{"id":59823,"date":"2026-05-23T23:11:02","date_gmt":"2026-05-23T22:11:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59823"},"modified":"2026-05-23T23:11:03","modified_gmt":"2026-05-23T22:11:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-galleria-5-di-laura-belforti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59823","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Galleria 5&#8221; di Laura Belforti"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>LEONARDO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In un contesto diverso forse la sua figura minuta e quel modo di muoversi in punta di piedi, non li avrei neanche notati. Ma la sua sagoma esile, in un abbagliante <em>total white<\/em> &#8211; dalla tuta alle sneakers &#8211; intenta a salire la nera scala del Maxxi, \u00e8 per me un perfetto annuncio di bellezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo cercavo: una sintesi tra architettura e vita!<\/p>\n\n\n\n<p>Il Maxxi \u00e8 il luogo dove approdo spesso per sfuggire alla palude dei miei fine settimana romani.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sento a casa nei suoi spazi dove ho trascorso quasi un anno preparando la tesi su Zaha Hadid, l\u2019architetta che lo ha progettato. Venivo qui a disegnare, spalmato sui divani, accucciato intorno al portatile, immerso nell\u2019atmosfera del museo.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto la ragazza sale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo movimento rivela ci\u00f2 che Zaha \u00e8 riuscita a fare qui: ha tradotto in linguaggio contemporaneo il dinamismo avvolgente del barocco romano.<\/p>\n\n\n\n<p> Mi sembra di cogliere la sua risatina ironica dietro di me, a volte lei compare intervenendo sulle intemperanze a cui mi espone la mia origine meridionale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 presto: il Maxxi ha aperto da qualche minuto, i pochi visitatori sono in coda con me alla biglietteria.<\/p>\n\n\n\n<p>Un ragazzo col cappuccio calato sulla fronte mi sfiora il braccio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHai un euro?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Alzo gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un istante ci guardiamo. Sto per scuotere la testa, poi sento in tasca una moneta e gliela tendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui si allontana verso l\u2019uscita.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia dea intanto, arrivata prima di tutti, \u00e8 regalmente sola.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal mio punto di vista posso vederla solo di spalle e non mi dispiace:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTake your time\u201d sussurra Zaha e l\u2019ascolto, lei di seduzione se ne intendeva!<\/p>\n\n\n\n<p>Rimaniamo a guardarla salire Zaha ed io mentre le note di <em>Blowin\u2019 in the Wind<\/em> mi risuonano dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei fare un video per fermare il \u201cmovimento nel movimento,\u201d ma sarebbe volgare.<\/p>\n\n\n\n<p>Devo tenerla negli occhi questa visione, accoglierla in me come un regalo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un regalo lieve come un sogno al primo mattino.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia vita ha gran bisogno di sogni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;L\u2019appartamento che condivido con Marco e Andrea \u00e8 un <em>non luogo <\/em>deprimente: lo squallore degli arredi, le luci sbagliate, la cucina abitabile\u2026 tutto mi sospinge fuori casa. Per una corsa all\u2019alba &#8211; prima che la citt\u00e0 si svegli &#8211; per il lavoro in settimana e poi, appena posso, di nuovo qui, al Maxxi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una ragazza accanto a me potrebbe trasfigurare anche lo squallore del tricamere e servizi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la mia mi ha lasciato \u2013 come biasimarla &#8211; pochi mesi dopo la mia partenza da Lecce, per unirmi all\u2019esercito degli studenti fuori sede romani.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LUNA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono arrivata per prima al Maxxi. Il cancello \u00e8 chiuso: entro con il personale in un silenzio assonnato e sorridente.<\/p>\n\n\n\n<p>Domani dovr\u00f2 incontrarlo proprio qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Non vedo mio padre da tre anni, torna a Roma dal Brasile.<\/p>\n\n\n\n<p>Vive l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha scritto una mail, propone un incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>Deve visitare per lavoro la mostra di Bob Dylan e mi chiede di vederci al Maxxi, visitare l\u2019esposizione e mangiare qualcosa insieme.<\/p>\n\n\n\n<p>Tipico del mio favoloso pap\u00e0 multitasking: efficiente e razionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Vengo qui un giorno prima.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Non l\u2019ho detto a nessuno, me ne vergogno: non mi piace ammettere che cerco osservazioni intelligenti da buttar l\u00ec all\u2019occorrenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Devo saperne qualcosa prima, per non incespicare come un\u2019idiota se lui &#8211; con aria di finta leggerezza &#8211; mi chieder\u00e0 un commento a margine del suo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sento che non reggerei, oggi, quello sguardo che giudica, canzonatorio\/intenerito, che mi riservava nei nostri incontri durante la mia adolescenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin da bambina volevo un padre meno \u201cgiovanile\u201d, non quello che le amiche ti invidiano: non il padre\/amico che viene a prenderti a scuola con la moto, poi parte per settimane e infine parte e basta.<\/p>\n\n\n\n<p>Di lui, di bello, mi rimane solo il nome.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto ho desiderato il padre di Camilla, la mia compagna delle medie: anzianotto, pelato e con la pancetta.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera guardava la tv con la famiglia, un impiegato che ogni giorno tornava a casa alle sei di sera. Un padre senza sorprese: un padre che c\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Lascio tutto, anche telefono e auricolari, in un armadietto del guardaroba e metto la chiavetta in tasca.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi avvio senza fretta lungo la scala del museo. Mi volto: sono sola a salirla.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi dirigo verso la galleria 5 dove mi aspetta Dylan.<\/p>\n\n\n\n<p>Trentatr\u00e9, trentaquattro\u2026 conto i gradini, lo faccio sempre: \u00e8 il mio modo per tenere tutto sotto controllo, dice la psicologa che mi segue da anni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Non mi aspettavo una mostra di pittura, non ho preso informazioni sui contenuti dell\u2019esposizione: mi sento confusa e incuriosita mentre leggo i testi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cSono il mondo che vedo e che scelgo di vedere, di cui faccio parte o in cui entro\u2026\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ma io non faccio parte &#8211; n\u00e9 ho voglia di entrare &#8211; in nessun mondo\u2026 al pi\u00f9 posso guardarli da lontano questi mondi, come al drive in.<\/p>\n\n\n\n<p>(Adoro l\u2019immagine. \u00c8 cos\u00ec americana!)<\/p>\n\n\n\n<p>E invece \u00e8 quello che faccio: entro nel mondo di Dylan, <em>\u201cnella disperata solitudine dei suoi abitanti, con il suo passato che spiega il futuro\u201d<\/em>, con la sua geniale diversit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LEONARDO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La cerco nelle sale di Pasolini ma non la vedo, nella mostra degli ingegneri non mi affaccio: non \u00e8 il suo genere.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi dirigo alla sezione di Dylan: galleria 5.<\/p>\n\n\n\n<p>Eccola!<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u00c8 cos\u00ec assorta che potrei andarle accanto e non mi vedrebbe.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi fermo a guardarla da un cono d\u2019ombra, a pochi metri da lei; \u00e8 illuminata dalla luce riflessa di una installazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ha i tratti orientali che le avevo attribuito, sviato dai lunghi, lisci capelli neri.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Ha la pelle bianca, luminescente, i tratti finissimi, gli occhi pieni di domande.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u00c8 pi\u00f9 grande di quanto suggerisce il suo corpo adolescente.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un dettaglio incongruo nella sua mise sportiva: porta al collo una collana di perle con susta antica, \u00e8 simile a quella di nonna Clara.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so perch\u00e9 la cosa mi piace, il dettaglio svela un pezzo della sua vita\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ora sembra perdersi nell\u2019opera che sta guardando, mentre le note di <em>My back pages<\/em> risuonano tra noi.<\/p>\n\n\n\n<p>Assorta, quasi rapita, fa un gesto lento, di disarmante sensualit\u00e0: sposta i capelli dietro l\u2019orecchio, mentre si gira di tre quarti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La luce del video passa attraverso il piccolo orecchio un poco a sventola e lo colora di un tenero rosa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cCrimson flames tied through my ears, rollin\u2019 high as my maps\u201d\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Qualcosa nel gesto mi commuove, mi rivela fragilit\u00e0 nascoste, mi ispira inconfessabili fantasie.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sorprendo a desiderare di baciarlo quel piccolo orecchio!<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sposto con lei da un ambiente all\u2019altro lasciando tra noi sempre la stessa distanza, \u00e8 un preludio antico d\u2019amore, quasi una danza che lei balla inconsapevole.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardo la mostra attraverso i suoi occhi e un altro universo poetico mi si svela.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo alla fine del percorso, lasciamo le lande desolate per girare intorno alle sculture\/reperti in ferro: i cancelli di Bob.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La sua piccola mano stringe la gabbia metallica fino a sbiancare le nocche, poi scioglie piano la stretta e carezza il freddo metallo. Gira la mano dal palmo al dorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Io seguo quel lento movimento, la sua grazia sensuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine inverto la marcia intorno al cancello per incontrarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei, distratta dall\u2019opera, si accorge di me all\u2019ultimo istante, quando siamo vicinissimi.<\/p>\n\n\n\n<p>Alza gli occhi: pochi secondi in cui si annodano gli sguardi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Poi ognuno prosegue il suo cammino.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LUNA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mentre mi aggiro piano intorno alle sculture di Dylan incontro lo sguardo di un ragazzo che gira in senso opposto: vi leggo una specie di tenerezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha un\u2019aureola dei capelli ricci intorno al capo, un\u2019aria intellettuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi coglie una confusione improvvisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Un attimo di sospensione.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi siedo in terra per concentrarmi: il mondo di Dylan e il mio si sfiorano e le nostre solitudini si raccontano, mi coglie una specie di claustrofobia.<\/p>\n\n\n\n<p>Di colpo tutto \u00e8 troppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Immagini, visioni, musiche: mi sento aggredita.<\/p>\n\n\n\n<p>Devo fermare il flusso dirompente divenuto quasi doloroso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho bisogno d\u2019aria, ho bisogno di luce!<\/p>\n\n\n\n<p>Esco dal Maxxi e respiro a pieni polmoni inalando l\u2019aria frizzante.<\/p>\n\n\n\n<p>Cerco il cellulare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMerda, la chiave!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Non so pi\u00f9 dove l\u2019ho messa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle tasche della tuta non c\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Devo rientrare.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardo in alto verso le grandi vetrate al terzo piano della mostra di Dylan, i vetri riflettenti mi rimandano solo l\u2019immagine dei palazzi circostanti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LEONARDO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A un tratto lei torna indietro e si ferma davanti alla tela che ritrae il tipico paesaggio americano acceso dai fari di un camion con una magica luminosit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Si siede per terra a gambe incrociate &#8211; sembra una squaw &#8211; con grazia, senza fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, in piedi poco distante, resto a rubare con gli occhi la sua mesta, indecifrabile solitudine.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi una nuova inquietudine la percorre: si allontana rapida, come trafitta da un ignoto pensiero. Guardo l\u00e0 dove un attimo fa era seduta e mi blocco: per terra c\u2019\u00e8 una piccola chiave, la riconosco: \u00e8 dell\u2019armadietto del guardaroba.<\/p>\n\n\n\n<p>La prendo, mi dirigo verso la grande vetrata del terzo livello e guardo gi\u00f9.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La vedo fuori proprio in questo istante mentre alza gli occhi verso di me.<\/p>\n\n\n\n<p>Assumo una teatrale posa leonardesca sperando, scioccamente, che mi veda.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardo di nuovo gi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo allora, appena profilata all\u2019altezza dell\u2019edificio di fronte, scorgo un uomo che s\u2019infila un passamontagna.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha lungo il fianco un oggetto che non riesco a identificare.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi precipito in basso, faccio le scale quattro a quattro, corro incontro alla ragazza.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto accelera: l\u2019uomo del passamontagna imbraccia il fucile.<\/p>\n\n\n\n<p>La segue?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io mi fiondo su di lei e l\u2019agguanto.<\/p>\n\n\n\n<p>Incrocio, appena un attimo lo sguardo dell\u2019attentatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sembra il ragazzo del mattino.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, la trascino con me in una rapida torsione, quasi un passo di tango involontario.<\/p>\n\n\n\n<p>Offro la schiena all\u2019arma.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Uno sparo rimbomba profanatore nella hall del Maxxi e, quasi all\u2019unisono, sento un intenso bruciore alla spalla sinistra.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Mi butto a terra con lei, in attesa di altri colpi: e arrivano, in rapida successione.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse il lupo solitario che voleva compiere una strage, ha incrociato i miei occhi e vi ha letto qualcosa che lo ha indotto a puntare il fucile verso l\u2019alto.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine ha sparato altri cinque colpi.<\/p>\n\n\n\n<p>Restiamo cos\u00ec noi due, abbracciati, a terra, mentre gli uomini della sicurezza disarmano l\u2019attentatore.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Inspiro il profumo dei  capelli di lei mentre stringo ancora, nella mano destra, la piccola chiave.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<strong>LUNA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi dirigo verso il guardaroba: \u201cSicuro ho lasciato le chiavi attaccate all\u2019armadietto\u201d.&nbsp; Ho di fronte ancora lui: lo sconosciuto incontrato da Bob.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 trafelato, i suoi lineamenti sono alterati, c\u2019\u00e8 terrore in quegli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non guarda me, guarda oltre me.<\/p>\n\n\n\n<p>Non capisco.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u00c8 pazzo?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi ha raggiunta, vorrei voltarmi ma lui \u00e8 pi\u00f9 rapido: mi gira su me stessa e si butta a terra con me.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi all\u2019unisono echeggiano vari colpi.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Stretta a lui resto immobile.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre guardo una bella mano da musicista aprirsi piano sulla mia chiavetta, provo un improvviso sentimento di avvenire.<\/p>\n\n\n\n<p>Laura Belforti<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59823\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59823\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LEONARDO In un contesto diverso forse la sua figura minuta e quel modo di muoversi in punta di piedi, non li avrei neanche notati. 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