{"id":6169,"date":"2011-05-09T12:14:24","date_gmt":"2011-05-09T11:14:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6169"},"modified":"2011-05-09T12:14:24","modified_gmt":"2011-05-09T11:14:24","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-massi-di-mark-ford","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6169","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Massi&#8221; di Mark Ford"},"content":{"rendered":"<p>Non avresti mai creduto possibile che un paio di mani cos\u00ec potessero suonare. Una corporatura robusta giustificava un paio di grandi appendici innervate, sgraziate per come sembravano intagliate nel legno, martoriate dall&#8217;ansia di chi si mangia le unghie. Rami duri, <em>tegghi<\/em>&#8230;ma non troppo. Le nocche nodose rubavano lo sguardo a un dorso gentile, una pelle che si intuiva morbida, <em>confortevole<\/em>. Tuttavia a guardarle si sarebbe sorriso di scherno sentendosi dire che Massi suonava la chitarra. L&#8217;idea che un portuale, uno che con le membra fa tutto meno che ricamare scale, potesse far vibrare delle corde, sembrava un\u2019eresia. La nuova Strato di Massi non vibrava, infatti. Cantava proprio.<\/p>\n<p>La prima volta che lo conobbi fu l&#8217;ennesimo ubriaco perso che si infilava nel Mocambo. Non ho mai pi\u00f9 visto nessuno irrompere in una jam session con chitarra, whiskey ( bottiglia <em>intera<\/em> ) e amplificatore. E canottiera.<\/p>\n<p>Di Gennaio.<\/p>\n<p>Si comport\u00f2 da buzzurro alcolizzato fuori di testa e di controllo. A tanti fece un impressione orribile; io pensai &#8220;spero di non finire cos\u00ec&#8221;. In seguito capii <em>perch\u00e8<\/em> non ci sarei <em>mai<\/em> potuto finire.<\/p>\n<p>Aveva una chitarra blu cobalto, lavorata da un unico asse di legno, piena di adesivi e rattoppi, sgraffi e tagli, che in quel caso url\u00f2 rozzamente e mise a disagio e\/o in imbarazzo ogni buco di culo presente. Massimiliano \u00e8 sempre stato sincero solo tramite la sua musica, almeno per quanto ne sappia io. E la sua musica parlava di un disadattato che si sentiva un miserabile, quando era abbastanza in se da potersi <em>sentire<\/em> qualcosa. A dispetto di quella sera penosa i suoi amici che non vedeva da anni furono pazienti, comprensivi. Non viene buttato fuori dal Mocambo e Marco inizia a sgocciolare sul filo del sussurro la storia di questo suo bizzarro, caro amico, come se bastasse a giustificarlo. E bastava.<\/p>\n<p>Sentirsi messo all&#8217;angolo, all&#8217;indice anche, sentirsi fuori luogo e colpevole della sola colpa di esistere \u00e8 una sensazione che in molti Diovolendo non proveranno mai. Sminuzzarla nelle singole &#8220;negativit\u00e0&#8221; che la compongono e provarne almeno una \u00e8 una esperienza gi\u00e0 pi\u00f9 probabile. A chi piace? Come se ne esce?&#8230;con la &#8220;ratio&#8221;, pensando che quel momento &#8220;no&#8221; tale \u00e8: appunto, un momento. Domani, tra un minuto, finir\u00e0.<\/p>\n<p>Altrimenti basta, ancora pi\u00f9 banalmente soppesare cosa uno ha di &#8220;bello&#8221; ora, nello stesso momento in cui ci attanaglia quel qualcosa di &#8220;brutto&#8221;. O cosa abbiamo avuto di bello, o le magnifiche sorti e progressive che ci aspettano. E armarci di pazienza&#8230;forse anche rassegnazione. Sul lato &#8220;bianco&#8221; della bilancia Massi poteva mettere sua nonna. La madre di sua madre lo aveva cresciuto, gli aveva voluto bene. L&#8217;unica di cui poteva dirsene certo. Al secondo posto poteva mettere il fiore all&#8217;occhiello di un album coi suoi &#8220;Barrios&#8221;. Festeggiato prontamente con una puttana. Niente terzo gradino del podio.<\/p>\n<p>Massi stava male. Era appena tornato dal Messico dopo un soggiorno da incubo, carcere incluso. Lui diceva di aver gestito un villaggio vacanze con una tipa americana. E di aver intrattenuto i clienti dei loro bungalows esibendosi in amplessi con questa <em>lady<\/em>, previo pagamento. In un altra occasione avrebbe aggiunto alle amenit\u00e0 del suo periodo messicano una bella dipendenza da crack; confessione non richiesta, messa li per darsi un tono, alla maniera di un misero sbandato. Amici che lo avevano incocciato per caso laggi\u00f9 poi raccontano di cani da combattimento e di una cantina sudicia e promiscua in cui Massimiliano li e <em>si<\/em> doppava con steroidi e chiss\u00e0 cos&#8217;altro: uno schizzo al cane, uno al bastardo.<\/p>\n<p>In quei giorni partecipare ad una jam era un terno al Lotto: capiter\u00e0 Massi o no? Dalla risposta dipendeva se avresti fatto una figura di merda mista ad altre miserevoli scene o meno. A quella del Corvette si era infilato dritto sotto i riflettori bandana calata quasi sugli occhi, la mannaia blu in mano in cerca di un ampli. Vedere Me e Claudio sul palco per fare i nostri miseri due pezzi bastava come autorizzazione, ne noi ci aspettavamo che ci chiedesse nessuna forma di permesso. E per fortuna aveva suonato decentemente. Un altra volta Marco, lo zigomo gonfio, raccontava di come Massi si era presentato alla Banjia completamente ubriaco, vomitandosi addosso, e lo aveva colpito. Nelle sue parole nessuna rabbia, ma delusione. Nemmeno pi\u00f9 la scusa del palco aveva per stravolgersi, alcool o droghe che fossero. Forse non l&#8217;aveva mai avuta. Poco dopo era ripartito, con grande sollievo di molti, questa volta per l&#8217;Inghilterra, con una sua ex, che tanto ex poi non doveva essere. Prima per\u00f2 aveva tenuto una serata al Black Russian. Non male. Era tranquillo quel pomeriggio, almeno tranquillo <em>quanto basta<\/em>. Se c&#8217;\u00e8 qualcosa che non mente nel radiografare uno spirito questa \u00e8 la musica che produce.<\/p>\n<p>Da quella sera lo vidi in un\u2019altra luce. La <em>sua<\/em> musica mi aveva instillato il dubbio. Ero sicuro che fosse un tossico e basta?<\/p>\n<p>Marco pass\u00f2 a me e a Claudio l&#8217;album, il famigerato album dei Barrios.<\/p>\n<p>Bello. Mi piacque. Magari non con tutti i suoni a posto ( seppi poi che di questo Massimiliano se ne lamentava ) ma&#8230; musica <em>piena<\/em>, <em>ricca<\/em>.<\/p>\n<p>l&#8217;idillio inglese fin\u00ec, ed il nostro torn\u00f2 tra noi. Lo rividi ad una serata dei Vortex Class di Marco al Flannery&#8217;s. &#8220;Ma davvero Claudio?!?&#8221; &#8220;si Andrea&#8230;&#8221; &#8220;No dai&#8230;davvero durante il sound check \u00e8 arrivato e si \u00e8 calato i pantaloni??&#8221;. Il tempo di adocchiare un\u2019amica della Marianna e <strong>Tac!<\/strong> Le cronache dicono che fosse venuta per &#8220;valutare&#8221; Arturo, il bassista. Massimiliano era cos\u00ec, la sua immagine di duro-finto\/duro-piacente\/musicista-con-problemi attirava le donne come il miele gli orsi. Orsi Femmina. Purtroppo quelle che vidi personalmente buttarsi su Massi erano della categoria &#8220;disperate&#8221;. O pazze, o troie, o&#8230;o&#8230;o. O forse sbaglio nel trarre giudizi da pochi sguardi e ancor meno parole. Per quanto possa saperne io che con lui ho avuto un rapporto breve e del tutto musicale (anche per codardia o ipocrisia, lo ammetto), da ogni storia che finiva ne usciva peggio, pi\u00f9 esaurito e <em>rotto<\/em> di prima. E cos\u00ec via, senza posa, in un circolo disgraziato. Gi\u00e0. Per Massi le donne sembravano essere una disgrazia, soprattutto foriere di essa, a partire dalla prima. La madre di Massimiliano era tossicodipendente. Non lo aveva praticamente mai cagato, forse neppure ne era in grado. Battona, tossica e, credo, spacciatrice. E il padre? Boh?!<\/p>\n<p>Lui racconta che sua nonna, ovvero la madre di lei, la<em> vera<\/em> mamma per Massi, li aveva beccati a scopare insieme. Madre e figlio. Lo aveva raccontato di sfuggita, quasi facendo finta di nulla, dopo una performance <em>delle sue<\/em> alla jam del Birdline. A guisa di finale di un lunghissimo blues &#8220;parlato&#8221; da incubo, io all&#8217;armonica che facevo finta di non esistere, concluse annunciando -&#8220;Mi ma&#8217; \u00e8 morta. Finalmente&#8221;-. <em>Finalmente<\/em> . Quel giorno? Prima ancora? Chi lo sa per certo. Misi da parte lo sbigottimento in me per scusarmi con praticamente tutti i presenti che mi offrivano almeno uno sguardo, appena sceso da quel palco. Erano, <em>eravamo<\/em> tutti in un disagio <strong>folle<\/strong>. Al batterista della house band, &#8220;Cappello&#8221;, era successa da poco la stessa cosa. Aveva gli occhi lucidi, attonito. Inutile tentare di spiegargli alcunch\u00e8. Guidai al ritorno con l&#8217;ennesima sbandata che gli teneva il cazzo in mano sui sedili posteriori.<\/p>\n<p>Altre volte &#8211; se prima o dopo l&#8217;episodio del Birdline non lo ricordo pi\u00f9, e forse nemmeno importa &#8211; il Nostro veniva al Calabro per sentire me Marco e Claudio e poi jammare. Apprezzava il mio modo di soffiare in quelle armoniche del cavolo ed io mi chiedevo quanto dell&#8217;alcool c&#8217;era in quei complimenti. Mi aveva coinvolto in una registrazione. Un demo per un talent scout, tutto pagato. Al telefono mille parole per mettermi a mio agio e caricarmi.<\/p>\n<p>Entro in sala da Pietro<\/p>\n<p>-&#8220;salve&#8221;: Anacleto Orlandi.<\/p>\n<p>Se gi\u00e0 avevo timori per il materiale di Massi -non facile per un armonicista, specialmente un &#8220;rookie&#8221;: strutture libere, progressioni non standard, cambi delle armonie secondo il vezzo e l&#8217;umore, improvvisazione continua-, ora avevo proprio il culo a spillo. Era la prima volta che suonavo con un professionista. Com&#8217;\u00e8 che Anacleto, un professionista \u00a0appunto, veniva a registrare senza tanti problemi, un demaccio, anzi, la sinopia di un demo?? Mi si aprirono definitivamente gli occhi. Anacleto, un musicista <em>vero<\/em>, aveva <em>rispetto<\/em> della musica di Massimiliano, era li perch\u00e8 in essa <em>ci credeva<\/em>. Iniziai a crederci anche io. Per me il rispetto verso la musica di qualcuno diventa rispetto automatico anche per la persona stessa: il talento \u00e8 dimostrazione di valore indiscutibile, assoluta, una stella polare verso la quale ho sempre provato un irresistibile attrazione. Che l\u2019individuo in questione sia o no <em>probo<\/em> non mi interessa; la vita \u00e8 troppo breve per non provare l\u2019ebrezza di <em>volare<\/em>, e chi ha un talento possiede ali e motore.<\/p>\n<p>Almeno finch\u00e8 i casini privati non invadono tutto e ti mandano in malora. Se Muddy ha 13 figli una moglie e 4 amanti giudicher\u00e0 il Signore; a me basta che continui a suonare. Finch\u00e8 i bit in decompressione sussurrano alle cuffie &#8220;she&#8217;s 19th years old, she got <strong>WAyyyss<\/strong> just like a baby chiiiild&#8221; io mi bagno, quindi va tutto bene.<\/p>\n<p>Ascoltai meglio l&#8217;album dei Barrios. &#8220;sei fatto, sei fatto! cotto, da mette&#8217; a letto!&#8221; &#8220;suor Germanaa -\u00e8 un falso un falso!-suor Germanaa -\u00e8 un falsoooo!&#8221;. Troppo forte. Una delle poche volte in Italia in cui le idee in un album sono migliori della loro realizzazione. Sembra una riflessione banale e sottilmente offensiva: probabilmente lo \u00e8, non posso nascondere la mia gobba astiosa dietro una foglia di prosa, ma, MA chi \u00e8 abituato ad essere intronato nelle palestre, nei supermercati, nei bar, nei pubs pi\u00f9 variegati, tra poco anche in fila alle poste dalla musica dei mirabili artisti italiani contemporanei, sa di che parlo.<\/p>\n<p>Un temerario barista che si azzardi a mettere &#8220;minuetto&#8221;, Mia Martini, persino Vianello e la sua &#8220;Abbronzatissima&#8221; storpiata con ingegno da quelli della Vodafone, da l&#8217;effetto di una tragica ventata d&#8217;aria fresca, rispetto alla merda che gira ormai da anni per radio.<\/p>\n<p>Provate a sollevare un bilancere con Ligabue (ma Madonna ed i suoi epigoni d&#8217;oltreconfine sortiscono quasi lo stesso effetto): 20kg x parte+400 kg di coglioni. Elevati alla <em>n<\/em>.<\/p>\n<p>In quell&#8217;album c&#8217;erano, e continueranno ad esserci, tormentoni gi\u00e0 pronti per l&#8217;etere, efficaci e divertenti. Dietro quei versi che farebbero la felicit\u00e0 di un DJ controcorrente, c&#8217;era anche un inestinguibile orrore. La pena di vivere una vita agra fatta di calci in culo e lavoro duro, deformante nello spirito e nel fisico, che ti consuma&#8230;e nemmeno <em>a poco a poco<\/em>. Il Giorno in cantiere a sfinire il corpo e prostrare l&#8217;anima, la sera a stordirsi. Alcool alcool alcool in tutte le salse e gradazioni, senza senso e senza esclusione di combinazioni: come viene viene, basta che viene. Poi altro; cocaina, eroina, crack, Roipnol e chi pi\u00f9 ne ha faccia un prezzo.<\/p>\n<p>Col tempo si fa il callo a vedere tutti quei ragazzi che di tanto in tanto vengono gi\u00f9 come con la piena per le strade a vendere sciocchezze autoprodotte nei centri di recupero. Ti fermano con un misto di aggressivit\u00e0 e miseria: &#8220;che cazzo ci faccio qui? Sono sprecato qui costretto a&#8230;&#8221; gli si pu\u00f2 leggere in fronte; un &#8220;NO&#8221; maiuscolo e ti becchi pure gli insulti. Vogliono rispetto: e se lo meriterebbero, se solo la disperazione in quella pretesa non mettesse a disagio come chi dimostra di non aver ancora capito bene perch\u00e8 \u00e8 finito con delle sfera da quattro soldi in mezzo ad una strada. O forse lo sa meglio di chiunque altro, e perci\u00f2 gli girano. Sotto casa mia uno di questi ragazzi mi ferm\u00f2 con un banale pretesto. Lo guardai negli occhi di sottecchio (non riesco quasi mai guardare negli occhi in queste occasioni) -l&#8217;umilt\u00e0 come la luna sul mare nero di notte.<\/p>\n<p>Ridevano i suoi, lui pure; era allegro, felice di tornare a casa. Mi ritrovai con una penna (esaurita) in mano e 5mila lire in meno. La piet\u00e0 \u00e8 un panno caldo capace di far danni proprio dove fa male, proprio dove non serve. Dignit\u00e0, rispetto&#8230;solidarit\u00e0, compassione, amore, amicizia, comprensione&#8230;<\/p>\n<p>Con Massi era tutto molto pi\u00f9 semplice: la piet\u00e0 non arrivava nemmeno alla soglia. Non c&#8217;era bisogno che ti facesse fare una figura di merda o altro; anche a mente fredda la rabbia si affacciava pensando a come si buttava via: se stesso ed il suo talento.<\/p>\n<p>L&#8217;amaro procurato dalla consapevolezza, nel vederlo la mattina al lavoro dopo una notte brava, lucido e presente, che lui non voleva essere recuperato, o meglio, non ne aveva <em>bisogno<\/em>, era simile ad un sottile dolore intercostale. La sua tempra gli consentiva, almeno fino agli ultimi tempi, di trovare facilmente un lavoro e mantenerlo. Massimiliano voleva solo che lo si lasciasse finire la sua caduta libera. Ed anzi, chiudeva pure le braccia, per acquisire ulteriore velocit\u00e0. Nel rivederlo sereno poco tempo dopo, dunque, mi stupii.<\/p>\n<p>Col Blues si stava &#8220;riabilitando&#8221;. Il Blues lo stava guarendo -cos\u00ec mi pareva, almeno. Mi racconta che non lo aveva capito, il Blues, finch\u00e8 in cella alcuni messicani non lo avevano introdotto al mondo di 1a-4a\\1a-5a, quello di Howlin&#8217; Wolf. Il Blues, la musica del diavolo, lo stava curando. Questo \u00e8 quello che pensavo. Era riapparso con una gran voglia di registrare le sue cose, una stratocaster nuova, la chiarezza nelle idee sui suoni di chi vedeva con una nuova lucidit\u00e0. Credevo che il Blues gli stesse iniettando nuova linfa. Camminare sul sentiero fangoso dove un giorno Robert Johnson si inginocchi\u00f2 sfinito pregando il Signore, le terga al Diavolo e gli occhi a Dio, lo avrebbe rigenerato, mi dicevo. Non era vero. A posteriori seppi di nuove bravate nel pisano in una jam di amici, Marco che tornava a confessare fresche confidenze di Massi sul &#8220;menage&#8221; con Lucia, la sua ultima ragazza, il suo ultimo rottame. Ormai aveva mollato. Posto che avesse mai messo l&#8217;ancora da qualche parte. Il mare di chi ha subito una ferita nell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;innocenza \u00e8 peggiore di uno Stige in fiamme. E&#8217; una ferita che non si riemargina mai, ed il dolore sanguina senza posa, quando pi\u00f9 quando meno, per tutta la vita. Il dubbio di essere sempre e soltanto usato, come una luna molesta foriera di maree violente, porta con se il timore di un\u2019altro abbandono. Cos\u00ec finisci per non fidarti e non legarti pi\u00f9 a nessuno, finisci ad aspettarti immancabilmente il peggio&#8230;ed anzi a <em>provocarlo<\/em>, se il tuo modo di esistere da se non bastasse, tanto per potersi dire &#8220;&#8230;ecco, hai visto che avevo ragione io?!? Che ti dicevo??&#8221;.<\/p>\n<p>Il Se odierno, l&#8217;adulto quarantenne, ed il Se andato, il fantasma di un bambino dall\u2019infanzia disgraziata; un bambino abbandonato. Il bicchiere d&#8217;acqua in cui tutti vedevano affondare Massimiliano era sempre in tempesta. Era li, un misero bicchierino da liquore, a un passo. Ma quel passo Massi lo riservava solo a chi aveva il dono di rafforzare la sua tempesta personale, sommando inferno ad inferno.<\/p>\n<p>Lucia era una perfetta &#8220;Bonnie&#8221;. Libera quanto basta per avere un lavoro e mantenersi, matura tanto da non perderlo e anzi per sceglierne uno impegnativo come responsabile di un agenzia immobiliare, con le palle tanto da poter crescere un figlio. E vivere una seconda vita da tossicomane. I due a confidenza di Massi avevano i loro spacciatori sia a Firenze che a Viareggio: contatti fissi, droga certa, felicit\u00e0 assicurata. Ormeggi rotti ed acqua nella stiva.<\/p>\n<p>Quel venerd\u00ec era stata bella musica in riva al Massaciuccoli. Un\u2019altra idea di demo da registrare. Ottime prove, Massi attentissimo ai suoni, Roberto alla batteria eccellente, Enrico tondo tondo al basso, io ai graffi. E il Nostro sopra tutti , come un tuono. Un tuono <em>voluto<\/em> per\u00f2, non disperato e impaurito -una folgore metallica omogenea, congruente, <em>cercata<\/em>. Mi divertii molto, come da tempo non mi succedeva. Ci saremmo rivisti al solito posto, in una sera infrasettimanale: ancora pi\u00f9 divertente. Quando lanci un funk semplice, libera improvvisazione, e vai avanti 15 minuti senza stancarti, la batteria a comandare frasi e dinamiche beh&#8230; Hai trovato la &#8220;combo&#8221; giusta. Era l&#8217;ultima volta che vedevo Massimiliano. Mi colp\u00ec il suo volto mentre suonava. Sorrideva sornione come chi \u00e8 sull&#8217;onda che porta fino a Saturno in prima classe: gli occhi socchiusi i muscoli del volto rilassati e un accenno di soddisfazione sulla bocca. <em>Sorrideva!<\/em> Non l&#8217;avevo mai visto sulla cresta della sua musica: sempre a remare sui frangenti o a finirci sotto. Questa volta era sopra invece, pieno controllo&#8230;.ed anche eleganza: l&#8217;eleganza melmosa del blues, un vestito su misura ma non dal sarto pi\u00f9 <em>in<\/em>, un auto usata ma di valore, la madia della nonna stile arte povera, mogano o abete, di 100 anni fa, passata di casa in casa attraverso le generazioni ed il tempo, il copriripiano di tela gommata. Ed il centrino. Suonare per se stessi, i piedi piantati a terra che ne raccolgono la forza e nessun fantasma interiore da far sfogare. Finalmente godersi un groove, nient&#8217;altro.<\/p>\n<p>Pare che Lucia lo abbia sentito rantolare nel buio del letto in pieno infarto. Chiss\u00e0 che sguardo ha fatto. Forse stupito. Chiss\u00e0 se stava capendo che era la fine. L&#8217;espressione preparatagli per la camera mortuaria da mani sapienti suggerisce una quieta approvazione. Per le dinamiche del <em>rigor mortis<\/em> la bocca del cadavere a volte tende a stare socchiusa. Per ovviare a ci\u00f2 ed evitare l&#8217;imbarazzo di un volto scomposto, il necroforo usa un collante che mette sulle labbra. Massimiliano non pareva averlo. <em>Dio, la stessa espressione di quell&#8217;ultima sera<\/em>. No, guarda meglio Andrea: zampe di gallina alle palpebre; quell&#8217;ombra di contrazione muscolare disegnata nelle pieghe minuscole della pelle, freddata per sempre nell&#8217;ultimo respiro, trattiene ancora la lotta contro il dolore, quella di chi vuole sopravvivere.<\/p>\n<p><em>Bottom line<\/em>. In camera ardente andava tutto il materiale registrato da Massimiliano, demo compresi. Ho potuto ascoltare il penultimo. Le solite cose, ma con suoni e strumenti in un amalgama eccezionale. Fango della Luisiana e Rena della Darsena. L&#8217;ultima onda era la migliore.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6169\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6169\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>un essere umano, un esperienza musicale, una caduta senza appello<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6169\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6169\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1626,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[32,30,31],"class_list":["post-6169","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011","tag-bluesandmore","tag-massi","tag-musica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6169"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1626"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6169"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6169\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6177,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6169\/revisions\/6177"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6169"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6169"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6169"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}