{"id":60229,"date":"2026-05-28T21:46:09","date_gmt":"2026-05-28T20:46:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60229"},"modified":"2026-05-28T21:46:10","modified_gmt":"2026-05-28T20:46:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-tre-giorni-di-pioggia-di-chiara-miranda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60229","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Tre giorni di pioggia&#8221; di Chiara Miranda"},"content":{"rendered":"\n<p><em><strong>CAP.I <\/strong><\/em><em><strong>ERNESTO<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Diciassette e trenta. Il timbro scatta metallico sull\u2019ultimo modulo della giornata. Ernesto fissa il quadrante dell\u2019orologio a muro: ancora trenta minuti di neon e carta polverosa prima della libert\u00e0. &#8220;Il posto fisso \u00e8 un ombrello per quando piove&#8221;, diceva suo padre. E lui \u00e8 rimasto l\u00ec sotto, all\u2019asciutto, a guardare il mondo oltre il vetro dell\u2019ufficio.<\/p>\n\n\n\n<p>Da giovane voleva fare il falegname. Aveva visto un artigiano trasformare pezzi di legno in incastri levigati. L\u2019odore di resina gli era rimasto nelle narici: quando lo sente, il respiro si ferma.<\/p>\n\n\n\n<p>Sistema meticolosamente le graffette. Spegne il computer. Il silenzio del corridoio \u00e8 l\u2019unico suono che gli appartiene. Esce nel novembre grigio, piove fitto.<\/p>\n\n\n\n<p>Apre l\u2019ombrello a scacchi. \u00c8 solido, anonimo, un riparo che puzza di naftalina e tabacco. Cammina verso la pensilina del 42. Una pozzanghera avvolge un mozzicone di sigaretta; Ernesto lo fissa finch\u00e9 i contorni non svaniscono.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il bus arriva, Ernesto fa per salire, ma lascia l\u2019ombrello l\u00ec, appoggiato alla pensilina.<\/p>\n\n\n\n<p>Sale i gradini del bus, si siede al solito posto, il terzo a sinistra. Attorno a lui, gli studenti con le cuffie non alzano lo sguardo dagli smartphone. Appoggia la tempia al vetro freddo. La mano cerca automaticamente il manico sul sedile accanto, ma si accorge allora della mancanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre il bus accelera, <em>Ernesto rima<\/em><em>ne<\/em><em> a guardare la sagoma della pensilina che spari<\/em><em>sce<\/em><em> nella <\/em><em>pioggia, portando con s\u00e9 il suo ombrello a scacchi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Con calma, scioglie il<\/em><em> nodo della cravatta, <\/em><em>la lascia ciondolare dal collo. Un <\/em><em>mezzo sorriso<\/em><em> <\/em><em>gli increspa le labbra. <\/em><em>G<\/em><em>uarda il riflesso dei lampioni sulle pozzanghere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Forse avrebbe cenato al buio, o forse avrebbe lasciato le finestre aperte per ascoltare il temporale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>CAP II &#8211; <\/strong><strong>ALESSIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Eccoti, ti sei alzata. Prendi il tuo bus per la citt\u00e0. Anche oggi il cielo \u00e8 grigio e, come al solito, hai dimenticato l\u2019ombrello. Dimentichi sempre qualcosa. La tua stanza \u00e8 un caos totale, come la tua vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Tua madre ti ferma sulla soglia. Ti studia, ti scruta dalla testa ai piedi. \u201cI capelli, il trucco, e quella giacca che hai messo? Non \u00e8 adatta. Meglio cambiarla. Le scarpe vanno bene. E mi raccomando: Sorridi sempre. Devi mostrare la tua felicit\u00e0. Devi convincerli tutti che sei brava. Conto su di te.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La voce di tua madre ti resta addosso, il suo volto ancora davanti a te mentre esci, \u00e8 sempre lo stesso da anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec hai iniziato a cercare qualcuno che potesse valorizzarti nel modo giusto. E quante persone si sono rivelate solo delle delusioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora sei qui, sull\u2019autobus. Guardi le gocce di pioggia scivolare sul finestrino, appena scenderai, la tua messa in piega sar\u00e0 rovinata da questa pioggia che scroscia, insistente. Per\u00f2 devi muoverti. Devi prepararti. Cosa dirai? Come lo dirai? Con quale tono?<\/p>\n\n\n\n<p>Hai gi\u00e0 fatto altri provini, ma nessuno ti ha chiamata. Riponi il copione nella borsa con un gesto rassegnato.<\/p>\n\n\n\n<p>Appena metti piede sul marciapiede, un tuono improvviso sembra scuotere le fondamenta dei palazzi. Il tuo corpo ha un fremito.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Guardi il<\/em><em> cielo grigio, il vento freddo che avvolge in un turbine circolare le carte ammassate sul marciapiede bagnato. <\/em><em>Ti<\/em><em> <\/em><em>soffermi<\/em><em> ad osservare il luccichio delle vetrine riflesse sull\u2019asfalto, qui tutto sembra lucido e perfetto.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Poi lo vedi.<\/p>\n\n\n\n<p>Appoggiato alla pensilina, un ombrello a scacchi grigi sta l\u00ec, sembrava aspettare te. Lo afferri con una foga quasi violenta, lo apri e un odore di tabacco ti avvolge.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019improvviso il mondo cambia ritmo. Per un istante, il ticchettio della pioggia copre la voce di tua madre nella testa. Ti specchi sulla vetrina di un negozio: l&#8217;ombrello \u00e8 brutto, non c&#8217;entra nulla con il tuo cappotto all\u2019ultima moda.<\/p>\n\n\n\n<p>Devi solo arrivare intera al provino.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Entr<\/em><em>i<\/em><em> nella sala d&#8217;attesa del teatro con l&#8217;ombrello ancora gocciolante. Attorno a <\/em><em>te<\/em><em>, altre <\/em><em>ragazze <\/em><em>ripassano le battute. <\/em><em>Tu<\/em><em> guar<\/em><em>di<\/em><em> le stecche dell&#8217;ombrello, <\/em><em>sorridi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando<\/em><em> <\/em><em>ti<\/em><em> chiamano sul palco, non lo lasci all&#8217;ingresso. Lo port<\/em><em>i<\/em><em> con <\/em><em>te<\/em><em>, stringendo il manico di <\/em><em>legno<\/em><em> <\/em><em>consumato<\/em><em>. Il regista, un uomo dalle occhiaie profonde, alz<\/em><em>a<\/em><em> appena lo sguardo: \u201cPrego, la scena del distacco\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Inizi <\/em><em>a recitare, ma le parole non <\/em><em>e<\/em><em>sc<\/em><em>ono<\/em><em> con la solita cadenza <\/em><em>studiata<\/em><em>. La <\/em><em>tua<\/em><em> voce <\/em><em>ha preso un tono pi\u00f9 basso, <\/em><em>pi\u00f9 ruvid<\/em><em>o<\/em><em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Recit<\/em><em>i<\/em><em> la stanchezza di chi deve proteggersi da tutto, <\/em><em>m<\/em><em>a non stai <\/em><em>pi\u00f9 recitando per <\/em><em>t<\/em><em>ua madre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il regista sm<\/em><em>ette<\/em><em> di scrivere. Cal<\/em><em>a<\/em><em> un silenzio denso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Esci dal palco svuotata, ma intera.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ti volti a guardare <\/em><em>le altre<\/em><em> <\/em><em>ragazze, so<\/em><em>migliano <\/em><em>tanto<\/em><em> a quella che eri. Sul tuo viso, un sorriso di tenerezza<\/em><em>. <\/em><em>Lasci l\u2019ombrello <\/em><em>nel corridoio <\/em><em>e vai via. M<\/em><em>agari potr\u00e0<\/em><em> servire <\/em><em>ad una di loro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>CAP III &#8211; <\/strong><\/em><em><strong>ARTURO<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Arturo aspett\u00f2 che l&#8217;ultima ragazza lasciasse il teatro. Quando il portone pesante si chiuse alle sue spalle, rimase da solo con il ticchettio della pioggia sui vetri. Pass\u00f2 lo straccio con gesti lenti, circolari, pulire il teatro era il suo modo di rimettere in ordine il mondo dopo che gli altri lo avevano contaminato con le loro ambizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Passava gran parte delle sue giornate in quel luogo, oramai non aveva motivi per tornare a casa, sua moglie era morta anni prima e sua figlia aveva trovato lavoro a Londra.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ferm\u00f2 davanti al portaombrelli di ghisa. Riconobbe subito l\u2019intruso in mezzo a una selva di modelli moderni e colorati, non apparteneva a nessuno. Quell\u2019oggetto aveva una dignit\u00e0 silenziosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo raccolse. Era solido. Usc\u00ec dal retro portando con s\u00e9 l\u2019ombrello. Non lo us\u00f2 per ripararsi, lo us\u00f2 come un bastone, appoggiando il peso sul manico robusto. Aveva smesso di piovere, cammin\u00f2 verso il suo quartiere, dove i palazzi diventano fitti di un grigio indefinito e vide il ragazzo del terzo piano, Mirko, appoggiato al muro dell\u2019androne.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>CAPITOLO IV &#8211; <\/strong><\/em><strong>MIRKO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mirko ha trovato riparo sotto la tettoia del palazzo. La pioggia per un momento gli ha dato tregua. Il suo corpo \u00e8 teso, le sue dita tamburellano nervosamente sulla gamba, ha il biglietto in tasca e l\u2019inquietudine dei suoi anni acerbi.<\/p>\n\n\n\n<p>Indossa la stessa felpa che aveva al lavoro, odora di detersivo. Stasera ha salutato freddamente il titolare del negozio. Otto ore a battere codici a barre, sono troppi anche per lui che macina ore di batteria rock. Il gruppo lo aspettava per le prove, ma lui non ha detto nulla a nessuno, nemmeno ai suoi genitori che lo attendono per cena.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul telefono un ultimo messaggio di Sara, da Milano: \u201cTi aspetto. Stavolta vieni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel momento vede Arturo. Il vecchio emerge col passo incerto, lento. Non dice nulla, niente consigli, niente prediche vuote. Appoggia l\u2019ombrello a scacchi contro il muro: \u201cPortalo su tu, a me non serve\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Mirko guarda l&#8217;oggetto, non \u00e8 leggero \u00e8 forte carico di una gravit\u00e0 che non sa spiegarsi. Non sale le scale, non ha voglia di incontrare il padre assorto davanti alla televisione, ne\u2019 la madre, che si ostina a fargli da mangiare anche quando non ha fame.<\/p>\n\n\n\n<p>Apre l&#8217;ombrello e un tonfo sordo che risuona nell&#8217;androne lo scuote. Ricomincia a piovere. Esce sulla strada e cammina deciso verso la stazione. I suoi passi sono affannosi e veloci, gli resta poco tempo, la strada \u00e8 bagnata, ma lui non rallenta.<\/p>\n\n\n\n<p>Si siede accanto al finestrino del regionale. Il vagone \u00e8 quasi vuoto, illuminato da un neon giallastro. Fuori, la pioggia cancella i contorni delle case del quartiere che ha abitato per venticinque anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Mirko infila la mano in tasca e tocca il biglietto, come per verificare che esista davvero. Le ruote rullano sulle rotaie. Non si volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Milano Centrale lo accoglie con un caos di annunci che sovrastano il brusio della folla. Mirko scende, stordito da quell\u2019ambiente cos\u00ec grande e sconosciuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Esce dalla stazione, si avvia lungo la strada che costeggia il parco, si ferma davanti a una panca di legno scuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Guarda l\u2019ombrello, \u00e8 asciutto ora, lo posa sulla seduta, le dita esitano un attimo sul manico, poi scivolano via.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019alba schiarisce il cielo dietro le nuvole. Lui si incammina verso la citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>CAP V &#8211;<\/strong><\/em><em> <\/em><em><strong>GIULIA<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Poch<\/em><em>e ore<\/em><em> dopo, Giulia <\/em><em>si fa largo tra la <\/em><em>folla. Cammina con il passo rapido di chi non pu\u00f2 permettersi di perdere tempo. E\u2019 furiosa, ha lasciato il suo ombrello di seta in un taxi e la pioggia di Milano non fa sconti all<\/em><em>e<\/em><em> sue nuove e costosissime scarpe.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si ferma davanti alla <\/em><em>stazione<\/em><em>. Vede l&#8217;o<\/em><em>mbrello <\/em><em>a scacchi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il suo primo istinto \u00e8 di disgusto: un residuo di un&#8217;Italia provinciale che lei cercava di dimenticare a colpi di aperitivi in centro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma il cielo \u00e8 nero e minaccioso.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cChe roba orribile\u201d, mormora tra s\u00e9, controllando che nessuno dei suoi colleghi la vedesse. <\/em><em>La<\/em><em> necessit\u00e0 vince sulle sue esitazioni. Lo afferra con due dita. <\/em><em>L<\/em><em>o apre.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In quel momento, mentre la tela si tende sopra la sua testa, il rumore frenetico del traffico <\/em><em>diventa <\/em><em>lontano. C\u2019\u00e8 <\/em><em>un odore familiare <\/em><em>che la sorprende. <\/em><em>R<\/em><em>icordi d\u2019infanzia, <\/em><em>serate<\/em><em> <\/em><em>felici davanti al camino<\/em><em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>I<\/em><em>nvece di correre verso <\/em><em>i<\/em><em>l<\/em><em> <\/em><em>suo appuntamento di lavoro, Giulia rallenta il passo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E<\/em><em>ntra nel bar dell&#8217;hotel di lusso, \u00e8 in ritardo ma non le importa. Davanti a lei, in impaziente attesa, <\/em><em>l\u2019amministratore delegato di una grande azienda<\/em><em>, un uomo dallo sguardo vuoto e distaccato, la smorfia di chi non ha tempo da perdere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si ferma all&#8217;ingresso per chiudere l\u2019ombrello a scacchi. E\u2019 fradicio, pesante e terribilmente fuori luogo. <\/em><em>Lo <\/em><em>sguardo del cameriere indugia su quell&#8217;oggetto cos\u00ec ordinario. Per un istante, Giulia <\/em><em>trattiene una risata, <\/em><em>per l\u2019assurdit\u00e0 di quella scena.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Si siede al tavolo. L&#8217;<\/em><em>AD<\/em><em> smette la sua aria d\u2019impazienza e inizia a descrivere i progetti di <\/em><em>fusione<\/em><em> della sua azienda.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giulia lo ascolta, ma le sue dita, sotto il tavolo, cercano il manico dell&#8217;ombrello appoggiato alla sedia. Sente i graffi sul <\/em><em>manico<\/em><em>, i segni di una vita che una volta era stata sua.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cGiulia, mi segui?\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cNo\u201d, interviene lei.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Dopo un interminabile minuto di silenzio aggiunge: \u201cNon credo <\/em><em>in <\/em><em>questo progetto\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>L&#8217;uomo la fissa come se fosse impazzita. Giulia si alza. Esce dal bar senza salutare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Arrivata all&#8217;uscita, guarda l&#8217;ombrello e decide di lasciarlo nel portaombrelli dell&#8217;hotel, in mezzo a modelli di seta nera e legno pregiato.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Esce sotto la pioggia, camminando piano verso il parco.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>CAPITOLO VI &#8211; PIETRO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La mattina dopo, Milano si sveglia sotto un cielo color perla, lavato da una pioggia che non aveva risparmiato nessuno. Il portiere dell\u2019hotel esce sul marciapiede per sistemare i vasi di gerani all&#8217;ingresso.<\/p>\n\n\n\n<p>Vede l&#8217;ombrello a scacchi grigi nel portaombrelli. Lo afferra e lo posa fuori, contro il muro di cinta, in attesa che il camion della spazzatura passasse a portarsi via quel relitto di stoffa bagnata.<\/p>\n\n\n\n<p>Pietro arriva pochi minuti dopo saltellando. Ha sei anni e un paio di stivali di gomma gialli che lo fanno sentire un astronauta in missione speciale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sua madre lo tiene per mano, trascinandolo verso la scuola con la fretta di chi ha la vita in ritardo. Ma Pietro non ha fretta. Lui guarda il mondo all&#8217;altezza delle ginocchia dei grandi, dove le cose vere accadono nel silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo vede.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMamma, guarda! Un\u2019astronave!\u201d, grida guardando l\u2019ombrello sfigurato dal vento. Sfuggendo alla presa lo afferra con entrambe le mani. Lo apre con uno sforzo che gli fa arrossire le guance e il suono della tela che si tende diventa un razzo incandescente.<\/p>\n\n\n\n<p>Improvvisamente, il marciapiede di Milano sparisce, Pietro \u00e8 il pilota dell\u2019astronave, un esploratore in un universo di gambe e tubi di scappamento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPietro, lascialo stare, \u00e8 sporco!\u201d, lo richiama la madre, ma sorride suo malgrado vedendo la seriet\u00e0 con cui il bambino impugna quel manico graffiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Camminano per un isolato, con Pietro che fa roteare l&#8217;ombrello nell&#8217;aria ormai tersa, spargendo le ultime gocce.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando arrivano davanti al cancello della scuola, Pietro si ferma. Guarda l\u2019ombrello con attenzione. Lo chiude e lo infila tra le sbarre della cancellata.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi saluta la mamma ed entra.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60229\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60229\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CAP.I ERNESTO Diciassette e trenta. Il timbro scatta metallico sull\u2019ultimo modulo della giornata. Ernesto fissa il quadrante dell\u2019orologio a muro: ancora trenta minuti di neon e carta polverosa prima della libert\u00e0. &#8220;Il posto fisso \u00e8 un ombrello per quando piove&#8221;, diceva suo padre. E lui \u00e8 rimasto l\u00ec sotto, all\u2019asciutto, a guardare il mondo oltre [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_60229\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60229\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":39389,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-60229","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60229"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/39389"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=60229"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60229\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":60350,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60229\/revisions\/60350"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=60229"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=60229"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=60229"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}