{"id":59756,"date":"2026-05-22T22:48:14","date_gmt":"2026-05-22T21:48:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59756"},"modified":"2026-05-22T22:48:15","modified_gmt":"2026-05-22T21:48:15","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-la-primavera-e-vicina-di-delia-lanzillotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59756","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;La primavera \u00e8 vicina&#8221; di Delia Lanzillotta"},"content":{"rendered":"\n<p>Le sue dita entrano ed escono dalla mia vagina, lasciando ogni volta al suo interno una compressa bianca. Una. Due. Tre. Quattro. Ne conto quattro, ma potrebbero essere anche di pi\u00f9 (o di meno): mi sento come un tacchino nel giorno del Ringraziamento, ripiena contro il mio volere. Eppure sto l\u00ec, a gambe divaricate, sopra quel lettino bianco, e leggo tutto ci\u00f2 che mi viene sotto gli occhi, pur di non pensare: la scritta nera <em>Misoprostolo<\/em> sul cartone bianco della medicina; <em>guanti in lattice monouso<\/em>; <em>Clorexidina 2%<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ben infarcita, indosso le mie mutande bianche, mi rivesto. Mi muovo a gambe strette, per la paura di perdere il ripieno. L\u2019infermiera mi sorride. &nbsp;Non si parla a chi sta perdendo un figlio, si sorride.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPu\u00f2 accomodarsi nella stanza accanto, le chiamo suo marito\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le pareti sono azzurre, ma la luce al neon le scolorisce in un bianco che non ce l\u2019ha fatta. Mi siedo su una poltrona, di fronte ad una di quelle foto di Anne Geddes, sui toni carta da zucchero: forse sarebbe stato un maschio. Arriva mio marito, il suo posto \u00e8 designato: la sedia \u00e8 gi\u00e0 vicino alla mia poltrona. Segue il mio sguardo e si incanta con me, a contemplare quell\u2019unico punto ceruleo in una parete che, in contrasto, \u00e8 sempre pi\u00f9 bianca: due ebeti che fissano un bambino, in foto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome stai?\u201d, mi chiede<\/p>\n\n\n\n<p>Faccio spallucce, sto nel bianco del neon, o in quello delle pastiglie che ora si stanno sciogliendo nella mia fica. Mi stringe la mano, forse si aspetta che possa scoppiare a piangere. Mi accarezza la fronte, me la bacia, e sta l\u00ec, accanto, con gli occhi che scivolano tra il bambino immerso tra le ortensie, e il battiscopa coperto dalla polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>La sala si popola di altre coppie, il solito sorriso che ben si conviene, e poi a fissare muri, aspettando le due fatidiche ore.<\/p>\n\n\n\n<p>Le altre mangiano, io non riesco. Le altre si alzano e riprendono a camminare, io non riesco. Le altre parlano, io non riesco. Man mano che i minuti passano, il mio corpo pare assorbire i dolori dal pavimento. La pianta dei piedi \u00e8 gelida, le gambe sembrano volersi staccare dal corpo, una morsa mi attaglia l\u2019utero. Tossisco, ed \u00e8 un disastro. Sembra che tutti gli organi si stiano scollando da me. Con una mano trattengo la pancia, quasi nella paura di vedere tutte le mie budella fuori dal mio corpo. Lui rinviene:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cStanno tutte bene, perch\u00e8 tu no?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio una domanda da maschio, ma da maschio preoccupato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cOra passa.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Punto le dita dei piedi al pavimento e chiudo gli occhi. Immagino il mondo l\u00ec fuori, sento le ambulanze e i clacson. Tutto il mondo sta male come me, con me. Regolo il respiro. E penso alla sensazione del gelato sugli incisivi, quando da piccola, preda della golosit\u00e0, mi affannavo a mangiare il gelato la domenica pomeriggio al mare, da <em>Barbarossa<\/em>: la primavera era vicina. Il mio mondo l\u00ec fuori, mi sta pensando. Forse ho trovato una posizione che mi da sollievo, anche se sembro seduta su un cesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell\u2019improbabile circolo di coppie viene alterato dall\u2019arrivo di una ragazzina. Spavalda, capelli lunghi scuri, Converse nere ai piedi e una giacca di jeans. Si stravacca nella poltrona accanto alla mia, quella pi\u00f9 vicina al muro e allunga la testa nel cellulare. Il tempo passa, non viene raggiunta da nessuno:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPotete stare tranquilli, non arriver\u00e0 nessuno: sola sono arrivata, sola me ne andr\u00f2\u201d, mette fine ad ogni dubbio.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra tranquilla, eppure quando spia fuori dalla finestra sembra cercare qualcuno con lo sguardo insistente di una bambina. Un\u2019infermiera viene a controllare come stiamo, liberando tutte, tranne me e la ragazza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVuoi un antidolorifico?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPosso resistere.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cE tu come stai?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBene\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo dice tra i denti, controllando il respiro. Riconosco in lei, il mio stesso dolore. Ci guardiamo. All\u2019immagine spavalda si sostituiscono gli occhioni di una bambina, rossi e disperati.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon pensavo facesse cos\u00ec male.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPassa, piano piano.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ad ogni contrazione che sente, si rannicchia su se stessa. Ne arriva una forte, si aggrappa al mio braccio. E in quel bianco, lei diventa il mio contrasto, la necessit\u00e0, il dovere di esserci. Un dolore lancinante mi trafigge l\u2019utero, ho bisogno di sdraiarmi, ma la ragazza inizia a piangere:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAlmeno tu, non mi lasciare.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSto qui\u201d, le accarezzo il viso dove sudore e lacrime si mischiano ai suoi capelli. Stringo il bracciolo della poltrona ed un ultimo pugno mi arriva dritto nel sesso: inizio a perdere sangue e, di nuovo, ritorno a respirare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 impressionante la velocit\u00e0 con cui la sensazione di benessere invade il mio corpo. \u00c8 finita, penso, mentre mio marito mi aiuta a mettere pezzi di carta sotto il sedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Non voglio lasciarla, mio marito lo ha capito, lo hanno capito tutti. Almeno a lei, non lasciatemela andar via. Rimaniamo io e lei, quando l\u2019infermiera decide di farle una puntura di Toradol. Mi si butta in petto, e la stringo forte, mentre i suoi muscoli cedono all\u2019antinfiammatorio. Quando torna mio marito con due merendine al cioccolato, stiamo meglio, pronte per andare via. Attraversiamo i corridoi bianchi, interrotti da porte di legno marrone, imbocchiamo la scala per evitare un corridoio tappezzato di fiocchi rosa e blu. Una volta fuori, Roma vive una delle sue migliori giornate, la primavera \u00e8 vicina, eppure, quel bianco, ancora me lo sento addosso. Lei, invece, inizia a riprendere il verde dei platani, il rosso dei tetti in mattone, il candore del marmo, il nero delle ringhiere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHai bisogno di qualcosa?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSto bene cos\u00ec, grazie di tutto!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Mi abbraccia, e se ne va. Sento la sua mano che sfiora la mia:&nbsp; la seconda che lascio andare, oggi. Ma \u00e8 mio marito, che, al volo, mi stringe la mano. Non mi ha mai lasciata. Lei va via, nella sua smart, libera e consapevole, le auguriamo una buona vita, e tutti i colori del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi accorgo stranita che Roma ha continuato a vivere, le trattorie a banchettare, il traffico a strozzare ogni via. Fuori la vita era andata avanti: solo in me si era fermata. Faccio qualche passo, ci soffermiamo, incantati, daun artista di strada circondato da urla di meraviglia e applausi.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quella folla si stacca un bambino, riccio e moro, in salopette marrone. E lo vediamo allontanarsi dall\u2019isola Tiberina, lungo il Ponte Fabricio a coste bianche, con un palloncino rosso, trotterellando, in un sorriso che scopre solo due dentini.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci stringiamo pi\u00f9 forte la mano. Tutti i colori di Roma sono in quel palloncino rosso. Respiro l\u2019odore del Tevere, e per oggi va gi\u00e0 bene cos\u00ec. Per tutti gli altri colori, ci sar\u00e0 tempo.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59756\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59756\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le sue dita entrano ed escono dalla mia vagina, lasciando ogni volta al suo interno una compressa bianca. 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