{"id":60593,"date":"2026-05-31T23:01:57","date_gmt":"2026-05-31T22:01:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60593"},"modified":"2026-05-31T23:01:59","modified_gmt":"2026-05-31T22:01:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-un-corridoio-lungo-largo-ben-illuminato-di-carlotta-ballarin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60593","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Un corridoio lungo, largo, ben illuminato&#8221; di Carlotta Ballarin"},"content":{"rendered":"\n<p>Non so pi\u00f9 quanto tempo fa ci sono andata e non me la sento proprio di fare dei calcoli. Mi crea disagio. Comunque \u00e8 stato in una delle mie tante vite. Quelle vite che ora faccio fatica a riconoscere come mie. Anche se credo ci siano state.<\/p>\n\n\n\n<p>Come credo ci sia stato lui, Giuseppe, psicologo, ipnotista, il mio primo e unico ipnotista. Almeno fino ad ora.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ho conosciuto perch\u00e9 ci andavano mia sorella, un&#8217;amica di famiglia, e mezza citt\u00e0. Tutti in pellegrinaggio, tutti con la speranza di guarire dalla condizione umana della sofferenza. Che non pu\u00f2 essere guarita, ora lo so.<\/p>\n\n\n\n<p>Dicevano che il dottor Giuseppe era un bravo professionista, che faceva una terapia particolare, diversa da quelle convenzionali. In verit\u00e0 non ho mai capito in che cosa consistesse. E non ho mai capito se abbia funzionato. Penso di no.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lui, con la sua presenza umana e amorevole, funzionava, e mi ha fatto del bene in un periodo che continuava ad essere difficile, apparentemente senza soluzione. Forse un bravo prete avrebbe fatto lo stesso? Non posso saperlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo studio era <em>in campagna<\/em> &#8211; quella che noi cittadini della Serenissima repubblica di Venezia chiamiamo campagna perch\u00e9 non sorge sull&#8217;acqua della laguna \u2013 a Trivignano. Raramente ci sono andata in autobus perch\u00e9 il viaggio era troppo lungo e scomodo, quindi prendevo la macchina dei miei genitori o mi facevo accompagnare. Quando mi sentivo male male e non ce la facevo a guidare, mi accompagnava mia madre, quando stavo meglio ci andavo da sola. Da sola ci sono andata di rado.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco prima di arrivare a Trivignano, poco prima di una fabbrica, e prima di una terra desolata, svoltavo a sinistra, in una stradina sterrata e dissestata in fondo alla quale c&#8217;era un cancello, dietro al cancello una grande casa bianca, isolata, silenziosa, circondata da alberi e siepi: il suo studio.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe non era mai puntuale, quindi passavo un sacco di tempo ad aspettare in una sala con sedie in vimini dai cuscini logori e sporchi \u2013 mia madre mi ripeteva sempre che facevano schifo, che con tutti i soldi che prendeva avrebbe anche potuto permettersi dei cuscini nuovi, osservazione che mi infastidiva e che in qualche modo lo screditava. In sottofondo sempre la solita musica: Ludovico Einaudi, una solfa \u2013 quella, s\u00ec, che poteva cambiarla.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella sala non ero mai la sola ad aspettare: aspettavamo in tanti il nostro turno e ci guardavamo gli uni gli altri. Passavo il mio tempo a scrutare e scannerizzare gli altri pazienti: ma quello l\u00ec soffre come me o di pi\u00f9? Che faccia emaciata ha la ragazza seduta in fondo a destra, forse sta peggio di me. La magrezza di quella signora mi d\u00e0 da pensare, mi sa che non mangia perch\u00e9 non vuole esistere.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando nella sala d\u2019attesa con i cuscini sgualciti e puzzolenti incontravo dei veneziani era alquanto imbarazzante. Se incrociavo il loro sguardo, abbassavo gli occhi, sfogliavo le riviste senza riuscire a vederle, provavo una vergogna terribile. E se avessero raccontato che mi avevano vista l\u00ec, presa cos\u00ec male?<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme ai veneziani in quella sala si creava una strana tensione e in me un\u2019enorme curiosit\u00e0: per quale motivo erano l\u00ec? A che punto della terapia erano arrivati? Temevano anche loro che li sputtanassi per calli e campielli?<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre aspettavo di entrare da Giuseppe mi assaliva il solito dubbio: <em>ma questa terapia funziona davvero?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Durante l&#8217;attesa, con alcuni dei pazienti ho fatto lunghe chiacchierate e le mie domande di rito erano: da quanto tempo vieni qui? Se era da tanto, allora la terapia non funzionava. Stai meglio ora? Se la risposta era s\u00ec, allora la terapia funzionava. Ma tu ti senti ipnotizzato quando lui ti ipnotizza?<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivato il mio turno, entravo, Giuseppe mi abbracciava e le mie ginocchia si piegavano per la disperazione. Mi guarirai, Giuseppe?<\/p>\n\n\n\n<p>Lui, instancabile, mi ripeteva parole di conforto e rassicurazione, sempre le stesse, a cui mi aggrappavo quasi fossero l&#8217;ultima cosa che avrei sentito nella mia esistenza malata.<\/p>\n\n\n\n<p>Era cos\u00ec paterno, con una voce calda e rassicurante. E un sorriso sornione. Era un orso buono, alto, panciuto, la testa pelata e gli occhiali alla Craxi.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlavamo un po&#8217;, gli dicevo come mi sentivo, e poi mi sdraiavo sulla chaise longue in pelle nera e mi facevo cullare dalla sua litania: attraversavo <em>un corridoio lungo largo e bene illuminato<\/em> alla fine del quale mi aspettava <em>un divano comodo<\/em> in cui avrei dovuto sentirmi rilassata e leggera. Invece io ci arrivavo pi\u00f9 ansiosa e dubbiosa di prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante la litania io non andavo in trance: era giusto? Durate la litania, pensavo ai cazzi miei: era giusto? Finita la litania, una volta alzata dalla sdraio, non mi sentivo per niente meglio: era giusto?<\/p>\n\n\n\n<p>Forse era tutto evidente, ma io non vedevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di andarmene gli chiedevo ogni volta se la terapia avrebbe funzionato e lui mi rassicurava. Dopo qualche minuto glielo richiedevo. Poi uscivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe era un lavoratore instancabile, lavorava fino a notte fonda e vedeva decine e decine di pazienti al giorno: era forse per questo che a volte si addormentava mentre parlavo della mia morte? Era forse per questo che puzzava di sudore, forse gli mancava il tempo di fare una doccia? Era forse per questo che non comprava dei cuscini nuovi per le sedie di vimini?<\/p>\n\n\n\n<p>Un lavoratore instancabile e indefesso: non so se fosse passione per la cura degli esseri umani o passione per i soldi. Non volevo e non voglio saperlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo passava e io percorrevo sempre lo stesso <em>corridoio lungo largo e bene illuminato. <\/em>Chilometri di corridoio<em>. <\/em>Migliaia di divani. E niente o poco cambiava.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse era tutto evidente, ma io non vedevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei momenti in cui soffrivo troppo e non ce la facevo pi\u00f9, lo chiamavo e lui mi rispondeva sempre, a qualunque ora del giorno e della sera. Giuseppe, funzioner\u00e0? Sei sicuro? E lui mi rassicurava. Passer\u00e0 tutto questo dolore? E lui mi consolava. Mettevo gi\u00f9 e stavo meglio per qualche ora, poi il dubbio mi riassaliva e la sofferenza ripartiva. E le telefonate anche.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo che la terapia funzioner\u00e0 \u2013 mi ripeteva instancabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo che questo momento passer\u00e0, devi solo attraversarlo \u2013 mi ripeteva senza sosta.<\/p>\n\n\n\n<p>Da un lato il tono della sua voce mi calmava, dall\u2019altro mi rendeva sospettosa: credeva davvero a quello che stava dicendo? Cosa stava facendo mentre attaccava con la solita tiritera? Forse stava guardando il paziente che aveva davanti e alzava gli occhi al cielo sbuffando.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8216;Sta cosa del mettere in dubbio i miei terapeuti e la loro terapia non mi ha abbandonato per gran parte della mia vita. Mettevo nelle loro mani la mia guarigione, affidavo a loro la sua riuscita in modo assoluto, perch\u00e9 non ero in grado di stare sulle mie gambe, cos\u00ec, se stavo ancora male era colpa loro: o non erano abbastanza bravi o erano idioti.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 soffrivo di una malattia ben pi\u00f9 profonda della depressione: la presunzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per rispondere alle mie domande esistenziali e al motivo della mia sofferenza, un giorno Giuseppe mi aveva parlato di spiritualit\u00e0, dando una sfumatura e un colore completamente diversi al mio malessere. Quel giorno Giuseppe mi aveva riaperto un mondo. Il mondo in cui avevo vissuto da bambina e da adolescente, in cui avevo creduto in un Dio buono, in cui correvo a messa entusiasta, cantavo le canzoni liturgiche con devozione, leggevo il Vangelo ogni sera, in cui la figura di Cristo mi affascinava, in cui guardavo il <em>Ges\u00f9 di <\/em><em>Nazareth <\/em>di Zeffirelli e mi commuovevo estasiata dalla bellezza emaciata dell&#8217;attore. Un mondo che avevo perduto e che, grazie a Giuseppe, potevo ritrovare e nel quale mi potevo rifugiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Con lo scopo di aiutarmi a recuperare la spiritualit\u00e0 perduta, mi aveva consigliato di leggere libri di Steiner e di Ouspensky. Delle mattonate. Se la spiritualit\u00e0 pesava cos\u00ec tanto, meglio darsi all&#8217;ippica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma io insistevo caparbiamente nel voler comprendere pagine oscure che mi inquietavano.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe mi interrogava, premeva perch\u00e9 il ritmo delle letture accelerasse \u2013 a che tomo sei arrivata? Dacci dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il premio per avere letto tutti i pesantissimi tomi sarebbe stata la salvezza: all&#8217;arrivo del 2012, il catastrofico 2012, ci saremmo salvati solo noi \u201csteineriani\u201d. Salvati da che cosa, non l&#8217;ho mai capito.<\/p>\n\n\n\n<p>Io leggevo, leggevo e leggevo e il mio compagno mi osservava in silenzio. A volte mi chiedeva perch\u00e9 non leggessi qualcosa di pi\u00f9 divertente e rilassante, non capiva proprio che non c&#8217;era il tempo, che bisognava prepararsi, subito. E temevo che la catastrofe del 2012 avrebbe travolto lui e che sarei rimasta sola&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni passavano. Anni di viaggi <strong>Venezia-Trevignano<\/strong>, di litanie, di tomi da leggere, di malesseri che tornavano. E l&#8217;incubo di \u2019sto cavolo di 2012 che tuonava nel petto.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi Giuseppe aveva deciso di chiudere lo studio: il suo mandato era giunto al termine. Ma non ci avrebbe abbandonato, no, perch\u00e9 sarebbe diventato la nostra guida spirituale. Aveva scelto tra i suoi pazienti un gruppo ristretto di eletti, quelli che avevano studiato e dimostrato impegno. Gli eletti che si sarebbero salvati da una catastrofe annunciata, che non \u00e8 mai arrivata. E io ero stata scelta! Wow, che culo!<\/p>\n\n\n\n<p>Le riunioni degli adepti avvenivano in un piccolo paese del bresciano: mi svegliavo all&#8217;alba, partivo di buona lena e tornavo la sera schiacciata dall&#8217;angoscia. Non capivo, mi sentivo stupida, ero confusa. Ma Giuseppe mi aveva seguito per cos\u00ec tanto tempo, mi aveva curata con dedizione, non potevo abbandonarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>I giorni successivi alle riunioni, anzich\u00e9 essere sollevata, rimanevo distesa a letto in preda all&#8217;ansia e a un turbamento devastanti. E non potevo parlarne con nessuno, visto che mi era stata imposta la segretezza. Avrei voluto tanto parlarne con Claudio, l&#8217;omeopata che nel frattempo avevo conosciuto, ma non potevo, era tutto top secret, sssst!<\/p>\n\n\n\n<p>Forse era tutto evidente, ma io non avevo voluto vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>No libri, no figli, no feste, no matrimonio, no studiare il francese, no yoga, no meditazione, no amici, no televisione. Non potevo fare niente, non potevo dare significato a nulla perch\u00e9 tanto tutto era perfettamente inutile se paragonato al cammino spirituale. Steiner forever.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno \u00e8 arrivata la sua ultima richiesta, la richiesta di giurare segretezza ed impegno davanti a Dio. E l\u00ec \u00e8 arrivata la mia ribellione: eh no, io Dio non lo voglio scomodare!<\/p>\n\n\n\n<p>Non ce la facevo ad accettare quest&#8217;ultima imposizione, avevo bisogno di tempo, di riflettere.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ad un certo punto sono spariti tutti, sia lui che i miei compagni di viaggio. Cos\u00ec, di botto. Nessuna telefonata, nessun messaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo alcuni mesi, mi \u00e8 venuta un&#8217;otite dolorosissima. Cosa non vuoi sentire? \u2013 mi ha chiesto Claudio l\u2019omeopata.<\/p>\n\n\n\n<p>Non potevo dirgli che non volevo sentire di aver sbagliato percorso spirituale, di aver intrapreso una strada che non era la mia, di aver buttato tempo ed energie, di aver creduto a chi forse non lo meritava.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi visita un otorino e mi comunica che ho perso il 40% dell&#8217;udito, irrimediabilmente. Uscita dal suo studio incontro Michela, una dei giuseppiani, l&#8217;amica che non si fermava pi\u00f9 per la strada quando mi vedeva. Io tiro dritto, sto male, tanto ormai \u00e8 tutto alle ortiche, Giuseppe, il gruppo, il mio orecchio. Ma lei il giorno dopo mi telefona, mi chiede un appuntamento \u2013 ti devo parlare \u2013 e dal tono sento che si tratta di qualcosa di importante.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci vediamo in campo Santo Stefano, il luogo della rivelazione: mi confessa che Giuseppe mi aveva estromesso dal gruppo perch\u00e9 non ne ero degna. Perch\u00e9 non ero un&#8217;adepta modello visto che avevo chiesto di poter leggere altro, oltre a Steinerouspensky, e visto che stavo con un tipo che non poteva capire. Michela mi rivela anche \u2013 perch\u00e9 quella s\u00ec che era davvero una rivelazione santa \u2013 che Giuseppe era scoppiato, <em>puf!<\/em> Lui che predicava sobriet\u00e0, castit\u00e0, semplicit\u00e0, andava in discoteca tutte le sere, cenava a champagne in casa di un adepto e viveva a sue spese, si era innamorato di una sua paziente che stalkerava, e non so che altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Davvero? Sul serio? Ma \u00e8 fantastico! Era arrivata la li-be-ra-zio-ne!<\/p>\n\n\n\n<p>Lascio Michela travolta dalla gratitudine. Vado da Paolo, l\u2019alimentari sotto casa, compro due bottiglie di Ceres 9 ghiacciate, suono il campanello di casa \u2013 Franco, vieni gi\u00f9 che ti devo parlare. Lo porto alla panchina di campo San Samuele, quella rossa sotto l&#8217;albero, quella che guarda il Canal Grande. \u00c8 il crepuscolo, l&#8217;<em>heure bleue<\/em> in cui tutto si quieta, in cui la giornata volge al termine e ti senti sollevato di lasciarla andare.<\/p>\n\n\n\n<p>Inizio a raccontare la storia di una fine. L&#8217;alcol mi scioglie e un&#8217;ebbrezza leggera e vitale mi pervade. Mi sento libera. Sollevata. E anche ubriaca, certo.<\/p>\n\n\n\n<p>La gratitudine ora va alla vita, a lui, Franco, che ha avuto paura di perdermi e non me lo ha mai confessato, a Claudio che mi aveva seguito con tanto amore e a cui non avevo potuto dire niente, anche se le sue antenne avevano intuito, e a me che mi ero salvata.<\/p>\n\n\n\n<p>In una delle tante mie vite, sono pure entrata in una setta. S\u00ec, una setta. C&#8217;\u00e8 chi entra in un bar, chi in un negozio, chi in un personaggio, io invece sono entrata in una setta. E ci ho fatto un bel giro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bello \u00e8 che non l&#8217;ho capito fino alla fine che si trattava di una prigione. Plop!<em> C<\/em>i sono caduta dentro. Capita. Ai farlocchi come me. A chi cerca sollievo alla sofferenza e si ritrova impantanato nelle sabbie mobili.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora \u00e8 bello poterci ridere sopra.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;estate seguente vado a Montpellier a studiare francese: mia sorella mi raggiunge per qualche giorno e insieme andiamo a vistare le cave in cui viene fatto stagionare il Roquefort. Ci portano nei sotterranei e, avvolte da pesanti coperte, ci fanno attraversare un corridoio lunghissimo pieno di formaggi puzzoni. Lei, in preda a un attacco di claustrofobia, si aggrappa a me, mi guarda e urla:<em> un corridoio lungo largo e ben illuminato<\/em>! Ci prende la ridarella e ci pieghiamo in due fino alle lacrime. Una risata che non dimenticher\u00f2 mai.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60593\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60593\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non so pi\u00f9 quanto tempo fa ci sono andata e non me la sento proprio di fare dei calcoli. 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