{"id":6015,"date":"2011-05-03T17:38:59","date_gmt":"2011-05-03T16:38:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6015"},"modified":"2011-05-03T17:38:59","modified_gmt":"2011-05-03T16:38:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2011-vado-via-di-enrico-valdes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=6015","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2011 &#8220;Vado via&#8221; di Enrico Valdes"},"content":{"rendered":"<p>\u00a030 giugno 1931.<\/p>\n<p>Ho tredici anni, da pochi giorni ho superato l\u2019esame di terza media e tutta l\u2019estate \u00e8 davanti a me.<br \/>\nOggi accompagno mio padre al lavoro e, poco dopo le otto, usciamo insieme da casa per aprire il negozio di ferramenta in Via Sassari. I dipendenti ci aspettano e al nostro arrivo scherzano e ridono, facendo anche a me direttamente qualche domanda: \u2018\u2019Hai finito la scuola? Bravo! allora presto verrai a lavorare con noi al negozio?\u2019\u2019<br \/>\nIo sono molto orgoglioso di mio padre, mi sembra che tutti lo ammirino e lo rispettino e mi piace tutto ci\u00f2 che lo circonda.<br \/>\nSono per\u00f2 anche\u00a0 timido e spesso non capisco le burle dei dipendenti, ma per fortuna il tempo per scherzare \u00e8 poco perch\u00e9\u00a0 ognuno deve subito dedicarsi alle proprie faccende. Nel negozio lavorano otto persone, tutti uomini maturi, tra i quaranta ed i cinquanta anni. Solo due sono pi\u00f9 giovani: un ragazzo diciottenne, Gigi, appena assunto e Tore di venticinque anni . Lui, tra tutti, \u00e8 il pi\u00f9 simpatico e gentile. La sua carnagione \u00e8 scura, come i capelli lucidi ed ondulati. Tore ha un sorriso bellissimo. I colleghi lo canzonano e lo chiamano <em>maurreddu<\/em>,\u00a0 marocchino, ma lui non si lascia mettere facilmente a disagio e risponde sempre con battute spiritose che fanno ridere tutti. Io\u00a0vorrei essergli amico, mio padre invece non vuole che a nessuno dei suoi dipendenti venga data troppa confidenza.<br \/>\nMio babbo ha quarantaquattro anni, e da qualche tempo\u00a0 inizia ad essere\u00a0 per me un mistero: da\u00a0 affettuoso e dolce qual &#8216;era, \u00e8 diventato ultimamente pi\u00f9 chiuso, mi fa solo qualche carezza e mai in pubblico. Proibito abbracciarlo, come invece fanno i miei fratelli pi\u00f9 piccoli. Non riesco a capire il perch\u00e9 di questo cambiamento, e\u00a0 mia mamma \u00e8 timida e non pu\u00f2 aiutarmi: anche lei \u00e8 come frenata dal comportamento di mio padre ed io\u00a0 non riesco a spiegarle niente di quel che provo. Desidero solo che mi rassicuri stringendomi e mi consoli con dolci parole. Spesso mi guarda teneramente, mi chiede se sto bene, se ho mangiato, se mi serve qualcosa, ma tra noi \u00e8 come se ci fosse un velo di imbarazzo.\u00a0 Io non mi sento diverso dal bambino che ero e crescere con\u00a0 questa pena mi \u00e8 gravoso, tanto che dentro casa inizio a sentirmi un po\u2019 estraneo. Per fortuna ci sono i compagni di scuola e\u00a0 gli amici a tenermi compagnia, ed anche l\u2019inaspettata scoperta che ho fatto a scuola.<br \/>\n\u00c8 stato quando\u00a0 il professore di italiano mi ha chiamato alla cattedra per chiedermi: \u2018\u2019Che libri hai letto?\u2019\u2019 Meravigliato gli ho risposto indicandogli la cartella: \u2018\u2019I libri di scuola.\u2019\u2019Il professore ha fatto una bella risata, ma subito dopo ha aggiunto severo: \u2018\u2019Leggi questo e tra un mese portami il riassunto.\u2019\u2019 Un macigno sarebbe stato pi\u00f9 leggero!\u00a0 In casa nostra di libri non si parlava, erano un oggetto stravagante, riservato a studiosi e a scienziati ed io non capivo perch\u00e9 quel professore cos\u00ec buono e gentile mi voleva sottoporre ad una tale pena. Ma, come mosso da una forza a me estranea, ho teso la mano verso la vecchia rilegatura che mi porgeva: \u2018\u2019I viaggi di Gulliver\u2019\u2019 era il titolo del libro e il suo autore un inglese, Jonathan Swift. Non ho mai dimenticato quel dono! Da quel giorno, ogni sera dopo cena, mi rifugiavo nel mondo fantastico dei libri, ma non potevo andare\u00a0 oltre le nove perch\u00e9 a quell\u2019ora, puntuale ed inesorabile, mio padre staccava l\u2019interruttore della corrente elettrica, ripetendomi con aria di rimprovero sempre\u00a0 la stessa frase: \u2018\u2019Ma cosa ci troverai in quei libri\u2026, \u00e8 la vita che conta.\u2019\u2019<br \/>\nIn questa estate della terza media per\u00f2 qualcosa sta lentamente cambiando fra me e mio babbo. A mezzogiorno lo raggiungo al lavoro ed insieme andiamo al porto per tuffarci in acqua. Qualche volta ci fermiamo\u00a0 allo stabilimento del molo di levante, riservato esclusivamente al sesso maschile.\u00a0 \u00c8 il posto che io preferisco e dove, in un brulichio di corpi abbronzati,\u00a0 trovo molti dei miei amici. Il rumore\u00a0 in quel luogo \u00e8 speciale. E&#8217; un miscuglio\u00a0 di voci, parole e urla che si mischiano al vento di scirocco o di maestrale, ed il tempo trascorre in un attimo. Mio padre, spesso si fa accompagnare da un marinaio di origini carlofortine, Bustianu, con la barca al largo, lontano dalla calca, e si tuffa\u00a0 in mare dove rimane per una mezz\u2019ora scendendo verso il\u00a0 fondo e risalendo alla superficie dell&#8217; acqua dritto come un chiodo. Pare\u00a0 che questo\u00a0 sia un esercizio molto utile. Lui \u00e8 l\u2019unico a praticarlo e tutti lo conoscono per questa stranezza. Io, mentre babbo\u00a0 fa su e gi\u00f9,\u00a0 mi tuffo dalla barca\u00a0 a testa in basso o a coffa.<br \/>\nIl mare \u00e8 davvero una buona medicina per noi due e sento che la mia tristezza va pian piano dileguandosi. Lui racconta a mamma e ai miei fratelli le mie prodezze in acqua, tutti ridono e io mi sento come chi \u00e8 rientrato in famiglia dopo una lunga assenza. Ma non sono pi\u00f9 un bambino, ora sono un ragazzo. Venerd\u00ec\u00a0 mia mamma mi ha mandato in negozio, per portare con urgenza a mio padre una lettera arrivata a casa. Eravamo soli e lui mi ha trattenuto nel suo ufficio. Credevo\u00a0 volesse dirmi qualcosa di speciale, ma invece voleva mostrarmi qualcosa di segreto e a cui teneva in particolare. Mi ha fatto sedere vicino a\u00a0 lui\u00a0 e ha cominciato a riordinare gli incassi della giornata: molte monete, ma anche molti biglietti da 10, 25, 100 ed anche 1000 lire. Non ne avevo mai visti cos\u00ec tanti e tutti insieme. Lui li ha messi uno sull\u2019altro suddivisi per taglio, lisciandone ogni piega ed ogni grinza, con devozione. Poi li ha contati, annotando in un registro i totali. Gli occhi gli brillavano di soddisfazione.<br \/>\n\u2018\u2019Aspetta, guarda\u2026\u2019\u2019 mi ha detto poi con entusiasmo e, facendomi tenere in mano le banconote, si \u00e8 voltato verso una pesante cassaforte in ferro verniciato, di color verde petrolio. Ho letto la\u00a0 marca impressa sullo sportello: Verstaen Paris, \u2018\u2019E\u2019 francese &#8211; ho pensato &#8211; proprio la lingua che ho studiato a scuola, e sta per succedere qualcosa di molto interessante.\u2019\u2019 Mi sentivo orgoglioso per essere stato trattenuto l\u00e0 a condividere con mio babbo quel segreto che tra poco, immaginavo, mi sarebbe stato rivelato.<br \/>\nLui infatti ha fatto ruotare due manopole inserite frontalmente sulla cassaforte straniera. Cr\u2026cr\u2026cr\u2026, questo il suono prodotto dagli scatti del meccanismo arcano, poi ha impugnato una chiave, l\u2019ha inserita nella serratura tra le manopole e, clac, clac, la porta del forziere si \u00e8 spalancata davanti a me.<br \/>\nNon potevo credere ai miei occhi! Vedevo pile e pile di danaro. Lui si \u00e8 guardato intorno e poi, piegandosi su di me,\u00a0 ha detto: \u2018\u2019Cosa ne\u00a0 dici? Questo \u00e8 l\u2019incasso di un mese. Domani lo depositer\u00f2 in banca.\u2019\u2019 Non riuscivo a capire e gli ho domandato smarrito: \u2018\u2019Babbo, ma sono tutti tuoi? Quanti soldi sono?\u2019\u2019<br \/>\nEgli si \u00e8 raddrizzato ed ha cominciato a parlarmi di investimenti, di spese, di quanto dovesse pagare ogni dipendente e cos\u00ec via.<br \/>\nPoi si \u00e8 interrotto, ha cambiato tono e cos\u00ec mi ha parlato: \u2018\u2019Tu sei il mio primo figlio maschio. Quello che ti ho voluto mostrare questa sera rappresenta il futuro della\u00a0 nostra famiglia, Con il lavoro potremo avere sempre il danaro ed\u00a0 il rispetto di tutti. Dovrai studiare per diplomarti ragioniere e non sbagliare\u00a0 i conti.<br \/>\nRicordati: devi essere orgoglioso della tua famiglia e devi onorarla, prima con lo studio e con il comportamento e poi con il lavoro. Questo da te mi aspetto.&#8221;<br \/>\nE mi ha\u00a0 abbracciato davanti a quella montagna di soldi ordinati dentro quella cassaforte francese.<br \/>\nEro frastornato. Non so se mi sentivo felice per l\u2019abbraccio a lungo desiderato e\u00a0 la fiducia che mi veniva data, o spaventato per la responsabilit\u00e0 che mio babbo, in quel momento, mi stava attribuendo.<br \/>\nTutti quei biglietti, tutte quelle lire accumulate l\u00e0 davanti mi inorgoglivano, ma nel contempo ero sconcertato\u00a0 all\u2019idea che dalla ricchezza derivasse rispetto. Era invece proprio questo il messaggio prepotente che lui voleva trasmettermi perch\u00e9 rimanesse indelebile nella mia memoria.<\/p>\n<p>Quei giorni felici passarono per\u00f2 veloci. In un attimo la mia vita cambi\u00f2.<br \/>\nUna sera di fine settembre, infatti, passai a trovare mio padre, per rientrare insieme a casa per la cena, ma lui aveva deciso diversamente: doveva andare\u00a0 nella drogheria vicina a chiacchierare con i suoi amici.\u00a0\u00a0 \u2018\u2019E\u2019 rimasto solo Tore in negozio, &#8211; mi disse &#8211; tra mezz\u2019ora potr\u00e0 chiudere le saracinesche\u00a0 e consegnarti le chiavi. Portale a casa e avverti mamma che arriver\u00f2 puntuale.\u2018\u2019\u00a0 Ero fiero di aver ricevuto un incarico cos\u00ec importante e felice di poter parlare in tranquillit\u00e0 con il giovane e simpatico impiegato. Fu cos\u00ec che Tore, allontanatosi mio padre, dopo aver chiuso a chiave la porta, con molto garbo mi invit\u00f2 a fare insieme a lui un giro di controllo nei locali.<br \/>\nAveva per\u00f2 una voce diversa dalla solita, pi\u00f9 profonda e gli occhi gli brillavano molto pi\u00f9 del solito.\u00a0 Mi volle mostrare un nuovo catalogo di una ditta lombarda che produceva cacciaviti, chiavi inglesi e strumenti simili, sapeva quanto questi oggetti attirassero la mia attenzione, l\u2019attenzione di un ragazzino.<br \/>\nSi sedette davanti ad un bancone e volle che mi avvicinassi a lui per esaminare meglio tutte le fotografie degli utensili\u00a0 nel grosso catalogo. Si fece pi\u00f9 vicino. Io non mi spostai, mi era simpatico. Poi improvvisamente, veloce e rapido,\u00a0 mi afferr\u00f2 ai fianchi e, abbassandomi in un lampo i calzoncini corti e gli slip, mi fece sedere sulle sue cosce nude.<br \/>\nMi manc\u00f2 il\u00a0 fiato. Ero incapace di muovermi. Sentii solo il suo sesso caldo e viscido premere contro di me. Lui ansimava. Aveva il volto congestionato e mi teneva stretto. Mi immobilizzava con le braccia.\u00a0 Tentai di urlare, ma riuscii ad emettere solamente un sibilo. Lui pronunciava parole incomprensibili. Mi sentii perso.<br \/>\nCon i compagni e gli amici parlavamo di sesso ma in tono scherzoso, e solo di sesso tra maschi e femmine. Non sapevamo nulla sull\u2019omosessualit\u00e0, n\u00e9 tanto meno conoscevamo il nome pedofilia. Avevo ascoltato qualche pettegolezzo su quello e su quell\u2019altro, e sapevo che alcuni venivano dileggiati per il loro atteggiamento da <em>femmineddas.<\/em><br \/>\nQuel giorno, e lo capii bene dopo, io ero capitato tra le mani di un mostro, di un orco, e nessuno mi poteva salvare. Desideravo con tutto me stesso che mio babbo entrasse in quel momento e lo\u00a0 tempestasse\u00a0 di colpi, lo schiacciasse coi piedi, e mi prendesse\u00a0 poi tra le sue braccia forti e protettive. Ad un tratto sentimmo bussare insistentemente alla porta sulla strada, ma\u00a0 non era mio babbo, si trattava di un cliente ritardatario che chiedeva di entrare. Tanto bast\u00f2 perch\u00e9 la morsa si allentasse. Mi divincolai da Tore. Sollevai i pantaloncini. Scappai via.<br \/>\nAvevo nausea e corsi d\u2019un fiato a casa. Entrai nel bagno e\u00a0 vomitai nel gabinetto. Poi mi lavai, piansi e continuai a piangere anche quando mia madre venne a vedere cosa fosse successo. Avevo troppa vergogna per dirle la verit\u00e0,\u00a0 non potevo parlare con lei di una cosa simile. \u2018\u2019Ho rimesso il pranzo, qualcosa mi \u00e8 rimasta sullo stomaco, vado a letto, accompagnami. \u2018\u2019 Lei mi accompagn\u00f2 a letto con sollecitudine e tenerezza, ma io mi sentivo sporcato da quell\u2019atto malvagio, e giurai a me stesso che non avrei detto nulla a nessuno. Quello che prima volevo gridare al cielo ora lo volevo seppellire nella mia mente, nessuno doveva sapere.<br \/>\nLa notte feci un sogno terribile. Mi vidi\u00a0 andar via dalla mia casa e\u00a0 tutti lungo la strada sapevano della mia vergogna e mi segnavano a dito. Io cercavo di spiegare, ma loro ridevano e mi sbertucciavano, ripetendo in coro: <em>femminedda, femminedda,<\/em> mentre mio padre mi osservava e diceva severo: \u2018\u2019Onora, onora la famiglia\u2026\u2019\u2019<br \/>\nQuando mi svegliai avevo preso definitivamente la mia decisione, dovevo proteggere l\u2019onore mio e della mia famiglia col silenzio. Avrei taciuto, ma non sarei pi\u00f9 passato in negozio, avrei trovato delle buone scuse: lo studio, la scuola. Mai pi\u00f9 avrei potuto rivedere Tore, mai pi\u00f9 avrei sopportato la sua vista.<br \/>\nPassarono dei giorni e una mattina cominciai a sentire tra le cosce, l\u00e0 in alto,\u00a0 bruciore e prurito. In quel punto prese\u00a0 a formarsi un liquido giallastro che mi pulivo di continuo con il fazzoletto. Ero un ragazzino solo, solo con qualcosa che immaginavo fosse una malattia collegata alla mostruosit\u00e0 che avevo vissuto,\u00a0 solo a portare una ferita inguaribile nell\u2019anima.<br \/>\nMa volevo dimenticare e basta. Nessuno,\u00a0 mi ripetevo, doveva sapere quanto mi era accaduto.<br \/>\nMa non and\u00f2 come credevo. Mia madre si accorse delle macchie che rimanevano sulle mie mutande\u00a0 e, preoccupata, mi domand\u00f2 spiegazioni.\u00a0 \u2018\u2019S\u00ec mamma\u00a0 &#8211; le confessai &#8211; da una settimana ho prurito tra le cosce e mi scende un po\u2019 di liquido giallo, ma non sar\u00e0 niente.\u2019\u2019<br \/>\nFui accompagnato il giorno stesso da tutti e due i miei genitori da un bravo medico, specialista, cos\u00ec era scritto sulla targa, in malattie della pelle e malattie veneree. Capivo il significato di malattie della pelle, ma di malattie\u00a0 veneree no.<br \/>\nEntrai nel suo studio, impregnato di odore di disinfettante, accompagnato solo da mio padre, dovevo restare nudo. Mi batteva il cuore per il terrore che si potesse scoprire il mio segreto, e mi convincevo\u00a0 che era impossibile trovare un legame tra la mia malattia e quel fatto disonorevole.<br \/>\nIl medico con una spatola raccolse una goccia della mia secrezione giallastra e la strisci\u00f2 su un vetrino, ci mise sopra un colorante liquido ed infine si sistem\u00f2 davanti ad un microscopio. Era la prima volta che vedevo davanti a me\u00a0 uno strumento simile, ma in quel momento non ero curioso. Speravo solo che lui dicesse con un sorriso rassicurante: \u2018\u2019Niente di speciale, usate questa pomata due volte al giorno e tutto passer\u00e0 in un attimo.\u2019\u2019<br \/>\nIllusione. Il suo sguardo si fece serio, cupo e disse ai miei genitori riuniti: \u2018\u2019Non ho dubbi, \u00e8 gonorrea.\u2019\u2019 Mai parola sconosciuta mi sembr\u00f2 pi\u00f9 terribile, avrei preferito che mi dicesse che sarei morto entro ventiquattro ore.<br \/>\n\u2018\u2019Ma come! &#8211; Esclamarono i miei genitori insieme &#8211; Come pu\u00f2 essere possibile? Un ragazzino.\u2019\u2019<br \/>\n\u2018\u2019Lasciate fare a me \u2019\u2019 disse il dottore e mi port\u00f2 con s\u00e9 in un\u2019altra stanza. Mi sentivo condotto al patibolo, ma il peggio doveva ancora venire. Lui con calma mi fece qualche domanda, ma non dovette insistere molto per avere la spiegazione dei fatti. I miei propositi di silenzio eterno svanirono in un attimo e mi ritrovai pronto a dire tutta la verit\u00e0 nei minimi particolari. In quel momento, dopo aver rivelato la mia atroce esperienza, mi sentii sollevato dal peso enorme che sentivo uguale a quello di una intera montagna tutta sulle mie spalle.<br \/>\n\u2018\u2019Spiegher\u00f2 tutto io a babbo e mamma, stai tranquillo e ti prescriver\u00f2 la cura necessaria che ti guarir\u00e0. Adesso aspettami, parlo con loro.\u2019\u2019Fu cos\u00ec che il medico parl\u00f2 con i miei genitori\u00a0 ma, quando uscimmo dall\u2019ambulatorio mio padre non mi rivolse neanche una parola n\u00e9 mi guard\u00f2\u00a0 in viso. Camminava davanti a passo svelto e con uno sguardo corrucciato, mentre io e mamma lo seguivamo a distanza, in silenzio. \u2018\u2019Adesso &#8211; pensai ingenuamente &#8211; lui andr\u00e0 in negozio e licenzier\u00e0 immediatamente Tore, poi verr\u00e0 da me per consolarmi e chiedermi scusa per avermi lasciato solo con lui.\u2019\u2019<br \/>\nCos\u00ec non avvenne. Da quella sera, per sua disposizione , dovetti cenare da solo in cucina con la domestica\u00a0 per due mesi. Per due mesi Tore rimase al suo posto e solo dopo fu allontanato dal negozio con una scusa. Non capivo. Non capivo i discorsi\u00a0<br \/>\nfatti sottovoce dai miei genitori. Da alcune loro allusioni, si intuiva che era in ballo l\u2019onore della nostra famiglia &#8230; ma chi l&#8217; aveva messo a repentaglio ? Io, proprio io! Ero sbalordito, incredulo. Ero davanti all&#8217;ingiustizia pi\u00f9 grande che mi potesse capitare e chi ne era l&#8217; artefice? Mio babbo.<br \/>\nSi dice che per crescere bisogna riuscire a sopportare l\u2019ingiustizia, forse \u00e8 vero, ma questa \u00e8 un&#8217; ingiustizia che ancora brucia e non si pu\u00f2 dimenticare.<br \/>\nFui condannato, ragazzino inerme, senza appello. Incolpevole, senza possibilit\u00e0 di difendermi e senza\u00a0 possibilit\u00e0 di parlare, e il giudice, sordo e cieco,\u00a0 era proprio colui che doveva essere il mio primo difensore. Mio babbo.<br \/>\nIl carnefice invece non pag\u00f2 nulla per la sua colpa e venne amnistiato.<br \/>\nDa quel giorno si ruppe e per sempre il rapporto tra me e mio padre. Non ci fu pi\u00f9 l\u2019occasione di una spiegazione, non ci fu pi\u00f9 nessuna confidenza tra noi.<br \/>\nDa quel giorno capii chiaramente una sola cosa: da lui e dalla mia famiglia volevo andar via.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6015\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6015\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a030 giugno 1931. Ho tredici anni, da pochi giorni ho superato l\u2019esame di terza media e tutta l\u2019estate \u00e8 davanti a me. Oggi accompagno mio padre al lavoro e, poco dopo le otto, usciamo insieme da casa per aprire il negozio di ferramenta in Via Sassari. I dipendenti ci aspettano e al nostro arrivo scherzano [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_6015\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"6015\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":1599,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-6015","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2011"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6015"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1599"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=6015"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6015\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6060,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/6015\/revisions\/6060"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=6015"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=6015"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=6015"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}