{"id":59790,"date":"2026-05-21T23:01:53","date_gmt":"2026-05-21T22:01:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59790"},"modified":"2026-05-21T23:01:54","modified_gmt":"2026-05-21T22:01:54","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-una-poesia-non-damore-che-si-e-scritta-da-sola-di-niccolo-de-carli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59790","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Una poesia (non d&#8217;amore) che si \u00e8 scritta da sola&#8221; di Niccol\u00f2 De Carli"},"content":{"rendered":"\n<p>Alla fermata della stazione diversi uomini senza volto scesero ordinatamente dal bus. Nessuno entr\u00f2. Rimase solo. Accucciato in uno dei sedili posteriori, accanto al finestrino. Una luce metallica da ospedale illuminava a intermittenza tutto il veicolo. Emetteva un ronzio fastidioso che copriva perfino il rombo del motore, e veniva ricoperto soltanto dal rumore delle ruote che si infrangevano sui dossi della strada. Per diverse fermate il pullman non caric\u00f2 nessuno. <\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo sal\u00ec una donna. Una ragazza giovane, bionda, sulla ventina. Lui la squadr\u00f2 con un cenno, quasi senza interesse. Poi torn\u00f2 a concentrarsi sul panorama desolante che scorreva oltre il vetro del finestrino. L\u2019autista rallent\u00f2, permettendo ad una macchina di uscire dal parcheggio. Ora stava attraversando la parte del percorso che meno preferiva. Uno squallido parchetto di periferia, incastonato tra le mura di imponenti case popolari, fatiscenti, dai balconi freddi e spenti. Era di una miseria infinita: cos\u00ec abbandonato a s\u00e9 stesso, cos\u00ec triste. <\/p>\n\n\n\n<p>Di giorno affollato da tossici, da bambini che giocano a pallone tra le bottiglie di vetro rotte, da siringhe e panetti di fumo nascosti tra i cespugli vicino lo scivolo. Di notte deserto e solitario. Accecanti luminarie di Natale svettavano su tutto il parco illuminandone lo squallore. Ironico. Distolse lo sguardo e lo concentr\u00f2 sull\u2019interno del pullman. La luce bianca da ospedale, i rifiuti tra le fessure dei sedili, un rivolo di birra che scendeva fino ai piedi della porta centrale, la faccia smunta e stanca dell\u2019autista riflessa dallo specchietto retrovisore, i capelli biondi, lisci e lucidi della ragazza seduta qualche fila di posti davanti. Tutto aveva un\u2019aria dannatamente malinconica. Alcune parole sparse gli uscirono di getto dalla testa, facendosi strada tra i pensieri cupi. Prov\u00f2 a metterle in fila.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group is-vertical is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-1 wp-block-group-is-layout-flex\">\n<p>Di cosa si parla sui pullman di notte<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogni. Di sogni bruciati dal sole.<\/p>\n\n\n\n<p>Di cosa si parla sui pullman di notte<\/p>\n\n\n\n<p>esistono mille silenzi peggiori di quello di essere soli<\/p>\n\n\n\n<p>nessuno lo sa, nessuno<\/p>\n\n\n\n<p>parla mai sui pullman di notte.<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Non seppe spiegarsi il perch\u00e9 di quelle parole. In quel momento si sentiva l\u2019unico uomo al mondo, l\u2019uomo pi\u00f9 solo di sempre. Tir\u00f2 fuori dalla tasca il telefono per appuntarsi quell\u2019insolita poesia, ma le parole gli svanirono all\u2019istante. Per quanto ci provasse non riusc\u00ec pi\u00f9 a recuperarle nella stessa forma.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Tanto peggio. \u2013 pens\u00f2, rimettendo il telefono in tasca. \u2013 Non sono e non sar\u00f2 mai poeta. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma gli dispiacque di aver perso quelle tristi parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fermata dell\u2019ospedale entr\u00f2 un uomo. Difficile dire che et\u00e0 avesse. Aveva gli occhi scuri e persi, con le pupille ingrossate che a momenti uscivano dai bulbi. Aveva un viso acerbo, fastidioso da guardare, e un\u2019espressione incattivita in volto. Nella mano destra teneva una lattina di birra, da cui tirava lunghe e fameliche sorsate. Gli pass\u00f2 davanti emettendo un odore sgradevole. Senza esitare, tra tutti i posti, si sedette proprio accanto alla ragazza dai capelli biondi e lucidi. Diede ancora un lungo sorso dalla lattina, poi la accartocci\u00f2 e la lasci\u00f2 cadere in terra ancora mezza piena. Dacch\u00e9 triste e malinconica, l\u2019aria divenne subito cupa. Si poteva respirare l\u2019angoscia, aveva lo stesso odore del temporale. La ragazza si strinse al finestrino, a disagio. L\u2019uomo si spinse pi\u00f9 vicino accanto a lei. La fissava con i suoi brutti occhi da orco, quasi respirandole addosso. La ragazza prov\u00f2 a girarsi di spalle, in cerca di uno sguardo amico. Appena lo vide al fondo del bus, lui distolse gli occhi dalla scena, spingendo lo sguardo verso l\u2019esterno del vetro. Era una notte glaciale quella, e in strada non c\u2019era nessuno. Il freddo aveva posseduto ogni oggetto immobile del paesaggio, rendendolo privo di anima. Rendendo tutto cos\u00ec deserto e spoglio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Perch\u00e9 non dice nulla, \u2013 pens\u00f2 \u2013 potrebbe urlare, spingerlo via, richiamare l\u2019attenzione dell\u2019autista\u2026 perch\u00e9 non sta facendo nulla? \u2013 e subito dopo si vergogn\u00f2 di averlo pensato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Ora mi avvicino. Magari gli dico qualcosa, di andarsene via. Magari resto solamente l\u00e0, fermo, a fissarlo, finch\u00e9 non si allontana. \u2013 ma intanto rimaneva immobile, in trappola. Incapace di uscire dalla parte di spettatore della vita, silente e indifferente. Di fare <em>qualcosa<\/em>, qualsiasi cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Non succeder\u00e0 proprio un bel nulla e se ne andr\u00e0 senza farle del male. \u2013 pens\u00f2, e si vergogn\u00f2 infinitamente di averlo pensato.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto l\u2019uomo appoggiava le sue spesse mani da orco sulle cosce della ragazza pietrificata.<\/p>\n\n\n\n<p>Potevano essere passati secondi, forse minuti, ma di certo sembrava che fosse passata un\u2019eternit\u00e0 di tempo, ore interminabili. La ragazza si alz\u00f2 di scatto, piangeva. Con una ginocchiata spost\u00f2 le gambe dell\u2019orco e si sfil\u00f2 dai sedili, mentre l\u2019uomo la guardava silenzioso incamminarsi verso la porta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Rimani seduto, ti prego, rimani seduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bus inchiod\u00f2 alla fermata. La ragazza scese di corsa guardandosi indietro. L\u2019uomo si alz\u00f2 e si gir\u00f2. Per la prima volta i loro sguardi si incrociarono. Lui distolse nuovamente lo sguardo, vergognandosi di non aver avuto il coraggio di guardarlo in volto. Mentre il bus girava l\u2019angolo, vide la ragazza sparire dalla strada. Camminava a passo svelto, tagliando il freddo gelido e buio del mondo esterno. Aveva un mazzo di chiavi che tintinnava tra le mani e un lungo cappotto aperto che svolazzava tra i soffi del vento. L\u2019uomo appena dietro la seguiva imperturbabile, a passo fermo, ma spedito. Il pullman riprese il suo solito percorso. Un brivido gli fece vibrare tutto il corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sforzandosi a trattenere le lacrime, e con un groppo denso in gola, appoggi\u00f2 la testa al finestrino e chiuse gli occhi, cercando di recuperare le tristi parole della sua poesia volatilizzata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Perch\u00e9 cazzo tutte le poesie sono poesie d\u2019amore\u2026 proprio non lo riesco a sopportare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Poco dopo sent\u00ec toccarsi la spalla.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Devi scendere, la corsa \u00e8 finita.<\/p>\n\n\n\n<p>Si era addormentato con la testa appoggiata al finestrino, arrivando fino al capolinea della tratta, ai margini della citt\u00e0, all\u2019estrema periferia della periferia pi\u00f9 distante. Lontanissimo da casa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Quando riparte? \u2013 Chiese all\u2019autista che lo stava cacciando. Lo stesso autista ignaro, o forse indifferente, che era stato testimone della scena che si era da poco consumata nel suo tragitto, durante la sua corsa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Non riparte, questa era l\u2019ultima.<\/p>\n\n\n\n<p>Scese dal pullman indolenzito, ancora un po\u2019 addormentato e lento nei movimenti. Un\u2019ondata di vento gelido si abbatt\u00e9 sul viso, tagliando le sue screpolate guance rosse avvinazzate. Tutto intorno era buio pesto. Un solo lampione ad una ventina di metri di distanza illuminava flebilmente uno scorcio di marciapiede eroso dal tempo, ricoperto da fasci di rovi lasciati crescere senza cura. La fermata si trovava in mezzo al deserto. Da una parte si poteva scorgere all\u2019orizzonte forse una chiesa, una tabaccheria e una serie di negozi che si stringevano attorno una rotonda. Dall\u2019altra una fila di imponenti palazzoni di case popolari gettati a casaccio, senza criterio. Questi due scenari erano collegati da una stradina rovinata in cemento. Perfettamente a met\u00e0 di questa strada si trovava la fermata del capolinea. Dietro la fermata, distese interminabili di campi incolti, ora ricoperti da un leggero strato di brina e ghiaccio. Un paesaggio da far accapponare la pelle. Era quasi l\u2019alba, ma del sole non c\u2019era ancora nessun sentore. Qualche uccellino iniziava a riempire il silenzio colmo del cielo con il suo cinguettare, e qualche finestra dei casoni all\u2019orizzonte incominciava timidamente ad accendersi. Il suo sguardo si concentr\u00f2 su un palazzo in particolare, tutto spento, immobile, una sola finestra accesa all\u2019ultimo piano. Da sempre lo emozionava scorgere un palazzo che avesse una sola finestra illuminata. Quando capitava, nella notte, di imbattersi in una facciata che aveva tutte le finestre spente tranne una, si fermava sempre a contemplarla, e immaginava. Era convinto che la solitudine di questi scorci rendesse il mondo meno solitario, e apatico. Immaginava ci\u00f2 che poteva accadere in quei momenti al di l\u00e0 dei vetri accesi, quale vita animasse quelle stanze. Probabilmente, in quel caso, una donna stanca e sola si era appena svegliata, e con gli occhi ancora socchiusi si stava trascinando verso la cucina, dove una moka quasi pronta sputava fuori gli ultimi gocci di caff\u00e8, e il suo aroma denso e nero invadeva tutta la stanza. Empatizz\u00f2 con quella donna immaginaria, e confortato da quell\u2019immagine cos\u00ec famigliare e rassicurante s\u2019incammin\u00f2, non sapendo bene verso dove incamminarsi.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Tornando a casa allung\u00f2 la strada, passando per la via dove aveva visto per l\u2019ultima volta dileguarsi la ragazza dai capelli biondi e lisci, che solcava la strada avvolta dal suo lungo cappotto nero, inseguita dall\u2019uomo con gli occhi da orco. Percorse a caso alcune vie limitrofe, senza sapere neanche bene cosa cercare, in cosa sperava di abbattersi. Le facce stanche della gente appena sveglia si confondevano alle facce stanche della gente ancora insonne. La citt\u00e0 iniziava a vivere.<\/p>\n\n\n\n<p>Svoltata un\u2019ultima via, prima di tornare a casa, si sofferm\u00f2 ai piedi di un palazzo decrepito. Il portone aperto e la luce dell\u2019entrata rigurgitata sulla strada. Fuori dal palazzo due volanti della polizia erano sostate davanti al portone, parcheggiate frettolosamente in mezzo alla strada. I lampeggianti ancora accesi tagliavano di blu l\u2019ultimo buio della notte. Dentro il palazzo c\u2019era un gran via vai di sbirri, mentre fuori alcuni curiosi si erano concentrati a ridosso della scena. Nella sua testa usc\u00ec prepotentemente l\u2019immagine delle mani dell\u2019uomo sulle cosce scoperte della ragazza, mentre lei cercava di farsi piccina spalmandosi pi\u00f9 che poteva contro il finestrino.<\/p>\n\n\n\n<p>Prov\u00f2 una grande rabbia. Poi un grande senso di vergogna.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Potrebbe essere qualsiasi cosa. \u2013 pens\u00f2, provando rabbia per averlo pensato.<\/p>\n\n\n\n<p>Si avvicin\u00f2 di qualche passo per capire cosa fosse accaduto, per scrutare meglio la scena. Presagiva il peggio. Una poliziotta si avvicin\u00f2 a lui e agli altri accoliti che si erano fermati a curiosare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Fate largo, per piacere, qua non c\u2019\u00e8 nulla da vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Le persone dietro si allontanarono silenziosamente. Lui esit\u00f2. Rimase immobile a guardare. Quasi come non avesse sentito ci\u00f2 che la donna gli aveva appena intimato. Voleva domandare cosa fosse successo. Voleva sapere se\u2026 e sentirsi dire che non era cos\u00ec. Lo colse un\u2019angoscia paralizzante, che gli pervase ogni muscolo del corpo. Le immagini della scena del bus si ripetevano senza sosta nella sua testa: la lampada a intermittenza dalla luce metallica, la lattina di birra accartocciata stesa al pavimento, il finestrino freddo, l\u2019odore nauseante dell\u2019uomo, il rombo del motore e le ruote che si infrangono sulle buche facendo sobbalzare tutto il veicolo, la mano sporca dell\u2019orco sulle cosce latte della ragazza, il volto smunto dell\u2019autista, il parchetto desolante con le brutte luminarie, il volto della ragazza che lui aveva scorso appena, ma abbastanza a lungo da non poterlo pi\u00f9 cancellare dalla mente.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019improvviso gli ritorn\u00f2 in mente la poesia, esattamente nella forma perfetta in cui l\u2019aveva stesa la prima volta.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group is-vertical is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-2 wp-block-group-is-layout-flex\">\n<p>Di cosa si parla sui pullman di notte<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogni. Di sogni bruciati dal sole.<\/p>\n\n\n\n<p>Di cosa si parla sui pullman di notte<\/p>\n\n\n\n<p>esistono mille silenzi peggiori di quello di essere soli<\/p>\n\n\n\n<p>nessuno lo sa, nessuno<\/p>\n\n\n\n<p>parla mai sui pullman di notte.<\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<p>Emise un sibilo dalla bocca, quasi un lamento. Le parole non riuscivano ad uscire. Non ebbe la forza di chiedere nulla. Non volle sapere. La poliziotta volt\u00f2 le spalle e torn\u00f2 al suo lavoro. Anche lui si gir\u00f2 e s\u2019incammin\u00f2, spaesato, sperso. Piangeva.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nessuno parla mai sui pullman di notte.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019ultima lacrima cadde sul foglio, sbiadendo l\u2019inchiostro di alcune parole scritte frettolosamente a mano. Pieg\u00f2 il foglio in tre parti, lo inser\u00ec dentro una busta e ne lecc\u00f2 l\u2019aletta. In un angolo in basso a destra scrisse: All\u2019attenzione dell\u2019egregio editore: una poesia che si \u00e8 scritta da sola.                                                    E ancora sotto: Non tutte le poesie sono poesie d\u2019amore.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59790\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59790\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fermata della stazione diversi uomini senza volto scesero ordinatamente dal bus. 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