{"id":59837,"date":"2026-05-23T21:16:26","date_gmt":"2026-05-23T20:16:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59837"},"modified":"2026-05-23T21:17:47","modified_gmt":"2026-05-23T20:17:47","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-il-puntino-di-costanza-dil","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59837","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Il puntino&#8221; di Costantina Di Leo"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><\/h3>\n\n\n\n<p>Cecilia era sdraiata sul lettino dello studio medico e si chiedeva, con la solita ironia che la salvava nei momenti peggiori, perch\u00e9 le stanze dei ginecologi avessero sempre quella luce bianca, spietata, che non perdona niente. Neanche le occhiaie. Se mai avesse aperto un\u2019attivit\u00e0 in proprio, avrebbe bandito i neon, avrebbe optato per luci soffuse, candele profumate e magari un quartetto d\u2019archi in sottofondo, giusto per attenuare la sensazione di essere un pezzo di carne sul banco del macellaio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La carta millimetrata sotto la schiena frusciava a ogni respiro con un rumore fastidioso, quasi insolente, come se volesse ricordarle che era l\u00ec per un motivo preciso. Un motivo che lei avrebbe preferito ignorare: il ciclo non arrivava e quelle perdite strane, comparse una settimana prima, l\u2019avevano fatta precipitare indietro nel tempo. Un viaggio panoramico e non richiesto nei suoi vent\u2019anni passati tra terapie ormonali che le gonfiavano le caviglie, calendari ovulatori appesi in cucina come tabelle di marcia militari, controlli e speranze che si erano sbriciolate una dopo l\u2019altra, con la precisione di un castello di carte davanti a un ventilatore. Lei pensava di aver chiuso con tutto questo.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva firmato un armistizio con il proprio corpo e si considerava finalmente \u201ca posto\u201d, una donna risolta che aveva barattato il sogno della maternit\u00e0 con una ritrovata pace interiore e una scorta annuale di assorbenti mai usati.<\/p>\n\n\n\n<p>E invece eccola l\u00ec, a quarant\u2019anni suonati, con un matrimonio fissato tra tre mesi esatti, un abito da sposa gi\u00e0 scelto, una meraviglia di seta e pizzo acquistata in un atelier barese dopo sei mesi di digiuno intermittente, un abito che non ammetteva variazioni di taglia superiore a un millimetro e un nuovo progetto lavorativo: un contratto di consulenza legale appena siglato, che avrebbe dovuto finalmente darle la svolta. Una svolta che richiedeva dodici ore di lavoro al giorno, trasferte settimanali e una lucidit\u00e0 mentale da broker di&nbsp;Wall&nbsp;Street.<\/p>\n\n\n\n<p>La ginecologa, la dottoressa De Piscopo, una donna che sprizzava un\u2019efficienza teutonica da ogni poro e che Cecilia sospettava non avesse mai pianto in vita sua, neanche tagliando le cipolle, accese l\u2019ecografo. Il gel era freddo. Un classico della medicina moderna: mandare l\u2019uomo sulla luna, ma non riuscire a scaldare un tubetto di gel. Cecilia fiss\u00f2 un punto imprecisato sul soffitto, dove una macchia di umidit\u00e0 ricordava vagamente la forma di una nuvola. Non voleva guardare lo schermo, aveva gi\u00e0 visto troppi schermi vuoti nella sua vita, troppe macchie grigie che non significavano nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>La dottoressa muoveva la sonda sulla sua pancia con la sicurezza di chi ha visto tutto, dalle cisti ovariche ai miracoli della domenica mattina. Poi, improvvisamente, si ferm\u00f2, il monitor emise un sibilo leggero, la dottoressa strinse gli occhi, si blocc\u00f2 per un tempo che a Cecilia parve paragonabile all&#8217;intera era arcaica.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEcco\u2026 un puntino\u201d disse la De Piscopo, quasi tra s\u00e9 e s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Cecilia sent\u00ec il cuore fare un salto, poi un altro, poi un tuffo carpiato con avvitamento senza salvagente. Un puntino. Nella sua personale enciclopedia medica, accumulata in anni di paranoie e ricerche su Google alle tre del mattino, un puntino non era mai una buona notizia. Un puntino era sinonimo di fibroma o di polipo o di una qualche disfunzione cellulare dal nome impronunciabile che avrebbe richiesto esami in&nbsp;day-hospital, controlli trimestrali, ansie rinnovabili, telefonate a specialisti che rispondevano solo nei mesi dispari, e lunghe liste di cose da non fare, da non mangiare, da non sperare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cUn puntino?\u201d ripet\u00e9 Cecilia, con la voce che le tremava vistosamente, pi\u00f9 della sonda che le premeva sull&#8217;addome. &#8220;In che senso un puntino? Tipo un&#8217;anomalia? Dottoressa, mi dica la verit\u00e0, posso reggerla. \u00c8 un tumore? \u00c8 l&#8217;inizio della menopausa precoce? Perch\u00e9 mia cugina ha cominciato cos\u00ec&nbsp;e&#8230;\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La ginecologa si volt\u00f2 a guardarla per un secondo, con l\u2019espressione di chi deve spiegare le addizioni a un bambino di prima elementare. Poi torn\u00f2 allo schermo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSignora, respiri e soprattutto, smetta di fare autodiagnosi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Respirare. Certo. Facile a dirsi per chi osserva da fuori.<\/p>\n\n\n\n<p>Cecilia si rese conto di aver smesso di respirare da almeno quaranta secondi. Le mani le sudavano, le orecchie avevano iniziato a fischiare in si bemolle e la macchia a forma di nuvola sul soffitto stava pericolosamente ballando la samba. Stava per svenire, ne era certa. Sarebbe svenuta l\u00ec, nuda a met\u00e0, davanti a una sconosciuta con i guanti di lattice.&nbsp;&nbsp; E pens\u00f2, con la spietata lucidit\u00e0 che accompagna solo chi sta per cadere in un dirupo:&nbsp;\u201cEcco, lo sapevo, proprio adesso che avevo trovato l&#8217;equilibrio. Proprio adesso che il catering ha confermato il menu per il ricevimento, adesso che mi ero rimessa in forma per l\u2019abito scollato. Proprio adesso che avevo finalmente un programma lavorativo interessante\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu in quel preciso istante, mentre l&#8217;ecografo continuava a rimandare immagini in bianco e nero che sembravano la superficie di Marte, che un ricordo le attravers\u00f2 la mente come un fulmine a ciel sereno. Aveva ventisette anni, era seduta sul bordo del letto nella sua vecchia camera da letto a casa dei genitori, circondata da faldoni universitari, sua madre l\u2019aveva guardata oltre la montatura degli occhiali da lettura e le aveva detto, con quel tono calmo che Cecilia trovava irritante: \u201cTu vuoi sempre controllare tutto, Ceci, ma la vita non \u00e8 mica un foglio Excel. Non puoi mettere le emozioni nelle celle e fare la somma automatica\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;epoca lei ci aveva riso sopra, adesso, sdraiata su quel lettino sgangherato, cap\u00ec che sua madre aveva previsto tutto. Tranne, forse, il tempismo.<\/p>\n\n\n\n<p>La dottoressa De Piscopo, con una calma chirurgica e un tono che non ammetteva repliche, ruot\u00f2 lo schermo verso di lei: \u201cIl puntino ha un battito, vede? Questo sfarfallio qui. Il puntino \u00e8 un feto, signora. Lei \u00e8 incinta, da circa sei settimane\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo si ferm\u00f2 di colpo. Come quando si blocca il sistema operativo del computer mentre stai salvando il lavoro di una vita: lo schermo si fa opaco, la clessidra gira a vuoto e tu premi tutti i tasti della tastiera contemporaneamente, ma niente si muove. Schiacci &#8220;Esc&#8221;, schiacci &#8220;Canc&#8221;, ma la realt\u00e0 resta l\u00ec, piantata.<\/p>\n\n\n\n<p>Cecilia rimase immobile, lo sguardo inchiodato su quello sfarfallio grigio.<\/p>\n\n\n\n<p>Incinta.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei. A quarant\u2019anni. Lei che aveva fatto faticosamente pace con l\u2019idea di non diventare mai madre, arrivando persino a regalare la sua collezione di libri sulle fiabe del mondo alla figlia della sua amica Barbara. Lei che aveva smesso di aspettare il ritardo del ciclo con il cuore in gola, festeggiando ogni mestruazione come una liberazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei che aveva appena accettato un incarico importante che le avrebbe richiesto di viaggiare su e gi\u00f9 per l&#8217;Italia, dimostrando a un consiglio di amministrazione diffidente che una donna della sua et\u00e0 \u00e8 pronta, competente, flessibile e, soprattutto, priva di impegni familiari improvvisi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lei che aveva un abito da sposa che non prevedeva espansioni volumetriche di alcun genere.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei che aveva un fidanzato adorabile che pianificava le vacanze estive con dodici mesi di anticipo, ma che non aveva mai visto in versione pap\u00e0, se non mentre tentava goffamente di non far piangere il cane degli zii.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei che aveva un piano. Sempre, per ogni cosa, dalla spesa del luned\u00ec alla strategia pensionistica integrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Le lacrime arrivarono senza permesso, calde e silenziose, rigandole le guance e infilandosi nei capelli. Non erano lacrime di gioia da pubblicit\u00e0 dei pannolini, ma neppure di dolore. Erano shock puro, era la sensazione di chi ha costruito un muro di mattoni solido, sicuro, perfetto, e improvvisamente vede spuntare una margherita da una crepa che non sapeva nemmeno esistesse. Una margherita che sembra dirle: \u201cSorpresa, il tuo muro non serve a niente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La ginecologa le porse un fazzoletto di carta, questa volta con un sorriso stranamente umano: \u201cSi prenda un momento, signora. \u00c8 una notizia importante\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Cecilia annu\u00ec, prese il fazzoletto e si asciug\u00f2 il viso, guard\u00f2 di nuovo lo schermo, quel puntino minuscolo, incredibile, statisticamente improbabile secondo tutti i manuali di medicina generale sopra i trentacinque anni.&nbsp;Eppure&nbsp;reale. Reale come il fatto che la vita, quando decide di cambiare strada e farti un dispetto, non ti manda un preavviso, non ti chiede se sei pronta, se ne frega delle tue scadenze, dei tuoi contratti e delle tue diete.<\/p>\n\n\n\n<p>Scese dal lettino con movimenti lenti, quasi avesse paura di rompersi, o di rompere quel frammento di miracolo che si nascondeva dentro di lei. Si rivest\u00ec a fatica, litigando con la cerniera dei jeans che, ironia della sorte, le parve gi\u00e0 pi\u00f9 stretta del solito. Si sedette davanti alla scrivania della dottoressa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon me lo aspettavo\u201d disse infine, fissando le proprie mani intrecciate. \u201cVeramente. Ero convinta che&#8230; insomma, che non fosse destino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSuccede pi\u00f9 spesso di quanto pensi\u201d rispose la De Piscopo, compilando la richiesta per gli esami del sangue con la solita grafia illeggibile dei medici. \u201cQuando si smette di controllare tutto, quando la mente si arrende e si concentra su altro, il corpo si rilassa e a volte, fa il resto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Cecilia avrebbe voluto ridere. O piangere. O forse chiamare sua madre per dirle che il foglio Excel era appena andato in crash definitivo. Lei che controllava tutto. Lei che aveva sempre un piano B, un piano C e un piano D di riserva nel caso in cui i primi tre fallissero. E ora, un puntino microscopico le stava dicendo, senza usare parole, che nessun piano era pi\u00f9 valido. Che l&#8217;agenda per i prossimi nove mesi, e probabilmente per i successivi diciotto anni, era stata completamente riscritta.<\/p>\n\n\n\n<p>Usc\u00ec dallo studio medico dieci minuti dopo, stringendo tra le dita l&#8217;ecografia stampata. Non la guard\u00f2 subito, la infil\u00f2 nella borsa, accanto all&#8217;agenda e al preventivo del catering.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori, la citt\u00e0 continuava a muoversi con la solita fretta frenetica, come se non fosse successo nulla, come se l&#8217;universo non avesse appena cambiato asse.<\/p>\n\n\n\n<p>Cecilia si ferm\u00f2 sul marciapiede, all&#8217;angolo della strada, guard\u00f2 il cielo grigio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo intorno a lei non era cambiato di un millimetro.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei s\u00ec. E forse, pens\u00f2, mentre un mezzo sorriso incredulo e stranamente leggero le illuminava il viso che la sarta dell&#8217;atelier avrebbe dovuto fare gli straordinari.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59837\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59837\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cecilia era sdraiata sul lettino dello studio medico e si chiedeva, con la solita ironia che la salvava nei momenti peggiori, perch\u00e9 le stanze dei ginecologi avessero sempre quella luce bianca, spietata, che non perdona niente. 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