{"id":60286,"date":"2026-05-29T18:28:16","date_gmt":"2026-05-29T17:28:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60286"},"modified":"2026-05-29T18:28:17","modified_gmt":"2026-05-29T17:28:17","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-la-lezione-di-piano-di-giuditta-grosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60286","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;La lezione di piano&#8221; di Giuditta Grosso"},"content":{"rendered":"\n<p><br>Hai preso le sigarette? mi chiese quando entrammo nell\u2019 ascensore. Il pacchetto in cucina? No, quello nuovo. Mamma, ho preso quello che stava sul tavolo, le risposi scocciata. Era la seconda volta che me lo chiedeva. Mamma fumava le Muratti. A me le Muratti facevano schifo. Gliele rubavo solo quando non avevo pi\u00f9 nemmeno una Marlboro e non riuscivo proprio a capire come lei potesse fumarne due pacchetti al giorno. Per\u00f2 mi piaceva fumare con lei, soprattutto quando eravamo in macchina. L\u2019 odore del fumo si attaccava ai nostri vestiti e mi faceva sentire sua complice. Nessuna ragazza della mia et\u00e0 fumava con la madre.<br>Quel giorno avevo l\u2019ultima lezione di Storia della Musica. Il mio maestro abitava a Vietri e mamma mi accompagnava sempre quando stava bene, ma a guidare era un disastro e ogni volta pap\u00e0 le diceva Marta, chiamatemi quando siete arrivate, e poi non capisco non ci sono bravi maestri anche a Napoli? Ma la mia maestra di piano aveva detto il migliore \u00e8 Maione e con lei non si discuteva. Perci\u00f2 Napoli- Vietri col freddo e la tempesta, ma finalmente era arrivato giugno.<br>Dal finestrino aperto entrava l\u2019aria calda e quando la macchina si ferm\u00f2 al casello di Angri l\u2019afa divent\u00f2 insopportabile. Siamo in ritardo, lo sapevo, ti avevo detto che dovevamo partire prima, le dissi in tono sgarbato. Lei fece finta di niente. Faceva spesso cos\u00ec e io mi imbestialivo e cominciavo a ricordarle tutte le volte in cui avevo avuto ragione. Il maestro lo sa che veniamo da Napoli e capir\u00e0, aggiunse con aria indifferente. Piuttosto cerca di stare calma, e si mise a canticchiare come faceva sempre, mentre io, per non rispondere, facevo finta di ripetere dal libro gli ultimi argomenti. E non leggere in macchina che poi ti viene la nausea. Pochi minuti dopo infatti sentii il solito sapore acido che mi saliva su per l\u2019esofago e il sudore freddo che mi bagnava la fronte. Chiusi il libro e piombai in un silenzio ostinato che urlava tutta la mia pi\u00f9 nera incazzatura, ma lei aveva voglia di fare la pace. Ci facciamo una sigaretta? mi disse. Presi i due pacchetti dalla borsa e le girai l\u2019accendino. Il primo tiro lo facemmo all\u2019unisono, buttando fuori il fumo dai finestrini spalancati. Lei si gir\u00f2 e mi sorrise e all\u2019improvviso un soffio di vento le fece tremolare il ciuffo che portava riverso sulla guancia sinistra.<br>Mia madre era una donna briosa quando stava bene, ma la sua ilarit\u00e0 era come un\u2019ubriacatura che dopo la lasciava svuotata. La felicit\u00e0 non era un sentimento con il quale aveva molta consuetudine, andava a tentoni, esagerava, perci\u00f2 la sua allegria sembrava finta. Diceva il medico che mia madre aveva l\u2019esaurimento nervoso. Io e mia sorella dicevamo che mamma aveva la COSA e quando aveva la COSA saltavano il pranzo e pure la cena. Figuriamoci la lezione! Stanze chiuse, intere giornate affondata nel letto con lo sguardo perso nel vuoto. Perci\u00f2 quel pomeriggio di giugno ero felice che lei fosse con me.Quando eravamo scese per prendere la macchina Graziella la portiera, ci aveva fermate e col solito tono sfottente, Signora, l\u2019inquilina del sesto piano dice che un\u2019altra volta i panni vostri le hanno sporcato le lenzuola appena stese. La signora Russo non la tiene la cameriera, nunn\u2019 \u00e8 comme a vuie. Capace che quella, poi, si lamenta con l\u2019ingegnere. Ma mia madre non le aveva risposto ed era scappata via senza nemmeno guardarla in faccia. Io mi ero dovuta trattenere per non saltarle al collo.<br>Nel palazzo mia madre era la moglie dell\u2019ingegnere, quella strana. La detestavano quasi tutti, le invidiavano la casa lussuosa e la vita agiata che il povero marito, mio padre, le aveva regalato. Lo compativano quel poverino, costretto a sopportare un guaio del genere. E poi quella teneva le mani bucate, spendeva e spandeva e stava sempre piena di birlocchi, ma si sa, pi\u00f9 tengono i soldi pi\u00f9 non li sanno apprezzare. Per fortuna le figlie non c\u2019erano male, soprattutto la prima che somigliava tanto a suo padre, anzi, no, era tale e quale. Invece io mi sentivo uguale a mamma. Soprattutto da quando avevo scoperto di essere epilettica. La prima volta feci finta di niente. La malattia divent\u00f2 mia la seconda volta. L\u00ec capii e fui certa che quella brutta cosa me l\u2019ero procurata per somigliare a lei. Almeno cos\u00ec pagavo il mio pegno per aver scelto pap\u00e0. L\u2019avevo fatto per comodit\u00e0, forse, non per mancanza d\u2019amore, e anche se mio padre non mi aveva mai chiesto un\u2019abiura, io mi sentivo comunque una traditrice.<br>Mia madre spense la sigaretta che io stavo ancora a met\u00e0. Faceva cos\u00ec, faceva tutto di fretta. Mi spostai sul sediolino e il libro, cadendo per terra, si apr\u00ec sulla foto di Joni, il gattino bianco e nero che avevo trovato per strada. Allora mi ricordai di quando lo avevo portato a casa. Sapevo che lei non voleva, ma volli sfidarla, le dissi senza di lui me ne vado anch\u2019io ma lei va bene, Stella, facciamola questa prova. All\u2019inizio Joni lo curammo insieme; presto lei si stanc\u00f2, ma lei si stancava subito di tutto. Mia madre era una donna intermittente. Perch\u00e9 lo hai chiamato Joni? Mi chiese una volta. Come Joni Mitchell, mamma, la mia cantante preferita. Lei e il vecchio Neil come due guerrieri Navaho cavalcano insieme sulle praterie del Mid West e cantano l\u2019amore come piace a me. Sai, mamma, sogno anch\u2019io un amore cos\u00ec, fiumi limpidi e foreste dove fare l\u2019amore al riparo dal mondo. Ma questo non glielo dissi. Ero troppo piccola per fare l\u2019amore, almeno, lei pensava cos\u00ec, perch\u00e9 non lo sapeva che sulla prateria c\u2019ero gi\u00e0 stata.<br>Immersa in quei pensieri nemmeno mi accorsi che eravamo arrivate a casa del maestro. Quando scesi dalla macchina mi disse ti aspetto qui. Va bene, le risposi.<br>La lezione vol\u00f2 sulle note di Zerlina e Masetto ed era quasi scuro quando scesi gi\u00f9 al palazzo. Imboccammo subito l\u2019autostrada, ma l\u2019ingresso era chiuso. Un camion pieno di frutta si era rovesciato sulla carreggiata direzione Napoli. Unica strada per tornare in citt\u00e0 la costiera amalfitana. Al primo tornante sotto il Raito mamma incoll\u00f2 la faccia al volante e rallent\u00f2 fino a 20 all\u2019ora. Aveva spostato il sediolino cos\u00ec avanti che sembrava non avesse pi\u00f9 le gambe e non so perch\u00e9 aveva chiuso il finestrino dalla sua parte. Guidava tutta concentrata, come una bambina che deve portare a termine un compito troppo pi\u00f9 grande di lei. Sulla discesa per Cetara una macchina dietro di noi cominci\u00f2 a suonare per sorpassarci. Si avvicinava di scatto sbandando a destra e a sinistra proprio nel punto in cui la strada si faceva pi\u00f9 stretta. Quando finalmente riusc\u00ec a superarci il conducente si affacci\u00f2 dal finestrino e con tutta la voce che aveva in gola ci mand\u00f2 a quel paese. Mamma rest\u00f2 impassibile e si prepar\u00f2 al girare il volante per la curva successiva. Sembrava aver preso confidenza con quella strada tortuosa che nel buio della notte mostrava ad ogni svolta chiazze di luce sdraiate sul mare. All\u2019altezza di Positano ci fermammo per un caff\u00e8. Scendemmo gi\u00f9 in paese e scegliemmo un baretto sulla spiaggia. La serata era bellissima. Anche il caldo era scemato e il profumo del sale che saliva dalla spiaggia riempiva il silenzio del borgo che si arrendeva al fresco della luna. Tra le barche ammarate sulla spiaggia giacevano le nasse e il paese con le luci delle case ancora accese era un presepio. Quando arriv\u00f2 il caff\u00e8 mamma lo bevve tutto d\u2019un sorso, poi ordin\u00f2 una delizia al limone. Era il suo dolce preferito. Per favore, aggiunga un cucchiaino, disse al cameriere. Affondammo insieme nello strato di crema gialla fino al cuore di panna. Poi insieme facemmo il primo boccone. Sollevando lo sguardo i nostri occhi si incontrarono e scoppiammo a ridere mentre il gusto della delizia si depositava in bocca come un velo di allegria.<br>A un certo punto lei guard\u00f2 l\u2019orologio. A casa sicuramente ci avranno date per morte, Stella, vai tu a chiamare pap\u00e0, vedi, l\u00e0 c\u2019\u00e8 un telefono. Il barista mi procur\u00f2 i gettoni e raggiunsi la cabina dall\u2019altra parte della piazza. Feci in un attimo. Era arrabbiato? mi chiese quando tornai. Che ti ha detto? Ma niente\u2026, le risposi. Era arrabbiato, lo so, ripet\u00e8 con la sua aria pigra. Ha detto che anche a Napoli ci sono bravi maestri, aggiunsi facendo il verso a pap\u00e0 e mentre lo dicevo mi resi conto che per la prima volta lo stavo tradendo. Sentii una fitta in petto. Lei se ne accorse, mi sorrise e, passandomi una Muratti, mi chiese ce la facciamo l\u2019ultima sigaretta? Si accese la Muratti e cominci\u00f2 a fumarla con tiri lenti e profondi, come se quella fosse l\u2019ultima sigaretta della sua vita. Un attimo dopo una folata di vento la fece rabbrividire. Si mise sulle spalle la giacchetta di cotone e rivolse lo sguardo verso il mare. Io mi girai a guardarla e mentre la guardavo sentii i suoi sensi che cercavano di afferrare il rumore della risacca, il vocio del paese, il profumo dei limoni, come una ladra. Seduta a quel tavolino mia madre era bellissima. Non l\u2019avevo mai vista cos\u00ec. Quando spense la sigaretta si volt\u00f2 e mi accarezz\u00f2 sulla guancia destra. La sua mano si trattenne un po\u2019 sul mio viso come a non volerlo lasciare. In quel momento avrei voluto dirle mamma, vedi che si pu\u00f2 essere felici? mamma, perdonami se non ti ho mai detto che esiste la gioia, ma mentre cercavo le parole lei mi guard\u00f2 negli occhi e mi disse Stella, sono felice di stare qui con te. Ci ricorderemo per sempre di questa giornata. Io pensai che aveva ragione.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60286\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60286\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Hai preso le sigarette? mi chiese quando entrammo nell\u2019 ascensore. 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