{"id":60085,"date":"2026-05-27T22:48:53","date_gmt":"2026-05-27T21:48:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60085"},"modified":"2026-05-27T22:48:56","modified_gmt":"2026-05-27T21:48:56","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-lospite-di-caterina-molinelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60085","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;L&#8217;ospite&#8221; di Caterina Molinelli"},"content":{"rendered":"\n<p>Caterina si ferm\u00f2 sulla porta della cucina. La casa odorava di nausea e candeggina.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ospite era seduta sul divano con le gambe raccolte e una tisana fumante tra le mani. Aveva i capelli perfettamente attaccati alla nuca, in ordine come soldati e raccolti in uno chignon troppo stretto. Indossava uno dei suoi maglioni enormi, quelli che nascondono l\u2019anima e non scaldano il corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Hai pulito di nuovo.&#8221; Disse Caterina, lasciando cadere la borsa vicino all\u2019ingresso.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ospite alz\u00f2 appena le spalle. &#8220;Qualcuno doveva farlo.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Le fughe dei pavimenti brillavano. I vetri delle finestre erano cos\u00ec puliti da scomparire sullo sfondo. Ninnoli, fotografie e piccoli disordini umani erano stati spazzati via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il sapore di accoglienza era stato rimpiazzato da libri ordinati alfabeticamente, spezie disposte per colore a formare un arcobaleno artificiale, scatole perfettamente allineate.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un giradischi gracchiava a vuoto, con il solo rumore intermittente della puntina a graffiare il silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutta quella perfezione sciupava l\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Sono le otto&#8221; disse Caterina dirigendosi verso il frigorifero. &#8220;Dovrei mangiare qualcosa.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Ti ho preparato una tisana.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Non ho fame di tisane.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Apr\u00ec il frigorifero.<\/p>\n\n\n\n<p>Broccoli. Coste. Barbabietole. Rigorosamente cucinate al vapore. Rinchiuse in contenitori di vetro ermetici.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Solo nutrimenti che sostentano il corpo. Non c\u2019era traccia di cibo che conforta l\u2019anima.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina rimase immobile qualche secondo. &#8220;Dove sono finite le altre cose?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ospite soffi\u00f2 sul vapore della tisana. &#8220;Ho fatto ordine.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina esit\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano anni che cercava di non darle un nome. Pronunciarlo la faceva entrare davvero nella sua casa.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Ana.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>La voce le usc\u00ec pi\u00f9 stanca di quanto volesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentendosi soffocare dalle mancanze, Caterina non era ancora riuscita a struccarsi. Il taglio corto sembrava aver preso un&#8217;altra forma, quasi stanco di restare ordinato. Il sorriso che la contraddistingueva si stava spegnendo. Persino gli occhi azzurri, quelli che di solito riempivano ogni stanza, sembravano improvvisamente esitanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ana finalmente la guard\u00f2. I suoi occhi sembravano sempre troppo grandi dentro quel viso scheletrico, spalancati e pronti a divorare le emozioni della stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Non chiamarmi cos\u00ec solo quando sei arrabbiata.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina richiuse il frigorifero con troppa forza. Il tonfo esplose nella cucina insieme con il tintinnio dei contenitori di vetro. Un suono leggero ma insistente, come il gesso che si accanisce sulla lavagna.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo, rimase solo silenzio. E parole che non contenevano pi\u00f9 alcuna gentilezza.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Dove sono i coltelli?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Perch\u00e9 ti servono?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Per cucinare. Per ammazzarti. Non lo so&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;No.&#8221; Ana inclin\u00f2 appena la testa. &#8220;Per sentirti tranquilla.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina apr\u00ec il primo cassetto. Vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo. Vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il terzo. Ancora vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sent\u00ec qualcosa stringerle lentamente lo stomaco.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Non iniziare&#8221; disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Ana bevve un sorso di tisana. &#8220;Sei tu che hai iniziato a ignorarmi.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina continu\u00f2 a cercare. Nella lavastoviglie, dietro i barattoli del caff\u00e8. Sopra la cucina, in quegli angoli dove neanche la polvere abitava pi\u00f9. Niente in quella casa poteva sfamarla di ci\u00f2 di cui aveva bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 rovistava, pi\u00f9 la cucina sembrava diventare piccola.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Dammi le chiavi.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Prima parliamo.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Non voglio parlare con te.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Ana sorrise appena. Un sorriso triste, quasi affettuoso. &#8220;\u00c8 da anni che dici cos\u00ec.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina cerc\u00f2 il telefono.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sul tavolo. Non sul divano. Non nella tasca del cappotto.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ferm\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Non pu\u00f2 essere.&#8221; Disse Caterina con un nodo alla gola, quasi divertita dalla disperazione.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;L\u2019ho nascosto.&#8221; Ana port\u00f2 la tazza alle labbra. &#8220;Appena sei entrata. Insieme con le chiavi.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina rise nervosamente. &#8220;Tu sei fuori di testa.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Eppure continui a parlare con me.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>La fame iniziava a trasformarsi in qualcosa di pi\u00f9 sottile. &nbsp;Caterina apr\u00ec la dispensa. Niente pasta. Niente cracker. Niente biscotti o cerali dimenticati nei fondi delle scatole di latta. &nbsp;&#8220;Dove sono finite le scorte?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Al sicuro.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Da chi?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Da te.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina chiuse gli occhi. Cerc\u00f2 di respirare profondamente. Un ricordo, o un insieme di ricordi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rivide un\u2019altra cucina. Un\u2019altra casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mani di sua madre che sparecchiavano in silenzio mentre lei diceva di aver gi\u00e0 mangiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mani di suo padre che riempivano una ciotola di cereali destinata a finire nel fondo del water.<\/p>\n\n\n\n<p>E le mani di suo fratello, calde sulla schiena spigolosa, che cercavano di resuscitare la luce dei suoi occhi mentre lei imparava lentamente a spegnersi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Basta&#8221; sussurr\u00f2 Caterina. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ana si alz\u00f2 lentamente e si spost\u00f2 in soggiorno con la tisana stretta tra le mani. &#8220;C\u2019\u00e8 anche del vino, se preferisci.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina la segu\u00ec, aggrappandosi a un ultimo barlume di speranza alla fine di quel tunnel che era diventata la sua casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ana si muoveva con una grazia stanca. Apr\u00ec la dispensa e le dita sottili afferrarono due calici lucidati fino all\u2019inverosimile. Quando li appoggi\u00f2 sul tavolo, si sent\u00ec un eco di ricordi rimbombare nella stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un passato non troppo lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>Via Milano. Direzione Ospedale Sacco. Dieci chilometri di strada, cinquanta di ansia. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La gola che bruciava di parole non dette. Dita in gola che trasformavano quelle emozioni in vomito. Finalmente fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo il vuoto sembrava contenere quel dolore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ana vers\u00f2 il vino bianco nei calici. Il vino rifletteva la luce fredda della cucina come un pensiero sterile. Piccole bolle danzavano al ritmo dei ricordi condivisi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Non puoi continuare a fare questo gioco&#8221; disse Caterina.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Non \u00e8 un gioco.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Allora cos\u2019\u00e8?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Ana rimase in silenzio. La finestra filtrava la luce blu dell\u2019autunno. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Ti ricordi quando nessuno riusciva a sentirti?&#8221; chiese piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina non rispose.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Ti ricordi quanto rumore avevi dentro?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Smettila.&#8221; Sussurr\u00f2 Caterina. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Io l\u2019ho fatto tacere.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Quelle parole rimasero sospese nella stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ana si sedette sul divano e lisci\u00f2 una piega invisibile dei pantaloni. &#8220;Prima di me eri un incendio&#8221; disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina sent\u00ec qualcosa spezzarsi lentamente nel torace. &#8220;E ti sei data da fare per spegnerlo.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Ana abbass\u00f2 gli occhi. &#8220;Forse.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Il silenzio che segu\u00ec fu un urlo straziante.<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina prese il bicchiere di vino e ne bevve un sorso troppo grande. Lo stomaco protest\u00f2, mentre Ana osservava senza dire nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Ti odio&#8221; disse Caterina.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;No.&#8221; Ana scosse appena la testa. &#8220;Tu hai paura che io serva ancora.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina si alz\u00f2 di scatto. &#8220;Vaffanculo, Ana.&#8221; La voce le tremava.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Guardati.&#8221; Indic\u00f2 la stanza perfetta, le superfici lucide, le sedie allineate. &#8220;Non sai fare altro che controllare tutto. Sempre.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;E tu?&#8221; Ana la guardava con una calma quasi crudele. &#8220;Tu stai davvero meglio senza di me?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina apr\u00ec la bocca. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna risposta usc\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mani iniziarono a tremarle. La fame era un animale.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Dammi il telefono.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Per ordinare quella pizza che ti piace tanto?&#8221; Ana sorrise appena. &#8220;L\u2019anno scorso ha funzionato. Hai smesso di sentirmi per mesi.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina si pieg\u00f2 sul tavolo della cucina. Le mani stringevano gli angoli del tavolo. Forse per farsi male. Forse per sentire qualcosa. Forse perch\u00e9 era cos\u00ec stanca da sentirsi svenire. Non voleva pi\u00f9 litigare. Non aveva pi\u00f9 la forza di ricordare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ana la osserv\u00f2 a lungo. Poi disse piano: &#8220;Se vuoi che me ne vada, basta dirlo.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Si alz\u00f2. I gesti governanti da eleganza e disciplina si trasformarono lentamente in solitudine. Il vino non danzava pi\u00f9, sgorgando verso il fondo del lavandino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mento inizi\u00f2 ad arricciarsi in un pianto che sembrava annunciare un suicidio.<\/p>\n\n\n\n<p>And\u00f2 verso l\u2019ingresso e inizi\u00f2 a vestirsi lentamente. Prima i calzettoni pesanti. Poi il cappotto di lana. La sciarpa. I guanti. Sembrava prepararsi per un lungo inverno ancora lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAna\u2026\u201d Caterina sent\u00ec il sangue raggelarsi. &#8220;\u00c8 tardi&#8221; disse. &#8220;Non andare via.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Ana si ferm\u00f2. Per la prima volta sembr\u00f2 piccola. Fragile.<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina la raggiunse all\u2019ingresso e le prese le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano gelide.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Io c\u2019ero&#8221; sussurr\u00f2 Ana senza guardarla. &#8220;Quando nessuno ti ascoltava. Quando nessuno ti capiva. Quando eri troppo arrabbiata. Troppo triste. Troppo piena di tutto. Quando il dolore ti consumava.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina chiuse gli occhi. &#8220;Lo so.&#8221; Sentiva il profumo di ammorbidente che abitava i suoi vestiti.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Non volevo farti male. Non volevo allontanarti da tutti. Tanto meno da te stessa&#8221; si asciug\u00f2 una lacrima timida che le tingeva il viso. \u201cMa io sono rimasta. Anche qui. Anche ora. Anche quando ti volevo ancora tutta per me.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Lo so, anche questo.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Ana alz\u00f2 finalmente lo sguardo. Negli occhi aveva i suoi stessi occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Allora perch\u00e9 continui ad aver paura di me?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina avrebbe voluto dirle che non era paura. Era peggio. Era nostalgia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le tolse lentamente la sciarpa. Poi i guanti.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Perch\u00e9 non ti odio veramente. Odio me stessa per averti fatto entrare nella mia casa quell\u2019estate del 2013&#8221; disse piano. &#8220;Non sapevo che lasciandoti entrare, avrei sempre avuto bisogno di te\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ana trattenne il respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;E adesso?&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina guard\u00f2 verso la cucina. La casa perfetta. Il frigorifero vuoto. La fame.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi guard\u00f2 Ana.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Solo adesso che stavi per andartene, ho capito che la tua ombra mi ricorda chi sono. Anche se certe ombre fanno male appena le guardi alla luce del sole.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ana annu\u00ec appena. &#8220;Sono rimasta nel rispetto dei tuoi silenzi. Non come un\u2019opzione. Ma come ricordo.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla tasca del cappotto tir\u00f2 fuori il telefono e le chiavi.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Mi credi?&#8221; chiese.<\/p>\n\n\n\n<p>Caterina prese il cellulare.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimase qualche secondo a fissare lo schermo acceso.<\/p>\n\n\n\n<p>Un nodo allo stomaco iniziava a sciogliersi.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi ordin\u00f2 pizza e patatine.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la prima volta da anni, mangiarono insieme.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60085\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60085\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caterina si ferm\u00f2 sulla porta della cucina. La casa odorava di nausea e candeggina. L\u2019ospite era seduta sul divano con le gambe raccolte e una tisana fumante tra le mani. Aveva i capelli perfettamente attaccati alla nuca, in ordine come soldati e raccolti in uno chignon troppo stretto. Indossava uno dei suoi maglioni enormi, quelli [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_60085\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60085\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":40271,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-60085","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60085"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/40271"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=60085"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60085\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":60176,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60085\/revisions\/60176"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=60085"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=60085"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=60085"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}