{"id":60385,"date":"2026-05-29T23:13:08","date_gmt":"2026-05-29T22:13:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60385"},"modified":"2026-05-29T23:13:10","modified_gmt":"2026-05-29T22:13:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-il-pacchetto-di-tre-stelle-di-giuseppe-castrillo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60385","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Il pacchetto di Tre stelle&#8221; di Giuseppe Castrillo"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Poggiava il pacchetto sulla scrivania come fosse una statuina, dopo averne estratto una sigaretta. La girava tra le dita, poi la soppesava come se volesse calcolarne i grammi. La osservava, incerto se dividerla in parti precisamente uguali o accenderla e cominciare a fumare. Le \u201cTre stelle\u201d, questa la marca di sigarette. Non avevano filtro. Al ragazzo, che gli sedeva di fronte, davanti alla scrivania, i gesti del professore sembrano studiati, come quelli di un attore che si prepari a recitare il monologo dell\u2019<em>Amleto<\/em>. Quello di cui &nbsp;tutti ripetono, anche in inglese, le prime parole: \u201c<em>To be, or not to be\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La scrivania in mogano scuro, ecco un&nbsp; elemento che destava curiosit\u00e0. La ricopriva una massiccia lastra di vetro, perfettamente combaciante con la superficie. Una lampada con una campana di vetro azzurro diffondeva una luce opalescente che cadeva su alcuni fogli sparsi. Il professore vi appuntava la lezione per il giorno dopo. Sui fogli era poggiata una stilografica. A destra una cornice con una fotografia. Un gruppo di famiglia al mare. Lui, i due figli e la moglie, di rara avvenenza. Bruna di carnagione, i capelli scuri mossi ondulati, gli occhi neri.&nbsp; Al centro si imponeva un vassoio d\u2019argento, di forma rettangolare. Sui quattro lati correvano bordi rialzati molto simili ai lavori in filigrana. Vi erano poggiati tre calamai, uno per l\u2019inchiostro nero, quello il per il rosso e all\u2019altra estremit\u00e0&nbsp; quello per l\u2019inchiostro azzurro. Tra i&nbsp; calamai perfettamente allineati e il bordo pi\u00f9 lungo del lato inferiore del vassoio, era poggiata una penna con l\u2019asta di legno e un pennino d\u2019oro, che per essere usata doveva essere intinta, come si faceva una volta nelle scuole degli anni Cinquanta. Si trattava di un vero e proprio oggetto d\u2019arte, cesellato nei minimi particolari, forse appartenuto alla famiglia da generazioni. Gli occhi del ragazzo, per\u00f2, erano attratti da due particolari: il pacchetto di \u201cTre stelle\u201d e le dita del professore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sotto la luce azzurrognola, pi\u00f9 che risplendere, le tre stelle d\u2019oro, disegnate sul pacchetto, diffondevano un chiarore giallognolo, che aveva il potere di distogliere l\u2019attenzione del ragazzo, che si immaginava mondi lontani o pi\u00f9 semplicemente si chiedeva se quel colore fosse simile a quello delle stellette sulle divise dei soldati dell\u2019Esercito dell\u2019Unione. Inseguendo questa idea bislacca quanto inappropriata, il ragazzo farfugliava le sue risposte e non riusciva a spiegare&nbsp; perch\u00e9 l\u2019impero di Carlo Magno fosse \u201cSacro e Romano\u201d. Non era una lezione privata vera e propria. Il padre del ragazzo, che&nbsp; aveva giocato a pallone, quando erano piccoli, col professore e poi avevano giocato a tressette insieme, e poi , una volta messa su famiglia, facevano le vacanze insieme al mare di Minturno, voleva capire se il figlio era veramente portato per gli studi. Insomma se avesse sale in zucca o fosse uno zuccone. A dire il vero, perch\u00e9 quell\u2019Impero fosse \u201cSacro e Romano\u201d il ragazzo non lo sapeva e si era rifugiato dietro la scusa pi\u00f9 banale del mondo: \u201cLo sapevo, ma l\u2019ho dimenticato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Gli dispiaceva deludere il padre, ma ancora di pi\u00f9 gli faceva male fare brutta figura con il professore e passare, agli occhi di questi, per uno svogliato. Ci teneva a quell\u2019uomo. Invidiava i figli che potevano parlare ogni giorno con lui di tutto, o almeno cos\u00ec credeva. Che i loro discorsi fossero piacevoli o profondi era una sua costruzione mentale. Il professore era uno severo, con lui era buono perch\u00e9 lo aveva visto nascere, perch\u00e9&nbsp; aveva inutilmente tentato di insegnarli a nuotare, perch\u00e9 gli aveva regalato i libri pi\u00f9 belli che mai avesse letto. Per il professore quel ragazzo non era uno qualsiasi e con lui aveva quella dolcezza che non aveva con i figli, specie con il primo. Alla fine se il suo alunno, o meglio il suo protetto, \u201cnon sapeva\u201d o \u201cnon ricordava\u201d perch\u00e9 quel benedetto impero fosse \u201cSacro e Romano\u201d, poco importava. Anche a lui era capitato di essere svogliato, di aver dato pi\u00f9 volte l\u2019esame di Letteratura Latina alla Federico II di Napoli, perch\u00e9 gli piaceva divorare la \u201cGazzetta dello Sport\u201d. Era un interista sfegatato. Era capace, per\u00f2, di fare quel che bisognava fare necessariamente, proprio all\u2019ultimo momento; e ora, stava l\u00ec, dietro la sua scrivania di mogano, a dover decidere se quel ragazzotto era tagliato o no per gli studi. Passava per essere il faro del suo Liceo. Il filosofo, che anche nella scavata magrezza del viso e del corpo, portava, quasi, lo stigma del pensatore indaginoso e consequenziale. Aveva la dote di capire, non di giustificare gli alunni e&nbsp; il coraggio di mettere a posto la protervia dei colleghi e quel loro sistema di assegnare i voti ligi al principio \u201cTe la far\u00f2 pagare\u201d, per punire un comportamento che ledeva la loro&nbsp; autorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il professore si chiedeva cosa c\u2019era dietro quella svogliatezza. Il ragazzo aveva letto tutti i libri che gli aveva regalato e ne sapeva parlare, come pu\u00f2 fare un ragazzo del primo liceo classico dell\u2019anno 64\/65 e&nbsp; che gli chiedeva perch\u00e9 il protagonista del racconto <em>Infanzia di un capo<\/em> avesse deciso, alla fine della storia, di \u201cfarsi crescere i baffi.\u201d Anche suo padre e suo nonno avevano i baffi e pure il professore portava i baffi a spazzolino. Lui diceva come Charlot. Il ragazzo era solo uno pigro, che si distraeva e se ne andava chiss\u00e0 dove, peragrando in mondi immaginari.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; C\u2019erano, poi, le dita scure di nicotina, un colore tra il marrone e il giallo, segno che il professore fumava&nbsp; quasi senza sosta. Il ragazzo invidiava quel colore, che aveva pi\u00f9 significati. Era innanzitutto il segno di una conquistata libert\u00e0, poi di una raggiunta maturit\u00e0 anagrafica, di un vizio che, allora, si poteva ostentare.&nbsp; Quelle dita gli ricordavano&nbsp; i suoi autori preferiti. Ma due immagini gli erano rimaste impresse. Tot\u00f2 con le sue Turmac e la copertina &nbsp;di <em>Tutti i romanzi<\/em>&nbsp; di Italo Svevo, edizioni Dall\u2019Oglio. L\u2019autore&nbsp; compariva, sulla copertina in tela rossa, stilizzato con una sigaretta da cui usciva una voluta di fumo. Quei romanzi li avrebbe letti qualche anno pi\u00f9 tardi, ma quel volume lo aveva trovato a casa di un amico, che frequentava spesso e che avrebbe cambiato la sua vita. Il ragazzo, da giovane non fumava, lo avrebbe fatto anni pi\u00f9 tardi, quando invece di farsi crescere i baffi, aveva cominciato prima con le sigarette e poi con il&nbsp; Toscano, quello che si confezionava a Cava dei Tirreni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nicotina, mai una macchia di inchiostro&nbsp; sulle dita del professore. Con quei calamai, che venivano usati per correggere i compiti di filosofia e storia, il rosso per le imperfezioni, il blu per i misfatti pi\u00f9 gravi, il nero per assegnare il voto e siglarli, si sarebbe aspettato di trovare segni su le dita. Solo nicotina. Il professore aveva cominciato a fumare presto. Poi le notti insonni passate a non trovare spiegazioni a certi eventi&nbsp; della sua vita e della sua famiglia avevano fatto il resto. Accesa nella notte, la sigaretta illuminava un atomo di stanza, o una fettuccia di terrazzo nel fresco delle notti estive e diventava una compagna silenziosa che non aveva risposte e non chiedeva ragioni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il 20 luglio del 1967, passeggiando per il corridoio del Liceo cittadino, per allontanare l\u2019ansia, il ragazzo, che doveva sostenere la seconda parte dell\u2019esame di stato, e conferire davanti alla Commissione schierata , in Storia Filosofia, Matematica, Fisica, Scienze ed Educazione fisica, trov\u00f2 finalmente il coraggio di chiedere al professore quante sigarette al giorno fumava.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u201cNon lo so. Posso dirti solo perch\u00e9 fumo quelle in particolare. Mi piacciono &nbsp;il colore&nbsp; e i disegni del pacchetto delle Tre stelle.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u201cE tu cosa farai dopo l\u2019esame? Che facolt\u00e0 sceglierai?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u201cDi sicuro m\u2019iscriver\u00f2 alla FIGC, subito &nbsp;e poi, appena cominciano i corsi, alla Scuola di Giornalismo a Urbino.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; \u201c Due delusioni per tuo&nbsp; padre, che si aspetta da te per prima cosa che tu sia promosso, \u201cmaturato\u201d, come si dice,&nbsp; e che poi scelga una facolt\u00e0 universitaria vera e propria. Vedi che ti dir\u00e0 \u201cseria\u201d. Infine dovrai lottare non poco per la scelta politica. Accarezza altri progetti per&nbsp; te. Ti vede in un altro partito. Ma questo lo sai.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il ragazzo non rispose. Pensava che la promozione sarebbe stata una cosa impossibile. Non aveva preparato decentemente l\u2019esame di Matematica, di Fisica e Scienze, s\u00ec insomma &nbsp;di Geografia astronomica.&nbsp; Non aveva proprio aperto i libri, e la sua ammissione all\u2019esame era stata non solo stentata ma frutto di una battaglia tra i professori del gruppo umanistico e i professori del gruppo scientifico.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Quel suo silenzioso andare avanti e indietro per quel lunghissimo corridoio, che da allora avrebbe chiamato \u201cdei passi perduti\u201d,&nbsp; prima di essere chiamato a sostenere la prova d\u2019esame, stava diventando &nbsp;un rendiconto sui suoi giovani anni, fatto di presagi&nbsp; di veementi scontri &nbsp;genitoriali e di&nbsp; incontrovertibili&nbsp; errori futuri. O di sconfitte. &nbsp;Infatti non gli riusc\u00ec di fare il deputato per il PCI.<\/p>\n\n\n\n<p>Il professore gli camminava al fianco. Sapeva che non poteva interrompere la concentrazione del giovane o, forse, &nbsp;il girovagare dei suoi pensieri.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60385\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60385\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Poggiava il pacchetto sulla scrivania come fosse una statuina, dopo averne estratto una sigaretta. 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