{"id":6278,"date":"2011-05-15T09:58:50","date_gmt":"2011-05-15T08:58:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6278"},"modified":"2011-05-18T22:41:56","modified_gmt":"2011-05-18T21:41:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-post-hollywood-di-giovanni-fiorina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6278","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Post Hollywood&#8221; di Giovanni Fiorina"},"content":{"rendered":"<p>In mezzo al mare, guido la mia macchina.<\/p>\n<p>Il cielo azzurro d\u2019estate, la brezza leggera che mi rinfresca il viso, i <em>Sublime<\/em> ad alto volume nelle orecchie.<\/p>\n<p>Poi, un semaforo rosso in lontananza.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 nient\u2019altro, solo questo palo giallo tra le onde con la sua luce rossa in testa.<\/p>\n<p>Decido di non fermarmi, ma pi\u00f9 mi avvicino e pi\u00f9 il motore rallenta senza che io lo voglia.<\/p>\n<p>E pi\u00f9 rallento, pi\u00f9 la mia macchina fatica a superare le onde, il mare che d\u2019improvviso si \u00e8 fatto pi\u00f9 grosso, la brezza diventata vento.<\/p>\n<p>Ormai sono a qualche centinaio di metri dal semaforo, quando l\u2019acqua incomincia a coprire il cofano, il motore sempre pi\u00f9 debole.<\/p>\n<p>Sto fissando quel maledetto semaforo in attesa che diventi verde &#8211; sono <em>sicuro<\/em> che tra pochissimo diventer\u00e0 verde\u00a0 -, quando sento l\u2019acqua bagnarmi i piedi nudi.<\/p>\n<p>Abbasso lo sguardo sulla pedaliera, e capisco che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 niente da fare, il livello che cresce a una velocit\u00e0 spaventosa.<\/p>\n<p>\u00c8 quando non sento pi\u00f9 il motore &#8211; il muso della macchina gi\u00e0 coperto dal mare, l\u2019acqua che inizia a entrare dal finestrino come una cascata, il terrore che mi prende lo stomaco &#8211; che so di morire.<\/p>\n<p>Apro gli occhi, rimanendo immobile sotto il piumone.<\/p>\n<p>Nel buio della stanza, sento il panico diventare pura felicit\u00e0 quando capisco che sono ancora vivo. Lascio la mia coscienza tornare padrona, riordinare tempi e luoghi, ricordarmi che \u00e8 sabato mattina, che sono a casa di Elena, che ieri \u00e8 stata la sera della prima.<\/p>\n<p>No, non ho niente da fare. Chiudo gli occhi per riaddormentarmi, ma quei pochi pensieri apparsi nella testa hanno ormai fatto scappare il sonno come un animale selvatico impossibile da riprendere.<\/p>\n<p>Fisso il soffitto e mi ascolto: il corpo che si attiva, piano, il respiro lungo e silenzioso, il dolore all\u2019anca che batte a ondate regolari. Non ho mal di testa. Strano, con tutto quello che mi sono bevuto ieri. Un po\u2019 di sete, forse, ma mal di testa no.<\/p>\n<p>Elena \u00e8 sdraiata accanto a me, di pancia, la faccia girata dall\u2019altra parte coperta dai capelli castani, un braccio che mi cerca tra le lenzuola, le spalle nude che si muovono seguendo il respiro.<\/p>\n<p>Mi giro piano verso il comodino, in cerca di una bottiglia d\u2019acqua che non c\u2019\u00e8, e nel buio leggo dei numeri rossi: 8.47. Non pu\u00f2 essere: ho dormito cinque ore scarse.<\/p>\n<p>Mi alzo per andare in bagno, il caldo del tappeto sotto i miei piedi. Ormai non riesco pi\u00f9 a dormire a comando. Fino a tre o quattro anni fa, in una mattina senza impegni, non c\u2019erano rischi di vedermi prima dell\u2019una, riposato e spaesato. Ora le nove sono gi\u00e0 un successo. Elena, invece, riesce a dormire dodici ore filate senza problemi, ricordandosi tutti i sogni che ha fatto.<\/p>\n<p>Una volta in bagno, rimango qualche secondo a fissare il pavimento, la schiena contro la porta, il tempo di abituarmi alla luce che entra dalla finestra riflettendosi sulle piastrelle bianche. Mi sembra di essere dentro una pellicola, la camera il negativo, il bagno il positivo.<\/p>\n<p>Con un braccio ancora a coprirmi il viso, bevo un po\u2019 d\u2019acqua dal rubinetto, quindi decido di svegliarmi del tutto. Mi sciacquo la faccia, veloce, poi mi metto di fronte alla finestra, le gocce d\u2019acqua che mi scivolano sulla barba.<\/p>\n<p>Un monocolore bianco sporco scende dal cielo debole sui palazzi, appiattendo tutto. C\u2019\u00e8 un periodo di qualche settimana &#8211; all\u2019incirca dalla met\u00e0 di gennaio fin dopo la met\u00e0 di febbraio -, in cui Milano diventa il suo luogo comune. Succede dopo che hanno tolto le luci di Natale, lasciando gli scheletri degli alberi spogli e il grigio del cemento ben in vista. Quando i colori della primavera sono ancora un ricordo dell\u2019anno precedente, e il fumo che esce dai camini \u00e8 l\u2019unico movimento visibile, mentre il rosso delle gru di fronte casa \u00e8 la sola variazione di un paesaggio per il resto prevedibile, senza pioggia n\u00e9 vento. Bruttezza immobile, ecco cos\u2019\u00e8 Milano in questo periodo dell\u2019anno.<\/p>\n<p>Mi guardo allo specchio e l\u2019immagine che appare mi sembra una perfetta continuazione di quanto c\u2019\u00e8 fuori dalla finestra. Osservo le rughe sotto gli occhi, ben marcate, cos\u00ec come la stempiata difficile da nascondere, e intanto cerco di farmi venire in mente chi ha scritto che trentadue anni \u00e8 l\u2019et\u00e0 del gesso, dove si cristallizzano carattere e abitudini. Mentre con una mano controllo eventuali nuovi peli sulla schiena e con l\u2019altra tocco la pancia che ormai controllo a fatica &#8211; tutti cambiamenti che so essere definitivi, cos\u00ec come il dolore all\u2019anca nelle mattine d\u2019inverno &#8211; dico a questo senza nome che si \u00e8 scordato di scrivere del corpo: di come, invece, a trentadue anni questo inizi a cambiare, e non in meglio.<\/p>\n<p>Anche le pisciate: una volta la mattina il mio getto era forte, uniforme, deciso. Ora \u00e8 sempre di un certo spessore, ma anche adesso che mi sto svuotando la vescica per la prima volta nella giornata, sento questo piccolo cambiamento d\u2019intensit\u00e0 a cui non riesco proprio ad abituarmi.<\/p>\n<p>Ho sempre considerato il mio corpo come un tutt\u2019uno con me stesso, un qualcosa che si conosce a fondo e di cui ci si pu\u00f2 fidare. Ora, per\u00f2, il sentirlo cambiare mi mette a disagio come un imprevisto, come se quella parte di me che avevo per molti anni quasi dimenticato facesse sentire la sua presenza attraverso il cambiamento, mettendo cos\u00ec in disordine anche il resto.<\/p>\n<p>Sparsi sul lavandino, osservo i prodotti di bellezza di Elena, lo slogan <em>libera di essere te stessa<\/em> sulla scatola della crema per il viso. Mi sto per mettere un po\u2019 di crema sotto gli occhi mentre penso che io vorrei essere libero di <em>tornare<\/em> a essere me stesso, quando decido che prima \u00e8 meglio farsi una doccia.<\/p>\n<p>Io adoro, farmi la doccia. Le idee migliori mi sono sempre venute dopo essere rimasto a lungo sotto un getto d\u2019acqua calda, in piedi dentro l\u2019accappatoio di fronte allo specchio, la mente libera, un asciugamano sui capelli come un pugile prima di un incontro. Anche <em>Olmo<\/em> mi \u00e8 venuto in mente cos\u00ec. E ora che quell\u2019idea \u00e8 diventata il mio primo film, proiettato per la prima volta a un pubblico ieri sera e commentato tra un <em>white russian<\/em> e l\u2019altro con qualche sconosciuto e addirittura un paio di giornalisti alla cena offerta dalla casa di produzione &#8211; io che rispondevo a tutti sentendomi Dio -, mi sembra tutto cos\u00ec irreale.<\/p>\n<p>Mentre decido se farmi la doccia o addirittura un bagno &#8211; ma ho paura di addormentarmi nella vasca -, mi vengono in mente altre immagini della sera prima, alcuni di questi sconosciuti che continuano a ripetermi <em>Dobbiamo lavorare insieme, chiamami<\/em>; io e Elena che balliamo ubriachi insieme agli attori, un cerchio che salta in mezzo al locale; l\u2019emozione dell\u2019applauso alla fine della proiezione, con Elena che mi dice <em>Alzati<\/em>, e io che prima non voglio, ma poi mi alzo in piedi, timido, e allora l\u2019applauso cresce, io che saluto per ringraziare e sento una felicit\u00e0 che non credevo possibile; il mio produttore che mi chiama alle tre del mattino per leggermi la recensione sul <em>Corriere della Sera<\/em>, dieci righe dove si parla di me come di un regista esordiente dal talento leggero e dal futuro sicuro; la voglia di Elena una volta tornati in camera, la sua mano tra i miei capelli mentre la bacio dappertutto, il <em>Ti amo<\/em> alcolico sussurrato piano da entrambi, prima di addormentarsi abbracciati: \u00e8 stato tutto perfetto.<\/p>\n<p>E allora perch\u00e9 questa mattina, come ogni altra volta che nella mia vita ho raggiunto ci\u00f2 che pi\u00f9 desideravo, mi sento come una lattina che rotola vuota lungo la strada? Mi spettino i capelli e mi siedo sul bordo della vasca, fissando la mia immagine nello specchio, lo sconosciuto di fronte a me che continua a ripetere <em>E adesso cosa faccio?<\/em> senza che io riesca a trovargli una risposta.<\/p>\n<p>Soprattutto, mi rendo conto mentre mi spoglio ed entro nella doccia, ci\u00f2 che pi\u00f9 mi manca \u00e8 il mio film. Lo stare da solo con il mio film, con le sue scene, con i suoi personaggi. Il riscrivere e riprovare ogni singola battuta nella mia mente, rigirare con luci o colori diversi ogni singolo <em>frame<\/em>, smontare e rimontare di continuo scene e sequenze. Impararlo a memoria in ogni sua parte fino a non trovare pi\u00f9 neanche il pi\u00f9 piccolo errore.<\/p>\n<p>Ci ho messo due anni e mezzo, per farlo, e mentre cerco la temperatura giusta dell\u2019acqua &#8211; una mano sul miscelatore e l\u2019altra sotto gli schizzi -, ripenso a quanto \u00e8 stato difficile riuscirci, e mi sembra impossibile averlo fatto veramente.<\/p>\n<p>Ora che so davvero cosa significhi girare un film, il solo pensiero di dover ricominciare tutto dall\u2019inizio mi sembra spaventoso. Il trovare un\u2019idea che possa resistere al momento in cui ci ripensi il giorno dopo, a mente fredda, quando la maggior parte di ci\u00f2 che hai pensato ti sembra giustamente una stronzata. Provare a farla crescere, quell\u2019idea, cercando collegamenti dappertutto, abortendo sviluppi su sviluppi, fino a farla diventare un soggetto di una pagina, un riassunto dove sai che ogni singola parola nasconde un mondo che devi ancora creare.<\/p>\n<p>Crearli, questi mondi, personaggi e situazioni che devono unirsi tra di loro per far crescere quel neonato spunto iniziale in quel ragazzo che \u00e8 la sceneggiatura. Limare, cambiare, riscrivere. Ripetersi a ogni momento cosa vuoi dire, sviluppare intrecci e contrasti, iniziare a immaginarti le facce dei tuoi fantasmi.<\/p>\n<p>Poi, una volta messo il punto finale, trasformarsi in venditore di un qualcosa d\u2019intimo come te stesso, cercare i contatti giusti, coltivare rapporti con persone che non ti piacciono, scendere a compromessi tagliando e rivedendo per rimanere nel budget ottenuto. Perch\u00e9 dopo mesi, e non sai nemmeno tu bene come, l\u2019hai ottenuto, un budget. E allora sulla carta \u00e8 tutto perfetto, ogni cosa al suo posto, un castello costruito mattone su mattone solo con le tue mani.<\/p>\n<p>Ma quando pensi che ormai \u00e8 fatta, che basta solo girarlo, il film, tuo figlio entra nell\u2019adolescenza e ti manda a fare in culo. Pensavi di conoscerlo, di averlo fatto crescere sano e forte per essere pronto ad affrontare il mondo, e invece lui si lascia prendere e manipolare da chiunque lo legga, e allora devi ascoltare, lavorare di squadra, concedere di avere sbagliato, ripeterti sempre cosa volevi dire, un ritornello che ormai ha perso qualsiasi colore. Arriva la realt\u00e0, insomma, che \u00e8 sempre pi\u00f9 complicata di quello che credevi. Ogni singola persona della produzione ha un\u2019opinione su ogni singola cosa, opinione che ovviamente vuole condividere con te che sei il regista, a cominciare dal casting (l\u2019ho odiato, ci ho messo mesi a decidere gli attori: \u00e8 incredibile quanto il solo tono della voce possa stravolgere il significato di una battuta) per proseguire con la scelta degli ambienti e dei costumi, per non parlare della fotografia. Ma nessuno &#8211; dico: nessuno &#8211; che si prenda la responsabilit\u00e0 di una scelta, tutti che aspettano la tua decisione solo per dirti, poi, che loro non sono d\u2019accordo, i rapporti gi\u00e0 rovinati ancor prima di cominciare le riprese.<\/p>\n<p>E comunque iniziamole, queste riprese: ovviamente dal finale perch\u00e9 poi cambia la stagione e quindi la luce. Smontare tuo figlio ogni giorno, una gamba attaccata al collo, il piede a contatto con il gomito. La confusione del set, tutti che ti chiedono cose gi\u00e0 decise o da decidere (ma non potete arrangiarvi per una volta, cazzo?), tu che ti chiedi <em>Dov\u2019\u00e8 mio figlio, in questo casino?<\/em> sicuro di averlo perso. Quattro mesi cos\u00ec, concentrandoti solo sui particolari, sperando poi che quei particolari magicamente s\u2019incastrino tra di loro, una fotografia strappata e poi rimessa insieme.<\/p>\n<p>Infine, il montaggio. Che \u00e8 un po\u2019 come entrare in chiesa e pregare che quello che hai girato, una volta unito, funzioni. E se \u00e8 anche vagamente cos\u00ec, allora pensare alle musiche, ai tagli, ai diversi tipi di stacco tra una scena e l\u2019altra.<\/p>\n<p>Riscopri tuo figlio cresciuto, ormai: magari non cambiato, ma cresciuto sicuramente s\u00ec, che \u00e8 sempre qualcosa di strano.<\/p>\n<p>Poi, all\u2019improvviso, hai finito. Lo lasci andare per davvero, questa volta, lui in giro per il mondo e tu che non ci puoi pi\u00f9 fare niente, all\u2019inizio orgoglioso, va bene, ma poi di nuovo solo con la tua libert\u00e0.<\/p>\n<p>Mi stanca solo il ripensare a tutto questo. Certo, ieri sera \u00e8 stato fantastico. Quell\u2019applauso, quelle domande che ti fanno capire che qualcosa \u00e8 arrivato. La certezza di avere sfiorato un pezzo della tua verit\u00e0, di aver comunicato per davvero. Quel sentirsi onnipotente, ma allo stesso tempo amare ogni singola persona che incontri. La forza della fine, della fine che hai progettato tu, che si \u00e8 realizzata proprio come volevi tu e che ti fa sembrare tutto possibile.<\/p>\n<p>E ora dov\u2019\u00e8 finita, quell\u2019energia? L\u2019idea di dover ricominciare tutto daccapo, di fare un altro figlio, mi sembra una montagna troppo alta da scalare.<\/p>\n<p>Gli occhi chiusi sotto il getto d\u2019acqua, mi sento dire <em>Ma \u00e8 quello che ci si aspetta da te: sei un regista, ora<\/em>. Mentre cerco inutilmente di convincere la mia volont\u00e0 che ho ragione, capisco perch\u00e9 anche i grandi ogni tanto sbaglino un film, costretti controvoglia dietro la macchina da presa dall\u2019aver trasformato la loro passione in un lavoro.<\/p>\n<p>I geni\u2026ecco, il genio si riconosce da questo: ogni opera un capolavoro. Kubrick, per esempio: ma come ha fatto? Eclettico, preciso, divertente e profondo in ogni suo film. Da <em>Rapina a mano armata<\/em> &#8211; il primo vero film a usare i flashback nella storia del cinema &#8211; a <em>Lolita<\/em>, da <em>Il dottor Stranamore<\/em> a <em>Arancia meccanica<\/em>. E ancora: <em>Full Metal Jacket<\/em> e <em>Orizzonti di Gloria<\/em>. Anche i suoi film meno amati, come <em>Barry Lindon<\/em> o <em>Eyes Wide Shut<\/em>, per me sono capolavori assoluti, a partire dai titoli. Oppure Fellini: certo, verso il finale di carriera ammetto che era un po\u2019 ripetitivo, ma dallo <em>Sceicco Bianco<\/em> ad <em>Amarcord<\/em>, venticinque anni di puro talento, comunque capace di altri gioiellini come <em>Prova d\u2019orchestra<\/em> o <em>La voce della luna<\/em>.<\/p>\n<p>Sto leggendo le propriet\u00e0 del bagno schiuma di Elena, quando ho la certezza di non essere di quella razza. E allora perch\u00e9 continuare? Se non posso avere tutto, se so che non potr\u00f2 mai arrivare tra i migliori, perch\u00e9 anche solo iniziare? Tutto a un tratto, per la prima volta da anni, la prospettiva di fare l\u2019impiegato mi sembra la pi\u00f9 affascinante di tutte.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 solo un attimo, il rumore dell\u2019acqua sulla testa che va a coprirmi i pensieri. Quando riappaio tra gli schizzi, il getto della doccia che mi massaggia le spalle, penso che potrei comunque essere un grande regista. Non un genio, ma un grande s\u00ec: qualcosa tipo Woody Allen o i fratelli Coen, Monicelli, anche un Salvatores, perch\u00e9 no? Onestissimi artigiani che hanno tirato fuori qualche perla tra una serie di lavori di ottimo livello.<\/p>\n<p>Eppure\u2026cosa succede se invece scoprissi che non sono capace? Se fossi una meteora? Un qualcuno a cui \u00e8 scappato per qualche strano destino una buona storia, che \u00e8 stato in grado di girare spinto dall\u2019illusione dei suoi trent\u2019anni che gli ha fatto credere di essere ci\u00f2 che non \u00e8, ovvero un regista? Talento leggero dal futuro sicuro\u2026ma dove? Semmai vuoto e pesante, ecco come mi sento ora.<\/p>\n<p>E un imbroglione, invece, \u00e8 ci\u00f2 che sono stato ieri sera.<\/p>\n<p>Esco dalla doccia avvolgendomi nel mio accappatoio bianco e morbido.\u00a0 Decido di andare a fare colazione e poi di svegliare Elena. Apro la porta del bagno il meno possibile per non fare entrare la luce, poi al buio recupero i miei vestiti sparsi in giro per la stanza. Elena si \u00e8 girata sulla schiena, continua a dire <em>Ti ho detto basta!<\/em> come lo si direbbe a un bambino, finta arrabbiata, la faccia seria con gli occhi chiusi che mi fa ridere.<\/p>\n<p>Torno in bagno dopo aver recuperato una calza persa per strada, indosso dei boxer puliti e mi tolgo l\u2019accappatoio, rimanendo a torso nudo davanti allo specchio ancora appannato dal vapore della doccia. Prendo un asciugamano e pulisco un po\u2019 il vetro, dopo essermi spazzolato i capelli che rimangono spettinati e lucidi. Mi lavo i denti, a lungo, massaggiando le gengive come mi ha detto di fare il dentista. Quindi mi metto un po\u2019 della crema di Elena sul viso, le rughe che mi sembrano essere gi\u00e0 molto pi\u00f9 piccole. Mi vesto velocemente, un po\u2019 per il freddo e un po\u2019 per la voglia di caff\u00e8 che inizia a farsi sentire. Mi do un\u2019ultima asciugata ai capelli, quindi esco di casa facendo finta di essere un ladro che non deve fare rumori.<\/p>\n<p>Una volta in strada, il freddo di fine gennaio m\u2019irrigidisce il corpo, il caldo della doccia che diventa umidit\u00e0 sotto i vestiti. Mentre cammino verso il bar pi\u00f9 vicino a casa, vedo venirmi incontro una coppia di ragazze con un piccolo cane nero a guinzaglio. Quando sono a pochi metri da me, mi accorgo che una delle due \u00e8 giapponese. Inizio a immaginarmi una storia tra di loro, tipo un rapporto lesbo a distanza tra Milano e Tokyo con il cane \u2013 simbolo del loro amore \u2013 che sta tre mesi con una e tre mesi con l\u2019altra, fino a quando non si rincoglionisce per i continui cambi di fuso orario e si ammala gravemente fino a morire, provocando la rottura tra le due che si rinfacciano la colpa.<\/p>\n<p>Mi preoccupo che mi vengano idee del genere dieci passi dopo, mentre aspetto di attraversare la strada, e quando il semaforo diventa verde mi chiedo ancora una volta come ha fatto a venirmi <em>Olmo<\/em>. Mistero.<\/p>\n<p>Mi guardo intorno per cercare qualsiasi tipo di spunto, ma il Giambellino il sabato mattina offre solo macchine parcheggiate e qualche extracomunitario seduto sulle panchine dei giardini.<\/p>\n<p>Solo il bar \u00e8 pieno, il bancone impossibile da raggiungere. Decido di fare prima lo scontrino, sperando che nel frattempo qualcuno se ne vada, quando sento la signora in fila davanti a me chiedere al barista un biglietto per Bari di seconda classe. \u00c8 grassa e anziana, con un cappotto blu vecchio e liso, una borsa marrone in mano. Io non l\u2019ho mai vista prima, per\u00f2 si vede che qui dentro \u00e8 conosciuta, perch\u00e9 il ragazzo le risponde <em>Altro che Bari, tu in ospedale devi andare!,<\/em> gli altri clienti che ridono mentre lei se ne va senza dire niente, seria, come se sapesse esattamente cosa deve fare.<\/p>\n<p>Nel giro di un secondo trasformo la signora anziana in una ricca donna del centro di Milano, che ha appena saputo da suo marito di avere perso tutto per via della crisi finanziaria. Sconvolta, incomincia a vagare per le strade, fino a quando entra in farmacia dove chiede un biglietto per Bari di seconda classe, che \u00e8 poi la prima scena del film, visto che scopriremo chi \u00e8 veramente questa donna solo attraverso numerosi flashback. Gi\u00e0 ma chi \u00e8?<\/p>\n<p>Mi basta il tempo di bere un caff\u00e8 e di farmi dare due cornetti da portare via, per eliminare la dolce e spaesata signora dalla mia mente.<\/p>\n<p>Di nuovo in strada, mentre cammino guardandomi i piedi, valuto la possibilit\u00e0 di passare alla pubblicit\u00e0 o a qualche serie televisiva di pessimo livello sfruttando le conoscenze di ieri sera, in quella che sono sicuro essere stato il punto di arrivo della mia carriera cinematografica.<\/p>\n<p>Ora devo solo dirlo a Elena e poi scomparire dalla scena, sperando che non mi lasci per il protagonista di <em>Olmo<\/em>. Lui s\u00ec, che ha talento, non come me. Per\u00f2 ieri sera lui provava a farla ridere e lei intanto cercava me con gli occhi.<\/p>\n<p><em>Per\u00f2 ieri sera eri il regista, non come oggi<\/em>, mi dice la parte saggia di me, mentre entro in casa, la voce di Elena che mi chiama da dietro la porta della camera. Le dico un <em>Arrivo<\/em> a bassa voce, poi mi tolgo il giaccone e metto i due cornetti su un piatto.<\/p>\n<p>Quando apro la porta, la trovo seduta sul letto, la faccia di chi si \u00e8 appena svegliata. Appena mi vede, per\u00f2, mi sorride felice, di una felicit\u00e0 cos\u00ec sincera da rendere invisibile tutto ci\u00f2 che le sta intorno. Allunga le braccia verso di me per farsi abbracciare, come una bambina, e mentre la bacio sulle labbra mi chiedo come fa ad avere questo sapore in bocca anche il mattino appena sveglia. Poi mi stacco e la osservo \u2013 i capelli castano chiaro, sottili, gli occhi azzurro ghiaccio, le labbra piccole e carnose, il seno\u2026ah, il suo seno\u2026 \u2013, e anche se siamo insieme da due anni, la sua bellezza per un attimo mi mette un po\u2019 di soggezione, come se fosse qualcosa che va oltre lei e me.<\/p>\n<p>Senza dire niente, prende il cornetto al cioccolato e incomincia a mangiarselo, le briciole di pasta sfoglia che cadono sul letto e sulla camicia da notte, gli occhi che mi osservano mentre la guardo mangiare.<\/p>\n<p>&#8211; Che cos&#8217;hai? &#8211; mi chiede poco dopo. Ma non \u00e8 un <em>Che cos\u2019hai<\/em> scocciato, un <em>Che cos\u2019hai<\/em> tipo perch\u00e9 devi rompere? \u00c8 un <em>Che cos\u2019hai<\/em> sincero, preoccupato.<\/p>\n<p>Io non so come fa. Giuro che non lo so. Per\u00f2 ce la fa, a capirmi.<\/p>\n<p>Le rispondo a bassa voce, quasi vergognandomi, che non ho pi\u00f9 niente da dire, che tutto ci\u00f2 che avevo l\u2019ho messo in <em>Olmo<\/em>. E adesso che l\u2019ho finito, mi sento vuoto perch\u00e9 non so cosa fare.<\/p>\n<p>Elena mi guarda in silenzio, non so se riflettendo sulle mie parole oppure giudicandomi.<\/p>\n<p>Poi, di colpo, si alza in piedi sul letto, e urla <em>Salta!<\/em>, mentre incomincia a saltare sempre pi\u00f9 in alto, l\u2019altro cornetto che rimbalza tra le lenzuola e i cuscini, lei che a ogni salto ride sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Elena continua a gridare <em>Salta! Salta!<\/em>, ogni balzo una risata, ed \u00e8 quando riesco a guardarla non pi\u00f9 come Elena, ma come una ragazza che salta sul letto, felice, che allora la ascolto, la sento, proprio come sento questa scarica dentro di me che in un attimo mi rid\u00e0 forza, e vita, come se avesse di nuovo liberato me stesso, ma il me stesso che sono veramente, e che non ho paura di provare a essere, senza fermarmi sul perch\u00e9 o preoccuparmi del quando e del come.<\/p>\n<p>E, mentre incomincio a saltare anch\u2019io, tutto mi sembra di nuovo semplice e possibile, come ricominciare a cercare ci\u00f2 che non ho ancora trovato.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6278\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6278\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In mezzo al mare, guido la mia macchina. Il cielo azzurro d\u2019estate, la brezza leggera che mi rinfresca il viso, i Sublime ad alto volume nelle orecchie. Poi, un semaforo rosso in lontananza. Non c\u2019\u00e8 nient\u2019altro, solo questo palo giallo tra le onde con la sua luce rossa in testa. 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