{"id":6187,"date":"2011-05-10T19:16:54","date_gmt":"2011-05-10T18:16:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6187"},"modified":"2011-05-10T19:16:54","modified_gmt":"2011-05-10T18:16:54","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-biciclette-di-lucia-del-chiaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6187","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Biciclette&#8221; di Lucia Del Chiaro"},"content":{"rendered":"<p>La mia prima bici era blu, pericolosissima e dalle ruote piene.<\/p>\n<p>Aveva due rotini dalle parti, per farmi imparare senza cadere, ma i rotini sono infidi compagni di giochi: ti fanno credere di riuscirci, di essere in grado di andare, di sapere come si fa.<\/p>\n<p>Ma poi, appena te li levano sei una piuma in mezzo al vento, una barca nel mare tremendo e ostile dello sguardo altrui, delle nonne e dei nonni, dei genitori e, cosa ancora peggiore, degli altri bambini che aspettano ansiosi che ti unisca alle loro corse.<\/p>\n<p>Quando te li levano la bicicletta smette di andare dove vuoi tu, la bicicletta vuole solo una cosa: spingerti a terra, salirti sopra e grattarti ginocchia e gomiti senza alcuna piet\u00e0.<\/p>\n<p><em>\u201cVieni, proviamo ad andare un pochino in bici!\u201d<\/em><\/p>\n<p>E io andavo a nascondermi dentro l\u2019armadio di camera di mia madre.<\/p>\n<p>Andare in bicicletta era un volo nell\u2019ignoto, mi sentivo come l\u2019uomo cannone, sparato da una forza sconosciuta dove assolutamente non potevo prevedere.<\/p>\n<p><em>\u201cTi aiuto, guarda! Ti tengo io!\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cNon \u00e8 vero! Mi lasci! Aiuto!\u201d<\/em><\/p>\n<p>le mie grida si sentivano fino in fondo al paese, facendo sorridere i vicini e imbestialire mia madre.<\/p>\n<p><em>\u201cCome \u00e8 possibile che tutti i bambini vanno in bicicletta e tu no?\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cIo non VOGLIO!\u201d<\/em><\/p>\n<p>Imparai un giorno, da sola, pi\u00f9 per noia che per sfida, perch\u00e9 ero stufa di andare a piedi.<\/p>\n<p>La presi in mano, non c\u2019era nessuno in giro, pensai che se avessi fallito di nuovo avrei fatto finta di nulla e dimenticato l\u2019accaduto. Provai a pedalare. Funzionava, un metro dopo l\u2019altro non cadevo, andavo avanti, pedalavo e avanzavo. Mi pareva impossibile ma funzionava veramente.<\/p>\n<p>Con un po\u2019 di coraggio provai a curvare. Anche quel comando funzionava. Frenai e scesi. Corsi da mia madre a dirglielo. La bici era finalmente stata domata.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>La bici numero due era bianca, mi pareva enorme, altissima e sfolgorava come uno shuttle.<\/p>\n<p>Comparve nella mia vita durante una corsa nel giardino della zia Stefania, portata dalla nonna pi\u00f9 bella del mondo, col tramonto alle spalle che rendeva i suoi capelli luminosi. Fu appoggiata con cura sul marciapiede di cemento, e io ero pazza di gioia al pensiero che quella meraviglia fosse mia.<\/p>\n<p>Era di nuovo estate, era passato un anno da quando avevo imparato a vendicarmi della sadica bicicletta blu dalle ruote piene, non poteva farmi pi\u00f9 male. L\u2019avevo resa mia.<\/p>\n<p>Ma poi ero cresciuta e anche spostando il sellino le ginocchia mi si incastravano sempre nel manubrio, e cos\u00ec dovevano aver pensato che era tempo per una nuova bicicletta.<\/p>\n<p>La chiamai Furia, come il cavallo nero, poco importava che fosse una bici bianca, volevo un nome eroico per me, che avevo paura anche a passare da una pozzanghera.<\/p>\n<p>L\u2019estate, da bambini, non comincia col calendario, comincia nel momento preciso della prima crosta al ginocchio. Vale anche quella al gomito, ma quella al ginocchio \u00e8 meglio, la vedono tutti, ti chiedono che hai fatto e puoi riprodurti in narrazioni epiche di voli sul ghiaino.<\/p>\n<p>L\u2019estate cominciava e finiva in un soffio, alle prime pubblicit\u00e0 dei diari scolastici, alla prima pioggia al mare, quando al Giannotti montavano le giostre.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>La bicicletta numero tre era una graziella rossa. Con anche un cestino davanti. Con lei andai a vedere passare il giro d\u2019Italia durante un pomeriggio immediatamente prima dell\u2019esame di quinta elementare.<\/p>\n<p><em>\u201cTu cosa porti?\u201d<\/em> Mi chiese Federica, che nuotava con me ma era in un\u2019altra scuola.<\/p>\n<p><em>\u201cLa Basilicata, il Piemonte, l\u2019occhio umano, la Francia e Napoleone\u201d<\/em> risposi mescolando confini, date e notizie sul cristallino.<\/p>\n<p>Ero distratta, non pensavo alla scuola, volevo vedere Saronni in maglia rosa.<\/p>\n<p>Pass\u00f2 in uno sventol\u00eco di bandiere e berretti, fu troppo breve, ne fui delusa, riuscii a intravedere solo il colore del primo in classifica, ma non mi pareva che avesse valso la fatica del pezzo di strada fatto in bicicletta, soprattutto la fatica di tornare a casa, con quella maledetta salita che c\u2019era.<\/p>\n<p>Mio nonno cerc\u00f2 di consolarmi.<\/p>\n<p><em>\u201cVieni, ti porto a conoscere Gino Bartali\u201d<\/em><\/p>\n<p>Scoprii che avevano corso entrambi, dopo la guerra, a volte anche nella stessa gara. Ero molto fiera di mio nonno.<\/p>\n<p>Si salutarono con una stretta di mano.<\/p>\n<p>\u201c<em>io, comunque<\/em>, <em>bimba,<\/em> &#8211; disse il mio nonno allontanandosi- <em>son sempre stato di Coppi, non ti sbagliare!\u201d<\/em><\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>Alle medie mi portarono a scegliere finalmente una bici da grandi.<\/p>\n<p>La scelsi rosa scuro, molto bella, con le ruote sottili e tre marce. Mi sentivo adulta e un pochino lo ero.<\/p>\n<p>Alle medie la bicicletta era l\u2019unica cosa bella che avevo. Ero uno strano bruco, desideroso di imbozzolirsi e cambiare, lunga come una pertica in una classe di nanerottoli, grandi occhiali rotondi, qualche brufolo in qua e in l\u00e0, piedi chilometrici, e vestiti smessi dei cugini pi\u00f9 grandi che non aiutavano molto.<\/p>\n<p>Allora leggevo e tacevo, e con questi due verbi la mia vita era pi\u00f9 o meno descritta.<\/p>\n<p>Mi piaceva leggere e a dire il vero mi piaceva anche tacere. Mi aiutava a pensare che in fin dei conti ero l\u00ec solo per caso, che non sarebbe durato per sempre, che prima o poi sarei andata via dalla mia adolescenza come quando si aspetta un treno a un binario di paese, che sai che sar\u00e0 lunga, ma sai anche che non sar\u00e0 eterna.<\/p>\n<p>La bici delle medie dur\u00f2 a lungo, anche quando delle medie non avevo pi\u00f9 che un ricordo intenerito dal rassicurante passare del tempo.<\/p>\n<p>Me la rubarono una notte, sotto casa, mentre facevo l\u2019universit\u00e0. Non li ho mai perdonati.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo il furto i miei amici mi regalarono una bicicletta da citt\u00e0. Di quelle bordeaux, eleganti, da signora che con calma va a fare la spesa in bicicletta.<\/p>\n<p>Non ne scendevo mai, sfrecciavo per le vie di Lucca fischiettando qualsiasi cosa, ballonzolavo sul macigno delle strade, sul pav\u00e9 ostinato e sul comodo asfalto, ci prendevo l\u2019acqua alle fontane e ci facevo la spesa, ci correvo sulle mura e rallentavo nella calca del centro, l\u2019appoggiavo dove capitava, sicura della mia bicicletta e della mia vita.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>Poi un giorno mi ritrovai in un posto lontano, piovoso, umido, una bici nuova, grigia, quasi da corsa, sole io e lei in un mondo che nessuna delle due conosceva.<\/p>\n<p>Il Lussemburgo \u00e8 un po\u2019 come la legione straniera, come il Klondike o come l\u2019Australia, solo pi\u00f9 brutto.<\/p>\n<p>Ci si va per cambiare aria, per cambiare vita, anche se poi viene sempre voglia di tornare.<\/p>\n<p>Io ero l\u00ec da qualche mese, io e la mia bici-quasi-da-corsa.<\/p>\n<p>Era uscita la catena e io ero sul ciglio della strada, con le mani sporche di grasso nero, a cercare di rimetterla.<\/p>\n<p>La gente passava, mi guardava ma non mi vedeva. Non vedeva n\u00e9 me n\u00e9 lei, non sapeva, non capiva il bisogno di aiuto che avevamo entrambe, lei senza catena, io senza pi\u00f9 ali ai piedi.<\/p>\n<p>La rimisi, la catena, imparai quella volta e altre volte ancora, imparai a cavarmela, a svegliarmi ogni giorno col cielo grigio e a dormire ogni sera in una casa lontana e strana.<\/p>\n<p>La bici sonnecchiava tranquilla nel giardinetto interno, insieme alla salvia, i panni stesi e il rosmarino.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>Con la stessa bici ho vissuto in Germania, viaggiando lungo le rotaie del tram, trappole tremende per i cerchioni troppo sottili. In Germania tutti vanno in bici, solo che nessuno di loro lo sa veramente. La bici per i tedeschi non \u00e8 un piacere, \u00e8 un dovere. Si va in bici perch\u00e9 fa bene e perch\u00e9 si arriva prima che a piedi. Cos\u00ec si perdono il gusto del vento, il senso delle soste e la voglia di una foto.<\/p>\n<p>Sono troppo bravi e disciplinati per potersi divertire, i tedeschi.<\/p>\n<p>Forse per questo sono cos\u00ec bianchi.<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>E con la stessa bici ora sono di nuovo a Lucca, la uso poco, perch\u00e9 la mia vita \u00e8 molto cambiata.<\/p>\n<p>Adesso aspetto di comprare una minibicicletta per farla apparire all\u2019improvviso a un soldo di cacio spaventato dalle ruote.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6187\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6187\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mia prima bici era blu, pericolosissima e dalle ruote piene. 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