{"id":60123,"date":"2026-05-28T16:34:57","date_gmt":"2026-05-28T15:34:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60123"},"modified":"2026-05-28T16:34:59","modified_gmt":"2026-05-28T15:34:59","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-montetagliente-di-paolo-gherbassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60123","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Montetagliente&#8221; di Paolo Gherbassi"},"content":{"rendered":"\n<p>Questo posto \u00e8 davvero uno schifo. Chiunque finirebbe per perdere la testa. \u00c8 angosciante vivere con la sensazione che quelle maledette montagne possano crollarmi addosso da un momento all\u2019altro. Sembrano pezzi di formaggio tagliati da una mano maldestra, cos\u00ec irregolari e affilate da togliere il fiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi chiedo perch\u00e9 Dio le abbia create cos\u00ec: forse era talmente stanco che gli sono venute male e non si era preoccupato di rifarle. Lass\u00f9 non vuol nemmeno crescere l\u2019erba; non c\u2019\u00e8 altro che roccia, neve e ghiaccio. Anche il clima \u00e8 insopportabile: se non nevica piove e se non piove tira vento. Sono rare le volte in cui ho avuto la fortuna di godermi una bella giornata di sole. Eppure, nonostante siano passati otto anni da quando sono arrivato in questo limbo dimenticato da Dio, non sono ancora riuscito ad abituarmici.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima vivevo a Bologna. Avevo un buon lavoro e guadagnavo parecchio. Mi piaceva la bella vita: giravo con macchine di lusso, frequentavo i posti giusti e facevo sesso con donne bellissime, a pagamento. Erano diventate merce, corpi senza anima da riempire e svuotare allo stesso tempo. In fondo il mondo di oggi \u00e8 questo: uno spreco continuo. Ma a me quella vita piaceva e non l\u2019avrei mai cambiata.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, per\u00f2, il mio superiore mi chiam\u00f2 dicendo che era urgente. Salii all\u2019ultimo piano, dove il suo ufficio, il pi\u00f9 grande, dominava sul corridoio. Bussai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEntra, Alex\u00bb mi disse. Lui era sempre allegro, uno di quei capi che sanno come mettere i dipendenti a proprio agio pur mantenendo il dovuto distacco. Diceva sempre di considerare l\u2019azienda come una grande famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVoleva parlarmi?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono tutto orecchi.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuesta azienda ha delle regole precise.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLo so bene\u00bb risposi con indifferenza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abEbbene, tu continui a fregartene.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Scossi il capo, ma lui prosegu\u00ec: \u00abLa prima volta ho fatto finta di non vedere, ma adesso \u00e8 troppo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi droghi mentre sei al lavoro.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, non \u00e8 vero!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE queste allora cosa sono?\u00bb Distese sul tavolo una serie di fotografie che mi ritraevano chiaramente mentre sniffavo della polvere bianca sulla scrivania dell&#8217;ufficio.<\/p>\n\n\n\n<p>Alzai le braccia al cielo, arreso. \u00abMi dispiace, non lo far\u00f2 pi\u00f9.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLo immagino, ma sei licenziato\u00bb sentenzi\u00f2 senza concedere spazio alle mie suppliche. Mi accompagn\u00f2 all\u2019uscio e mi chiuse la porta in faccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza lo stipendio, i debiti accumulati per mantenere quel tenore di vita mi travolsero. Nel giro di un anno, tra pignoramenti e la dipendenza dalla cocaina che ormai mi consumava, persi la casa e mi ritrovai per strada. Il ricco e strafottente Alex era diventato un barbone, un uomo affamato.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i vicoli, nascosto nell\u2019ombra, mi aggiravo come uno spettro bramoso di un sorriso, un saluto, una parola dolce. Io, che ero abituato a usare le donne, ora ero vittima di me stesso: mi ero trasformato in carne da macello, un perdente.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziai a sentire delle voci. Prima soffuse, poi sempre pi\u00f9 intense, come se qualcuno mi avesse trovato e volesse aiutarmi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAlex, sono qui\u00bb disse una voce rauca.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi voltai, ma non c\u2019era nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSono qui\u00bb ripet\u00e9 la voce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDove?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDentro di te.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChi sei?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn amico\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon ho amici. Vattene!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSe mi darai retta, io e te potremmo fare grandi cose insieme.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Non risposi, scegliendo di ignorarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, la voce si fece cos\u00ec nitida da oscurare il rumore del traffico. Non era pi\u00f9 un sussurro, era un comando.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGuarda quell\u2019uomo, Alex\u00bb gracchi\u00f2 l\u2019ombra dentro di me. Indicava un signore distinto che sedeva a un ristorante, lo stesso dove un tempo avevo un tavolo riservato. Lo osservavo dalla vetrata, nascosto in modo che non mi vedesse. Stava in compagnia di due donne molto giovani. Indossavano abiti succinti che facevano risaltare i loro corpi. Assaggiavano le delizie presenti sul tavolo, sorseggiavano un buon vino, parlavano di poco e niente e ridevano per riempire i vuoti. Ma a loro questo non interessava, avevano gli sguardi inebriati, persi nella ricchezza, nell\u2019indifferenza, nell\u2019arroganza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLui possiede tutto ci\u00f2 che ti \u00e8 stato rubato. Non credi sia ingiusto?\u00bb sussurr\u00f2 la voce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec. Lo \u00e8.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAllora che aspetti?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA fare cosa?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abA riprenderti il mondo che ti hanno strappato via.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abOrmai \u00e8 tardi. Ho perso tutto. Sono solo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo, tu hai me.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Quelle parole continuavano a girarmi per la testa, mentre l\u2019uomo usciva dal locale con le ragazze. Scherzava con loro, allungando le mani con confidenza tra le risate complici delle giovani. Li seguii rimanendo invisibile fino alla Ferrari parcheggiata dall\u2019altro lato della strada, in una zona d&#8217;ombra poco illuminata del vialetto privato. Aspettai che salissero a bordo e sgommassero, lasciandomi indietro nel silenzio della mia oscurit\u00e0. Ma ormai lo avevo riconosciuto. Era lui. Il mio vecchio capo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno seguente tornai nello stesso punto. Alla stessa ora lui era di nuovo l\u00ec, seduto al medesimo tavolo, ma stavolta era solo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBene!\u00bb esclam\u00f2 la voce. \u00abOggi riavrai ci\u00f2 che ti spetta.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Quando usc\u00ec dal ristorante, si incammin\u00f2 da solo verso la macchina. Inizialmente ero convinto di volergli solo chiedere l&#8217;elemosina, costringerlo a guardarmi in faccia. Ma quando la voce mi ordin\u00f2 di colpire, le mie mani si mossero da sole, come se un istinto violento e represso fosse scattato all&#8217;improvviso. Lo aggredii alle spalle, buttandolo a terra prima che potesse aprire la portiera. Non provai rimorso, solo un calore improvviso che mi riscald\u00f2 lo stomaco vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>A terra, dolorante, lui mormor\u00f2 con voce tremante: \u00abChi sei? Cosa vuoi? Prendi il portafoglio, ci sono i contanti&#8230;\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi tolsi il cappuccio, mostrandogli il volto sotto la luce fioca di un lampione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo\u2026 io ti conosco\u2026 tu sei Alex\u2026\u00bb I suoi occhi si sgranarono per il terrore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn fondo non siamo poi cos\u00ec diversi\u00bb risposi, passandomi una mano sulla fronte. \u00abTi ho visto ieri sera con quelle ragazze. Ti spacci per un uomo specchiato, ma ti diverti a fare la bella vita.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTi prego, Alex&#8230; Prendi l&#8217;orologio, prendi la macchina, ti do tutti i contanti che vuoi&#8230;\u00bb prov\u00f2 a supplicarmi, strisciando all&#8217;indietro contro lo pneumatico della Ferrari.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon hai avuto piet\u00e0 di me\u00bb gli urlai contro, sentendo la rabbia divampare. \u00abAvresti potuto darmi una seconda possibilit\u00e0 in azienda, invece hai preferito scaraventarmi sulla strada.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSei stato uno stupido a farti riconoscere\u00bb s\u2019intromise l\u2019ombra oscura nella mia testa. \u00abOra sa chi sei. Devi eliminarlo.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon serve, gli chiedo i soldi, lo ricatto&#8230;\u00bb mormorai ad alta voce, rispondendo all&#8217;ombra.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio capo mi fiss\u00f2, terrorizzato dal fatto che stessi parlando da solo con il vuoto. \u00abAlex&#8230; con chi parli? Sei pazzo, lasciami andare&#8230;\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abReagirebbe denunciandoti, ti far\u00e0 rinchiudere\u00bb incalz\u00f2 l&#8217;ombra dentro di me. \u00ab\u00c8 un uomo potente. Non hai scelta, ammazzalo!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abHo paura\u00bb sussurrai, stringendo i pugni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCi sono io con te. Farlo ti render\u00e0 forte, invincibile. Onnipotente.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec\u2026 \u00e8 proprio quello che voglio\u00bb ammisi, ormai totalmente asservito alla follia.<\/p>\n\n\n\n<p>Afferrai una grossa pietra e mi scagliai contro l\u2019uomo disteso a terra. Fu in quel momento che compresi la natura del patto: la voce mi avrebbe restituito il potere, ma in cambio avrei dovuto smettere di essere un uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo otto anni, confinato quass\u00f9 tra le montagne di Montetagliente, mi trovo ancora a combattere con me stesso. Le cose vanno molto meglio ora, la terapia aiuta, ma non posso dire di essere guarito del tutto. Per fortuna, quel giorno non ho ucciso quell\u2019uomo: sollevai la pietra per colpirlo in testa, esitai un secondo vedendo il terrore nei suoi occhi, lui ne approfitt\u00f2 per difendersi e la pietra fin\u00ec violentemente sulla gamba, spezzandola. Nel frattempo, qualcuno dal ristorante aveva visto la scena e aveva chiamato la vigilanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Sento ancora le voci, a volte, ma oggi riesco a dominarle, a non dare loro ascolto. Sono certo che arriver\u00e0 il giorno in cui smetteranno di tormentarmi e io potr\u00f2 finalmente lasciarmi Montetagliente alle spalle, tornando a essere un uomo libero.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60123\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60123\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo posto \u00e8 davvero uno schifo. 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