{"id":60110,"date":"2026-05-27T23:12:40","date_gmt":"2026-05-27T22:12:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60110"},"modified":"2026-05-27T23:12:41","modified_gmt":"2026-05-27T22:12:41","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-il-segreto-del-silenzio-di-marta-reder","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60110","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Il segreto del silenzio&#8221; di Marta Reder"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019umidit\u00e0 dell\u2019asfalto imprime tracce leggere sulle suole dure delle mie scarpe. I miei piedi infreddoliti sono riconoscenti al cuoio che li serra in un tiepido abbraccio, anche se vorrebbero essere liberi di danzare scalzi per la strada. La luce audace dei lampioni mi impedisce di dissolvermi nel morbido crepuscolo che dagli angoli avvolge lentamente la citt\u00e0. Gli alberi intirizziti si abbandonano, quietamente rassegnati, alle fredde sfumature del cielo invernale. Il gelo dell\u2019asfalto mastica con le sue zanne le foglie cadute, fagocitando ogni segno del caotico autunno non ancora del tutto trascorso. Sembra che non abbia fatto in tempo a ornare i giorni sempre pi\u00f9 brevi con i suoi festoni sgargianti, tanta era la fretta dell\u2019inverno di esibirsi sulla scena. Ma la neve non \u00e8 arrivata.<\/p>\n\n\n\n<p>Lascio che i miei passi mi guidino dove vogliono portarmi, mentre libero il viso dal guscio marmoreo che lo proteggeva e permetto ai miei occhi di saziarsi del mistero della sera. I tramonti invernali mi hanno sempre inquietata con la loro fugace esplosione di fuoco: ogni cosa dilaga e si trasfigura nella sua luce, per spegnersi dopo pochi istanti di gloria, risucchiata dall\u2019aridit\u00e0 dell\u2019ombra. Anche adesso, nonostante il senso di liberazione che si espande nel mio corpo come un liquido caldo, non riesco ad abbandonare una certa diffidenza: ora sono, come quello splendido cielo, tra un attimo non sar\u00f2 pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre sorrido battendo i denti e scivolo con lo sguardo curioso sui tronchi neri e lucidi degli alberi spogli e sulle prime timide stelle che fanno capolino tra i loro rami, mi accorgo che intorno a me non regna che un profondo e angosciante silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>I miei passi si perdono nella spaventosa oscurit\u00e0 della notte che, dopo un preludio di fiera bellezza, ha dischiuso sul mondo l\u2019abisso della sua tenebra. Mi stringo nelle spalle, scossa da incontrollabili tremiti, che solo ora percepisco. Costringo i miei occhi perennemente vaganti a posarsi su un elemento concreto, ma non vedo pi\u00f9 niente. L\u2019asfalto sotto i miei piedi c\u2019\u00e8 ancora, cos\u00ec anche gli arti scarni degli alberi e la balaustra del ponte e il fiume placido sotto di noi e le foglie morte schiacciate al suolo e le stelle e i lampioni, eppure sembrano cos\u00ec distanti, privi di consistenza e spessore, quasi fossero figure di carta incollate su una tela nera. Dal nulla emergono fantasmi di passanti inespressivi come colonne di pietra, dagli sguardi come buchi neri. Mi sembra di vederli sorridere e sputare parole fruscianti, ma ogni suono aleggia solo per un attimo sospeso nel gelo, prima di sprofondare nel vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quanto tempo sto percorrendo questo ponte?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 tardi ormai e io non riesco a tornare a casa, perch\u00e9 l\u2019asfalto si snoda interminabile davanti a me e i flutti del fiume sotto il ponte si intrecciano senza fine. Non percepisco pi\u00f9 i piedi, inghiottiti dalle fauci del freddo, non percepisco pi\u00f9 le mani, che non riescono a riemergere dalle tasche del cappotto per attestare che il mondo esterno esiste ancora. Gli occhi acuti dei lampioni puntano contro di me i loro fasci di luce, come se volessero costringermi a un\u2019esibizione che non avevo programmato. Non riesco a proteggermi dai loro sguardi arroganti e accusatori, non riesco nemmeno a fuggire, perch\u00e9 sento le gambe inchiodate al suolo, paralizzate dall\u2019improvvisa certezza che questa notte non finir\u00e0. E intorno a me ogni cosa tace.<\/p>\n\n\n\n<p>Muovo le labbra screpolate, cercando di modulare un\u2019invocazione d\u2019aiuto, ma non ne esce alcun suono. Sono un pesce in uno stormo di uccelli, un mimo capitato per caso sul palco di un\u2019opera lirica. Imploro gli alberi con lo sguardo, anche loro vittime dell\u2019annullamento, ma i loro tronchi mi ignorano sdegnosi. Il fiume gorgoglia minacce nel suo linguaggio inquietante, le stelle non mi sono mai sembrate tanto distanti. Il freddo si stringe a me soffocandomi in volute gelide, pungendomi con migliaia di aghi. Mi sembra quasi di sentirli tintinnare, ma, non appena mi concentro per distinguere le loro voci, si quietano di colpo.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quanto tempo sto percorrendo il ponte\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco che mi trovo a fluttuare nell\u2019aria, come un fiore reciso dal vento tagliente. Galleggio nel mare d\u2019inchiostro del cielo notturno, sospesa come un delicato fiocco di neve. Il ponte, l\u2019acqua, gli edifici, gli alberi, le persone, i lampioni non sono altro che insignificanti figurine che un soffio di tempo pu\u00f2 spazzare via.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto tace, nelle mie orecchie soltanto l\u2019ipnotica nenia delle stelle ronza piano, sempre pi\u00f9 piano\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Un fruscio inquietante, come se Atropo avesse tagliato il filo di una vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Rabbrividisco e spalanco gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Di nuovo il ponte, l\u2019acqua, gli edifici, gli alberi, le persone. Di nuovo i miei passi che cercano di scavalcare la loro stessa inutilit\u00e0 e corrono verso un oltre senza mai avanzare. E il silenzio, questo silenzio denso e perforante, minaccioso e angosciante, questo insopportabile silenzio che grida la vacuit\u00e0 del mondo. I volti dei passanti sono maschere di cartapesta sollevate da un vento beffardo che gioca a disperderle in ogni direzione, finch\u00e9 non si lacerano in infiniti coriandoli senza peso e senza senso. E in quel turbine di frammenti mi sembra di scorgerne uno diverso: un pezzetto di cielo, nero, l\u2019unica voce autentica in quella bolgia di colori. Tendo le braccia e lo afferro, stringendolo forte tra le dita ghiacciate per il timore di perderlo. Sulla superficie liscia e scura, in semplici caratteri che paiono tracciati con il tremulo chiarore dei raggi lunari, un&#8217;unica parola: <em>Ascolta<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60110\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60110\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019umidit\u00e0 dell\u2019asfalto imprime tracce leggere sulle suole dure delle mie scarpe. 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