{"id":60581,"date":"2026-06-02T16:36:32","date_gmt":"2026-06-02T15:36:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60581"},"modified":"2026-06-02T16:37:57","modified_gmt":"2026-06-02T15:37:57","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-la-guerra-dimenticata-di-alessio-cenaj","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60581","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;La guerra dimenticata&#8221; di Alessio Cenaj"},"content":{"rendered":"\n<p>&#8220;Chi cammina lungo la strada arriva&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Era gelosamente legato a questo detto, tanto da pugnalare con lo sguardo chiunque, al di fuori di s\u00e9, pronunciasse queste parole. &#8220;Chi cammina lungo la strada, arriva&#8221;. Mio padre lo ripeteva ogni ora, ogni giorno della sua vita, tanto da prosciugare la frase del suo profondo significato primigenio, trasformandola quasi in un\u2019esclamazione pi\u00f9 che in un aforisma. Yimm\u00e0 lo guardava sempre con un\u2019espressione seccata quando la diceva, come se non ne avesse fatto il callo. Lei e pap\u00e0 si conobbero solo il giorno del matrimonio. Mamma fu la prima moglie di pap\u00e0 e, a causa della guerra, anche l\u2019unica. Avrebbe voluto avere tre mogli, come il suo baba prima di lui, ma la carestia e la povert\u00e0 resero impossibile quel desiderio. Cos\u00ec decise di dedicare la sua vita a lei e a noi atf\u00e0l, amandola come se sola fosse quattro donne insieme. <\/p>\n\n\n\n<p>Il loro fu un matrimonio combinato: fu la mia jaddah a scegliere la donna per lui. Baba ha sempre detto che la nonna fece la scelta perfetta e che la sua Yasmin era la migliore delle donne di Al Hayfah. E come dargli torto. Mamma era davvero la donna pi\u00f9 bella del nostro villaggio, e lo si capiva anche quando indossava il niqab. I suoi occhi suscitavano una meraviglia incredibile in chiunque la osservasse: l\u2019iride era cos\u00ec scura da fondersi con la pupilla, creando un&#8217;unica sfera profonda, incorniciata da ciglia lunghissime che si posavano su palpebre prive di rughe o occhiaie, donando al suo sguardo una forma invidiabilmente attraente. Solo dentro le mura di casa potevo godere appieno del suo volto, dato che solo noi eravamo permessi a guardarlo. <\/p>\n\n\n\n<p>Aspettavo ogni giorno quel momento. Baba nacque in un piccolo villaggio di mare e dedic\u00f2 tutta la sua giovinezza alla pesca e ad aiutare la sua famiglia. Quando si spos\u00f2, decise di trasferirsi qui con mia madre, ma non passava giorno senza che ricordasse quanto gli mancasse il mare. Io non ero mai uscito dal mio villaggio e tantomeno avevo mai visto con i miei occhi il mare. I suoi racconti mi avevano accompagnato fin dalla nascita e baba aveva reso il mare il mio sogno pi\u00f9 grande, promettendomi di mostrarmelo quando la guerra fosse finita. Baba possedeva un piccolo terreno fuori citt\u00e0, dove coltivava orzo e qat. Io lavoravo con lui per mantenere la mamma e la mia piccola sorellina Amal. Ogni mattina, poco dopo l\u2019alba, sentivo i galli cantare e annunciare l\u2019inizio di una nuova giornata. Mamma si muoveva a passo svelto verso la cucina per prepararci del malooga da portare con noi. Dal mattino, fino a poco prima del tramonto, io e mio padre lavoravamo la nostra piccola porzione di terra, che si trovava ai piedi di un colle arido circondato da piantagioni. <\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec iniziava ogni nostra giornata. Baba prendeva il fucile appeso alla porta, salutava con un leggero sorriso mia madre, e usciva. Fuori casa ci aspettava un vecchio pickup Toyota degli anni \u201980, condiviso col mio \u2018amm, mio zio, che spesso ci aspettava gi\u00e0 al campo. Appena in macchina, prima di partire, pap\u00e0 si metteva in bocca qualche foglia di qat e accendeva una Kamaran, quasi per amplificarne ulteriormente gli effetti. Erano passati giorni giorni da quando gli americani avevano riaperto il fuoco, dopo una breve tregua. Non capivo il motivo, ma tutti erano diventati silenziosi. Cos\u00ec muti da lasciare alla citt\u00e0 un raccapricciante senso di impotenza. Quel disturbante silenzio accompagnava ogni momento della giornata, dall\u2019alba sino al tramonto. Gli unici suoni erano le ruote che facevano attrito con la sabbia, i motorini che vagavano per le strade del villaggio e il vento che accarezzava le dune. Quando lavoravamo, mio zio era solitamente pronto a scherzare e rendere la giornata leggera. Ma stavolta il sorriso sul suo volto era svanito. La fatica del lavoro distraeva abilmente la mia mente dalla tristezza che mi circondava. Improvvisamente un suono acuto spezz\u00f2 quell\u2019eterno silenzio. Subito dopo, un boato fece tremare il suolo. Una luce accecante mi colp\u00ec gli occhi e li strinsi cos\u00ec forte da farmi male. <\/p>\n\n\n\n<p>Le mie mani si diressero violentemente sulle orecchie premendole il pi\u00f9 forte possibile mentre il mio corpo cedeva a terra. Le lacrime cominciarono a scavare le guance sul mio viso. Tremavo. Non avevo ancora aperto le mie palpebre quando sentii le braccia del mio baba afferrarmi i fianchi e stringermi forte a s\u00e9. Stava correndo. Ebbi dopo qualche secondo il coraggio di aprire i miei occhi. Fu in quell\u2019istante che il mondo smise di essere quello che conoscevo. Sopra la mia citt\u00e0 si ergeva un\u2019altissima colonna di fumo, immobile, come se volesse graffiare il cielo. Potevo sentire in lontananza che il silenzio di cui tanto mi preoccupavo, si era trasformato in totale caos. Mio padre mi lanci\u00f2 in macchina e part\u00ec senza esitazione. Guidava troppo veloce, senza dire nulla, senza fumarsi la sua Kamaran. I suoi occhi erano spalancati come se avesse visto la morte e il suo respiro affannato come se avesse corso una maratona. Solo entrando in citt\u00e0 compresi appieno il suo terrore. <\/p>\n\n\n\n<p>Dal finestrino sentivo urla, pianti e grida da ogni angolo del paese. Sembrava che tutto il villaggio stesse gridando insieme. Pi\u00f9 ci avvicinavamo a casa, pi\u00f9 quelle grida si facevano pi\u00f9 forti. Non capivo. Era stato un razzo? Cos\u2019era capitato al mio villaggio? Cosa poteva essere successo a mamma e Amal? Mi sentivo cos\u00ec piccolo e cos\u00ec impotente davanti a tanta devastazione che il mio cuore batteva ogni istante pi\u00f9 veloce. Sentivo secondo dopo secondo l\u2019ansia scorrere e pulsare come non mai nelle mie vene. Arrivammo davanti a casa. Terrorizzati. Spiazzati. Non riuscivo a muovere un solo muscolo del mio corpo, ero totalmente pietrificato. Mio padre mi intimava di scendere, di correre, di cercarle. Sentii mio padre urlare voltandosi verso di me: -\u201cSaeed!\u201d, poi, bianco. E il mondo esplose. Non sentivo pi\u00f9 mio padre che mi urlava, n\u00e9 tantomeno le grida vicine, tutto ci\u00f2 che riuscivo a sentire adesso era un acuto pungente e profondo che mi faceva sanguinare le orecchie dall\u2019immane dolore. I miei sensi erano completamente annullati e il mio orientamento totalmente perso. Non riuscivo pi\u00f9 a sentire la mia pelle o la mia carne, n\u00e9 tantomeno le mie ossa. Era come se non avessi pi\u00f9 un corpo con cui poter correre, saltare, giocare o vivere. <\/p>\n\n\n\n<p>Non ero sicuro di ci\u00f2 che mi stesse succedendo, non sapevo se fossi morto, se fossi in coma, se stessi dormendo o sognando. Ero in uno stato di confusione totale. Poi tutto si spense e inizi\u00f2 il buio. Non saprei dire per quanto io sia stato incosciente. Sembrava che il tempo si fosse bruscamente fermato e che stesse procedendo lentamente. Piano piano la mia testa si era fatta silenziosa e il profondo dolore che mi invadeva adesso si era affievolito. Quando ritornai cosciente potei sentire nuovamente il vento scorrere sulla mia pelle e il sangue scorrere nelle mie vene. Ma i miei sensi non erano al passo con la vista, profondamente offuscata dalla luce del sole. Lentamente riuscivo a sentire il tessuto ruvido dei sedili della macchina di pap\u00e0 e il ronzio del motore affiancato dal rumore del vento che entrava dai finestrini. Non sapevo quanto tempo fosse passato da quell\u2019esplosione e non sapevo dove ci stessimo dirigendo. Allungai il braccio con fatica e per qualche istante toccai la spalla di baba. Quando si volt\u00f2 e mi vide i suoi occhi si riempirono di lacrime. <\/p>\n\n\n\n<p>Ferm\u00f2 immediatamente la macchina per venire da me. Apr\u00ec violentemente lo sportello e si proiett\u00f2 sul mio sedile. Fu allora che compresi. Gli americani avevano mandato due missili su Al Hayfah con lo scopo di neutralizzare un deposito di armi presente in citt\u00e0. Il primo aveva colpito alle 14:07, uccidendo 5 persone, tra cui yimm\u00e0 e Amal, e il secondo, quello che aveva colpito me, alle 14:15. Non saprei descrivere ci\u00f2 che provai. Sentivo il cuore scivolare lentamente in un vuoto profondo, come se una mano stesse cercando di trascinarlo verso il basso. Mia madre, la donna che mi ha messo al mondo e che per tutta la mia vita si era presa cura di me, e mia sorella, che mi aveva accompagnato nella mia strada, erano morte. Pap\u00e0 aveva perso la donna a cui aveva promesso la vita. Torn\u00f2 al volante, silenziosamente, e ricominci\u00f2 a guidare. Non disse nulla ed io non avevo pi\u00f9 la forza di chiedere. Il profondo e disturbante silenzio dur\u00f2 per tutto il tragitto. Arrivammo a San\u2019a\u2019, in una zona rifugiati. Non ero in ottime condizioni. Le mie gambe erano estremamente gonfie e non riuscivo a sentire i miei piedi. La testa faceva estremamente male e non riuscivo pi\u00f9 a sentire suoni dal mio orecchio sinistro, che continuava a sanguinare. La mia maglietta era imbevuta di sangue. Arrivammo al rifugio, facendoci strada tra le tante persone che affollavano la struttura. Immediatamente i medici mi adagiarono su una barella metallica e mi spogliarono completamente. Il mio petto era cosparso di lesioni. Fui sottoposto ad un\u2019ecografia di fortuna. <\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo il dottore, tremando, prese in disparte mio padre. Li vidi parlare. Poi vidi le ginocchia di mio padre oscillare, per poi crollare pesantemente sul pavimento. Si mise le mani agli occhi, coprendosi, e lasciandosi andare in un profondo pianto. Non riuscivo a comprendere appieno ci\u00f2 che stesse accadendo. Le mie ferite rendevano ogni suono pi\u00f9 ovattato, ogni immagine pi\u00f9 sfocata e ogni dolore pi\u00f9 pesante. Riconobbi la sua figura avvicinarsi solenne e lentamente a me, asciugandosi le guance bagnate. Mi prese in braccio. &#8211; Non c\u2019\u00e8 nulla di cui preoccuparsi- disse e mi adagi\u00f2 delicatamente sui sedili posteriori della macchina. Mi diede un bacio in fronte e, col passo pesante, si sedette bruscamente al volante: -ti far\u00f2 vedere il mare, ya waladi- disse. E partimmo. Scendemmo dalle montagne di Sanhan, attraversando la pianura della Tihama verso ovest, eludendo i posti di blocco e il ronzio dei droni. Il percorso per la costa era diventato molto meno pesante e doloroso di quello per raggiungere il rifugio; stranamente percepivo il rumore che mi circondava abbassarsi cos\u00ec come il dolore nella mia carne. Ero completamente sfinito e le mie forze iniziavano ad abbandonare il mio corpo. Il sonno stava per farmi chiudere completamente gli occhi ma ad impedirmelo c\u2019era mio padre che mi ricordava di tenere gli occhi ben aperti perch\u00e9 eravamo quasi arrivati a destinazione. Ci stavamo dirigendo a Ibn Abbas, un piccolo villaggio di pescatori a nord di Hodeidah. Non avevo mai visto il mare, e a stento riuscivo a immaginarlo. Spesso pensavo a come sarebbe stata la vita di pap\u00e0, in uno Yemen diverso da quello di oggi, senza la guerra che frattura le sue montagne, senza i razzi che devastano i suoi villaggi. Arrivammo in spiaggia. Mio padre aveva passato ore ad asciugarsi le lacrime dalle guance. <\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava cos\u00ec desolato. Perch\u00e9? Mi aveva detto che tutto sarebbe andato bene, che avremmo visto insieme il mare. Mio padre scese dalla macchina parcheggiata direttamente sulla sabbia e mi prese fra le braccia con le mani tremolanti. Camminando col mio peso addosso arrivammo quasi davanti la riva, poco prima che l\u2019acqua potesse toccarci le scarpe. Vidi il mare. Era mozzafiato. Il tramonto colorava tutto di luce calda e rendeva la vista ancora pi\u00f9 appetibile di quanto potessi immaginare. I miei occhi si riempirono di meraviglia. Iniziai a piangere e diressi il mio sguardo verso il mio baba. Lui mi guard\u00f2, immobile, con le guance rigate dal pianto, gli occhi stremati dalla stanchezza e le mani sporche del mio sangue. Mi guard\u00f2 -Figlio mio, sei arrivato alla fine della tua strada, e il mare \u00e8 qui per accoglierti-. Sent\u00ec il freddo attraversarmi il corpo, in contrasto con la sabbia calda che fino a qualche secondo prima mi riscaldava le mani. Sentii i miei sensi affievolirsi. Piano piano il volto piangente di mio padre si sfumava con i colori del tramonto sopra di lui e potevo sentire solo il rumore delle onde che leggere si infrangevano contro la sabbia della costa. Che pace. Dopo lo strazio immane che mi aveva accompagnato in queste ore adesso il mio corpo iniziava a sentirsi finalmente libero ed estremamente leggero. Le sfumature che mi circondavano iniziarono ad affievolirsi per lasciare spazio a una nuova luce bianca e accecante. Sentivo in lontananza la voce di yimm\u00e0 cantare mentre i gabbiani la accompagnavano con la loro musica. L\u00ec capii. L\u00ec compresi cosa il medico avesse detto a mio padre. L\u00ec compresi perch\u00e9 mi trovassi in quel luogo. L\u00ec compresi finalmente il profondo senso delle parole a cui pap\u00e0 era tanto affezionato. L\u00ec capii di aver percorso la mia strada. Ed ero arrivato. Seguii la voce che mi diceva di raggiungerla e mentre sentivo il mio corpo allontanarsi da me istante per istante, potei finalmente crollare fra le braccia di mio padre che mi strinsero in un ultimo abbraccio.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60581\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60581\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>?Il brano che presento nasce dal desiderio di uscire dai confini della mia quotidianit\u00e0 per affrontare un tema complesso e doloroso: l&#8217;impatto della guerra sui civili, in particolare nello Yemen. Ho voluto raccontare la storia del piccolo Saeed cercando di evitare i soliti clich\u00e9, documentandomi sulla cultura locale e concentrandomi sulla forza visiva delle scene attraverso la tecnica del show, don&#8217;t tell. Il racconto ha una struttura circolare, legata a un proverbio arabo, e vuole mettere a contrasto la cruda realt\u00e0 della geopolitica con la purezza indistruttibile degli affetti familiari.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_60581\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60581\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":40355,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-60581","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60581"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/40355"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=60581"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60581\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":60827,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60581\/revisions\/60827"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=60581"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=60581"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=60581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}