{"id":61091,"date":"2026-11-02T19:25:32","date_gmt":"2026-11-02T18:25:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=61091"},"modified":"2026-11-02T19:25:33","modified_gmt":"2026-11-02T18:25:33","slug":"premio-racconti-nella-rete-2027-unamicizia-di-elena-marchetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=61091","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2027 &#8220;Un&#8217;amicizia&#8221; di Elena Marchetti"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cCome sempre, lei era tornata. Lo faceva tutti gli anni, quando ormai era finita la<br>stagione capricciosa delle piogge e il calore del sole rimaneva impregnato pi\u00f9 a lungo<br>sui muri. Stavolta era sola: significava che il resto della famiglia l\u2019avrebbe raggiunta pi\u00f9<br>avanti. Sapevo, per\u00f2, che quello era il suo modo preferito di arrivare: scendeva dalla<br>macchina senza fretta, scaricava una o due borse, lasciandosi il resto a dopo, e veniva a<br>sedersi all\u2019angolo ombroso del muretto, accanto a me. Non era una che parlava granch\u00e9,<br>ma il suo saluto mi arrivava sempre limpido, ed era un misto di riconoscenza, sollievo e<br>complicit\u00e0. Rimanevamo cos\u00ec, in silenzio: era un tempo immobile, e lei, una volta<br>all\u2019anno, vi si rifugiava, liberandosi di tutto ci\u00f2 che non potevo chiederle, tutto ci\u00f2 che<br>forse non avrebbe mai raccontato \u2013 la vita che scorreva in mezzo ai nostri incontri.<br>Protetta dal rosa ruvido delle mie mura alle sue spalle, avvolta dalle infinite sfumature di<br>verde degli aceri, delle querce e delle montagne boscose in lontananza, mi faceva sentire<br>orgogliosamente casa sua.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Una casa \u2013 o pi\u00f9 case? \u2013 doveva sicuramente averle anche altrove. Mi portava i cimeli di<br>quelle abitazioni, li posizionava sulle mensole in camera sua, dentro ai cassetti della<br>lunga scrivania bianca dello studio, nell\u2019armadio a muro o in quello chiaro, di legno di<br>noce, che molti anni prima era appartenuto alla madre. Vestiti, certo, ma anche libri e<br>quaderni, che le vedevo sfogliare, leggere e rileggere, scarabocchiare di una scrittura<br>fitta e fantasiosa. A ogni suo arrivo, potevi star certo che prima o poi avrebbe ripescato i<br>quaderni dell\u2019anno precedente da qualche ripiano nascosto, avrebbe chiuso la porta della<br>sua stanza e si sarebbe accoccolata a riscoprire ci\u00f2 che vi aveva scritto tanto tempo<br>addietro, dalla prima all\u2019ultima pagina.<br>In questi momenti, custodivo il silenzio misterioso nel quale si serrava facendo scudo<br>con le mie spesse mura ai rumori del mondo. Gli unici che autorizzavo erano i cinguettii<br>dei passeri, che dai nidi sotto le tegole facevano trillare le loro instancabili voci. Oppure,<br>se capitava di sera, lasciavo entrare il canto dolce dei grilli notturni, e tenevo la finestra<br>ben aperta sul cielo scuro e profondo, punteggiato di stelle \u2013 sicura che cos\u00ec tante non ne<br>vedeva da nessun\u2019altra delle sue case. E sotto quelle luci vertiginosamente alte, le<br>mostravo gli altri bagliori della notte: quelli dei paesi di montagna che si accendevano<br>poco alla volta, fluttuando nel buio all\u2019interno della cornice viola dei monti.<br>A me, immutabile edificio di mattoni, sembrava di vederla dialogare con un\u2019altra<br>versione di s\u00e9 stessa, alla ricerca di chiss\u00e0 quali risposte: stava crescendo secondo i suoi<br>desideri? E quanto si era allontanata dalle vecchie paure?<br>Era come se avesse scelto me, la sua casa delle vacanze, per fermarsi a osservare la sua<br>vita e, anno dopo anno, mettere un punto e a capo alla storia che la vedeva protagonista.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Fuori dalla sua stanza, la vita scorreva fragorosa e allegra. Fin da quando era bambina, la<br>stagione estiva riempiva la casa di voci: quelle dei genitori e dei fratelli, certo, ma anche<br>degli amici del posto. Poco dopo colazione (quelle lunghe, zuccherose colazioni sulla<br>terrazza), iniziavano a scendere dal paese i compagni di gioco, dai nomi rigorosamente<br>preceduti dall\u2019articolo: la Valentina, la Sara, il Gianluca. Lo spazio era grande e verde, la<br>mamma e il babbo indulgenti (e a volte complici) spettatori delle rivoluzioni che<br>avevano luogo in sala \u2013 che di volta in volta diventava campo di battaglia, o parco giochi, o strada<br>trafficata. Allo scoccare del mezzogiorno, annunciato dall\u2019inconfondibile suono delle<br>campane a festa, la ciurma bambinesca si ritirava di nuovo in paese, con la promessa di<br>reincontrarsi nel pomeriggio.<br>Col passare del tempo, i giochi erano cambiati; gli amici si trovavano sempre pi\u00f9 spesso<br>fuori casa, le loro macchine passavano a prendere la ragazza e i fratelli, per riportarli poi<br>la sera tardi salutando ad alta voce dai finestrini abbassati. Le loro risate e i loro<br>racconti, la ragazza li ascoltava curiosa e silenziosa, ma vedevo nei suoi occhi come un<br>dispiacere segreto di non riuscire a prendervi parte fino in fondo.<br>Anche questo, del resto, faceva parte della vita insieme a me: una vita che iniziava e<br>finiva tutti gli anni, come l\u2019estate.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Ad un certo punto, i genitori e i fratelli avevano smesso di venire regolarmente. Lei,<br>invece, era rimasta fedele al suo appuntamento annuale con me. Una volta aveva portato<br>un ragazzo \u2013 lui era rimasto, e pi\u00f9 avanti avevano portato i loro figli. Mi divertivo a<br>osservarli correre scalzi sull\u2019erba, raccogliere pere e ciliegie dagli alberi, stendersi sulle<br>coperte ad aspettare le stelle cadenti.<br>Quell\u2019anno, per\u00f2, era stato un anno strano: lei era tornata, \u00e8 vero, ma con meno borse del<br>solito, e la famiglia tardava a raggiungerla. Invece che riempire gli armadi e le mensole,<br>si era messa a inscatolare quello che gi\u00e0 c\u2019era. Si fermava a met\u00e0 lavoro, si guardava<br>intorno, guardava me \u2013 forse a contemplare i momenti del passato che conservavo<br>ancora in ogni angolo, dietro ogni oggetto. Passava minuti interi affacciata alla finestra<br>della sua stanza, inspirava a fondo, come a riempirsi di quell\u2019aria e quella vista che solo<br>io potevo offrirle.<br>Rimanevo ad osservarla, in attesa di capire cosa sarebbe successo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p>La lettura era finita. Con gesti lenti, il marito della ragazza riordin\u00f2 i fogli che lei gli<br>aveva consegnato e li pos\u00f2 sulle ginocchia. Lei era ancora seduta sul muretto,<br>appoggiata al rosa ruvido della parete, e aveva seguito il tutto dondolando il piede<br>nervosamente, gli occhi fissi sul volto di lui.<br>\u201cLo hai scritto tu?\u201d.<br>Lei annu\u00ec.<br>\u201cEd \u00e8 tutto?\u201d.<br>\u201cDirei di s\u00ec\u201d. Non pot\u00e9 fare a meno di stringersi nelle spalle, quasi a chiedergli scusa.<br>\u201cHo capito\u201d. Ci fu una lunga pausa, poi lui le prese la mano, stringendola tra le sue.<br>\u201cAllora \u00e8 deciso: la casa non \u00e8 pi\u00f9 in vendita\u201d<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_61091\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"61091\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCome sempre, lei era tornata. 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