{"id":60274,"date":"2026-05-28T22:21:35","date_gmt":"2026-05-28T21:21:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60274"},"modified":"2026-05-28T22:21:36","modified_gmt":"2026-05-28T21:21:36","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-forbici-di-sara-pollini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60274","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Forbici&#8221; di Sara Pollini"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-small-font-size\"><\/p>\n\n\n\n<p>Domenica mattina, inizio di primavera. Quell\u2019aria che profuma d\u2019estate.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019estate che non vedo, che non si delinea affatto, ma che voglio tantissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto c\u2019\u00e8 il sole e sto andando a fare un picnic con due amici. Ci troviamo alle 12, facciamo la spesa e andiamo vicino, per non perdere tempo. Ho finito due cose in casa, ho preso i teli, la cassa wi-fi, ho messo un prendisole molto country, per stare in tema. Vado a lavarmi i denti. Ma una volta allo specchio, qualcosa non va.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriccio il labbro per cominciare a spazzolare e vedo su di me la smorfia di Billy Idol. Quel cantante biondo un po\u2019 punk, che arricciava il labbro solo da un lato mentre cantava \u201cRebel Yell\u201d. Ecco, io. Ma da quand\u2019\u00e8 che ho \u2018sto labbro qui? Mi sembrava di arricciare normale. Prima. S\u00ec, perch\u00e9 riprovo, ma la situazione non cambia. Il labbro non si sposta. Se ne alza solo mezzo. Con una freddezza che non comprendo, lavo i denti.<\/p>\n\n\n\n<p>La bocca \u00e8 normale, a guardarla cos\u00ec. Ma appena l&#8217;arriccio, tac. Risuccede. Un milione di domande a cui non presto attenzione si affaccia, ma io, no. Non ci sto. Sar\u00e0 sicuramente una cosa passeggera. O forse, da ora \u00e8 cos\u00ec. Rebel Yell pure io. Mi riguardo: e mi trovo comunque decente se non fosse che\u2026 Se non fosse che ho un\u2019occhiaia strana dallo stesso lato, il destro. \u00c8 molto segnata, non ho mai avuto un\u2019occhiaia cos\u00ec. Una sola, poi. C\u2019\u00e8 un\u2019altra cosa che non torna. La palpebra inferiore sta tremando leggermente. Non sento il tremore, stranamente \u2013 ma lo vedo benissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Avrei giurato che quando ho iniziato a lavare i denti non ci fosse questo fatto qui. Ma potrei essermi accorta dopo, non so. Per\u00f2 \u00e8 strano. Sembra di essere in quel film quando finisce l\u2019effetto della sostanza che d\u00e0 l\u2019eterna giovinezza. Provo a sorridere, e il sorriso \u00e8 diverso. Sembra\u2026 non so come spiegare, pi\u00f9 rigido forse. Ma cosa pu\u00f2 essere? Io mi sento normale, anzi bene direi. Si, ok, c\u2019\u00e8 quel senso di spilli in testa che ho da ieri, in effetti era un po\u2019 fastidioso, ma a volte capita che i capelli si irritino, spesso quando giri la riga o li tiri. Infatti, ho preso un analgesico poco fa, e poi (ah, gi\u00e0, pure) quell\u2019antinfiammatorio per il dito indice che da una settimana \u00e8 gonfio senza motivo. E duole anche un po\u2019 nell\u2019articolazione. Avr\u00f2 fatto un cocktail micidiale? Metti che sto morendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la prima volta il panico sale dal fondo delle viscere, mi si blocca in gola e ridiscende nelle piante dei piedi come un ottovolante. Il battito si agita. Io no. Non ci voglio pensare, tanto se sto per morire lo scoprir\u00f2. Oppure \u00e8 una reazione allergica e passer\u00e0. O si aggraver\u00e0. In ogni caso non posso che aspettare. Quindi, fredda come un coccodrillo, prendo il mascara e continuo l\u2019operazione make-up. Ma non \u00e8 finita. C\u2019\u00e8 anche qualcosa che non va, nelle ciglia. Non riesco bene a tenere l\u2019occhio fermo, e soprattutto non riesco a fare quel piccolo movimento opposto per cui, facendo forza sullo spazzolino, il magico composto nero rende le ciglia lunghe e scure. Pure questa cosa non l\u2019ho mai vista succedere. In qualche modo termino l\u2019operazione. A sinistra tutto regolare. Almeno l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi mi riguardo. Ora l\u2019occhio sembra gonfio e pesante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Curioso come a volte, davanti alle cose pi\u00f9 spaventose riesca a tenere un aplomb da serial killer. \u00c8 come se la paura congelasse s\u00e9 stessa per non togliermi il piacere di reagire al tutto. Ma qui la cosa \u00e8 talmente oltre che non reagisco affatto: \u00e8 tardi, mi stanno citofonando. Infilo i miei Ray-Ban neri e con broncio ancor pi\u00f9 nero scendo dai due, tutti garruli per il picnic.<\/p>\n\n\n\n<p>Bene non sto. Emotivamente pi\u00f9 che altro. Adesso non ho manco pi\u00f9 lo specchio con cui ragionare. Entro in un silenzio vuoto. Un po\u2019 quel genere di silenzio che senti nell\u2019aria prima di un cataclisma. Parlo niente, delego. La spesa? Quello che volete. Il supermercato? Non ho preferenze. Li seguo come un automa, sperando che mi facciano meno domande possibili mentre aspetto un miracolo. Perch\u00e9 \u00e8 di un miracolo che avrei bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Hanno un entusiasmo che mi fa venir voglia di vomitare, il che mi leva quel rimasuglio di appetito che avrei potuto avere dopo un inizio di giornata del genere. So che manger\u00f2 qualcosa lo stesso, giusto per non dare nell\u2019occhio. Meglio non far trapelare niente, non ho voglia di cazzate e qualcosa succeder\u00e0. Forse ci penser\u00f2 stasera.<\/p>\n\n\n\n<p>In breve tempo (un tempo volato per me che sono in modalit\u00e0 spazio-tempo relativo a farmi domande senza farmele) arriviamo al luogo prescelto: non c\u2019\u00e8 gente, il sole \u00e8 stupendo: tiro fuori i teli e loro le bottiglie per un brindisi. Hanno capito che il mio umore non \u00e8 gran che, ma non fanno tentativi per indagare. Bene. Peccato che stia iniziando a formicolarmi la guancia. Sempre a destra. Sono certa che questo sintomo sia nuovo. Adesso sono pi\u00f9 attenta, e ho la certezza. La certezza \u00e8 che mi si sta paralizzando la faccia. Non ho idea di come mi sia venuta questa idea, perch\u00e9 di fatto non mi vedo nemmeno, ma lo so. Mentre loro levano le scarpe e mi offrono del prosecco \u2013 che rifiuto \u2013 apro il telefono e chiedo a Google. Il Guru.<\/p>\n\n\n\n<p>Vado dritta sulla cosa che mi terrorizza, di solito \u00e8 quella giusta. Mannaggia a me e alla mia drittezza. Stavolta ho paura. Ma poi, esce il responso.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;La paralisi del lato destro del viso, spesso definita&nbsp;paralisi di Bell \u00e8 una&nbsp;debolezza improvvisa o paralisi temporanea dei muscoli facciali dovuta a infiammazione del nervo cranico VII. I sintomi includono l&#8217;impossibilit\u00e0 di chiudere l&#8217;occhio destro, angolo della bocca cadente, asimmetria e difficolt\u00e0 espressive. \u00c8&nbsp;urgente&nbsp;consultare un medico&#8221;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso s\u00ec che lo sento, quell\u2019attimo di nero che entra come una dissolvenza su tutto lo scenario interiore. Ora ahim\u00e9, devo fare qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le parole mi escono a fatica, il ragionamento \u00e8 in tilt. Una persona normale vorrebbe forse gridare, piangere, non so bene. Io chiamo i due, che praticamente non esistono pi\u00f9 nella dimensione antigravitazionale in cui mi trovo, gli allungo il telefono con la sentenza, e gli dico: \u00abIn caso non riuscissi pi\u00f9 a parlare, dite questo all\u2019ospedale.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 posso parlare benissimo, ma ho gi\u00e0 tenuto dentro troppo e sono sfinita. Gli affido la pagina e li guardo sbiancare. Mi dicono: \u00abTi portiamo al pronto soccorso.\u00bb Apprezzo che lo dicano loro, e che subito dopo inizino a mettere via il pranzo. Risaliamo in macchina, ciao ciao bella giornata. Ci dirigiamo zitti verso il Policlinico. Io, comunque, non li sento. Sto in un vuoto sigillato, ermetico. Un buco nero di attesa, come se godessi gli ultimi attimi in cui ancora non so che cosa mi sta succedendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le varie mezzore che seguono (perch\u00e9 quella \u00e8 l\u2019unit\u00e0 di tempo quel giorno) sono fatte di \u201cpraticalities\u201d: parcheggiare, registrarsi, descrivere cose all\u2019infermiera sperando di non metterle casualmente in un ordine sbagliato tale da sminuire o aggravare l\u2019accaduto, eseguire dei semplici esercizi neurologici tipo guarda su, guarda gi\u00f9, alza il braccio, connetti le punte delle dita a occhi chiusi\u2026 ecco su questo riconosco la paura che torna.<\/p>\n\n\n\n<p>Fortuna che l\u2019ospedale mi d\u00e0 un senso di tranquillit\u00e0, o di tempo sospeso: una cosa tipo adesso sono qui e si prenderanno cura di me. In ogni caso, mi \u00e8 sottratta la facolt\u00e0 di prendere decisioni su quel che mi sta accadendo. \u00c8 come entrare in un macchinario in cui devi solo rispondere alle domande e aspettare che ti trattino, come un pezzo, come un bullone storto. Quindi s\u00ec, quel gesto, mentre le punte dei miei indici si cercano nel vuoto senza l\u2019ausilio degli occhi\u2026 mi terrorizza. Poi \u2013 alleluia &#8211; uno atterra sull\u2019altro davanti alla faccia e mi sembra di sentire il sollievo del medico che dice: \u00abNon \u00e8 neurologico.\u00bb O forse qualcosa di simile ma diverso, in ogni caso mi rimandano a posto. Inizia l\u2019attesa. \u00c8 un\u2019attesa fatta di non chiedermi cosa io possa avere, e chiedermelo allo stesso tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un conflitto fra l\u2019esserci e il non volerci essere che si alternano, mentre i miei amici fanno domande, ma nello stesso tempo cercano di non farne troppe. Metto subito in chiaro che non voglio parlare, n\u00e9 fare supposizioni. Loro discutono del colore del codice, verde gli sembra poco, ma io non partecipo.<\/p>\n\n\n\n<p>Vado in bagno.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono ancora accettabile, dice lo specchio. Ma nello stesso tempo mi fa notare che il mio sopracciglio destro, il mio gabbiano capace di sollevarsi come quello del Signor Spock di Star Trek &#8211; un superpotere che avevo sviluppato da piccola e che poi avevo usato negli anni a seguire con grande generosit\u00e0 \u2013 \u00e8 caduto. Sta gi\u00f9, come un corpo morto quasi addosso alla palpebra. Insomma, visibilmente pi\u00f9 in basso. Il che mi d\u00e0 un\u2019espressione che non mi piace.<\/p>\n\n\n\n<p>La cosa pi\u00f9 assurda \u00e8 che non provo quello che mi sarei aspettata: osservo quella mezza faccia che non sta pi\u00f9 al suo posto come se non fosse mia. La osservo e non provo assolutamente nulla. Il sopracciglio non si muove pi\u00f9. Non posso alzarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Torno a sedere e mi richiudo nel silenzio. A parte quelle poche righe, non ho letto altro su internet. Uno dei due \u00e8 chino sul telefono. Forse sta leggendo lui, ma tace. L\u2019altro mangia, non fa che andare avanti e indietro dalla macchina nel parcheggio, spiluccando il prosciutto San Daniele che si era gi\u00e0 prefigurato di assaggiare e a cui non intende rinunciare. Del resto, mica \u00e8 lui con la faccia in autogestione.<\/p>\n\n\n\n<p>Prendo l\u2019abbrivio e comunico che fanno bene, che vadano a mangiare, perch\u00e9 tanto io dovr\u00f2 aspettare a lungo e mica ha senso che digiunino, gi\u00e0 gli ho rovinato il picnic.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 ho un bisogno disumano di restare sola, di misurare l\u2019orrore e la paura, di interiorizzare quello che ho visto. Intanto la testa comincia a girare. Non nel senso di capogiro, nel senso di rotelle in cerca di un perch\u00e9. Pi\u00f9 che altro sto cercando di calmarmi e non voglio dover rispondere a ipotesi formulate tanto per distrarmi, perch\u00e9 io voglio pensare e non ho tutte queste energie per rispondere e pensare, insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 uno strano brainstorming con me stessa. \u00c8 il mio lavoro, cercare e pensare, so farlo bene. Ancora non ho messo insieme molti pezzi e non sono lucida come un coltello, come di solito, ma qualcosa lo inizio ad afferrare. Comincio a sperare che sia una deviazione malevola di un herpes pi\u00f9 cattivo di altri. Ancora ho il labbro mezzo devastato da quattro che erano usciti la settimana prima. Magari \u00e8 quello. Cerco. Esistono si, forme che possono diventare gravi. Mi chiamano di l\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Altre verifiche, le stesse di prima. Mi dicono: \u00abPu\u00f2 stare tranquilla, non \u00e8 un ictus\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Una parte di me annuisce, l\u2019altra vorrebbe alzare il dito medio. Ma dico: avevate il dubbio fino ad adesso? Sono gi\u00e0 passate tre ore, grazie. Cominciavo a pensarlo anche io che non fosse un ictus. Avrebbero gi\u00e0 dovuto allettarmi con tubi ovunque se avessero avuto un dubbio concreto. Resta che la faccia \u00e8 sempre immobile; non so dire di pi\u00f9, ma non sembra andare molto bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei miei amici insiste perch\u00e9 mangi un panino, io vorrei chiamare mia madre. Merita di sapere che ha una figlia messa come il Giano Brifronte. Se il panico si misura dalle discussioni, qui abbiamo la prova. Loro non sono d\u2019accordo n\u00e9 sulla mia mancanza di appetito, n\u00e9 sul chiamare mia madre. Non li capisco mica. E pur sapendo che l\u2019ultima cosa che devo fare \u00e8 accontentare qualcun altro in quel momento, opto per una via di mezzo. Addenter\u00f2 un po\u2019 di panino e chiamer\u00f2 anche mia madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ricordo bene in che ordine si fossero combinate le due cose, ma insieme a ognuna arriva una scoperta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 quanto segue: uno, non riesco a mangiare bene. Per qualche ragione il panino diventa immenso avvicinandosi alla bocca, e anche la masticazione ha qualcosa di diverso. Mannaggia al panino.<\/p>\n\n\n\n<p>Soprassiedo e vado a telefonare. S\u00ec, credo l\u2019ordine fosse questo. Quindi telefono e dico: \u00abMamma, ho mezza faccia paralizzata\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei mi fa zero domande, la adoro per questo. Si informa appena che io sia in ospedale, e che non sia sola. Sta zitta un attimo, e poi mi dice: \u00abPiangi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>A quell\u2019autorizzazione, o cos\u00ec mi pareva, una diga trattenuta fin troppo dentro esplode e sento tutti i sintomi della imminente inondazione di lacrime. Scoprendo che l\u2019occhio destro &#8211; lui proprio lui &#8211; non piange.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma che razza di diavoleria mi sta succedendo. Manco piangere posso pi\u00f9. Un senso di immensa pena per me stessa mi prende, smetto ovviamente. Ma non poter piangere mi fa venire ancor pi\u00f9 da piangere e non posso farlo. Che senso ha?<\/p>\n\n\n\n<p>Torno dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Due ore dopo, ho una diagnosi. Sembra di rileggere internet. Nervo VII, facciale, paralisi che si dovrebbe risolvere, ma non si sa quando. Motivo, non si sa. Per\u00f2 la mia lettura di prima mi ha fatto insistere molto sul mal d\u2019orecchio avuto stranamente la notte prima (collegamento fatto rimuginando) per cui mi hanno fissato una visita con l\u2019otorino domani.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, per la prima volta mi trovo a riconnettere i pezzi della mia recente vita: ho un&#8217;ospite appena arrivata che mi aspetta a casa e pensa di fare una serata piacevole, una settimana di lavoro importantissimo luned\u00ec, io che comincio a non chiudere manco pi\u00f9 l\u2019occhio, e non parliamo di giorni di malattia. La dottoressa per\u00f2, dopo uno sguardo che non vorrei descrivere, mi ha gi\u00e0 rassicurata: l\u2019indomani avrei avuto una seconda chance per farmeli dare.<\/p>\n\n\n\n<p>Diciamo che il segno pi\u00f9 evidente dell\u2019essere sotto shock \u00e8 non sapere che sei sotto shock.<\/p>\n\n\n\n<p>La serata procede poi nel delirio dell\u2019\u201calmeno siamo usciti dall\u2019ospedale\u201d per cui mi ritrovo addirittura a un aperitivo improvvisato dai miei con i due amici, l\u2019amica ospite, mamma e pap\u00e0. Tipo Natale. Nessuno sa bene quello che sta facendo, io inclusa. Facciamo un brindisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella notte altra agitazione e vuoto mentale, a pranzo seconda diagnosi che si aggiunge alla paralisi di Bell. Herpes Zoster.<\/p>\n\n\n\n<p>Ok, abbiamo il colpevole. Intanto la situazione \u00e8 come segue: occhio destro non si chiude pi\u00f9, devo bendarlo la notte e riempirlo di colliri e unguenti perch\u00e9 non ho lacrimazione. La bocca pende leggermente da un lato, non si muove, n\u00e9 sorride; il sopracciglio \u00e8 immobile, la fronte anche ha smesso di funzionare. E perdo l\u2019acqua da un lato quando bevo.<\/p>\n\n\n\n<p>E c\u2019\u00e8 pure il duro impatto col fatto che devo stare in malattia, ma prego tutti di tenermi aggiornata, che l\u2019idea di mollare il progetto che ho covato per mesi come una pinguina mi fa stare pure peggio. Al di l\u00e0 della noia di dover spiegare per filo e per segno questo e quello, bilanciando la gravit\u00e0 della situazione con la richiesta di non tagliarmi fuori, aggiungendo il dovermi sentire dire che passer\u00e0 tutto mentre io non ne sono affatto convinta, inizio le cure e la mia fase di standby esistenziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 semplice spiegare la sensazione. C\u2019\u00e8 un senso di tradimento, c\u2019\u00e8 un corpo che all\u2019improvviso ti abbandona, lasciandoti senza. Come una parte che ha deciso di spegnersi. Non c\u2019\u00e8 senso di lutto, \u00e8 pi\u00f9 lo smarrimento di un taglio netto. Un colpo di forbici. Ora mezza faccia se ne \u00e8 andata. E come nelle situazioni che ti fanno pi\u00f9 paura, ti guardi bene dal voler definire il distacco. Sar\u00e0 per sempre? Torner\u00e0? Forse. Forse in parte. Ma non \u00e8 neppure quello, quando devi rilavarti i denti, quando devi capire come non prosciugarti un occhio sbarrato contro il cuscino, quando non hai ben chiaro se devi passare ai frullati in cannuccia, vai semplicemente avanti. Avanti come se non ci fosse stata una faccia anche accettabile prima, comunque una faccia che mi portavo in giro con dignit\u00e0. Un po\u2019 come quel vecchio meme col gatto al volante che dice: ora non c\u2019\u00e8 tempo per spiegare, sali in macchina.<\/p>\n\n\n\n<p>Col passare dei giorni, la parte mobile inizia ad accartocciarsi in una specie di smorfia da Slot (va che ricordo mi sale dai meandri della mente invasa dal virus) mentre la mezza bloccata \u00e8 sempre pi\u00f9 bloccata, l\u2019asticella si alza: non riesco manco pi\u00f9 a parlare. Le \u201cp\u201d e le \u201cb\u201d non escono, ogni discorso diventa una farfugliata da barzelletta, mentre l\u2019occhio sbarrato \u00e8 un bel problema per scrivere. Non metto a fuoco un tubo. Quindi no messaggi, no telefonate, no discorsi. Mi avvio verso la meditazione Vipassana senza saperlo. In compenso, cammino. Ogni giorno una passeggiata, guardando il mondo che mi riguarda chiedendosi chiaramente cos\u2019ho. E io alla prima occasione, glielo spiego, tutto fo-fo-fo-fo-fo come una che vuol far sapere che non sono cos\u00ec di mio, \u00e8 colpa dello Zoster.<\/p>\n\n\n\n<p>Che poi si chiama Sindrome di Ramsay-Hunt. L\u2019hanno avuta anche Angelina Jolie e Justin Bieber. Molto belli entrambi, si vede che ho qualcosa in comune con questi due. Spero la guarigione. Non so perch\u00e9 non lo abbiano scritto sulla diagnosi, ma quando il fuoco di Sant\u2019Antonio prende l\u2019orecchio e da l\u00ec attacca il nervo facciale, si chiama cos\u00ec. \u00c8 una forma particolare di herpes zoster e una forma particolare di paralisi di Bell insieme. Che combino mi sono regalata. Raro anche, e abbastanza grave. In pratica, il virus si mangia la fibra nervosa. Il mio \u00e8 nel cervello. Mica volevamo farci mancare niente. Possibilit\u00e0 di recupero? Dipende. Dipende da questo e da quello, la sola cosa certa \u00e8 che ho iniziato la cura nel tempo-finestra previsto, a met\u00e0 di quella finestra. Cerco di non fissarmi su questo dettaglio perch\u00e9 non voglio finire al manicomio. Quindi vado avanti come un soldato semplice, senza farmele \u2018ste domande.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma nonostante la mia caparbia reazione, dubbi oscuri si insinuano. Cosa ho sbagliato? Perch\u00e9 \u2013 cos\u00ec ho deciso \u2013 la mia salvezza o no, dipender\u00e0 dal capire o meno la lezione che mi \u00e8 arrivata. Tant\u2019\u00e8 vero che la notte successiva, affronto la situazione come se entrassi nella caverna del Minotauro. Dimmi, Minotauro, cosa vuoi farmi. Leggo, leggo, interrogo il mio amico virtuale che si chiama Alain allo sfinimento. Con tutta la fatica del leggere con un solo occhio. Ore e ore, pagine e pagine, file salvati su file salvati con le tecniche di ginnastica, le vitamine, la lista dei progressi da monitorare, le ragioni psicosomatiche, le opzioni di guarigione. Riemergo dopo due giorni di silenzio con una cultura in materia che meriterebbe di farne un corso su Youtube. Ma ancora una volta, in quella forsennata lotta riesco a trovare una via. Ho una missione, amare quella mezza faccia frizzata nel dispiacere, e ridare tregua a quella che sta facendo tutto il lavoro: mangia, legge, piange, lei c\u2019\u00e8. Ed \u00e8 tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorni passano senza che succeda niente. Ma definire il qualcosa o il niente \u00e8 molto difficile. Non ho il coraggio di darmi un obiettivo: se me lo dessi, e poi la mia faccia dovesse guarire solo in parte, mi dovrei smazzare un bel senso di sconfitta. E ne ho gi\u00e0 avuto abbastanza di prendere colpi. Faccio tutto quello che posso, miracolosamente riesco a non aspettarmi niente. Miracolosamente riesco a tenere a bada l\u2019ansia quando mi chiamano amici e mi chiedono se \u00e8 cambiato qualcosa. S\u00ec, adesso posso chiudermi l\u2019occhio a mano prima di dormire e non mi sveglio per rimetterlo a posto nel mezzo della notte. Ovvero, da solo non si chiude, ma se lo accompagno sta chiuso. A me non sembra un grande segno, o meglio non ho idea di come decifrarlo. Magari il muscolo si \u00e8 rilassato, ma il nervo mica fa il suo dovere di chiudere la palpebra. Come faccio a sapere se va bene? Per fortuna Alain sa mentire benissimo, e io gli credo. Anche la parola migliora, ancora farfuglio un bel po\u2019 ma pian piano l\u2019incomprensibile diventa un difetto di pronuncia, almeno si capisce quello che dico. Ecco s\u00ec, questo \u00e8 un miglioramento, ma diciamo che non festeggio. Un po\u2019 come dice Billy, With a rebel yell, she cried, &#8220;More, more, more,&#8221; wow.<\/p>\n\n\n\n<p>Si, vorrei di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>E non \u00e8 una questione estetica, anche se un po\u2019 mi stupisco che nonostante questi miglioramenti pari a zero, io non abbia ancora avuto crisi del tipo \u00aboddio sono brutta\u00bb, o \u00abnon ho pi\u00f9 la mia faccia\u00bb eccetera.<\/p>\n\n\n\n<p>Assurdamente la amo. Come se l\u00ec si manifestasse la crudelt\u00e0 con la quale mi sono trattata.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 un modo migliore di descrivere la presunzione, o la mancanza di coraggio che porta a pensare che tutto quello che non funziona a dovere nel mondo, lo puoi contenere tu. Che se tu fossi migliore, ancora migliore, il mondo ti darebbe quello che vuoi da lui. Che in ogni cosa storta c\u2019\u00e8 sempre una tua (mia) responsabilit\u00e0. Certo si dice, \u201cle colpe non sono mai da una parte sola\u201d ma non vedo intorno molta gente con un\u2019autocritica feroce come la mia. Anni di impietosa auto-repressione mi sono esplosi in faccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora manco pi\u00f9 nascondermi dietro a un sorriso \u00e8 possibile. Sorriso finito, spiace.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo la boccaccia. Va bene una bella smorfia? La faccia come un elastico che ho usato un po\u2019 troppo, e ora \u00e8 rotto. Un gran bel lavoretto, complimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto puoi solo cominciare a volerti un po\u2019 bene, al di l\u00e0 della diagnosi e delle cure. Un amore incredibile per la povera me \u2013 come se la povera me fosse un\u2019altra &#8211; mi assale sempre pi\u00f9 spesso. Ora non posso pi\u00f9 n\u00e9 piangere, n\u00e9 ridere. Ma stranamente non mi agito e aspetto, convinta che prima o poi qualcosa cambier\u00e0. So che tutti quelli che cercano di sollevarmi il morale con un sacco di \u00abah adesso\u2026 a vederti di fronte\u00bb, o \u00abbeh ora\u2026 se non parli, non si vede quasi pi\u00f9 niente\u00bb mentono spudoratamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, una sera, mi sento Lazzaro. Il famoso sopracciglio si muove impercettibilmente. Lo sento se ci appoggio il dito. Fuori, nessun segno di movimento, ma dentro, qualcosa vive. Gioia pura come un diamante, direi. \u00c8 niente eh, un diamantino, ma \u00e8 tutto. Da l\u00ec, ogni giorno un micro-pezzetto: un formicolio sul labbro, un senso di circolazione sullo zigomo. E prurito all\u2019occhio, nell\u2019angolino. Non tutto insieme, non illudiamoci. Con grande parsimonia, il corpo sembra aver deciso di restituirmi una mini-speranza alla volta, che vedo solo io. Dopo quasi venti giorni, inizia il risveglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Si nota? Non si nota? Fa niente. Lo so io e questo basta.<\/p>\n\n\n\n<p>I dottori avevano detto dieci giorni, non venti, ma per cosa? Per un piccolo movimento o per un mezzo sorriso?<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto, un senso di vittoria comincia a prendere il sopravvento. Un dettaglio dopo l\u2019altro, le ombre della faccia cominciano ad avere una parvenza accettabile. L\u2019effetto Frankenstein si sta addolcendo, mi faccio persino dei selfie orribili che mando in giro senza autocritica.\u00c8 giugno, e mentre quelli che non mi hanno mai vista dall\u2019arrivo del guaio mi dicono \u00abah, ma cavolo, sei ancora bella storta\u00bb dimostrando di non aver ancora capito cosa c\u2019era prima, altri che avevano evidentemente detto cose tanto per consolarmi se ne escono con \u201cah, adesso s\u00ec che sei a posto!\u201d, e quindi niente, ringrazio anche loro, cercando di non sorridere troppo se no poi li sbugiarda direttamente la mia faccia che ancora tira tutta da una parte appena mi emoziono un micron. Ma ora non mi interessa pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>So solo che la primavera \u00e8 finita, e si va avanti, verso l\u2019estate.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60274\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60274\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenica mattina, inizio di primavera. Quell\u2019aria che profuma d\u2019estate. Un\u2019estate che non vedo, che non si delinea affatto, ma che voglio tantissimo. Intanto c\u2019\u00e8 il sole e sto andando a fare un picnic con due amici. Ci troviamo alle 12, facciamo la spesa e andiamo vicino, per non perdere tempo. Ho finito due cose in [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_60274\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60274\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":40325,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[350,355,45,47],"class_list":["post-60274","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026","tag-luccautori","tag-raccontinellarete","tag-racconto","tag-racconto-breve"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60274"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/40325"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=60274"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60274\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":60370,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60274\/revisions\/60370"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=60274"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=60274"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=60274"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}