{"id":60569,"date":"2026-05-30T23:34:05","date_gmt":"2026-05-30T22:34:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60569"},"modified":"2026-05-30T23:34:07","modified_gmt":"2026-05-30T22:34:07","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-le-scuole-di-campagna-di-maria-laura-antonini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60569","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Le scuole di campagna&#8221; di Maria Laura Antonini"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cMio figlio frequenta la San Giulio, pieno centro storico, non la sede centrale, la sezione<br>distaccata, ma sempre San Giulio \u00e8. Certo ci sono un po\u2019 di sacrifici da fare per portarlo, il<br>traffico, la strada angusta, ma vuoi mettere? Gli iscritti sono tutti figli di professionisti<br>affermati: medici, magistrati, qualche illuminato imprenditore. La vita \u00e8 fatta di contatti e di<br>scelte e questa \u00e8 la scelta giusta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Orsola ascoltava spesso lo sciabordio di chiacchiere simili<br>in sottofondo, nei corridoi, al supermercato, nelle attese infinite, numerino in mano, al<br>bancone gastronomia, il sabato mattina e si morsicava le unghie nervosamente, come faceva<br>da bambina, di nascosto per\u00f2, adesso, che, madre di due pargoli, si rendeva conto di non<br>aver mai fatto una simile valutazione in vita sua. La scuola da scegliere era la scuola vicino<br>casa, punto, senza troppo interrogarsi sulla qualit\u00e0 degli insegnanti o, peggio, degli alunni<br>o, peggio del peggio, delle famiglie degli alunni. La vita \u00e8 fatta di scelte e Orsola le aveva<br>sbagliate quasi tutte, compresa la scuola per quei malcapitati che aveva messo al mondo e<br>che avrebbero meritato madri migliori e pi\u00f9 consapevoli. <\/p>\n\n\n\n<p>Trascinava il carrello carico di cose<br>pronte, congelate, precotte, con quel senso di inadeguatezza alla vita domestica, alla vita in<br>genere, che la accompagnava da sempre, fino alla cassa. Pagava furtiva e sgattaiolava via,<br>salutando appena i presenti e temendo di incontrare conoscenti che sarebbero stati da<br>salutare a loro volta, per quelle sane regole del vivere sociale che a lei stavano sullo stomaco<br>e ci restavano pure, perch\u00e9 non riusciva n\u00e9 ad esprimerle, n\u00e9 a digerirle. Le scuole<br>prestigiose, fin dalle elementari, non le erano mai venute in mente, come al solito. Alle cose<br>importanti, Orsola ci pensava sempre dopo. Dopo, quando era ormai troppo tardi. La morale<br>era e restava una ed una soltanto: bisogna essere al posto giusto, nel momento giusto e<br>conoscere le persone che contano, stringere relazioni, creare rapporti e bisognava<br>cominciare presto, prestissimo, dall\u2019asilo, dalla scuola elementare, massimo dalle medie,<br>oppure eri fregato. Questo significava che non solo Orsola aveva incolpevolmente fregato2<br>s\u00e9 stessa, coltivando un\u2019istruzione di campagna per tutto il ciclo scolastico, ma in pi\u00f9 aveva<br>scelto lo stesso destino per gli altri, che poi tanto altri non erano in quanto suoi, figli appunto.<br>Che fatica pensare, organizzare, prevedere per una come lei, incline a lasciare<br>semplicemente che le cose accadessero, per poi trovare il modo di aggiustarle, strada<br>facendo, se possibile o abbandonarle al loro destino, quando tutto fosse andato perduto,<br>senza malinconie, senza rimpianti. Per\u00f2 \u2018sta cosa delle scuole del centro la faceva<br>innervosire, perch\u00e9, al netto del capello biondo-freddo-lucido e dello stile british, quelle<br>madri non avevano nulla in pi\u00f9 di lei o forse si, un conto in banca meno tormentato, un<br>marito che pensava a tutto e soprattutto dei figli che avrebbero trovato, presto e bene, la<br>loro strada, solo per aver frequentato la scuola giusta, al momento giusto, coi compagni di<br>classe giusti. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma si pu\u00f2 mai vivere con questi dubbi, superati abbondantemente gli anta?<br>Evidentemente s\u00ec. perch\u00e9 Orsola era viva. Stralunata, acciaccata ma viva e colpevole o<br>almeno a tratti, si sentiva cos\u00ec: viva e colpevole. Riavvolgendo il nastro per\u00f2 la memoria le<br>faceva brutti scherzi consolatori, rinviando al mittente, cio\u00e8 proprio a lei, ricordi di numeri,<br>lettere, sorrisi, diari, bigliettini scambiati con l\u2019amica del cuore che le facevano apparire<br>fasulli i progetti delle madri al bancone gastronomia del supermercato, il sabato mattina. Lei<br>nelle scuole di campagna era stata felice, ma sul serio, di quella felicit\u00e0 vera dei bambini<br>che non hanno ancora sperimentato la paura o l\u2019agonismo o l\u2019antagonismo e<br>incredibilmente, a pensarci ora, era proprio andare in quelle scuole a renderla la bambina<br>contenta, di s\u00e9 e del mondo, che era stata. Ecco perch\u00e9 non aveva riflettuto sui possibili<br>legami da creare per un futuro splendente se sei di banco col nipote del noto imprenditore<br>e della sorte meschina che ti capita invece, se la tua compagna di banco, nonch\u00e9 migliora<br>amica, \u00e8 figlia di un camionista. Quanta leggerezza, che lieve spensieratezza le avevano<br>regalato quegli anni. <\/p>\n\n\n\n<p>Orsola si batteva il petto, malediceva la propria incoscienza dall\u2019uscita<br>del Supermercato fino alla macchina, mentre caricava la spesa a chilometro diecimila appena3<br>fatta, travolgendo tutto e tutti, scelte di vita comprese, sentendosi in colpa per i gamberetti<br>surgelati dell\u2019oceano Pacifico acquistati al posto del cavolo biologico che una brava madre,<br>addomesticata a dovere, avrebbe dovuto mettere in tavola per salvaguardare le future<br>generazioni da tutte le possibili malattie, comprese quelle dell\u2019anima. Ma Orsola era anche<br>volubile, orgogliosa, sfacciata e il tempo di arrivare a casa, di aprire a mano il cancello e gi\u00e0<br>in lei, sottilmente, impercettibilmente, si era insinuato, strisciando, lento ma inesorabile, il<br>dubbio di aver fatto non bene, ma benissimo e al diavolo le mamme brave, bravissime,<br>impeccabili, impeccabilissime. Non aveva ancora sistemato la spese che gi\u00e0 glorificava i suoi<br>metodi punk per sopravvivere, perch\u00e9 si, vuoi mettere quello che le scuole di campagna<br>erano state capaci di regalarle coi pomeriggi noiosi a casa dei figli degli avvocati subiti,<br>certamente, dai suoi coetanei? E pazienza se ora non poteva vantare amicizie importati,<br>contatti risolutivi, legami che sarebbero valsi incarichi prestigiosi. La sua scuola di paese non<br>l\u2019avrebbe mai cambiata con nessun\u2019altra. Lei era cresciuta con gente diversa e ne era<br>orgogliosa. Il cervello, ormai in un delirio di endorfine e di onnipotenza, continuava a<br>rispedirle ricordi. Elvira, ad esempio, nata lungo il fiume. Non proprio lungo le sue sponde<br>ma era certo facilissimo arrivarci; bastava inforcare la vecchia bici, girare la testa a destra e<br>a sinistra per verificare che non passassero macchine sulla provinciale, attraversarla<br>velocemente e arrivare fino al passaggio a livello protetto solo da due semplici sbarre. A<br>quel punto, le raccontava, che il cuore batteva un po\u2019 pi\u00f9 forte, ma solo all\u2019inizio, perch\u00e9 poi<br>aveva imparato a memoria gli orari del trenino che attraversava due volte al giorno la<br>campagna e procedeva spedita, sicura, sorridente, il vento in faccia e i piedi che spingevano<br>i pedali senza fatica. <\/p>\n\n\n\n<p>Era facile arrivare al fiume. Ed Elvira, infatti, lo faceva ogni mattina, da<br>ottobre a giugno, per frequentare la scuola elementare piantata l\u00ec in mezzo al verde come<br>la casa nella prateria. Frequentava la scuola appunto, non la sua classe, perch\u00e9 c\u2019erano<br>pochi, pochissimi bambini, una sola maestra ed un\u2019unica, fantastica e irriducibile pluriclasse.4<br>O almeno a lei sembrava unica e fantastica che irriducibile lo era di sicuro: anche solo un<br>alunno in meno e quel baluardo di cultura sarebbe stato spazzato via e assorbito dalla scuola<br>del paese, piccola anche quella ma lontanissima dal fiume e a questo Elvira non poteva<br>neanche pensarci. Fiume a parte, infatti, lei era sul serio la pi\u00f9 brava della pluriclasse e di<br>conseguenza della scuola intera e non intendeva rinunciare n\u00e9 a guardare scorrere quelle<br>acque placide ogni santo giorno, n\u00e9 al suo personale primato di plurialunna tutti dieci tondi,<br>tondi, in tutte le materie. Cos\u00ec il fiume era stata la sua meta di mattina l\u2019inverno, di<br>pomeriggio l\u2019estate e lungo quel corso d\u2019acqua era cresciuta imparando tutto quello che<br>c\u2019era da imparare dalla maestra, dai suoi compagni, dai genitori, dai vicini di casa. L\u2019ordine<br>di apprendimento era assolutamente casuale e cambiava coi giorni e con le stagioni. Alcune<br>volte imparava tutto dai suoi, altre dalla maestra o dagli amici o dai vicini, sempre imparava<br>moltissimo dal fiume che a bassa voce, dolcemente non smetteva mai di parlarle. E detta<br>cos\u00ec sembra una cosa da niente. <\/p>\n\n\n\n<p>Cosa avr\u00e0 imparato mai da una scuola dove un bambino di<br>prima si siede accanto ad uno di terza o di quinta, dove c\u2019\u00e8 una sola aula riscaldata dalla<br>stufa a legna accesa ogni giorno dall\u2019insegnante, che la bidella, in mezzo a quella landa, la<br>signora Direttrice ce la spediva si e no una volta a settimana? Un milione di cose in realt\u00e0.<br>Quegli occhi accesi, quelle gote rosse, quel cervello rapido incameravano ogni minima<br>informazione, memorizzavano ogni singolo dettaglio, incasellandolo in un foglio a quadretti<br>\u2013pi\u00f9 tardi si sarebbe trasformato in un file di excel- mandandolo a memoria per sempre. Poi<br>era arrivata la scuola media, l&#8217;anello debole della formazione secondo molti, un&#8217;esperienza<br>indimenticabile per pochi fortunati. Orsola tra loro. Le sembrava ancora di vederlo entrare,<br>quel professore di italiano coi capelli per aria e la malinconia negli occhi, lame brucianti per\u00f2,<br>all&#8217;improvviso, quando parlava di Calvino, di Primo Levi, dei poeti maledetti. Le spalle curve<br>e l&#8217;aria triste, il peso del mondo trascinato con fatica lungo tutte le scale ripide. Valicata la<br>soglia della classe stiepidita appena dalla solita stufa a legna per\u00f2, si accendeva di passione.5<br>Passione per loro, adolescenti inermi, organismi unicellulari, vuoti di ogni conoscenza,<br>disarmati davanti al mondo degli adulti. Un gigante che li trattava alla pari, che gli faceva<br>domande, che si interessava al loro punto di vista. <\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 essere molto fortunati senza<br>neppure accorgersene. &#8220;Il poeta \u00e8 simile al principe delle nubi che durante la tempesta se<br>la ride degli arcieri ma se cade al suolo, esiliato dal suo cielo, non riesce a camminare proprio<br>per le sue grandi ali&#8221;. Avevano imparato lei e gli altri, tante cose alla scuola media di quel<br>piccolo paese, al punto da provare ancora un misto di orgoglio e nostalgia e compreso solo<br>dopo tanti anni, che quel Prof. stralunato e sfortunato, leggendogli Baudelaire parlasse pure<br>un po&#8217; di lui. Il tesoro accumulato era stato grande e prezioso, il nocciolo vero di un essere<br>umano formato in quel modo, in una scuola di un borgo di campagna, aveva resistito al<br>tempo, alle sirene delle carriere sicure e pure ai sensi di colpa instillati da madri dai capelli<br>impeccabili, il sabato mattina in fila al bancone gastronomia.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60569\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60569\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMio figlio frequenta la San Giulio, pieno centro storico, non la sede centrale, la sezionedistaccata, ma sempre San Giulio \u00e8. 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