{"id":6221,"date":"2011-05-16T19:11:13","date_gmt":"2011-05-16T18:11:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6221"},"modified":"2011-05-16T19:11:13","modified_gmt":"2011-05-16T18:11:13","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-giorni-senza-data-di-barbara-marchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6221","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Giorni senza data&#8221; di Barbara Marchi"},"content":{"rendered":"<p>Aprii la terza anta dell\u2019armadio (perch\u00e9 poi?) e vide che l\u00ec non aveva mai fatto il cambio di stagione, che senso aveva? In fila, i vestiti, quelli dell\u2019estate, mischiati ai cappotti e ad una vecchia pelliccia di martora. Il primo cassetto era stracolmo di biancheria intima. Nel secondo alloggiavano invece maglioni invernali e capi primaverili; eccolo, il golfino rigato color panna con i bottoni di madreperla che tanto amava, e nell\u2019ultimo cassetto giacevano indisturbati stralci di tempi diversi, trattenuti, si intestardiva a credere, dentro borse di varia fattura, la nera per andare a messa, quella blu che portava nelle sere di maggio. Mai state svuotate, mai pi\u00f9 usate, come poteva?<\/p>\n<p>Quando lei era entrata nel quindicesimo anno d\u2019et\u00e0, sua madre a quarant\u2019anni era stata sepolta nel cimitero del paese nat\u00eco. Entrambe giovani, inesperte, impreparate. Assieme avevano chiesto pi\u00f9 tempo, incitato i giorni a moltiplicarsi a dismisura, i mesi ad allungarsi senza posa, le notti a trafugare il sole per sempre. \u201cTi prego, non mi lasciare\u201d, la scongiurava lei alla fine, quando non c\u2019era pi\u00f9 nulla da fare, \u201cno, bambina mia, non ti lascer\u00f2 mai\u201d, e arriv\u00f2 la morte a rubare la vita e la vita si lasci\u00f2 spogliare di tutto, dopo innumerevoli secoli ci\u00f2 nonostante incapace di vincere.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9, perch\u00e9 mi hai abbandonato?\u201d Le aveva chiesto con rabbia. \u201cHo bisogno di te, ti prego torna\u201d, la implorava qualche volta ancora, oggi con addosso gli stessi anni, i suoi quarant\u2019anni rubati, annullati, oggi che lei era nel pieno della vita, una donna matura. Accarezz\u00f2 il maglione a righe; le donava con la gonna blu, quel maglione che portava con tanta grazia sua madre, il suo tutto. Era morta durante una sera di aprile, in campagna, all\u2019improvviso, sull\u2019asfalto prima di fare ritorno a casa. La vide da lontano e le corse incontro. \u201cMamma, mamma, che hai?!\u201d, Le s\u2019inginocchi\u00f2 di fronte per trattenerla a s\u00e9 sentendo che il corpo le cedeva come quello di un bambino nato prematuro. Ora la fine, immaginata soltanto, supposta pi\u00f9 volte, le stava davanti come un guardiano a esigere il conto. Un infarto, disse il medico.<\/p>\n<p>La sua carne che sapeva d\u2019arancio, il suo alito caldo, la voce morbida, il seno che aveva stretto fra le labbra turgido, succhiato, morso, finito per perdercisi, con la testa abbandonata fra le sue curve, tutto di lei scaraventato lontano, distrutto disperso disfatto, dissolto, consumato. Le piccole mani ancora inesperte che nulla sapevano del mondo, la pelle bianca, leggermente arrossata in alcune sue parti testimoniava un abbozzo di una vita futura, sospesa fra l\u2019essere e il non essere, incuneata nel corpo di sua madre, impaziente di penetrarla, d\u2019essere sua, parte di lei, dentro di lei, inseparabile. Sentii un lembo del suo vestito a fiori sfiorarle il braccio, la sua voce che la chiamava da lontano. Tuff\u00f2 il viso nella gonna di lana cercando invano il suo ventre, strinse a s\u00e9 la camicia di seta, ancora sapeva di lei. Donna bambina insieme. Madre e figlia allo stesso tempo. Loro due.<\/p>\n<p>Accanto alla gonna, inerte come un corpo morto, era appesa la mantella rossa, calda e morbida, lei la portava sempre nei giorni di ottobre fino all\u2019inizio dell\u2019inverno con un cappello un po\u2019 ricercato che aveva dimenticato sull\u2019autobus e mai pi\u00f9 ritrovato. Infil\u00f2 i guanti di pelle nera che trattenevano, come fossili preistorici, la sagoma delle sue dite, affusolate e nodose, ora intrecciate, confuse con le sue, piccole e magre. Si avvolse la mantella intorno al corpo con un unico gesto, semplice ed elegante, come faceva sua madre. Fu un abbraccio diverso da tutti gli altri, difficilmente ripetibile. La sera era bianca. Guard\u00f2 il suo respiro fuggirle dalle labbra e corsero sotto la neve.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6221\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6221\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aprii la terza anta dell\u2019armadio (perch\u00e9 poi?) e vide che l\u00ec non aveva mai fatto il cambio di stagione, che senso aveva? 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