{"id":60568,"date":"2026-05-30T23:28:26","date_gmt":"2026-05-30T22:28:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60568"},"modified":"2026-05-30T23:28:27","modified_gmt":"2026-05-30T22:28:27","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-metamorfosi-di-maria-laura-antonini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60568","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Metamorfosi&#8221; di Maria Laura Antonini"},"content":{"rendered":"\n<p>Neppure una volta, neppure per sbaglio, Elena non si era pi\u00f9 vista nuda. Fuggiva il riflesso dello specchio quando faceva la doccia, le vetrate delle piscine, l&#8217;immagine che avrebbero voluto restituirle le superfici lucide o polverose delle cabine di legno lungo la spiaggia. Era stata abile, per tutto quel tempo, aveva vinto sempre lei sullo specchio. Da quella sera di dicembre di un secolo prima, da quando Enrico aveva smesso di guardarla, aveva smesso di farlo pure lei. Si era spogliata certo, molte volte, in tante occasioni, davanti a donne e uomini differenti. Per piacere, per necessit\u00e0, per errato calcolo a volte, o per stupidit\u00e0, semplicemente. \u201cPrego si accomodi\u201d le aveva detto l&#8217;ultimo ginecologo, \u201cAllarghi le gambe e le appoggi sui sostegni di ferro\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Elena aveva ubbidito e girato la testa da un lato come faceva sempre quando le frugavano l\u00e0 dentro. Aveva avvertito nitidamente il respiro, affannoso ma controllato, dell&#8217;eccitazione del medico, il fastidio che le provocava l&#8217;inutile protrarsi di quell&#8217;ispezione, il molesto indugiare di quelle mani avvizzite dentro il suo corpo, ma aveva sorvolato ad ali distese sul senso di nausea, come al solito. Del suo corpo non le importava pi\u00f9 nulla, le bastava fosse sano, non poteva pi\u00f9 permettersi di pretendere fosse anche rispettato. Scacciato il disagio, si era rivestita con cura, aveva ritirato il referto, sorriso e salutato. Quel vecchio avr\u00e0 pensato che non si fosse accorta di nulla o che magari le avesse fatto pure piacere. Animale. Ma tanto, da quella sera a casa di Enrico non si era pi\u00f9 riuscita a guardare nuda. Era dicembre, aveva quarantotto anni, Enrico dieci meno di lei ed era stato quello il momento in cui si era sentita, per l&#8217;ultima volta, straordinariamente bella. Poi tutto era cambiato. Aveva scelto. Aveva capito. Aveva dimenticato.<\/p>\n\n\n\n<p>Credeva.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva deciso che la passione di un uomo per il suo corpo non poteva bastare a farle inghiottire l&#8217;umiliazione delle sue fughe subito dopo averla voluta, pretesa, cercata, amata. Perch\u00e9 Enrico, con il corpo di Elena faceva cos\u00ec: mentiva, continuamente, ostinatamente, ripetutamente, seguendo un copione talmente studiato, digerito, interiorizzato da essere destinato ad infinite repliche. Simulava un desiderio cos\u00ec forte, cos\u00ec potente, cos\u00ec indispensabile alla sua stessa sopravvivenza che non poteva non amare anche lei, in fondo, l&#8217;unica legittima proprietaria. Questo pensava Elena e sbagliava. Stupidamente. Per Enrico il suo corpo era il solo, esclusivo, dannato, obiettivo. Raggiungeva il suo scopo, sfogava i suoi istinti, le regalava attimi nei quali l&#8217;amplesso di due esseri viventi nudi sfiorava la musica, l&#8217;arte, la letteratura e poi spariva in preda ad incomprensibili sensi di colpa. Scappava, come un ladro, come un rapinatore, farfugliando qualche scusa penosa e senza senso a cui Elena aveva voluto credere. Per anni. Forse era stata costretta a credere, si ripeteva spesso, perch\u00e9 in quel deserto di assenza, in mancanza di qualsiasi altra forma di contatto emotivo, senza neanche il briciolo di una relazione che potesse dirsi umana, anche solo per un istante, il contatto con il corpo di Enrico le appariva l&#8217;unico modo per restare viva. Stupida, una volta ancora. <\/p>\n\n\n\n<p>Enrico sapeva mentire ma non con le parole, Elena se ne sarebbe accorta prima, sapeva mentire con lo sguardo, con il tremore della voce, con le lacrime che gli appannavano gli occhi belli quando tornava a cercarla, sapeva mentire con il suo di corpo per impossessarsi di quello di lei, per succhiarne il sapore e poi lasciarlo l\u00ec in una camera d&#8217;albergo affittata ad ore, come si abbandona il guscio di un crostaceo vuoto in un piatto. Elena poteva avvertire nitidamente dal rumore della porta che sbatteva, dal tonfo secco delle corde dell&#8217;ascensore che saliva al piano, dalla fuga precipitosa e dai silenzi terribili dei giorni successivi, la leggera nausea di Enrico, il lieve disgusto che provi quando ti alzi da tavolo dopo aver mangiato il pesce toccandolo necessariamente con le mani. Nessuno gli aveva portato acqua profumata con foglie di alloro e scorze di limone, nessuno gli aveva offerto neanche le salviettine umidificate vendute a quattro soldi negli autogrill e per questo lui scappava, carico di nausea e disgusto. Lei era questo. Un guscio vuoto che era stato polpa deliziosa di astice o di aragosta o di pannocchia di mare, ma ora, abbandonata su quel letto, di lei restava solo involucro vuoto, sapore amaro e quell&#8217;odore insopportabile. Bisognava svuotare presto il secchio, chiudere bene il sacchetto di plastica riciclabile al 99% e poi gettare tutto nel bidone dell&#8217;umido. <\/p>\n\n\n\n<p>Per questo Enrico scappava, perch\u00e9 l&#8217;odore di pesce lasciato nel piatto anche solo un minuto pi\u00f9 del necessario a divorarlo, gli era insopportabile. Il corpo di Elena, debitamente svuotato, era stato buttato nel secchio dell&#8217;umido per otto lunghi anni, fino a quella sera di dicembre. Lui l&#8217;aveva cercata, invitata, voluta con la brama di sempre e lei, consapevole fino all&#8217;ultima delle sue cellule, che stava andando incontro all&#8217;ennesimo crudele banchetto, aveva risposto all&#8217;invito, una volta in pi\u00f9. Cosa vuoi che sia una volta in pi\u00f9 rispetto alle mille altre volte in cui aveva detto si, cosa sarebbe cambiato? Quindi di notte, con la sua carcassa tirata a lucido, fresca, profumata, accogliente e il cuore a pezzi come sempre, si era messa in macchina e lo aveva raggiunto in uno dei tanti posti squallidi in cui lui l&#8217;aveva convocata con scarsissimo preavviso e lei era stata sempre capace di andare, solo per sentire su di s\u00e9 il desiderio di quell&#8217;uomo e sentirsi viva, un&#8217;ultima volta, un attimo prima di morire di nuovo come era sempre successo. Aveva guidato nella nebbia di un novembre impietoso, lungo le strade della sua Emilia quella che, d&#8217;estate per il caldo, strozza la gola alle rane e che ora le metteva di fronte un muro lattiginoso e compatto da farle perdere l&#8217;orientamento, la testa no, quella l&#8217;aveva gi\u00e0 perduta da un pezzo ma che sembrava dirle <em>non andare, torna indietro<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma Elena non l&#8217;ascolt\u00f2, non le diede retta, era bella quella sera, straordinariamente bella e sentiva la sua terra di cibo motori, lusso e balere amica, nonostante la nebbia, incoraggiante, nonostante quella voce insistente e l&#8217;angoscia del piano padano. Non aveva pi\u00f9 visto Enrico, da qualche mese ormai, e questo l&#8217;aveva aiutata a riprendere un po&#8217; di peso, a dormire qualche ora in pi\u00f9, a far si che il suo corpo diventasse di nuovo frutto maturo e pronto per essere addentato. Si era presentata cos\u00ec alla sua porta, pronta per essere sbranata ancora una volta, lucidamente. Poi per\u00f2 c&#8217;era stato quello scricchiolio leggero, poco pi\u00f9 di un brivido di esitazione, un ombra nello sguardo di quell&#8217;uomo che le aveva fatto perdere anche l&#8217;unica misera cosa che aveva saputo darle nel buio oscuro di quegli anni. Enrico aveva ricevuto una telefonata e una voce femminile doveva avergli spento la passione, insinuato un senso di colpa. Aveva farfugliato qualcosa, citato un paio di nomi di donne che Elena non poteva ricordare, ne aveva sentiti talmente tanti, come avrebbe potuto? E poi lo aveva visto, nudo, come era successo tante volte, ma questa lo aveva visto sul serio. <\/p>\n\n\n\n<p>Esile, piccolo di statura, pochi capelli e una perenne barba che cominciava ad incanutirsi ma che si ostinava a far crescere con l&#8217;illusione di mascherare la calvizie incipiente. Il torace stretto, senza punto vita, che proseguiva lungo le gambe magre. Il corpo di un lombrico, di un celenterato senza guscio che improvvisamente non le suscitava pi\u00f9 nessuna forma di attrazione n\u00e9 fisica, n\u00e9 emotiva, n\u00e9 cerebrale. Di colpo era lei a vedere il corpo di Enrico, squallido come le sue scuse, come i suoi silenzi. come le sue fughe. Santoddio era anche brutto. Come aveva potuto non accorgersene? Come aveva osato darsi in pasto ad un verme simile per tutto quel tempo. Si rivest\u00ec in fretta sfiorandosi con le dita le gambe forti, i fianchi torniti, il ventre morbido e accogliente. Si infil\u00f2 il reggiseno guardando compiaciuta l&#8217;immagine di se stessa nello specchio piccolo di quel misero appartamento. <\/p>\n\n\n\n<p>Doveva scappare, doveva farlo lei questa volta e correre veloce e non tornare pi\u00f9 indietro. Aveva deciso, aveva eseguito. Mesi e mesi di persecuzioni telefoniche a cui non aveva dato risposta, regali per i quali non aveva mai ringraziato, email lunghissime cariche di rimpianto. Elena aveva congelato tutto, riponendo con cura negli appositi sacchetti freezer ogni richiesta che proveniva da quell&#8217;uomo. Aveva riempito un congelatore intero e quando non era stato pi\u00f9 sufficiente si era rivolta ai ghiacciai, alle nevi eterne e aveva lasciato tutto l\u00ec sotto, fidando che il cambiamento climatico fosse andato un pochino pi\u00f9 lento della sua assoluta e prepotente volont\u00e0 di rinascere. Ora poteva vederlo chiaramente, per tutto quel tempo si era venduta, non per amore -e gi\u00e0 sarebbe stato gravissimo- ma per uno sguardo di ammirazione che da allora non aveva pi\u00f9 cercato in nessun uomo, in nessuna donna, in nessuno proprio. Il corpo era suo ed esisteva e resisteva anche se non entrava nel cono di luce e di attenzione di un altro essere umano. Esisteva per lei, per farla ancora sentire viva, affrontare le lunghe camminate in montagna, la fatica di certe arrampicate, il freddo delle nuotate al primo contatto con l&#8217;acqua gelida del mare di marzo. Il suo corpo esisteva anche se nessuno lo guardava, anche se nessuno lo avesse pi\u00f9 guardato per il resto della vita. Aveva smesso anche lei di guardarlo, di analizzarlo, di criticarlo, per\u00f2 lo sentiva, ne sentiva sempre il vigore e la forza che emanava. Non sapeva quanto ancora sarebbe durato ma per tutto il tempo che l&#8217;Universo le avrebbe concesso, lei sarebbe stata grata, infinitamente grata e riconoscente, profondamente riconoscente.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60568\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60568\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Neppure una volta, neppure per sbaglio, Elena non si era pi\u00f9 vista nuda. 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