{"id":59753,"date":"2026-05-21T22:25:21","date_gmt":"2026-05-21T21:25:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59753"},"modified":"2026-05-21T22:25:22","modified_gmt":"2026-05-21T21:25:22","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-via-sennaia-di-giuliana-vercesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59753","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Via Sennaia&#8221; di Giuliana Vercesi"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando conobbi mio marito lavoravo come commessa nella cartoleria dei signori Caccia. Era un negozio piccolo, che sapeva di soffritto di cipolla perch\u00e9 ogni giorno cucinavo per me nel retro lo spezzatino con le patate. Sul bancone faceva mostra di s\u00e9 una biondissima bambola con i capelli ricci, la boccuccia a cuore, l\u2019abito da favola, azzurro e rosa, stile \u201cCenerentola al ballo\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Il negozio si trovava in zona Maciachini, e precisamente in viale De Marchi, davanti alle scuole magistrali e medie. Un viale anonimo, con impiegati con la noia stampato sul viso, negozi frequentati da signore col cagnolino seguite da robuste ragazzotte dagli occhi neri e folte sopracciglia, contadine meridionali emigrate con la famiglia verso la \u201cterra del benessere \u201c, e diventate di punto in bianche servette disadattate. I Caccia erano stati clienti dei miei genitori, quando ancora questi lavoravano all\u2019ingrosso. Avevano, allora, un magazzino molto fornito e del personale: una commessa e persino un fattorino. Questo nei primi tempi del cosiddetto boom economico. <\/p>\n\n\n\n<p>Poi forse per ingenuit\u00e0 o per inesperienza o per tutte e due questi fattori i miei genitori avevano dovuto vendere per non fallire.\u00a0 Per fortuna erano tornare a lavorare nei rispettivi precedenti impieghi. I Caccia avevano ereditato da poco dei soldi da un parente e non avevano pi\u00f9 tanto interesse per il negozio; quindi, io ci rimanevo quasi sempre da sola e, fra un cliente e l&#8217;altro potevo leggere tutti i libri che volevo, bastava che non li sciupassi. La \u201cMondadori\u201d aveva stampato\u201d i grandi classici della letteratura in edizione economica e la faccenda funzionava come in una biblioteca: si leggeva il libro, si poteva tenerlo e pagarlo, formarsi, insomma,\u00a0 una piccola libreria oppure restituirlo e prenderne un altro. Il primo libro che cercai di leggere fu \u201cLa montagna incantata\u201d ma lo chiusi dopo poche pagine. Ero stata attirata dal titolo. Sempre fidandomi del titolo, lessi \u201cLolita\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p>Questa volta arrivai fino in fondo, ma non capii niente o quasi.\u201d Sei troppo giovane per leggere questi libri&#8221; disse mia madre che in genere leggeva fino a tarda notte, \u201cDevi leggere qualcosa di pi\u00f9 leggero. Per esempio, \u201cDelitto e castigo\u201d. Anche a te piacciono i gialli.\u201d Da quel momento non smisi pi\u00f9 di leggere D. che divenne il mio idolo, la mia fonte di ispirazione, \u201cIl primo viaggio che far\u00f2 sar\u00e0 a San Pietroburgo \u201cPassegger\u00f2 per via Sennaya e vedr\u00f2 l \u2018abbaino dell\u2019assassino\u201d pensavo. Il protagonista del romanzo, insomma, Raskolnikoff, era un ragazzo bellissimo del quale mi ero innamorata. Rodion aveva bellissimi occhi scuri&#8230;capelli castani&#8230;il volto delicato, ma poi, pi\u00f9 di tutto, quel<em> carattere deliziosamente complesso&#8230;complicato. Mi ripromisi di chiamare Rodion il mio primo figlio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Lessi tutti i libri di D. Quello scrittore sapeva tutto sulla vita e sulla morte, sui problemi esistenziali dell&#8217;uomo, sulle passioni che lo tormentano sulla drammaticit\u00e0 di vizi irrinunciabili, e, naturalmente, sull\u2019amore. S&#8217;intende che con Liala, Luciana Peverelli, Brunella Gasperini, avevo chiuso perch\u00e9 avevo compreso quale dovesse essere il mio argomento, quello dei miei futuri romanzi. La complessit\u00e0. S\u00ec ecco&#8230;la complessit\u00e0, in tutte le sue forme.<\/p>\n\n\n\n<p>In D. lessi per la prima volta la parola \u201canarchia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In quegli anni si parlava molto di anarchia perch\u00e9 era uscito un articolo sul Corriere che praticamente ricostruiva la vicenda di Sacco e Vanzetti e il loro dramma in America.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quando avevo deciso di seguire il movimento anarchico, la mia vita, o meglio i miei pensieri avevano preso una nuova piega. Per esempio, avevo capito che volevo studiare da maestra, o almeno da segretaria d\u2019azienda.<\/p>\n\n\n\n<p>A dire il vero quello delle magistrali era un vecchio sogno, che risaliva a quando avevo terminato le medie, ma allora ero necessaria nel negozio all\u2019ingrosso: \u201cE\u2019 meglio lavorare in proprio\u201d aveva detto mio padre. Poi aveva aggiunto che le insegnanti non fanno mai carriera \u201csono maestre e basta, per tutta la vita\u201d.&nbsp; La mamma gli aveva dato ragione ma solo, mi assicur\u00f2, \u201cper il momento\u201d.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da due anni lavoravo come commessa nel negozio dei Caccia che&nbsp; parlavano quasi solo il dialetto milanese. Lui aveva sempre il raffreddore, era basso e goffo, sembrava che il sedere gli arrivasse a terra perch\u00e9 il busto era lungo e le gambette corte. Poco pi\u00f9 di un nanerottolo. La moglie si chiamava Teodolinda ed era una donna maestosa, bellissima, con occhi verdi, stupendi capelli ondulati, sempre raccolti in una crocchia sulla nuca.<\/p>\n\n\n\n<p>Teodolinda aveva, nei miei confronti, pi\u00f9 che un affetto, addirittura una specie di rispetto, considerava la mia mamma una persona eccezionale e mio padre un \u201csignore di gran classe\u201d. Un giorno aveva chiesto a mia madre il consiglio su un libro da leggere e la mamma le aveva consigliato \u201cIl castello di Otranto\u201d fra quelli in prestito alla Mondadori. Teodolinda aveva trovato quel libro bellissimo e lo citava sempre. La mamma gliene consigli\u00f2 un altro, per\u00f2 Teodolinda afferm\u00f2 che non voleva leggere nuovi libri perch\u00e9, diceva, nessuno sarebbe stato all&#8217;altezza del \u201cCastello di Otranto\u201d. \u201cNon ho mai sentito una sciocchezza del genere &#8211; disse la mamma- Ci sono libri anche pi\u00f9 interessanti di \u201cIL castello di Otranto\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre non aveva capito che Teodolinda aveva rinunciato a leggere per non dispiacere al marito. Lui disapprovava il fatto che la moglie, \u201cperdesse tempo\u201d nella lettura. \u201cGuarda che poi ti viene il mal di testa, ti si rovinano gli occhi\u201d Le diceva in continuazione in tono seccato. Io credevo, all\u2019inizio, che Teodolinda fosse innamorata del marito, ma poi, da tanti episodi, compresi che lei in realt\u00e0 lo temeva. Lui, la derideva anche con parole pesanti, lei non reagiva, gli chiedeva scusa. Dissi alla mamma questo mio sospetto che, col passare del tempo e della confidenza diventava sempre pi\u00f9 reale. Lei ci rimugin\u00f2 un po\u2019, poi mi spieg\u00f2 che il caso di Teodolinda era l\u2019emblema della condizione femminile. \u201cIl fatto \u00e8 che tante donne non hanno istruzione, non lavorano fuori casa, dipendono economicamente dal maschio di turno; padre, marito, o figlio che sia\u201d Questo \u00e8 il caso di Teodolinda, esempio perfetto. Un bel libro, tutto sommato, dal titolo \u201cLa tragica vita di Teodolinda\u201d, scritta da suo marito\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il Caccia, prese a venire pi\u00f9 spesso in negozio, al pomeriggio e cominci\u00f2 a tampinarmi e ad allungare le mani, a dire parolacce quando eravamo soli. Era una cosa insopportabile. Avvilente. Ecco cosa mi meritavo io, ragazza di diciotto anni, un\u2019intellettuale che divorava D.&nbsp; e che sarebbe stata maestra. Una anarchica che leggeva Stirner e la riduzione con spiegazione del pensiero di Bakunin. Non lo dicevo a nessuno dei miei, del comportamento del principale&nbsp; non volevo creare problemi, per\u00f2 dovevo risolvermi a parlare al signor Caccia. Io non sopportavo situazioni ambigue, non sapevo sfuggire, tirare in lungo, sorridere, tenere a bada.&nbsp; Dovevo chiarire tutto e subito, convinta che una spiegazione franca avrebbe sistemato le cose. Perch\u00e9 il signor Caccia non perdeva l&#8217;occasione per cercare di mettermi le mani addosso?&nbsp; Perch\u00e9 diceva parolacce quando eravamo soli? Faceva cos\u00ec\u2019 perch\u00e9 ero una sua dipendente, ma non ero sola al mondo. Tutto il pensiero anarchico, il movimento femminista erano con me. Cos\u00ec mi decisi a parlare chiaro \u201cSignor Caccia &#8211; gli dissi con voce ferma- mi meraviglio di lei. Io non sono una sua propriet\u00e0, sono qui per lavorare. Ai lavoratori si deve rispetto\u201d Lui mi guard\u00f2 con aria meravigliatissima. Cos\u00ec m\u2019impappinai e non sapevo pi\u00f9 cosa dire.<\/p>\n\n\n\n<p>Pensavo che il signor Caccia si sarebbe vergognato e avrebbe chiesto scusa; invece, assunse un fare furbetto come gli avessi raccontato una barzelletta, mi chiese cosa intendessi dire, sembrava cadere dalle nuvole.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPropriet\u00e0\u2026ma chi ti tocca\u2026ma cosa stai dicendo? Se vuoi un aumento di stipendio dillo chiaro. Parlane con mia moglie\u2026Ma guarda te\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Il signor Caccia per un po\u2019 mi stette alla larga, non mi parlava, faceva l\u2019offeso, ma dopo un po\u2019 riprese con gesti e allusioni. \u201cFanno sempre cos\u00ec gli uomini mi spieg\u00f2 la Dina una bella ragazza con la quale avevo fatto amicizia. Lei lavorava come manicure nel negozio di parrucchiere da uomo, accanto alla cartoleria. La Dina prese l\u2019abitudine di venirmi a prendere alla chiusura del negozio per andare al bar vicino a bere un chinotto e fare due chiacchiere. Aveva venticinque anni, era alta e bella, veniva da Vicenza e viveva con la sorella e suo marito a Milano in un appartamentino dalle parti di Lambrate. Ci affezionammo. La Dina mi raccontava le sue vicende di sesso e amore, senza vergognarsi perch\u00e9 cos\u00ec\u2019 era la sua educazione, la sua indole.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei parlava di \u201cquelle cose\u2019\u2019 con indifferenza.&nbsp; Diceva che le piaceva fare all\u2019amore come avrebbe detto che le piaceva la Coca Cola. Un giorno mi confid\u00f2, con una certa enfasi che si era innamorata di un cliente del parrucchiere, un bel moro toscano che aveva un grande negozio di alimentari vicino a corso Italia. \u00c8 ricco, pensa che ha la Millecento \u2013 disse- e adesso sta per comprare una Giulietta \u2013 aggiunse- tutta giuliva. Si chiama Alberto e ha 28 anni. \u00c8 innamoratissimo di me, magari mi sistemo. Non dico che mi sposer\u00e0, ha una famiglia molto rigida, almeno cos\u00ec mi ha detto, ma insomma\u2026sai, potrei andare a vivere con lui a Lambrate, dove ha un appartamento \u2026Poi Dina mi present\u00f2 Alberto che si innamor\u00f2 di me. Anche a me piaceva ma non volevo in nessun modo fare la parte di chi ruba il ragazzo all\u2019amica per cui me ne stavo sulle mie,&nbsp; Dina un giorno venne a dirmi in negozio che fra lei e Alberto tutto era finito \u201cGuarda cosa mi ha regalato \u2013 disse- Mi fece vedere una borsetta con la cerniera. Fu l\u2019ultima volta che la vidi.&nbsp; Il suo principale, il parrucchiere, mi disse che ora lavorava in centro, \u201cE\u2019 passata di grado, disse. Ora fa l\u2019estetista\u201d Alberto cominci\u00f2 a corteggiarmi e la sera mi accompagnava a casa con la Millecento, alla domenica andavamo sempre al cinema o al laghetto Malaspina, con la Giulietta. Parlavamo moltissimo, lui mi raccontava di che brutto carattere avesse sua madre, io che un giorno avrei ottenuto il diploma di segretaria d\u2019azienda. A lui, per\u00f2, non piaceva che lavorassi in quel negozio di cartoleria. Cos\u00ec andai a far pratica come cassiera nel negozio di alimentari. Ci sposammo l\u2019anno seguente. La mamma di Alberto mi ha insegnato a lavorare a maglia, cos\u00ec, nel tempo libero,&nbsp; sferruzzo scarpine per il bambino che nascer\u00e0 in aprile e si chiamer\u00e0 Giuseppe, come il padre di Alberto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59753\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59753\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando conobbi mio marito lavoravo come commessa nella cartoleria dei signori Caccia. 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