{"id":6363,"date":"2011-05-19T22:19:44","date_gmt":"2011-05-19T21:19:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6363"},"modified":"2011-05-22T19:04:17","modified_gmt":"2011-05-22T18:04:17","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-inaspettati-rimpianti-di-andrea-chitto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6363","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 \u201cInaspettati rimpianti\u201d di Andrea Chitt\u00f2"},"content":{"rendered":"<p>Tornare a casa. Se ancora cos\u00ec si pu\u00f2 dire, dopo vent\u2019anni. Vent\u2019anni intensi, spesi per raggiungere l\u2019unico obiettivo della propria esistenza, quello per cui credi di essere nato: il successo. Ha progettato torri e grattacieli pi\u00f9 di quanti capelli ha in testa, il noto ingegnere. Sfidando ogni volta le leggi della fisica, trovando soluzioni impossibili, collaudando sempre materiali nuovi. E calcolando sempre tutto. Vent\u2019anni di calcoli.<\/p>\n<p>E\u2019 inevitabile: vent\u2019anni cos\u00ec ti segnano profondamente. E cos\u00ec, facilmente si dimentica la terra da dove sei venuto. Il successo appiattisce i sentimenti e li rende inutili fardelli da tirarsi addietro, insieme alla propria anima. Pericolosi ostacoli, i primi da superare se si vuole iniziare la scalata.<\/p>\n<p>E chiss\u00e0 per quale motivo l\u2019ingegnere in questo giorno apparentemente tranquillo sta nervosamente tamburellando con le dita sul volante della sua Porsche, mentre guida sulla statale che da Milano porta alla bassa, verso il Po. Verso la terra delle sue origini. Tornare a casa, alla propria terra. Ma che idea! Ma poi, qual \u00e8 ormai la sua terra? L\u2019ingegnere si sente ormai cittadino del mondo, sente di avere ormai da tempo superato questo legame, che sa tanto di provinciale! Stati Uniti, Asia, Brasile: questa ora \u00e8 la sua terra. L\u2019intero globo \u00e8 la sua terra.<\/p>\n<p>E\u2019 maggio. Di quelle giornate calde, col sole che picchia sulla testa come un martello. La statale sembra sciogliersi sotto questo sole cattivo. Sole che offende. L\u2019ingegnere sta gi\u00e0 pensando a come sar\u00e0 il caldo quando arriveranno luglio e agosto. Se in maggio, alle due del pomeriggio, ci sono gi\u00e0 31 gradi, andando avanti di questo passo, si potranno raggiungere senza difficolt\u00e0 i 36-37. Ancora calcoli. E stime, e previsioni. Questa, ormai \u00e8 la sua vita. Ma poi, chissenefrega! Chiss\u00e0 dove sar\u00e0 a quell\u2019epoca l\u2019ingegnere. Sicuramente in vacanza, da qualche parte del mondo. Chiss\u00e0 dove. Certamente non qui, nella bassa, a respirare l\u2019aria umida che ristagna per troppi giorni tra i campi di mais, cos\u00ec da diventare irrespirabile perfino di notte. Troppi anni ha respirato quest\u2019aria, sognando un giorno di scappare via. E cos\u00ec, sognatore incompreso, un giorno ha dato un taglio a tutto ed ha cambiato aria. Letteralmente. Definitivamente.<\/p>\n<p>Gli ultimi kilometri prima di arrivare al paese. Prima di rivedere la vecchia madre, dopo vent\u2019anni di telefonate ogni tanto: Natale, compleanno e poche altre ancora. Prima di tornare al piccolo cimitero sulla tomba del padre, morto troppo presto. L\u2019ingegnere ricorda e riscopre. La morte gli fa paura perch\u00e9 sfugge ad ogni calcolo, anche al pi\u00f9 sofisticato. Con la morte i conti non tornano, perch\u00e9 sa che anche a lui un giorno toccher\u00e0 di morire, all\u2019ingegnere, cos\u00ec come all\u2019ultimo dei derelitti della terra, come a suo padre tanti anni fa. Forse fu proprio quel padre strappatogli a dieci anni il motore che, girando al massimo, lo ha portato rapidamente al successo. Motore che si nutre di un potente combustibile: la rabbia.<\/p>\n<p>L\u2019ultima curva prima di imboccare il ponte sul fiume che porta al paese. Il paese \u00e8 stretto come in un pugno dal corso del fiume. Ne \u00e8 sempre stato come soffocato, al punto da mandare le sue case fin contro l\u2019argine e oltre. Persino sulla sponda opposta. All\u2019ingegnere sembra di rivederlo dall\u2019alto, come quella volta da quel piccolo traballante bimotore, col suo cuore di bambino in gola, un po\u2019 per la paura, un po\u2019 per l\u2019emozione.<\/p>\n<p>L\u2019automobile sale sul ponte e rallenta. L\u2019ingegnere guarda in basso verso il fiume, distrattamente. Ma il colore marrone dell\u2019acqua gli fa scattare una molla nel cervello, arrugginita da troppi anni di fermo ma ancora in forte tensione. Come una scossa elettrica che gli sale lungo la schiena, lo spettacolo antico del fiume in piena. L\u2019ingegnere stupisce, pi\u00f9 per l\u2019emozione provata che per la scena che ha davanti. Automaticamente, riaffiorano nell\u2019anima dolcissime sensazioni. Come quando d\u2019estate da bambino la mamma lo portava al fiume sulle sabbie grigie a prendere il sole, che faceva bene alle ossa. O quando ragazzino costruiva con gli amici piccole casette tra i rami dei salici, segreto ritrovo dove\u00a0 mangiare di nascosto il pane biscottato e qualche fetta di salame rubato in casa. E quando i pedali della bicicletta reggevano a fatica l\u2019impeto delle sue gambe veloci, solo per arrivare primo a pescare nel punto migliore.<\/p>\n<p>L\u2019ingegnere scuote la testa, fingendosi seccato con se stesso per quel momento di nostalgia concessosi. Con decisione, comincia a svoltare a destra per entrare in paese, dove gi\u00e0 le prime case lo attendono. E invece, quasi involontariamente, raddrizza il volante e prosegue dritto per l\u2019argine.<\/p>\n<p>L\u2019ingegnere non capisce cosa stia facendo. Sente di perdere il controllo di se stesso, come se la sua volont\u00e0 abbia improvvisamente deciso di abbandonarsi ai segreti desideri dell\u2019anima. Sconosciuti, eppure intimamente suoi.<\/p>\n<p>Intanto, sotto di lui, il fiume gonfio scorre in silenzio e continua a dare il suo richiamo. L\u2019automobile prosegue lentamente fino alla vecchia cava. Da ormai molti anni non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 attivit\u00e0 e i rottami delle strutture per l\u2019escavazione sembrano fantasmi che escono dal passato, dalla sua memoria. Si ferma, spegne il motore e scende dall\u2019automobile. Il verso di un cuculo, lontano come il tempo che ha lasciato, rompe il silenzio del caldo pomeriggio. Mentre ancora si sta chiedendo cosa sia venuto a fare in questo posto ormai per lui cos\u00ec remoto, si toglie la giacca guardandosi attorno fingendo indifferenza. Respiro a pieni polmoni. Odore di erbe selvatiche, di erbaccia. Improvviso e indimenticabile, fiuta l\u2019odore che cercava: l\u2019odore del fiume. E\u2019 contento che il fiume ha conservato il suo odore, cos\u00ec impercettibile e sfuggente. Roba da esperti. Ora l\u2019ingegnere inspira profondamente annusando l\u2019aria, come a voler fare entrare il vecchio odore nel suo sangue, nel cervello, in ogni cellula del suo corpo, nel profondo del suo essere. Chi ero? Cosa sono diventato? Ma poi io, chi sono in realt\u00e0?<\/p>\n<p>Scende dall\u2019argine e si avvicina all\u2019acqua. Il fiume scorre impressionante davanti a lui. Chiude gli occhi e gli sembra che la sua vita gli si scorrendo davanti insieme alla corrente, portandogli nel cuore un passato che finalmente torna a farsi realt\u00e0. I grandi gli dicevano che il fiume non fa rumore, ma lui no, lui l\u2019ha sempre sentito il rumore dell\u2019acqua che scorre. Ora, prova ancora a trattenere il suo respiro come faceva da bambino, per sentire quello del fiume. E, come allora, ode il respiro del fiume. Ed \u00e8 contento di sentirlo ancora. L\u2019ingegnere perde una lacrima.<\/p>\n<p>Pieno di curiosit\u00e0, spegne il cellulare, si slaccia i primi bottoni della camicia e comincia a camminare lentamente lungo la riva, seguendo un sentiero appena tracciato in mezzo all\u2019erba. Le sue scarpe di coccodrillo si muovono impacciate tra la vegetazione rigogliosa. Vorrebbe perdersi per un solo giorno nella sua terra che dopo tanto tempo, ancora lo ha accolto generosa. Cammina pensieroso, e gli sembra impossibile credere che \u00e8 da l\u00ec che viene, da questo luogo sospeso tra i campi e il fiume. Da questa terra di nebbie che d\u2019inverno salgono dall\u2019acqua, scavalcano l\u2019argine e invadono la campagna coltivata, cos\u00ec che il confine tra terra ed acqua si confonde e alla gente viene voglia di chiudersi in casa davanti al fuoco aspettando che finiscano le giornate. Chiss\u00e0 se ancora oggi questa gente \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>D\u2019improvviso, una figura appare sulla riva tra i cespugli. Un vecchio pescatore tira la sua bilancia, frugando tra l\u2019acqua torbida nella speranza di intrappolare qualche pesce. L\u2019ingegnere lo raggiunge e, in silenzio, si ferma dietro di lui. Il vecchio dapprima ignora la sua presenza, poi, dopo qualche istante passato immobile, si volta a guardare il visitatore. L\u2019ingegnere fissa quel viso segnato dagli anni, quel naso aguzzo ma gentile e quei capelli crespi ma ancora neri. Luigi. Era un uomo del fiume, di quelle anime ruvide ma buone, perennemente divise tra il fiume, i bicchieri del bar e una famiglia malsopportata. Come lui ce n\u2019erano tanti in paese. Forse \u00e8 rimasto solo lui.<\/p>\n<p>Il vecchio scruta l\u2019ingegnere senza parlare ma non riconosce il volto forestiero. \u201cSono le piene di maggio! E\u2019 la neve che\u00a0scioglie dalle montagne\u201d. L\u2019ingegnere accenna un sorriso amaro senza rispondere, incamminandosi lentamente verso la macchina. Non crede che ci\u00f2 sia possibile. Forse purtroppo, non ci ha mai creduto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6363\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6363\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tornare a casa. 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