominci\u00f2 a non ascoltare pi\u00f9 i suoi clienti come prima. Cominci\u00f2 ad accorgersi che l\u2019interesse per quelle vite estranee alla sua stava passando in secondo piano. Sentiva salire dal suo profondo qualcosa che non aveva mai provato, che lo spingeva a guardare a se stesso, a prendere consapevolezza delle proprie aspirazioni, a guardare avanti. A permettere finalmente ad una Voce gi\u00e0 udita in fanciullezza di tornare a galla. E a fare qualcosa.<\/p>\n<p>Oggi sono passati quasi quindici anni da quando Aurelio \u00e8 sparito. Improvvisamente, senza lasciare traccia. La sua serranda si \u00e8 chiusa una sera apparentemente come le altre e da allora ancora non \u00e8 pi\u00f9 stata rialzata. Nessuno in paese ha mai saputo che fine avesse fatto il barbiere. Qualcuno dice che sia morto malamente, a causa di alcuni non ben precisati traffici loschi che aveva (sic). Qualcuno dice di averlo visto fare il barbone a Milano, forse perch\u00e9 era diventato matto. Tutte ipotesi e impressioni.<\/p>\n<p>Ma un suo affezionato cliente, giura di averlo riconosciuto dietro la grata di un confessionale durante la visita di un noto convento di cui \u00e8 prudente non fare menzione. E che, durante l\u2019accusa dei peccati, gli \u00e8 parso di cogliere da parte del misterioso confessore un silenzio particolarmente famigliare, rotto ogni tanto da secchi rumori metallici, come colpi di forbici. Forse sono solo fantasie e dove sia finito Aurelio, forse solo Dio lo sa. E magari, forse, \u00e8 proprio il caso di dirlo!<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6365\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6365\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aurelio era un barbiere. 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