{"id":60508,"date":"2026-05-30T23:06:37","date_gmt":"2026-05-30T22:06:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60508"},"modified":"2026-05-30T23:06:39","modified_gmt":"2026-05-30T22:06:39","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-malita-di-alessandro-ferraro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60508","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Malita&#8221; di Alessandro Ferraro"},"content":{"rendered":"\n<p>C\u2019\u00e8 vento, c\u2019\u00e8 silenzio. Mi accoglie&nbsp;qualcosa di bianco. La bella abitudine di lasciare&nbsp;ad&nbsp;asciugare le lenzuola sui terrazzi. Sono tante, sono vive.&nbsp;Le attraverso alla cieca, scostandole con cautela. Procedo lentamente, mi faccio sentire per non spaventarla. Eccola l\u00ec.&nbsp;Ispanica, una trentina d\u2019anni, capelli lunghi lisci nervosi al vento, le coprono in parte il volto. Non vedo i suoi occhi. \u00c8 minuta, magra, ben fatta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 seduta sul bordo del terrazzo.&nbsp;Mi ha sentito e si volta di profilo, appoggiandosi a una canna fumaria con il comignolo eolico che ruota come un girofaro improvvisato. Il lato destro della donna \u00e8 completamente esposto al vuoto. Non mi guarda, ma sa che ci sono. Mi fermo a circa sei metri. Dietro di me ho le lenzuola che&nbsp;ondeggiano. Tiene una mano all\u2019interno del cornicione, abbandonata; l\u2019altra ha in mano una sigaretta. Forse mi aspettava, buon segno. La sigaretta \u00e8 appena accesa. Quello \u00e8 tutto il tempo che ha deciso di concedermi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Ciao Malita. Posso chiamarti cos\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p>Non risponde, non si volta. Ci vuole qualcosa di meglio questa \u00e8 una frase del cazzo da accademia, per&nbsp;<em>lei&nbsp;<\/em>ci vuole qualcosa di meglio. Faccio un passo, forse non mi ha sentito, sono a cinque metri.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Malita.<\/p>\n\n\n\n<p>Si volta, ma non mi guarda. Non va bene. Non va bene&nbsp;<em>qui<\/em>. Devo portarla da me, vederla in un altro posto. Via il comignolo, diventa un vecchio leccio solitario. Via il terrazzo, diventa un campo di grano appena mietuto. Estate. Tra il giallo si intravede il nero della terra. Della mia terra. Anche qui c\u2019\u00e8 vento, quello tiepido e leggero dei campi. Ora va meglio. La sua mano \u00e8 abbandonata sull\u2019erba, porta l\u2019altra alla bocca d\u00e0 una boccata alla sigaretta e io sento il rumore di una vanga che svelle una zolla.<\/p>\n\n\n\n<p>           -Questa \u00e8 mia, Sasha.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi volto, un uomo grosso e scuro mi guarda e lascia cadere di lato la terra nera. Vedo solo l\u2019azzurro dei suoi occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>-Che vuoi,&nbsp;<em>Didusj?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>-Stavolta non ce la fai, come non ce l\u2019hai fatta con noi, Sasha. Ci hai lasciato qui a morire.<\/p>\n\n\n\n<p>-Sta zitto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Incide la terra, questa volta pi\u00f9 violentemente.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra boccata per lei, meno tempo per me.<\/p>\n\n\n\n<p>-Zaporizhzhia \u00e8 caduta, i campi di grano sono tutti minati. Sai cosa hanno fatto a tua nonna quando sono entrati?<\/p>\n\n\n\n<p>-Ora sta zitto, nonno!<\/p>\n\n\n\n<p>-Con chi stai parlando?<\/p>\n\n\n\n<p>-Si \u00e8 voltata e mi guarda come se fossi in ritardo di una decina d\u2019anni. Ma continuo a non vedere gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;<em>Hablo con la muerte<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>-Come \u00e8 fatta?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;<em>La mia o la tuya<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p>-E che differenza c\u2019\u00e8<\/p>\n\n\n\n<p>-Oh, molta. La mia abita in un paese lontano, devastato dalla guerra. Ma a volte mi viene a trovare e mi racconta di come va laggi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>-Ma l\u2019hai chiamata nonno.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Si chiamava Vasyl.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-\u00c8 morto?<\/p>\n\n\n\n<p>-Sono tutti morti in un bombardamento.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Neanche tu sei di qui.<\/p>\n\n\n\n<p>-No, siamo venuti qui che ero bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra boccata alla sigaretta. Restano due tiri. Devo sbrigarmi. Non sento pi\u00f9 la vanga. Il vento rinforza.<\/p>\n\n\n\n<p>-Tu che ci fai qui?<\/p>\n\n\n\n<p>-Qui? In questo paese?<\/p>\n\n\n\n<p>-No, su questo terrazzo.<\/p>\n\n\n\n<p>-Fumo el&nbsp;\u00faltimo cigarrillo.&nbsp;\u00bfY t\u00fa?<\/p>\n\n\n\n<p>-Fumo el pen\u00faltimo, me ne dai una?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Distende il braccio destro sul ginocchio e mi lancia fiaccamente il pacchetto con la sinistra. Poi la abbassa di nuovo ma stavolta si aggrappa leggermente al bordo del cornicione. Il pacchetto finisce a due metri da me. Con la scusa mi allungo e mi avvicino ancora un po&#8217;.<\/p>\n\n\n\n<p>-Guarda che se fai un altro passo salto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Mi accendo la sigaretta e basta.<\/p>\n\n\n\n<p>-Perch\u00e9 la penultima? Hai deciso di farla finita anche tu?<\/p>\n\n\n\n<p>-Col fumo, si. Prima o poi.<\/p>\n\n\n\n<p>-Anch\u2019io.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi accendo la sigaretta, non \u00e8 facile con questo vento ma \u00e8 sempre tempo in pi\u00f9 che spero di rubare al vuoto che non vede l\u2019ora di divorare tutto. La scena la diverte, sento che ridacchia.<\/p>\n\n\n\n<p>-Per\u00f2 non mi hai risposto.<\/p>\n\n\n\n<p>-In che senso?<\/p>\n\n\n\n<p>-Non mi hai detto che ci fai qui.<\/p>\n\n\n\n<p>-Che importanza ha.<\/p>\n\n\n\n<p>-Oh, s\u00ec che ce l\u2019ha.<\/p>\n\n\n\n<p>-L\u2019hai capito che qualsiasi cosa tu dica io salter\u00f2 appena ho finito la sigaretta, no?<\/p>\n\n\n\n<p>-S\u00ec che l\u2019ho capito.<\/p>\n\n\n\n<p>-E allora?<\/p>\n\n\n\n<p>-Allora quello che&nbsp;<em>tu<\/em>&nbsp;non hai capito, \u00e8 che io non sono qui per farti cambiare idea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guarda. Vedo i suoi occhi. C&#8217;\u00e8 una vena di&nbsp;rabbia, finalmente. La rabbia \u00e8 come quando da bambino mescolavo i colori tutti insieme. Veniva sempre fuori lo stesso&nbsp;colore&nbsp;di merda. Poi buttavo via tutto. Come vorrebbe fare lei con la sua vita. Ora devo stare zitto e lasciare che si arrabbi con me.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;<em>No entiendo<\/em>. Quindi&nbsp;\u00bf<em>che co\u00f1o estas haciendo aqu\u00ed, cabr\u00f3n<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p>-Sono qui&nbsp;perch\u00e9 ho fatto una scommessa col nonno.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;<em>Hijo de puta<\/em>. Quindi non te ne frega un cazzo di me,&nbsp;<em>como a todo el mundo<\/em>. Neanche a quelli l\u00e0 sotto frega di me, stanno tutti aspettando di vedere come va a finire&nbsp;\u00bf<em>verdad<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p>-Te l\u2019ho detto, \u00e8 per la scommessa.&nbsp;Ho scommesso col nonno che ha torto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ultimo tiro, fino al filtro.&nbsp;Adesso o butta la sigaretta e mi guarda o si butta. Me la faccio sotto ma devo restare calmo, fermo. \u00c8 tutto qui. Abbassa la testa. La mano della sigaretta resta vuota, pericolosa, ma la porta alla fronte.&nbsp;L\u2019altra \u00e8 aggrappata al cornicione con le vene gonfie. Bisogna che mi decida a mettere gli occhiali non ci vedo pi\u00f9 tanto bene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Torto su che?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Che abbiamo tutti un destino gi\u00e0 scritto.&nbsp;&nbsp;Che non ha senso lottare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>-Tu come la pensi?<\/p>\n\n\n\n<p>-Io scommetto che c\u2019\u00e8 tempo, c\u2019\u00e8 ancora tempo per scegliere. E ti vedo in un posto diverso, lontano da qui, sotto un albero in mezzo a un campo di grano appena mietuto, mentre la brezza,&nbsp;<em>viterets<\/em> la chiamiamo noi<em>,&nbsp;<\/em>ti accarezza la pelle<em>.&nbsp;<\/em>Qui comincia a fare freddo. Ti posso insegnare un\u2019ultima cosa prima che cali la&nbsp;sera, una cosa che non hai mai fatto prima. \u00c8 una cosa strana che mi capita di fare tutte le mattine. Vuoi?<\/p>\n\n\n\n<p>-Fa freddo, s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>-Vorrei che tu pensassi a quelle riprese in cui le nuvole si muovono velocemente. Pi\u00f9 veloci del vento, cambiando forma. Le hai presente?<\/p>\n\n\n\n<p>-S\u00ec, le nuvole<\/p>\n\n\n\n<p>-Bene, mentre pensi a questo devi muoverti come se fossi in acqua, come se fossi in fondo al mare e potessi respirare. Le nuvole corrono veloci mentre tu ti muovi lentamente e ti volti verso di me. Pensi di poterlo fare?<\/p>\n\n\n\n<p>-S\u00ec, non lo so, penso di s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>-Bene, cominciamo. Malita. Con calma, io non mi muovo. Sei sott\u2019acqua e vieni verso di me come quando eri piccola e non sapevi ancora camminare. Guarda me. Ce la fai.<\/p>\n\n\n\n<p>-S\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>-Io ti aspetto qui, ancora un passo. Prendi la mia mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Eccola, la sua mano fredda. Piano, ci alziamo in piedi, ci avviamo verso la porta. Ci lasciamo alle spalle il muro bianco. La sua mano ha ricominciato a sudare, o forse \u00e8 il mio calore che la scioglie e me la fa scivolare via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si getta verso le lenzuola e io dietro, ma \u00e8 gi\u00e0 troppo distante e l\u2019angoscia la rende finalmente tutt&#8217;uno con quel vuoto che vince, che vuole vincere. Non posso pi\u00f9 raggiungerla, lo so in un unico breve istante di disperazione. Ora \u00e8 solo un\u2019ombra distorta oltre le lenzuola scosse dal vento che la afferrano come fossero le mani di una madre e le impediscono di fare un passo in pi\u00f9. Si divincola, riesco ad agguantarla e la tiro a me, ancora avvolta dal profumo e dal pianto che la percuote come un massaggio cardiaco. Abbraccio questo piccolo Lazzaro avvolto da un sudario pulito e asciutto, e lei mi stringe forte. Non vedo il suo volto che si intuisce da sotto il lenzuolo, percepisco l\u2019odore del suo alito che sa di tempo vecchio, di quell\u2019ultima sigaretta che ci ha dato ancora tempo. Quanto tempo, chi lo sa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60508\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60508\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 vento, c\u2019\u00e8 silenzio. 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