{"id":59622,"date":"2026-05-19T17:51:13","date_gmt":"2026-05-19T16:51:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59622"},"modified":"2026-05-19T17:51:14","modified_gmt":"2026-05-19T16:51:14","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-bruciano-le-pianure-di-francesca-tramonti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59622","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Bruciano le pianure&#8221; di Francesca Tramonti"},"content":{"rendered":"\n<p>&#8211; Che ne sai dei campi di mais? Di tutte queste spighe che ondeggiano, distese gialle di secchezza infinita?<\/p>\n\n\n\n<p>Mi racconta di pianure implacabili di oro assoluto bruciate dal sole. Senza sosta. Ora dopo ora. Diseccate, riarse. Pannocchie che oscillano implorando orizzonti. Della terra che prende tutto, vorace. Anche il respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Arbusti silenziosi, caparbi. Bastano cento giorni per farli maturare. E condannare. Sotto le lame di trebbiatrici che estirpano, separano, scartano. Vita e tanto sole che finiranno inscatolati in miriadi di confezioni di cartone urlanti virt\u00f9 benefiche per stomaci famelici. Illusioni a buon mercato impilate in corsie. Pi\u00f9 grandi di ospedali.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli rispondo che non ne so niente, che davanti a me, in lontananza si intravede solo il profilo, appena goffo, di Montmarte. Che a colazione mangio un croissant al burro. Talvolta due macaron.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui sorride. O meglio, lo sento sorridere. Dalla distanza che ci separa. Immagino le linee delle sue labbra che divengono una mezzaluna. Non pi\u00f9 fertile.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sono ormai inchiodato qui &#8211; prosegue &#8211; a questa pianura.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so come replicare. Cosa aggiungere. Faccio uno sforzo per immaginarlo. Ma Brandon per me \u00e8 Brooklyn. \u00c8 l\u00ec che ci siamo incrociati, amati. Fra un romanzo di Franzen poggiato sulle mie ginocchia e il suo bicchiere di whiskey. Rigorosamente liscio. Io che, ostinata, leggevo in inglese e lui che con le dita contro il bicchiere immaginava spartiti. Le note si liberavano, come farfalle, dal vetro. Lo vedo ancora in Court Street, con un bagel in mano e gli occhi azzurri pieni di luce. Mentre ride perch\u00e9 non riesco a bere il caff\u00e8 camminando. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ascolti ancora jazz?<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ogni sera &#8211; rispondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il discorso muore. In un lago di nostalgia che non sappiamo fronteggiare. Respiro, annaspo. Evito di dirgli che proprio sotto la mia casa ha aperto un locale di musica dal vivo. Jazz e Blues. Gli chiedo invece cosa sia il rumore che sento in sottofondo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; \u00c8 un picchio &#8211; sorride &#8211; ogni mattina si accanisce contro le pareti della mia camera\u2026 le scale sono complicate. Rimango qui fino a mezzogiorno. Poi qualcuno rientra sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Brancolo, frugo disperata alla ricerca di una parola, di uno spunto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Come procede la fisioterapia? &#8211; domando infine, non trovando niente di meglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lui passa oltre, come non mi avesse udita. Mi chiede piuttosto della mia giornata. A Parigi sono ormai quasi le cinque del pomeriggio e sul buolevard il traffico inizia a farsi pi\u00f9 insistente. La citt\u00e0 lotta dalla mattina per arrivare a questo preciso momento: quando si spengono piano le luci degli uffici e si accendono quelle dei bistrot, dei cinema d\u2019essay, dei caff\u00e8. Ad ogni angolo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ho lavorato all\u2019allestimento della mostra, ormai manca meno di un mese\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Cerco di non addentrarmi in particolari. Scantono, schivo. Ometto. Come posso dirgli che tutto sta procedendo alla grande, che co-curare un evento al Petit Palais \u00e8 un\u2019emozione indescrivibile? Che durante una pausa abbiamo stappato un Baron Fuent\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p>Magari domani interviene un intoppo e glielo racconto. Mi sorprendo quasi a sperarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo la stessa et\u00e0. Anzi, lui \u00e8 pi\u00f9 giovane di me di qualche mese. Poca roba, questione di giorni. Quando vivevamo assieme a New York niente lasciava presagire che la sua salute fosse malferma, cagionevole. Ero io quella che aveva bisogno di dormire otto ore ogni notte, che collezionava raffreddori, allergie e intolleranze. Lui, con il suo fisico asciutto da eterno adolescente, sembrava poter resistere a tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Andr\u00e0 benissimo e tu sarai splendente il giorno dell\u2019inaugurazione, sono ansioso di vedere le foto\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Far\u00f2 in modo di non deludere le aspettative!<\/p>\n\n\n\n<p>E accompagno le parole con una risata strozzata, pi\u00f9 stupida della frase stessa. Parlare con Brandon \u00e8 per me ormai una corsa a ostacoli, un percorso minato. Intimamente mi auguro che la madre o il fratello rincasino prima, che lo aiutino a scendere al piano terra, che lo inducano a riattaccare. Ma non accade. \u00c8 troppo presto. Getto uno sguardo impaziente al mio orologio e sottraggo le ben note sei ore che separano i nostri due continenti: di l\u00e0 dall\u2019oceano mancano ancora pi\u00f9 di dieci minuti a mezzogiorno.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sto scrivendo dei nuovi testi sai? C\u2019\u00e8 una band locale che potrebbe metterli in musica\u2026 niente di che, un tipico gruppo del Midwest. Ma sono in gamba, suonano tutte le sere nei garage, nei basement. Ci credono e mi danno energia.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Sounds great!<\/em> &#8211; &nbsp;esordisco con un\u2019espressione che aveva sempre amato sentire sulle mie labbra. Poi taccio perch\u00e9 non so cosa altro aggiungere.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mi distrae, mi aiuta a concentrarmi &#8211; aggiunge &#8211; anche se non posso sforzarmi ancora troppo. Non si tratta tanto delle gambe, quanto degli occhi\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva sottovalutato la prima febbre, scambiandola per stanchezza. Conseguenza del suo tour musicale in camper con chitarre e amplificatori a seguito. Era a Saint Louis quando mi disse che avrebbe annullato una data. Che si sarebbe recato da un medico. Io gli risposi che faceva bene, senza dare troppo peso alle sue parole mentre sfogliavo un catalogo nel mio loft del XVIII arrondissement. Poi cal\u00f2 il silenzio, il suo telefono senza segni di vita. Come le mail. Seppi l\u2019accaduto solo quando fu nuovamente in grado di tenere fra le mani un cellulare.<\/p>\n\n\n\n<p>A distanza di un anno siamo a scambiarci parole. Difficili perch\u00e9 la nostra storia era gi\u00e0 naufragata prima della sua malattia. Difficili perch\u00e9, al di l\u00e0 della rottura, un filo sottile aveva continuato a legarci. Nonostante tutto: gli inghippi della sorte, le sue difficolt\u00e0 economiche, le mie manie. Ci ripetevamo che s\u00ec, era finita, ma\u2026 \u00c8 stato dopo il suo ricovero, dopo i danni subiti, il fisico dimidiato, spezzato a met\u00e0 che ho iniziato a sentire che Brandon non era pi\u00f9 davvero Brandon. Almeno quel Brandon, il mio. Sensazioni palpabili, difficili da tenere a freno. Capaci di balzare oltre ogni argine. Del cuore e della compassione.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Magari a fine estate ti raggiungo a Parigi. Mio fratello e la sua futura moglie stanno progettando un viaggio in Europa\u2026 per una settimana o due.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli rispondo che sarebbe magnifico. <em>Amazing<\/em>. Riesco a dire solo questo, ripetendolo l\u2019aggettivo in due lingue e pi\u00f9 volte. Nello sforzo, disperato, di dare al concetto pi\u00f9 sostanza. Con la mente gi\u00e0 occlusa, disidratata. Anticipo in pochi secondi sequenze che non voglio vivere, disagi che non mi appartengono. Imbarazzi, gentilezze, scuse. Le scale impossibili per lui, ma inevitabili per giungere al mio studio con vista. L\u2019ultima rampa a chiocciola, vertiginosa. Prigionieri, una volta salito, delle mie mura. Boccheggio al pensiero di vedermi costretta, balbettante pretesti, giustificazioni. Discolpe.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Devo scendere a comprarmi la cena \u2013 incespico &#8211; non ho perso l\u2019abitudine di mangiare presto\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Avrei dovuto essere come te \u2013 replica &#8211; pi\u00f9 attento alla mia salute, pi\u00f9 cauto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non sarebbero bastate verdure e ore di riposo a fargli schivare i danni di un\u2019meningoencefalite batterica, le febbri, il coma, i gonfiori, le convulsioni. Il ricovero tardivo, le terapie d\u2019urto.<\/p>\n\n\n\n<p>Era successo tutto pochi mesi dopo il mio inevitabile ritorno in Europa. In aeroporto, dopo aver consegnato i bagagli, mi ero morsa un polso per evitare di urlare. Restare non sarebbe servito a cambiare la situazione. Di me che non trovavo un lavoro appagante, di lui che sopravviveva suonando qua e l\u00e0 in una boh\u00e8me straziante.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Allora ci sentiamo. Pi\u00f9 tardi ti invio qualcuno dei testi che ho scritto e le prime bozze di musica\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Certo, le ascolter\u00f2 stanotte prima di dormire.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec ho fatto. Digiuna, con lo stomaco chiuso, mentre guardavo la notte scendere sulla citt\u00e0. Poche stelle nel cielo nuvoloso e basso, quasi volesse sfiorare i tetti. Dalla strada il brusio delle coppie in cerca di un ristorante, di giovani artisti diretti per i vicoli di Montmartre, di turisti estasiati.<\/p>\n\n\n\n<p>Le basi musicali erano appena accennate, acerbe, ma le parole rifulgevano chiare. Parlavano di spazi aperti, orizzonti dorati, miglia e miglia di nulla. Ombre e polvere sotto il mezzogiorno. Strade verso nessuna destinazione. Motori in folle, pompe di benzina, sudore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sonno mi ha sopraffatto, impreparata. Raggomitolata in una vestaglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho sognato una pianura.<\/p>\n\n\n\n<p>Bruciava.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59622\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59622\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8211; Che ne sai dei campi di mais? 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