{"id":60708,"date":"2026-06-02T21:50:52","date_gmt":"2026-06-02T20:50:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60708"},"modified":"2026-06-02T21:50:53","modified_gmt":"2026-06-02T20:50:53","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-basta-un-papavero-per-ricordare-di-elena-galanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60708","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Basta un papavero per ricordare&#8221; di Elena Galanti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\">Oramai l\u2019antico edificio \u00e8 abbandonato, lasciato a se stesso, lasciato crollare sotto il peso del tempo. Gli unici oggetti che rimangono, sospesi, aggrappati e custodi del passato sono i ricordi, le lettere, i documenti. Frammenti di vite ormai passate, destinate a rimanere tra i granelli di polvere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u201cIl paziente, presenta uno stato di confusione mentale, intrinseca idee deliranti, completo disorientamento e allucinazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Diagnosi: Nevrosi traumatica.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Sono solamente poche righe di un foglio oramai esausto, ingiallito dal tempo e pieno di polvere, che fanno subito intendere il dolore di una vita trascorsa in un luogo ben preciso. Un manicomio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">I manicomi, strutture isolate, dimenticate, luoghi dove la vita non si \u00e8 fermata, \u00e8 trascorsa normalmente, incurante delle anime l\u00ec rinchiuse che spesso portavano pesi pi\u00f9 grandi di loro, spesso schiacciati con una parola precisa. La vergogna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Il paziente citato nel foglio prende un nome finalmente, Vittorio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Vittorio, entra in manicomio l\u201911 Novembre 1917. Esattamente un anno dopo finisce&nbsp; la prima guerra mondiale e con essa si estingue anche il ricordo dei soldati persi, caduti in battaglia, ma anche di quelli privati del raziocinio. Uno di questi \u00e8 proprio lui, il nostro Vittorio. Ultimo di cinque figli, il pi\u00f9 giovane, il pi\u00f9 valoroso, scelse di combattere per la propria patria. E poi? una volta finita la guerra cosa rimase di lui? una medaglia, una uniforme, le armi, l\u2019onore. Cosa te ne fai di tutte queste cose se la mente continua a pensare, ripensare e sognare di tutte le atrocit\u00e0 che i tuoi occhi hanno visto. Occhi che fino a qualche anno prima erano pieni di vita, faticosa, passata nei campi a lavorare fino a sera ma che comunque era tranquilla e se non riuscivi ad apprezzarla nella quotidianit\u00e0, la guerra te la faceva rimpiangere. Probabilmente anche Vittorio si ritrov\u00f2 a rimpiangere la sua vecchia vita mentre si trovava&nbsp; in una trincea angusta, con la baionetta stretta tra le&nbsp; mani per difendere la propria vita, che poteva essere spazzata via da un momento ad un altro, come una folata di vento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">&nbsp;Quel vecchio edificio sopra citato, era la casa dove abitava Vittorio. Una vecchia casa contadina, dove il numero delle stanze \u00e8 indice di famiglie numerose. Dove l\u2019ampia cucina parla di sere condivise con piatti poveri ma il camino sempre acceso ad accogliere i pensieri e le fatiche della giornata. Le pareti ed il soffitto sono pieni di fuliggine, la stessa che in quella trincea ricopriva gli elmetti e le facce. Ora \u00e8 prossima al crollo, piena di ricordi che non fuggono da una porta o da un tetto rotto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Su un comodino c\u2019\u00e8 una foto in bianco e nero, un soldato in uniforme, con un sorriso soffocato dalla paura che cerca di mostrare il proprio orgoglio sotto una maschera da nascondere. E possiamo vederlo Vittorio prima di partire, l\u2019uniforme linda, il mantello verde per coprire la paura, l\u2019uniforme con le cinture per contenere il necessario per sopravvivere, le fibbie luccicanti, la borraccia e la gavetta per contenere cibi e fingere che essi siano i propri piatti preferiti, le munizioni e la baionetta da infiggere dentro corpi di uomini che di diverso hanno solamente una bandiera. Lo zaino pesante, le fasce per gli stinchi e\u00a0 gli scarponi pronti a calpestare terreni nemici. Infine l\u2019indimenticabile elmetto per proteggere la testa. Peccato che esso non proteggesse anche la mente.\u00a0 Infatti tornando al documento ritrovato si evince che Vittorio \u00e8 stato internato in manicomio. La diagnosi in parole povere \u00e8: \u201cscemo di guerra\u201d. Il nostro soldato fu ferito gravemente ad una gamba durante un esplosione e fu per miracolo se non la perse. Rimase zoppo ma oltre la ferita visibile, dentro di lui qualcosa si ruppe. All\u2019ospedale militare i medici notarono i primi segnali di uno shock traumatico: i tic all\u2019occhio, la rigidit\u00e0 del corpo pronto a combattere il nemico, i deliri e le allucinazioni. Decisero di mandarlo a casa con l\u2019ordine di essere internato in ospedale psichiatrico, chiamato comunemente con una parola che se pronunciata rimane ferma nell\u2019aria. Manicomio. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Se guarito, sarebbe stato richiamato alle armi. Molti soldati fingevano questi sintomi per essere rispediti a casa ma non \u00e8 il caso di Vittorio. Rest\u00f2 in manicomio fino al 1951, anno in cui vennero introdotti gli psicofarmaci in Italia, pronti a sedare i deliri e le urla fino ad\u00a0 allora\u00a0 tenute nascoste. Rest\u00f2 rinchiuso per 34 anni, quasi una vita intera. I familiari non andarono mai a trovarlo, quello che prima era un orgoglio per un figlio, nipote o amico\u00a0 ora era vergogna, vergogna di avere in famiglia un matto, uno scemo di guerra. Questi termini vanno utilizzati con delicatezza, con rispetto, perch\u00e9 dietro quelle parole utilizzate per descrivere atteggiamenti da malati, ci sono delle persone, persone che non sappiamo cosa abbiano attraversato. Vittorio non era n\u00e9 matto n\u00e9 scemo di guerra, aveva solo vissuto esperienze che la mente umana non riesce a metabolizzare e allora cosa fa? Come una lampadina, si spegne o cambia la luce, come si dice: \u201c ad intermittenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Per lui gli infermieri erano soldati pronti a sparare, i piccoli rumori erano i fischi delle granate prima dell\u2019esplosione e le cure erano strumenti di tortura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">I manicomi sono sempre stati visti come luoghi trasudanti di sofferenza ma non sempre \u00e8 stato cos\u00ec. Medici ed infermieri in grado di comprendere i pazienti, alcuni&nbsp; sono riusciti a farli guarire a costo di essere considerati malati anche loro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">L\u2019ultimo ritrovamento all\u2019interno di quella casa \u00e8 in un cassetto ammuffito, un quaderno, un diario, anzi molto pi\u00f9 di un semplice diario dove annotare gli impegni, era di Vittorio ed era il suo diario di guerra, annotava tutto ci\u00f2 che succedeva, quasi per dare un senso a tutto quell\u2019orrore. La scrittura \u00e8 insicura, segno di chi ha dovuto scrivere in piedi o magari&nbsp; accanto un compagno morto, le pagine sono consunte e stremate, decido di aprire l\u2019ultima pagina:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">\u201c20 Ottobre 1917\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ieri notte un boato ci ha svegliato, Maurizio era accanto a me, si \u00e8 svegliato in subbuglio.&nbsp; Era in corso un bombardamento, il comandante ci ha ordinato di andare all&#8217;attacco e cos\u00ec abbiamo fatto. Una bomba mi ha quasi colpito, anzi avrei voluto che colpisse me, Maurizio mi ha scansato e la bomba l\u2019ha ridotto in brandelli, brandelli che bruciavano sotto i miei occhi, e io ero l\u00ec impalato a non fare nulla con le orecchie che mi fischiavano. Io non ho fatto nulla e lui \u00e8 morto per me. Come vorrei essere morto, finalmente sereno, senza pi\u00f9 paure, senza pi\u00f9 vedere uomini morti, senza pi\u00f9 sentire l\u2019odore del sangue, finalmente in pace.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ecco cosa ha vissuto lo scemo di guerra. Ecco cosa hanno visto i suoi occhi, ed \u00e8 l\u00ec che la lampadina si \u00e8 spenta. In mezzo al fango, al sangue, alla morte e a una umanit\u00e0 che si \u00e8 spinta verso l\u2019orrore pi\u00f9 profondo. Di Vittorio non sappiamo altro, la sua casa \u00e8 piena di documenti , foto e cartoline, protetti dalla polvere e dal silenzio. Il silenzio che racchiude i segreti, i dolori e le gioie passate. L\u2019orgoglio per un figlio si era trasformato in vergogna, il figlio a cui era stato assegnato il nome che simboleggia la vittoria e la conquista adesso non era che un uomo esausto della vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">&nbsp;Le camere della casa sono mezze crollate, il peso del tempo si fa sentire, restano i vecchi letti, le vecchie foto e i pochi oggetti rimasti, superstiti di fatti che se potessero raccontare staremmo ore ad ascoltare. Lascio il vecchio cascinale, sapendo che tra poco di lui non rester\u00e0 pi\u00f9 niente e lo ringrazio per aver saputo raccontarmi una storia che se non fosse stata scritta sarebbe scomparsa sotto le macerie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">E di Vittorio al giorno d\u2019oggi ce ne sono tanti, troppi, silenziosi, che combattono la propria guerra ogni singolo giorno.&nbsp; In realt\u00e0 Vittorio non \u00e8 mai morto, continua a vivere dentro di noi, dentro le nostre paure, la nostra agitazione, la nostra ansia, le nostre sfide, le nostre gioie, e oltre al paziente del manicomio c\u2019\u00e8 anche il guerriero, che difende la vita propria e altrui.&nbsp; Noi siamo uguali, la trincea di Vittorio era fredda, angusta, piena di fango, la nostra \u00e8 colorata, piena di vita, piena di confort ma vuota di umilt\u00e0, felicit\u00e0 e serenit\u00e0. Si chiama casa, e le bombe, il sangue, la violenza sono elementi che viviamo ogni singolo giorno. Il pezzo di pane che Vittorio stremato mangiava, per noi si \u00e8 trasformato in un banchetto da mangiare in famiglia, fingendo che tutto vada bene, nascondendo i medicinali per la vergogna. Perch\u00e9 se hai amici, famiglia, casa e lavoro allora devi essere felice necessariamente. I silenzi, il dolore e l\u2019egoismo sono i nostri elettroshock quotidiani. Con la legge Basaglia del 1978 fu decretata la chiusura dei manicomi ma i disturbi , la malattia e il disagio mentale non sono scomparsi. Sono diventati silenziosi, silenziosi come sono ora quei luoghi che una volta portavano dentro di s\u00e9 il segno di vite difficili, mentre adesso le nostre case vivaci trattengono depressione, ansia ed altri disturbi. In fondo, \u00e8 vero \u00e8 cambiato molto il modo di curare i pazienti, ma non \u00e8 cambiato il modo di vederli e di vivere i propri disagi. Per ricordare i soldati \u00e8 utilizzato il papavero, un fiore semplice, rosso come il sangue versato, spontaneo e rustico. Io per ricordare invece tutti i Vittorio odierni utilizzerei pi\u00f9 semplicemente come simbolo i fiori di campo, semplici, spontanei, crescono in luoghi difficili ma fioriscono nonostante tutto e sono tutti diversi, colorati. Colorati di un colore che servirebbe anche a noi, nelle nostre vite in bianco e nero come le vecchie foto. In fondo siamo tutti Vittorio, e per ricordarlo basta un fiore, un papavero.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60708\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60708\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oramai l\u2019antico edificio \u00e8 abbandonato, lasciato a se stesso, lasciato crollare sotto il peso del tempo. 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