{"id":60447,"date":"2026-05-30T19:37:20","date_gmt":"2026-05-30T18:37:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60447"},"modified":"2026-05-30T19:37:22","modified_gmt":"2026-05-30T18:37:22","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-sotto-il-tiglio-di-enrico-rossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60447","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Sotto il tiglio&#8221; di Enrico Rossi"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome mai questa nebbia improvvisa?\u201d, mi chiedo tra me e me subito dopo aver imboccato l\u2019ultima curva all\u2019uscita dal borgo. \u201cForse le luci e i lampioni davano l\u2019illusione che ci fosse meno foschia. Per quello in paese la visibilit\u00e0 era molto migliore\u201d, continuo a pensare, cercando di dare un senso a quel fenomeno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOrmai non vale la pena tornare sui propri passi. So che il tumulo \u00e8 qua, davanti a me, da qualche parte. Qui sulla sinistra, mi pare\u201d. Proseguo nel maldestro tentativo di orientarmi tra i banchi lattiginosi, eppure freschi, come se in essi fosse rimasta intrappolata un\u2019essenza di primavera.<\/p>\n\n\n\n<p>Con ostinazione, strizzo l\u2019occhio in cerca di indizi che mi possano guidare.<\/p>\n\n\n\n<p>E s\u00ec che la mappa l\u2019avevo consultata bene il giorno precedente. Sapevo che il tumulo era letteralmente alle spalle del paese e che, in ogni caso, non era difficile da raggiungere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDai, adesso devo vederlo\u2026 Non posso certo perdere la bussola per colpa di una manciata di basse nuvolette\u201d, provo a rassicurarmi, ottenendo per\u00f2 l\u2019effetto opposto. Non solo scandaglio invano l\u2019orizzonte alla ricerca di sagome imbutiformi, compiendo pi\u00f9 volte un giro su me stesso, ma sento anche salire un certo nervosismo. E pi\u00f9 i pensieri e le brusche occhiate si confondono a vicenda, pi\u00f9 mi sale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 tanto la paura di perdersi, quella no. \u201cMal che vada, posso sempre tornarmene in paese, aspettare che sopraggiunga una giornata serena e ripetere il tentativo\u201d, mi sussurro poco dopo, somministrandomi un blando conforto. No, non \u00e8 paura. \u00c8 piuttosto un fastidio, il fastidio di dover constatare come i piani, per quanto minuziosi, non offrano in realt\u00e0 alcuna certezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 la prima volta che rimango intrappolato in questa sensazione di inspiegabile fallimento. Eppure, puntualmente torno ad illudermi\u2026 illudermi che la strada migliore sia quella gi\u00e0 programmata, gi\u00e0 studiata, gi\u00e0 prevista.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ecco che, prima ancora che questi pensieri scivolino via del tutto, un tratto di staccionata appare alle mie spalle. Non l\u2019avevo desiderata, non l\u2019avevo cercata, non l\u2019avevo neppure immaginata. E per\u00f2, temendo di vederla rapidamente scomparire dietro una marea di bruma, mi appropinquo con passo celere, senza mai perderla di vista. Anche a costo di calpestare di striscio alcuni accumuli di terra opera delle talpe, in cui goffamente affondano entrambe le scarpe da ginnastica, facendomi quasi perdere l\u2019equilibrio.<\/p>\n\n\n\n<p>Allungo il braccio per aggrapparmi al palo pi\u00f9 prossimo e subito noto, su entrambi i lati del manufatto, che i corrimano si perdono verso chiss\u00e0 quale direzione, inghiottiti nell\u2019ignoto. Per un attimo, la curiosit\u00e0 di scoprire dove iniziano e dove finiscono mi fa dimenticare perch\u00e9 sono l\u00ec. Certo, quando l\u2019unico punto di riferimento diventa il tracciato di una vecchia staccionata, la tentazione di affidarsi a quell\u2019unico sicuro appiglio \u00e8 tanta.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi per\u00f2 mi ricordo di quella volta in montagna, quando un corrimano apparentemente affidabile si interrompeva di colpo, a causa di una piccola frana che l\u2019aveva tranciato. Questo lampo di memoria \u00e8 sufficiente a togliermi dalla testa qualsiasi capriccio.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine mi siedo sulla traversa inferiore, con le gambe appena piegate e il capo chino verso il suolo. Non penso pi\u00f9, tendo anzi ad assopirmi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sto per serrare le palpebre quando un movimento tra i fili d\u2019erba mi induce a ridestarmi. Proprio nel riquadro di prato sotto ai miei occhi, un lombrico sta facendo quello che gli riesce meglio: scavare minuscoli cunicoli nel terriccio umido.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTu guarda! Questa creaturina non vede, non sente\u2026 ma percepisce. Percepisce quando il terreno non \u00e8 pi\u00f9 adatto, quando c\u2019\u00e8 troppa luce, quando \u00e8 il momento di mettersi al riparo e aspettare tempi migliori\u201d. \u201cPercepisce\u201d, mi ripeto questa parola per almeno tre volte. \u201cSa cavarsela anche senza quei sensi che a noi paiono cos\u00ec fondamentali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre prendo atto delle intrinseche capacit\u00e0 di quell\u2019animaletto, mi distraggo sul serio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non appena un\u2019ultima contrazione lo fa sparire all\u2019interno della sua zolletta di terra, odo il verso di un uccello. Capisco che proviene frontalmente, non dagli ultimi alberi del villaggio alle mie spalle. Altri piacevoli versi, a pochi secondi l\u2019uno dall\u2019altro, stabili nell\u2019intensit\u00e0, mi confermano che il piccolo pennuto non \u00e8 in volo. E so che, da quella parte, l\u2019unico albero a distanza utile \u00e8 il tiglio che troneggia sul tumulo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAdesso ci siamo, \u00e8 l\u00e0. Non lo vedo ancora, ma deve essere l\u00e0, per forza. Ne sono sicuro\u201d. Questa volta sono telegrafico con me stesso, non mi concedo dubbi, perch\u00e9 non ce ne sono. Sento, anzi, percepisco la presenza di ci\u00f2 che desidero.<\/p>\n\n\n\n<p>Non rivolgo neppure uno sguardo d\u2019addio alla staccionata, che sono gi\u00e0 di nuovo nel cuore del prato. Ora, al passo spedito si accompagna la stabilit\u00e0 dell\u2019andatura. Non so se sprofondo nelle montagnole delle talpe, forse lo faccio ancora. Ma non me ne importa, perch\u00e9 l\u2019equilibrio non lo perdo pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Non passa molto tempo prima che un nebuloso sipario si squarci, lasciandomi intravedere prima i rami pi\u00f9 alti, poi l\u2019intero tiglio, infine gran parte della geometria del tumulo, eccetto la base, ancora sfumata. Tutto \u00e8 l\u00ec, sull\u2019esatta traiettoria di quella mia camminata rivelatrice.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uccello, una merla, dall\u2019ultimo dei ramoscelli lancia ancora qualche acuta sviolinata, prima di tuffarsi in una brevissima picchiata che lo porta ad atterrare ai piedi dell\u2019albero. Cos\u00ec per\u00f2, perdo quasi subito di vista la bestiola, essendo ormai a ridosso della collinetta artificiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver tenuto lo sguardo alzato per pochi attimi, lo riabbasso, perch\u00e9 sento che sotto le suole \u00e8 iniziata la salita. Un leggero fiatone si impone a met\u00e0 pendio, ma manca veramente poco. La collinetta del tumulo non \u00e8 imponente, e lo sforzo \u00e8 minimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco che la superficie sotto i piedi torna ad essere piatta. Sono in cima al tumulo. L\u2019occhio mi cade istantaneamente alla base del tiglio, ove la corona di radici comincia ad irradiarsi. Ma la merla l\u00ec non c\u2019\u00e8, o perlomeno non la vedo. Non ci penso e avanzo fino al centro del pianoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi accomodo su un triangolo di erbetta rada, tra due grosse radici. Appoggio la schiena al tronco e lascio che la mente si svuoti. Non intercetto pi\u00f9 alcun pensiero. Socchiudo gli occhi mentre il respiro e il battito rallentano. Non io, ma qualcos\u2019altro dentro di me vuole che mi lasci andare. E io lo faccio\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOh, ciao. Scusa, non ti avevo vista\u201d, mi rivolgo ad una giovane donna che, come me, \u00e8 seduta presso il tiglio ma che non avevo minimamente notato. Se ne sta l\u00ec, alla mia sinistra, di profilo. Nonostante la nebbia che ci attornia, il suo colorito \u00e8 brillante, come se stesse riflettendo tutta la luce di un mezzod\u00ec. Ancora pi\u00f9 chiara \u00e8 la sua veste, un lungo e bianchissimo abito che termina sopra i gomiti e sotto le ginocchia. Sulle gambe, piegate, tiene un libro aperto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCiao\u201d, mi risponde, voltandosi verso di me e accennando un sorriso, prima di tornare a fissare le pagine del suo libro. \u201cBellissima giornata, non trovi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec beh\u2026 potrebbe essere migliore. Anche se si sta diradando, c\u2019\u00e8 ancora molta nebbia\u201d, le rispondo, immaginando che sia una di quelle ragazze che nutrono un particolare gusto per le atmosfere tetre.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuale nebbia? Non ricordo un pomeriggio cos\u00ec sereno da tanto tempo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Alquanto perplesso, attendo qualche istante e poi le chiedo: \u201cComunque\u2026 meteo a parte, mi pare di capire che anche tu apprezzi questi luoghi. Vivi qui vicino? Non ti ho mai vista nel mio paese\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, vivo qua dietro\u201d, e mi indica, allungando il braccio, un punto alle nostre spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLaggi\u00f9 per\u00f2 non ci sono paesi, o comunque non a portata di passeggiata. Devi procedere in quella direzione per almeno trenta chilometri prima di trovarne uno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si gira dal mio lato, mi osserva, mi sorride di nuovo, questa volta con maggiore profondit\u00e0, e mi dice: \u201cI boschi, i campi e i ruscelli sono la mia casa, cos\u00ec come i filari, i prati, le cascate\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Stranito ma affascinato, le domando: \u201cChi sei esattamente? Sei cos\u00ec bella che sembri un\u2019agana, una vila, o una rusalka. E come ti chiami? Se posso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cS\u00ec, potrei essere tutto questo, ma anche molto altro, se lo desideri, se lo immagini. Perch\u00e9, in fondo, io so che ti ricordi di me. Anche il nome\u2026 non ne ho uno solo. Spesso lo cambio, alcune volte ne ho diversi contemporaneamente. Ad esempio, fino a poco fa ero Morana, adesso invece mi chiamo Lada, ma anche Anastasia. Ti piace Anastasia?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto che mi piace, suona bene\u201d, rispondo immediatamente, senza neanche pi\u00f9 soffermarmi su tutte le stranezze che sento. Un irrefrenabile desiderio di conoscere pi\u00f9 a fondo quell\u2019enigmatica figura mi incita a porle altre domande. \u201cChe libro stai leggendo? Di cosa parla?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOh, \u00e8 una mia rivisitazione della favola <em>Il riccio nella nebbia<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cRivisitazione nel senso che l\u2019hai scritta tu prendendo spunto dall\u2019originale?\u201d, la incalzo curioso. \u201cMa\u2026 aspetta! Non vedo nulla, le pagine sono vuote\u201d, continuo, pi\u00f9 confuso che mai, dopo aver allungato il collo per controllare meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon vedi niente perch\u00e9 la storia l\u2019ho appena terminata, e man mano che andavo avanti col racconto, ci\u00f2 che leggevo svaniva. \u00c8 come il presente. Nel momento in cui diventa passato, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 motivo di riviverlo. \u00c8 giusto che si dissolva\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019intuizione, stordente come una scossa, mi prende la parola. \u201cMa quindi il riccio\u2026 E io\u2026 Se tu sei l\u2019autrice, tu sapevi\u2026 Ti prego, dimmi la verit\u00e0! Tu\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l\u2019impazienza non \u00e8 amica della verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Un piccolo fastidio sul viso e tutto finisce: un innocuo frammento di corteccia mi rimbalza sullo zigomo, facendomi riaprire gli occhi. La donna non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, e nemmeno la nebbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Alzo lo sguardo verso il cielo e mi accorgo che ogni rametto pullula di tenere gemme.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aria \u00e8 tiepida, attorno \u00e8 tutto un concerto di cinguettii, l\u2019azzurro pi\u00f9 carico e le nuvole pi\u00f9 rampanti fanno da sfondo ad una campagna in fermento. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 traccia di un inverno che pareva non avere fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Faccio mente locale e mi ricordo che \u00e8 il 15 aprile, il giorno di Anastasia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 15 aprile, sotto il tiglio, \u00e8 finalmente primavera.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60447\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60447\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCome mai questa nebbia improvvisa?\u201d, mi chiedo tra me e me subito dopo aver imboccato l\u2019ultima curva all\u2019uscita dal borgo. \u201cForse le luci e i lampioni davano l\u2019illusione che ci fosse meno foschia. 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