{"id":60076,"date":"2026-05-27T22:45:37","date_gmt":"2026-05-27T21:45:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60076"},"modified":"2026-05-27T22:45:38","modified_gmt":"2026-05-27T21:45:38","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-gocce-verso-lalto-di-roberto-pigro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=60076","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Gocce verso l&#8217;alto&#8221; di Roberto Pigro"},"content":{"rendered":"\n<p>Finalmente la pioggia, pens\u00f2 Laura. Osservava le minuscole goccioline che si aggrappavano al finestrino contro ogni apparente legge della fisica, cercando di scalarlo prima di arrendersi alla scia del vento. Erano le dodici e mezzo di una notte di fine estate che finalmente pareva preludere all&#8217;autunno. Tornava a casa dopo l&#8217;ennesimo incontro con il dottore consigliatole da Katia: cinquecento chilometri di distanza per difendere con le unghie e con i denti quel segreto di cui non aveva mai avuto il coraggio di parlare a nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sapeva quale nome dare al malessere che l&#8217;aveva travolta all&#8217;improvviso, proprio quando tutto pareva andare bene. Depressione, ansia, panico? Forse erano solo etichette diverse per un unico nemico, nomi scelti per illudersi che, una volta battezzato, il mostro fosse almeno un po&#8217; pi\u00f9 vulnerabile. Un &#8220;male di vivere&#8221;, lo aveva chiamato Montale nella tesi di laurea che le era valsa il massimo dei voti. Ricordava ancora i brindisi e i complimenti della commissione, pochi mesi prima che, inspiegabilmente, calasse il sole.<\/p>\n\n\n\n<p>La pioggia ultimamente le piaceva: stendendo un velo di grigio sul mondo, lo rendeva pi\u00f9 simile al suo universo interiore. E Laura, quando pioveva, si sentiva meno sola. Osserv\u00f2 il percorso bizzarro di una goccia d&#8217;acqua imprigionata in un labirinto invisibile. Gi\u00f9, su, destra, sinistra. Un caos guidato da variabili fisiche, come aveva spiegato anni prima il professor Sernetti a scuola, senza per\u00f2 riuscire a fare breccia nel cuore adolescente di Laura, gi\u00e0 allora troppo tesa verso l&#8217;introspezione delle lettere.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella notte sul pullman era sola, com&#8217;era sempre stata nei momenti cruciali. E cos\u00ec, protetta dal sonno degli altri passeggeri \u2013 che crollavano sui sedili con le testoline oscillanti come beb\u00e8 \u2013, Laura avvicin\u00f2 il dito al vetro. Voleva sfiorare quella goccia che aveva scelto proprio quel luogo e quel tempo, fra tutti quelli del mondo, per posarsi accanto a lei. Ma la goccia, in barba alla poeticit\u00e0 del gesto, scomparve, arrendendosi alla forza di gravit\u00e0 che alla lunga fa precipitare anche chi ha la velleit\u00e0 di librarsi verso il cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che vide la mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre il vetro, in un&#8217;auto che affiancava il pullman, una bambina la salutava. Era un gesto antico, di quando i bambini avevano un cuore pi\u00f9 bambino e mandavano saluti ai conducenti sconosciuti. Quella piccola le somigliava in modo inquietante: lo stesso taglio degli occhi che Laura ritrovava nelle proprie foto d&#8217;infanzia. Ma aveva qualcosa di strano: portava un foulard stretto sulla nuca e non aveva capelli. Accanto a lei, un uomo dal profilo stanco guidava con gli occhi lucidi. Laura ricambi\u00f2 il saluto con un cenno timido, prima di abbandonarsi anche lei a un sonno senza sogni.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando riapr\u00ec gli occhi erano le 2:35. Il pullman era fermo in un&#8217;area di servizio isolata, una cattedrale di neon in mezzo al buio. Scese meccanicamente, col desiderio di sgranocchiare qualcosa che mettesse a tacere il vuoto nello stomaco. Ma, una volta alla cassa dell&#8217;autogrill, il cuore le acceler\u00f2: la bambina era di nuovo l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Vi&#8230; vi conoscete?&#8221; chiese l&#8217;uomo, stringendo un vassoio con un caff\u00e8 e un succo di frutta. &#8220;\u00c8 lei la tua nuova maestra?&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;No,&#8221; rispose Laura, sentendo un calore improvviso alle guance. &#8220;Ci siamo conosciute poco fa, in autostrada. Mi ha salutata dal finestrino e io ho ricambiato. Come si faceva una volta.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Il pap\u00e0 accenn\u00f2 un sorriso amaro, guardando la figlia. &#8220;Ha la mania di salutare tutti. Dice che cos\u00ec nessuno si sente perso.&#8221; Poi, quasi d&#8217;istinto, aggiunse: &#8220;Vuole un caff\u00e8? Cos\u00ec pu\u00f2 conoscere ufficialmente la sua nuova amica.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Sedettero a un tavolino di plastica graffiata. Laura scopr\u00ec che la piccola si chiamava Elena e che quel viaggio notturno era il loro ritorno da un centro oncologico lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Anche io torno da una visita,&#8221; confess\u00f2 Laura, e per la prima volta quella confessione non le pes\u00f2 come un macigno. &#8220;Ma la mia ferita non si vede.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;uomo la guard\u00f2 fisso negli occhi, con la solidariet\u00e0 silenziosa di chi abita lo stesso deserto. &#8220;A volte quelle che non si vedono sono le pi\u00f9 difficili da medicare, perch\u00e9 il mondo non sa dove mettere le bende.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Elena, intanto, aveva preso un tovagliolo di carta e vi stava disegnando sopra con una biro blu. Lo tese a Laura. C&#8217;era una nuvola che pioveva, ma le gocce, invece di cadere a terra, volavano verso l&#8217;alto come piccoli palloncini.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Perch\u00e9 volano in su?&#8221; chiese Laura, commossa.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Perch\u00e9 hanno smesso di avere paura di cadere,&#8221; rispose la bambina con la candida semplicit\u00e0 dei suoi sette anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il pullman ripart\u00ec, Laura torn\u00f2 al suo posto. La pioggia era finita e l&#8217;asfalto brillava sotto le luci dei lampioni. Si rannicchi\u00f2 nel sedile, stringendo in tasca quel tovagliolo di carta. Per la prima volta dopo mesi, non pens\u00f2 all&#8217;oscurit\u00e0 che l&#8217;aspettava a casa, ma a quanto fosse ancora calda, nonostante tutto, la scia di quell&#8217;estate.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_60076\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"60076\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finalmente la pioggia, pens\u00f2 Laura. 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