{"id":60293,"date":"2026-05-29T18:12:30","date_gmt":"2026-05-29T17:12:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60293"},"modified":"2026-05-29T18:12:53","modified_gmt":"2026-05-29T17:12:53","slug":"premio-raccfonti-nella-rete-2026-i-miasmi-della-terra-di-maria-ilaria-esposito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60293","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;I miasmi della terra&#8221; di Maria Ilaria Esposito"},"content":{"rendered":"\n<p>Quella mattina, poco prima dell\u2019alba, Duccio Massaro apr\u00ec gli occhi. Di sera era andato a letto presto, come faceva sempre, come avevano fatto per una vita intera suo padre, suo nonno e tutti quelli che hanno stretto con la terra un patto d\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni giorno per lui era un giorno buono, buono per faticare, buono per amare. Mentre sua moglie dormiva beata, si crogiol\u00f2 tra le coperte ancora un p\u00f2, poi si mise a sedere sul materasso e alla fine si alz\u00f2 e se ne and\u00f2 in bagno. Fece la doccia, indoss\u00f2 i panni puliti e si avvi\u00f2 in cucina. Prese dallo stipetto la macchinetta del caff\u00e8, la svit\u00f2 e vers\u00f2 l\u2019acqua del rubinetto nella caldaia. Dos\u00f2 la polvere nel filtro livellandola con il cucchiaino, poi accese il fornello e ce la adagi\u00f2 sopra. In forno c\u2019era mezza pagnotta di pane. Nel frigo una frittata di uova, ricotta e prosciutto, che la moglie gli aveva preparato la sera prima. Si fece la marenna[1] e la ripose nello zaino assieme alle mele annurche e ad una bottiglia di vino asprino, infine chiuse la cerniera. Si gust\u00f2 il suo caff\u00e8 e scese gi\u00f9 in cortile.<\/p>\n\n\n\n<p>Mont\u00f2 sul trattore, gir\u00f2 la chiave di accensione e attese giusto il tempo per far scaldare il motore. Nel momento in cui il portone elettrico fin\u00ec di scorrere sopra il binario, part\u00ec. Sulla provinciale si ritrov\u00f2 dietro una lunga fila di trattori e di camion pieni di operai assonnati. Stava schiarendo. La foschia della notte cominciava a dissolversi. Il sole, che era riuscito a farsi largo tra grosse nuvole panciute color ardesia, spunt\u00f2 all\u2019improvviso, ma spar\u00ec quasi subito. Nelle campagne la brina marzolina, che aveva fatto un\u2019improvvisata durante le prime ore del mattino, faceva sbrilluccicare le foglie appuntite del granoturco, dei peschi, delle rape e dei pomodori. Era tutto uno scintillio. Venti minuti dopo Duccio era fermo davanti all\u2019ingresso della sua propriet\u00e0 con il motore acceso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel momento in cui apparve la testa argentata di Tatonno, che era corso ad aprirgli il cancello con il suo immancabile sorriso, si sent\u00ec un uomo fortunato. Mentre percorreva il vialetto che dalla provinciale conduceva alla masseria, pass\u00f2 in rassegna con lo sguardo fiero del padrone i tigli maestosi che sfilavano sotto i suoi occhi uno dietro l\u2019altro e che, con il loro aroma delicato, addolcivano l\u2019aria. Un venticello tiepido era venuto a mettere scompiglio tra i cespugli, scuotendo le frasche appena germogliate in quel principio di primavera un po\u2019 stramba. La tenuta delle Centonze apparteneva alla sua famiglia da generazioni. E lui, da bravo agricoltore, se ne prendeva cura come si fa con una cosa preziosa. La terra era la sua ragione vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Scese dal trattore e con Tatonno al seguito cominci\u00f2 il solito giro tra le coltivazioni. Erano nel pieno della fioritura. Moggi e moggi di terre seminate a grano, a cavolfiori, a broccoli, a pomodori e frutteti a perdita d\u2019occhio. Peschenoci, susine, albicocche, ciliegie, fragole, e mele annurche, piccine, lievemente asprigne e polpose. A met\u00e0 mattinata, a causa del vento, il puzzo di marciume che da alcuni mesi appestava l\u2019aria, era aumentato. Negli ultimi tempi arrivava fin dentro le case del paese. Era un odore disgustoso, di munnezza in decomposizione, di uova marce, di plastica bruciata. Serpeggiava tra le strade e la gente non faceva che lamentarsi. Te lo sentivi addosso, sulla pelle. S\u2019incollava ai vestiti, penetrava nelle coscienze. Nei giorni che seguirono Duccio not\u00f2 che il puzzo si era fatto pi\u00f9 intenso. Una mattina lui e Tatonno si misero a perlustrare i campi.<\/p>\n\n\n\n<p>Da lontano intravidero una grossa pozzanghera piena di fanghiglia maleodorante. Man mano che si avvicinavano il puzzo aumentava. Duccio si era portato appresso un paio di guanti. Dopo averli infilati, immerse le dita nella melma, poi le avvicin\u00f2 alle narici. Era lo stesso odore che c\u2019era nell\u2019aria. &#8211; Un nodo gli serr\u00f2 la gola. Chiuse gli occhi e rivide l\u2019ambulatorio e l\u2019oncologo, nell\u2019attimo in cui gli usc\u00ec di bocca quella maledetta parola: cancro. Rivide la mano di sua moglie stretta nella sua. &#8211; Da allora erano trascorsi tre mesi. Il giorno della scoperta una pioggerellina fitta, che aveva cominciato a venir gi\u00f9 sin dalle prime ore della notte, continuava a cadere. Il terreno sembrava sul punto di liquefarsi. C\u2019erano pozzanghere ovunque. Il cielo, dello stesso colore della cenere, si rifletteva dentro ognuna di esse. Gli ci vollero pi\u00f9 di sei ore per passare al setaccio tutta la propriet\u00e0 assieme al fidato Tatonno. Mentre camminavano, davanti ai loro occhi, si present\u00f2 uno spettacolo raccapricciante. Decine di pozzanghere, piene di una fanghiglia marrone, ribollivano come minestra sul fuoco. L\u2019odore che sprigionavano era pi\u00f9 ripugnante del tanfo del letame, delle esalazioni dell\u2019acido, del fetore del catrame e dei miasmi dello zolfo. Tatonno aveva con s\u00e9 una pala. Appena lui si ferm\u00f2, gliela pass\u00f2. Duccio cominci\u00f2 a scavare. E pi\u00f9 scavava, pi\u00f9 il puzzo aumentava. Ad un certo punto la pala si scontr\u00f2 con una superficie solida. \u00ab\u00c8 un sasso!\u00bb esclam\u00f2 Tatonno. Duccio si spost\u00f2 di qualche metro e ricominci\u00f2 a scavare.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un quarto d\u2019ora la pala urt\u00f2 di nuovo contro qualcosa di solido. La cosa si ripet\u00e8 in altri punti del campo. Duccio seguit\u00f2 a scavare, finch\u00e8 dall\u2019impatto si gener\u00f2 un rumore che non lasciava adito ad alcun dubbio. \u00abPure questo ti sembra un sasso?\u00bb chiese scrutando la faccia incredula di Tatonno. Riprese a scavare. Il rumore divenne pi\u00f9 nitido, fino al momento in cui dal terreno affior\u00f2 una lastra di metallo mezzo arrugginita sulla quale era impresso un simbolo con una scritta in una lingua straniera. \u00abChe diavolo ci sar\u00e0 l\u00ec dentro?\u00bb chiese Tatonno preoccupato. \u00abNiente di buono, Tat\u00f2, niente di buono!\u00bb esclam\u00f2 Duccio sospirando. Quando rientrarono era gi\u00e0 buio. &#8211; Mentre chiudeva a chiave la porta, il pensiero di sua moglie si ripresent\u00f2. La bestia aveva preso possesso di lei con tutta la sua crudelt\u00e0. Giornate in ospedale. E poi le terapie, gli esami e le chemio che la svuotavano. Il giorno in cui aveva iniziato a perdere i capelli, lui aveva minimizzato. Ma non appena lei era uscita per fare alcune commissioni, se ne era andato gi\u00f9 in garage e si era messo a gridare e a prendere a pugni le pareti.<\/p>\n\n\n\n<p>Avrebbe voluto fermare il tempo. Sapeva che era cominciato il conto alla rovescia. &#8211; Una settimana pi\u00f9 tardi era andato in caserma e aveva raccontato ai carabinieri quello che aveva trovato mesi prima. Arrivarono tecnici a scandagliare le Centonze, palmo dopo palmo. \u00abNon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da fare! \u00c8 compromessa!\u00bb dissero. La sua terra stava morendo, si stava spegnendo poco alla volta, come sua moglie. Quella sera, mentre erano a letto, lei gli disse: \u201cQuando accadr\u00e0, promettimi che non piangerai!\u201d Duccio non rispose. Avrebbe voluto mentire, ma non ci riusc\u00ec. Lei se ne and\u00f2 due mesi dopo. Una mattina Duccio si alz\u00f2, apr\u00ec la finestra della sua camera e si affacci\u00f2. Fuori non c\u2019era pi\u00f9 quella distesa arida e incolore. La sua terra sembrava fertile, come un tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Spalanc\u00f2 la porta e corse verso la distesa di grano. Il terreno sotto i suoi piedi era soffice, vivo. Nell\u2019aria non si sentiva pi\u00f9 quell\u2019odore disgustoso. Mentre attraversava il campo, la vide. Camminava tra le spighe, sfiorandole con le mani. Il sole le illuminava il viso. Duccio continu\u00f2 a correre finch\u00e8 la raggiunse. Le prese la mano. Erano di nuovo insieme ed erano felici. Passeggiarono tra le spighe alte finch\u00e8 scomparvero, inghiottiti da quella stessa terra che avevano amato oltre ogni limite.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading has-light-green-cyan-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-971657a96493f7b0e3165393c53d599e\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/h2>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\" id=\"_ftn1\">[1]<\/a> \u201cPasto completo preparato usando due fette di pane farcite con salumi, formaggi o altro\u201d.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60293\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60293\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella mattina, poco prima dell\u2019alba, Duccio Massaro apr\u00ec gli occhi. 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