{"id":60526,"date":"2026-05-30T23:16:59","date_gmt":"2026-05-30T22:16:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60526"},"modified":"2026-05-30T23:17:00","modified_gmt":"2026-05-30T22:17:00","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-eden-di-sabrina-isabella-cosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60526","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Eden&#8221; di Sabrina Isabella Cosso"},"content":{"rendered":"\n<p>C\u2019era una cittadina dove non accadevano pi\u00f9 fatti gravi da molto tempo, non perch\u00e9 gli uomini fossero diventati migliori, ma perch\u00e9 avevano imparato a essere \u201ccorretti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Era stato sorprendentemente semplice: un intervento rapido, quasi indolore, capace di agire sui geni, sulle connessioni profonde del cervello, sulle pulsioni che per secoli erano state considerate inevitabili. Bastava spegnere il desiderio sbagliato, attenuare l\u2019eccesso emotivo o raddrizzare ci\u00f2 che tendeva a deviare e in questo modo la colpa perdeva consistenza diventando un errore archiviato, una condizione non pi\u00f9 presente. Togliendo una pulsione, il resto si sarebbe sistemato di conseguenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il passato, nella citt\u00e0 giusta, non aveva pi\u00f9 valore. La pace non era altro che una lunga rimozione collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Anteo attraversava ogni mattina le stesse strade ordinate, accompagnando suo figlio Kore a scuola. Osservava le case tutte simili, dipinte con colori studiati per non disturbare, scelti per non creare contrasti od ombre emotive. I giardini erano perfettamente ordinati. Le persone calme, come se qualcuno avesse abbassato il volume del mondo.<br>Teneva la mano del bambino un po\u2019 pi\u00f9 stretta di quanto fosse necessario, come se temesse che potesse sfuggirgli, o peggio, che potesse adattarsi troppo facilmente a quel mondo cos\u00ec impeccabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti al cancello della scuola c\u2019era quasi sempre anche lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Adam era diventato una presenza abituale, una di quelle figure che finiscono per sembrare naturali proprio perch\u00e9 nessuno le mette pi\u00f9 in discussione. Parlava con gli altri genitori, sorrideva, si rendeva utile, incarnando alla perfezione ci\u00f2 che la citt\u00e0 considerava un successo del sistema: un uomo che aveva fatto qualcosa di imperdonabile e che ora, dopo la correzione, non era pi\u00f9 quell\u2019uomo. Era stato malato ma ora non provava pi\u00f9 nulla di ci\u00f2 che lo aveva spinto a fare ci\u00f2 che aveva fatto.&nbsp;<br>E quindi, secondo ogni parametro disponibile, era innocente.<\/p>\n\n\n\n<p>Anteo lo osservava da lontano, con una tensione costante nel petto, una rabbia che non riusciva pi\u00f9 a distinguere dal dolore. Non temeva che potesse accadere di nuovo qualcosa. Gli avevano spiegato fin troppo bene che non era possibile. Ci\u00f2 che non riusciva ad accettare era che qualcosa fosse gi\u00e0 accaduto, e che il mondo avesse deciso di trattarlo come un incidente risolto, come una macchia rimossa con sufficiente perizia. Avevano scoperto come cancellare il male senza mai guardarlo e lo chiamavano progresso.<\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 proteggeva l\u2019infanzia togliendole la memoria. Eppure da quando Adam era stato riportato in citt\u00e0, Anteo si era accorto che Kore aveva smesso di dormire con le mani aperte. Prima si abbandonava al sonno come fanno solitamente i bambini, con le dita molli e il corpo disordinato. Ora quelle mani le teneva sempre chiuse, come per difendersi o come se temesse che qualcuno potesse prendergli di nuovo ci\u00f2 che era suo. I medici avevano detto che non era un sintomo rilevante.&nbsp; Il corpo, spiegavano, impiega pi\u00f9 tempo della mente ad adattarsi. Certo dopo l\u2019intervento di riduzione traumatica non faceva pi\u00f9 incubi. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Non ricordava pi\u00f9 quel volto che alitava su di lui o quelle mani che gli coprivano la bocca.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Non faceva pi\u00f9 domande difficili.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Aveva imparato a sorridere nel modo in cui i bambini di quella citt\u00e0 dovevano fare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPap\u00e0\u00bb disse un giorno con la naturalezza con cui si ripetono concetti appresi \u00aboggi Adam legge una storia in classe. La maestra dice che \u00e8 importante ascoltare chi \u00e8 guarito e sentirsi felici per lui\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Anteo sent\u00ec il bracciale stringergli il polso con una vibrazione lieve, appena percettibile. Un avvertimento. Un invito al controllo e alla calma.<\/p>\n\n\n\n<p>Non rispose subito. Guard\u00f2 il figlio e si chiese quando esattamente il dolore fosse diventato qualcosa di superfluo.<\/p>\n\n\n\n<p>Adam intanto era ovunque. Alla mensa scolastica come volontario, alle assemblee cittadine, alle feste di quartiere illuminate da luci morbide e musica lenta. Sempre rispettoso, sempre misurato, sempre dentro i confini consentiti. Non faceva nulla di sbagliato, mai, e proprio per questo diventava impossibile da sopportare.<\/p>\n\n\n\n<p>La facilit\u00e0 con cui tutto era stato cancellato era ci\u00f2 che logorava Anteo giorno dopo giorno. Un intervento, una riscrittura del corpo, una correzione delle pulsioni e il male smetteva di esistere, non perch\u00e9 fosse stato compreso, ma perch\u00e9 era stato neutralizzato. Come se bastasse spegnere un interruttore per rendere il mondo giusto, per riscrivere la colpevolezza o l\u2019innocenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Anteo inizi\u00f2 a parlare, all\u2019inizio con cautela, poi con sempre meno attenzione alle conseguenze. Non urlava, non accusava apertamente. Diceva solo ci\u00f2 che non avrebbe dovuto dire:<\/p>\n\n\n\n<p>Che ricordava cosa aveva fatto Adam.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Che non tutto pu\u00f2 essere corretto.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Che il dolore non \u00e8 un errore.<\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 lo ascoltava con pazienza, quella pazienza riservata a chi manifesta un disagio non pi\u00f9 necessario.<br>Il mondo non chiedeva giustizia, chiedeva silenzio. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Intanto il suo bracciale segnalava anomalie sempre pi\u00f9 frequenti: rabbia persistente, ostilit\u00e0 latente, incapacit\u00e0 di adattamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando venne convocato per discutere del suo stato emotivo, la consulente gli parl\u00f2 con tono gentile, spiegandogli quanto fosse semplice porre fine a quella sofferenza. Un intervento breve, gli disse. Avrebbero alleggerito il carico emozionale, attenuato la rabbia, riportato equilibrio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE quello che ha fatto?\u00bb chiese Anteo.<\/p>\n\n\n\n<p>La risposta fu immediata, priva di esitazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon \u00e8 pi\u00f9 rilevante perch\u00e9 non potr\u00e0 mai pi\u00f9 rifarlo. Questo \u00e8 ci\u00f2 che conta\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che Anteo cap\u00ec che il problema non era Adam. Il problema era che lui continuava a sentire. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Lui non odiava quell\u2019uomo perch\u00e9 esisteva. Lo odiava perch\u00e9 ogni volta che lo vedeva sorridere accanto ai bambini sentiva il ricordo tornargli addosso con una precisione crudele: il silenzio di suo figlio, il modo in cui aveva evitato il contatto, la voce diventata improvvisamente adulta.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte cose che il mondo aveva dichiarato superate.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua rabbia non era violenza ma un lutto senza funerale.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera della cerimonia cittadina, quando Adam ricevette un riconoscimento per il suo impegno con i bambini, Anteo si alz\u00f2 in piedi senza averlo davvero deciso. La piazza era piena di applausi, di fiori, di sorrisi convinti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon \u00e8 giusto\u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa fu la goccia che fece traboccare quel vaso fatto di finta perfezione e ipocrisia. Certamente non furono le sue parole bens\u00ec le emozioni nascoste dietro a quelle parole a causare un problema. Era ormai palese che non si sarebbe adattato al nuovo mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non lo arrestarono con violenza. Gli offrirono aiuto, ancora una volta. Gli dissero che avrebbero potuto correggerlo per restituirgli la serenit\u00e0. Persino suo figlio lo guard\u00f2 con una calma che gli fece pi\u00f9 male di qualsiasi ferita. \u00abFallo, cos\u00ec non starai pi\u00f9 male, proprio come me\u00bb disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Anteo rifiut\u00f2. In un mondo che aveva deciso di non provare pi\u00f9 nulla, il dolore era l\u2019ultimo atto di resistenza.<br>Ma in quel rifiuto divenne colpevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Venne allontanato, isolato, classificato come instabile. Non per ci\u00f2 che aveva fatto ma per ci\u00f2 che insisteva a provare in un mondo che non ne aveva pi\u00f9 bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Dicono che la citt\u00e0 sia ancora bellissima.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Adam continua a viverci, integrato, rispettato, presente. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno una nuova famiglia arriva, una bambina scende dall\u2019auto stringendo lo zaino con entrambe le mani. Adam si avvicina con il sorriso che tutti conoscono.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBenvenuta. Qui sei al sicuro\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La bambina lo guarda, poi abbassa gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bracciale non segnala nulla.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Nessun impulso.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Nessuna colpa.<\/p>\n\n\n\n<p>E da qualche parte, lontano dalle case ordinate e dai colori gentili, c\u2019\u00e8 un uomo che ricorda ancora tutto con le mani vuote e il cuore colmo di ci\u00f2 che nessuno vuole pi\u00f9 vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>In quella citt\u00e0 le colpe non hanno valore perch\u00e9 il male non esiste pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Esiste solo dentro quelli che non riescono a dimenticarlo.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60526\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60526\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era una cittadina dove non accadevano pi\u00f9 fatti gravi da molto tempo, non perch\u00e9 gli uomini fossero diventati migliori, ma perch\u00e9 avevano imparato a essere \u201ccorretti\u201d. 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