{"id":59999,"date":"2026-05-24T19:11:55","date_gmt":"2026-05-24T18:11:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59999"},"modified":"2026-05-24T19:11:57","modified_gmt":"2026-05-24T18:11:57","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-la-pelle-del-gatto-di-anna-laura-bianchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59999","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;La pelle del gatto&#8221; di Anna Laura Bianchi"},"content":{"rendered":"\n<p>Elisa \u00e8 ormai prossima alla pensione. Ha ancora un corpo snello perch\u00e9 da tanti anni, anzi da sempre, \u00e8 insegnante di ginnastica. Il suo viso, nonostante le cure e i trattamenti di botulino, \u00e8 comunque cascante e rugoso. Gli occhi a mandorla, sottili e penetranti, lanciano fiamme aranciate, come una gatta selvatica pronta all\u2019attacco. Porta pantaloni attillati che le fasciano gambe perfette, giacche di taglio maschile e sciarpe annodate con finta noncuranza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 arrabbiata con la vita perch\u00e9 non le ha dato quello che si aspettava. Ha avuto diverse storie d\u2019amore, lunghe ma infelici, che non le hanno regalato figli.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisa tratta tutti male. \u00c8 scorbutica, scortese e, se provi a chiederle qualcosa, devi misurare le parole perch\u00e9, a seconda di come la metti, ti si rivolta contro e ti mangia il muso. Ma tutto quello che dice, anche se detto male e con aggressivit\u00e0, racchiude sempre una qualche verit\u00e0; &nbsp;capisce al volo le situazioni ed \u00e8 sempre un passo avanti. Per\u00f2 non si sa spiegare: lei non parla, lei urla. E urla con una voce inconfondibile, resa roca dalle mille sigarette che accende una dietro l\u2019altra e che poi schiaccia sotto il piede con rabbia, quasi volesse schiacciare il mondo intero.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho invitata a casa mia qualche volta, quando ci siamo conosciute circa un anno fa. Avevo preso in affitto un appartamentino proprio accanto al suo, in un\u2019anonima palazzina un po\u2019 fuori dal centro. Un po\u2019 per cortesia di buon vicinato, un po\u2019 perch\u00e9 non conoscevo proprio nessuno, i primi tempi ci siamo frequentate. Abbiamo preso un paio di aperitivi insieme e una volta l\u2019ho anche invitata a cena. Ci siamo un po\u2019 raccontate: io mi sono tenuta un po\u2019 sul vago, diffidente e introversa come sono. Lei, loquace pi\u00f9 di me, era un flusso inesorabile di lamentele e maldicenze infiocchettate da parolacce e insulti indirizzati a tutto il vicinato e oltre. Poi mi ha trattato male; \u00e8 stata stupidamente vendicativa per fatti di cui ho perso la memoria. Robe di condominio e di gatti, di stuoini davanti alla porta, cosi\u2019 insignificanti che me le sono fatte scivolare addosso. Quindi ho preso le distanze da lei. Non ho pi\u00f9 voglia di avere attorno persone tossiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Ultimamente mi \u00e8 capitato di vederla mentre faccio manovra nel parcheggio del condominio e lei mi manda larghi sorrisi da lontano; ci siamo incrociate qualche volta sul pianerottolo e lei sembra tentennare per un attimo, come se volesse fermarmi e dirmi qualcosa. Io la saluto educatamente e passo oltre. Mi rammarico un po\u2019 per la mia freddezza perch\u00e9 ho quasi l\u2019impressione che mi stia gironzolando intorno, che mi aspetti al varco come un gattino abbandonato in cerca di una carezza.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019altro giorno ci siamo ritrovate sul ballatoio: io entravo e lei usciva e non potevo fare a meno di dire qualcosa di pi\u00f9: \u00abCiao Elisa, come stai?\u00bb. \u00abGuarda, non me ne parlare\u00bb, risponde in tono gi\u00e0 alterato, torcendo con rabbia la chiave nella serratura. Aveva voglia di dare fiato alle trombe. \u00abNon ne posso pi\u00f9! C\u2019ho mia nipote in casa da una settimana e sono gi\u00e0 gonfia. Me l\u2019ha schioccata a me suo padre\u2026 lo stronzo\u2026 hanno gridato in casa, lei ha dato di matto\u2026 di quelle scene che non ti dico\u2026 e allora me l\u2019ha mandata per un po\u2019 per vedere se si calma. Ma la raddrizzo io, sai,&nbsp; io i piedi in testa non me li faccio &nbsp;li mettere. Non si pu\u00f2 sempre dire\u2026 \u201cpoverina\u201d\u2026 \u201cpoverina\u201d\u2026 poverina un cazzo!\u00bb. La parolaccia, scagliata volutamente con tono potente, rimbalzava per la scalinata del palazzo. Io, tanto per stemperare tanta furia, ho chiesto premurosamente quanti anni avesse. \u00abSedici anni. Un\u2019et\u00e0 di merda\u00bb. La &nbsp;sua colorita espressione risuonava &nbsp;&nbsp;fin nell\u2019androne. \u00abGuarda, \u00e8 magra cos\u00ec\u00bb, e, girandosi verso di me, mi mostra la mano chiusa a pugno con il mignolo rialzato. \u00abNon mangia niente. Si mette a tavola e fa finta di mangiare. Spalma tutto il cibo nel piatto, lo pasticcia, ma in quella bocca non entra nulla. Ogni tanto un tocchetto di cavolfiore scondito\u00bb. E con le dita fa un anello per indicare un\u2019irrisoria quantit\u00e0 di cibo. \u00abEh\u2026 mi dispiace\u00bb. Non so che altro dirle e non so nulla di problemi alimentari dei ragazzi; riesco solo ad aggiungere, tanto per dire qualcosa: \u00abGli adolescenti lo fanno, vedrai che crescendo passa tutto\u00bb. Lei scuote la testa sconsolata, alza le spalle, e vedo un dolore che non avrei sospettato, un amore di cui non la credevo capace. Intravedo un luccichio di lacrime, ma subito mi d\u00e0 le spalle e si precipita gi\u00f9 per le scale, salutandomi di fretta con la mano.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho vista, Arianna. Ci siamo incrociate sul portone del palazzo e non c\u2019\u00e8 stato bisogno di altre indicazioni per capire che era lei: capelli biondi, lunghissimi, con una scriminatura centrale che sembrava fatta con il righello; due enormi occhi celesti, i protagonisti assoluti di un visino affilato da bambina. Sembrava un angelo, ma un angelo triste, un angelo senza ali. Dai calzoncini corti di jeans e dalla maglietta attillata sbucavano degli stecchi innaturalmente lunghi, di diametro non pi\u00f9 largo di una tazza da t\u00e8, ricoperti da una pelle bianchissima, quasi trasparente. Sembrava sul punto di spezzarsi da un momento all\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi \u00e8 sabato e pregusto il mio pomeriggio solitario davanti alla televisione, sul divano, con una bella tazza di caff\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma sento delle grida, strepiti di donna giovane e ringhi rauchi, porte sbattute e scalpiccio per le scale. Mi affaccio; &nbsp;Elisa si sta sbracciando dal parapetto urlando contro la nipote che infila il portone ed esce. Mi avvicino, le poso la mano sulla spalla con delicatezza perch\u00e8 ho il timore&nbsp; che lei si rigiri e mi sbrani. Invece lei si volta, mi guarda e sbrigativa dice: \u00abEntra, ti faccio il caff\u00e8\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ero mai stata in casa sua. \u00c8 tutto bianco: le pareti, i mobili della cucina, le sedie della sala. Color panna il divano e le tende. \u00c8 tutto pulitissimo e ordinato, direi in modo maniacale. Penso al disordine trasandato della mia casa e mi \u00e8 chiara la differenza abissale che c\u2019\u00e8 tra me e lei. Nell\u2019aria aleggia una fragranza di talco rassicurante e il candore che mi circonda mi ricorda la trasparenza della pelle di Arianna, una pelle liscia come un guscio d\u2019uovo che sta per incrinarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi accomodo in cucina mentre lei traffica con la macchinetta del caff\u00e8. Uno dei suoi tre gatti si strofina alla mia gamba e miagola con la coda ritta. Elisa ha dato loro il nome secondo il loro colore: Bianca, Grigio e Nero. Mi passano delle idee per la testa: che fantasia, penso, che nomi anonimi ha dato ai suoi amati gatti! \u00c8 come se non volesse riconoscere loro nessuna identit\u00e0, tenendoli a distanza con un nome che non vuol dire nulla. Se lo chiami Nero solo perch\u00e9 \u00e8 nero, stabilisci che lui \u00e8 solo ci\u00f2 che appare, che \u00e8 un corpo ma senza anima; chi si sognerebbe mai di chiamare \u201cBimba\u201d una bambina? \u00c8 come vedere solo la pelle di un gatto, una pelle anonima, trasparente come quella di Arianna, l\u2019angelo triste che non ha le ali per rendersi invisibile e volare via.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisa mi versa il caff\u00e8 e inizia a parlare. Come un torrente che ha rotto gli argini, mi racconta che la nipote sminuzza una fetta di pane fino a ridurla in briciole, senza poi masticarne neppure un boccone. Racconta che, dopo aver mangiato un biscotto, si \u00e8 sdraiata in salotto e ha fatto cento addominali; che si stringe sempre i polsi per controllare se la misura \u00e8 ancora quella. La cosa pi\u00f9 assurda \u00e8 che prepara lei stessa la cena e poi non la tocca, perch\u00e9 prova una distorta soddisfazione a non cedere alla tentazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ascolto con attenzione, annuisco e mi limito a brevi commenti. Non riesco a darle un consiglio, ma sono l\u00ec, ad offrirle una spalla per piangere, una spugna per assorbire il suo dolore. Elisa \u00e8 tesa, la sua voce \u00e8 un ringhio rauco intercalato da parolacce e insulti. Schiaccia nel posacenere la sigaretta, allontana in malo modo la gatta Bianca che tenta di saltarle in grembo. Peso le mie parole perch\u00e9 temo di dire cose che potrebbero urtarla e scatenare la sua rabbia anche contro di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Per allentare la tensione, mi alzo per prendere un bicchiere d\u2019acqua e vedo, sulla credenza, una cornice di legno chiara, dietro la pila perfettamente allineata del cibo per i gatti. Nella foto c\u2019\u00e8 lei, cinquant\u2019anni prima, sulla spiaggia, in costume intero, nero, con una massa di capelli castani raccolti di lato e lasciati ricadere sul davanti. \u00abQuella sei tu? Che bella che eri!\u00bb, le dico con convinzione prendendo tra le mani la cornice. Lei non risponde. Si accende un\u2019altra sigaretta e soffia via con rabbia il primo fumo, con lo sguardo verso un angolo imprecisato della parete. Avvicino la foto per guardarla meglio e la somiglianza con Arianna mi arriva dritta allo stomaco. Le scapole sporgenti, il viso affilato, le gambe spigolose e quel costumino nero che sembrava appena appoggiato su un corpo senza forme.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi risiedo e metto la foto sul tavolo davanti a lei. \u00abEravamo all\u2019Elba, con i miei\u00bb. Elisa ha abbassato il tono e la sua voce,&nbsp; adesso, sembra emergere dalle profondit\u00e0 di un pozzo: \u00abBell\u2019estate di merda. Tutti in giro e io a casa entro le undici. Mio fratello no, lui era il maschio e poteva fare quello che voleva. Era il figlio d\u2019oro e ridevano sempre per qualsiasi stupidaggine che usciva dalla sua stronza bocca. In casa tutto ruotava intorno a lui\u2026 Io invece ero fragile, dicevano\u2026 l\u2019Elisa da sola in giro\u2026 meglio di no\u2026 Non ne azzeccavo mai una: \u201cE guarda come ti sei vestita, sembri un manico di scopa\u201d\u2026 Mi criticavano su tutto e io mi sentivo un\u2019incapace. Non ci crederai, ma ero timidissima e a scuola mi sedevo in fondo, zitta, perch\u00e9 mi sembrava di essere la pi\u00f9 cretina. Non ho mai raccontato una barzelletta in vita mia e tu non sai quanto mi piacerebbe saperlo fare\u2026\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Elisa parla a ruota libera e le sue frasi frammentate escono a fiotti, come se si fosse sbloccato il rubinetto di una vecchia fontana. Poi prende la sua fotografia e resta a guardarla in silenzio. Dietro quella scorza dura adesso posso vedere le ferite ancora vive dell\u2019umiliazione e posso ascoltare quell\u2019urlo silenzioso che le \u00e8 stato cucito dentro. Come ai suoi gatti, neanche a lei era stato concesso un nome vero, un nome capace di definire la sua forma, di riconoscerne l\u2019identit\u00e0, perch\u00e9 a nessuno, mai, era importato cosa si nascondesse dietro la sua pelle.<\/p>\n\n\n\n<p>In quello spazio di silenzio la porta cigola e in cucina compare Arianna. \u00abHo telefonato a pap\u00e0\u00bb, dice asciutta. \u00abStasera mi viene a prendere. Vado a preparare la mia roba\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCiao Arianna!\u00bb, esordisco io con voce candida. La guardo dritta negli occhi con un bel sorriso disinvolto. \u00abSono la tua vicina di casa. Ti ho visto l\u2019altro giorno per le scale. Ma che bella ragazza sei! Sei uno spettacolo!\u00bb. Lei si volta appena, mi sfiora con lo sguardo con l\u2019aria di chi pensa: \u00abMa che cazzo vuoi da me?\u00bb. In una frazione di secondo decido che devo fare qualcosa e giocarmi il jolly, vada come vada. \u00abSiediti un attimo\u2026 guarda che bella tua zia da giovane\u00bb. Arianna prende la cornice di malavoglia, guarda distrattamente la foto, ma poi se l\u2019avvicina meglio, incuriosita e attenta. La fronte corrugata, gli occhi ancora fissi sull\u2019immagine,&nbsp; strascica la sedia e si siede con noi al tavolino. Poi alza gli occhi verso la zia. \u00abQuanti anni avevi?\u00bb, chiede. \u00abDiciassette. Eravamo in vacanza con i nonni e pap\u00e0\u00bb. Arianna abbassa lo sguardo sulla foto, resta pensierosa, poi lo rialza. \u00abCi assomigliamo, zia\u2026 a parte i colori\u2026 gli occhi\u2026 ma per il resto siamo uguali, io e te\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec, siamo uguali\u00bb, risponde Elisa con voce morbida, che le si srotola dalla bocca come un gomitolo di cui ha finalmente trovato il capo. \u00abEro magra\u2026 molto magra. Volevo scomparire, diventare leggera come l\u2019aria e volare via, tanto non se ne sarebbero nemmeno accorti. Se mi guardavo allo specchio non vedevo nessuno. Avevo fame, ma non mangiavo per farmi un dispetto e anche perch\u00e9 almeno cos\u00ec sentivo qualcosa, mi sentivo viva. C\u2019erano come due persone dentro di me: una diceva \u201cmangia\u201d e l\u2019altra diceva \u201cno\u201d. Mi ero costruita dentro una specie di amica: un\u2019amica perfida, terribile, lo so, ma almeno si occupava di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Si interrompe e si alza di scatto. \u00abChe palle, mi ci vuole da bere!\u00bb. La sua voce \u00e8 ritornata roca e tonante. Va al frigorifero, sfila via una bottiglia di prosecco ghiacciato, la sbatte sul tavolino, cerca tre calici. \u00abToh! Ho trovato anche questi\u00bb, e ci lancia un sacchetto di cioccolatini ancora sigillati nel cellofan trasparente. \u00abChiss\u00e0 da quanto tempo sono l\u00ec\u00bb, dice mentre posa i calici. Arianna comincia a stappare la bottiglia; io scarto un cioccolatino e me lo mangio. \u00abIn effetti sono un po\u2019 vecchiotti\u00bb, mi limito a questo unico commento, ma tanto basta per farla scattare. \u00abOh bella! Se fanno schifo la prossima volta&nbsp; li porti te!\u00bb. \u00c8 ritornata l\u2019Elisa che conoscevo, e sorrido dentro di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Sedute a quel tavolino bianco sembriamo tre amiche di vecchia data che chiacchierano del pi\u00f9 e del meno sorseggiando prosecco, e la cosa mi fa davvero strano. Arianna guarda la zia e le domanda a bruciapelo: \u00abE poi\u2026 poi come hai fatto a venirne fuori?\u00bb. Elisa prende un cioccolatino e comincia a scartarlo. \u00abDi preciso non lo so\u00bb, risponde continuando a fissare le sue dita rugose che arpionano la cartina dorata, \u00aba un certo punto mi sono detta che era meglio incazzarsi con il mondo che con me stessa. E poi, quando sei una iena come me, sta\u2019 tranquilla che la gente si accorge di te e se ne ricorda!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Arianna scoppia a ridere, e io con lei. \u00c8 una risata liberatoria, che spacca il piombo di tensione che si era creato intorno a noi. Anche l\u2019aria che respiriamo sembra pi\u00f9 leggera e il candore livido della casa si scalda.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abZia, stasera non torno a casa. Resto con te\u2026 se vuoi\u00bb. E mentre lo dice afferra il cioccolatino dalle mani di Elisa e se lo ficca in bocca.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59999\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59999\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Elisa \u00e8 ormai prossima alla pensione. 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