{"id":59611,"date":"2026-05-12T19:27:30","date_gmt":"2026-05-12T18:27:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59611"},"modified":"2026-05-12T19:27:31","modified_gmt":"2026-05-12T18:27:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026il-rapimento-di-gaspare-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59611","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026&#8243;Il rapimento&#8221; di Gaspare Natale"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Sono stato rapito un marted\u00ec. Ero dal dentista a farmi torturare con una pulizia dei denti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio dentista si chiama Ubaldo. Fa il simpatico da contratto. Ascolta musica e parla di libri. Forse \u00e8 innamorato della sua assistente alla poltrona, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io sono un paziente pessimo, non per la scarsa resistenza al dolore: ho semplicemente terrore di stare l\u00ec fermo con la bocca aperta. Ogni volta che sono costretto ad andarci ripenso all\u2019incipit di Garcia Marquez, <em>davanti al plotone di esecuzione\u2026<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La pulizia la fa una signorina bruna con la mano molto leggera. Non parla mai e io non so a cosa pensa.<\/p>\n\n\n\n<p>Sto con gli occhi chiusi a pensarmi su un materassino nel mare alto. Ogni tanto alzo la mano per farla fermare. Bevo e sputo e lei mi guarda come un caso disperato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAbbiamo finito\u201d, mi ha detto la ragazza taciturna e quando ho riaperto gli occhi, dopo qualche secondo nel quale ho assaporato la fine dello strazio e mi sono passato la lingua sui denti lisci, ero in un\u2019automobile minuscola, di colore arancione, con un tizio con una camicia a quadroni, occhiali enormi e barba.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho avuto un attimo di panico, ma solo un attimo. Poi mi sono stupito che la scena mi sembrasse quasi normale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tizio ha rotto quasi subito il ghiaccio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMi chiamo Bill, stia tranquillo, non voglio farle del male. Non le succeder\u00e0 nulla.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>In bocca sentivo ancora quella pasta dentifricia speciale che usano i dentisti alla fine dell\u2019igiene dentale per rimuoverti il ricordo di quella tortura. Continuavo ancora a passarmi la lingua sui denti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa\u2026che ci faccio qui?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cStia sereno, la pulizia dei denti era finita.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuesto lo so\u2026ma che mi \u00e8 successo? E lei chi \u00e8?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cGliel\u2019 ho detto, sono Bill. La sto portando in un posto per andare poi in un altro posto e ancora in un altro.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo sull\u2019autostrada, pi\u00f9 o meno all\u2019altezza di Cassino o almeno cos\u00ec mi sembrava dai cartelloni. Fuori c\u2019era una bella luce, la luce buona, rossastra, che il mio amico Leo ha cercato per tutta la vita per le fotografie di pomeriggio. Guardavo la sagoma dell\u2019automobile su cui viaggiavo riflessa sulle altre macchine. Sembrava una scheggia arancione sparata da un cannone sulla corsia di sorpasso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe posto? Per fare cosa?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Bill era molto paziente nelle risposte. Gli avevo appena notato un curioso tatuaggio sul polso destro: la sagoma di un bisonte bianco in campo azzurro. Sembrava una bandiera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAllora, Gustavo\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cConosce il mio nome?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCerto, noi conosciamo tutto quello che ci interessa conoscere. Facciamo le cose per bene. Adesso andiamo a Roma, poi a Denver e da l\u00ec a Cheyenne. Sa dov\u2019\u00e8 Cheyenne?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo e non mi interessa\u2026ma che vuole da me? Sono stato rapito?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChe parola grossa! Noi usiamo un altro termine. Ha mai sentito parlare di <em>abduction<\/em>?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il panico mi \u00e8 tornato in quel momento. Ho respirato forte, come mi aveva insegnato un istruttore di yoga, e ho ripassato mentalmente dei versi di Pessoa, che fanno pi\u00f9 o meno cos\u00ec: <em>O mare salato, quanto del tuo sale sono lacrime del Portogallo&#8230;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si, ogni tanto ripasso mentalmente una lirica. Sono una specie di poeta. O meglio sono in fissa con la poesia da sempre. Mi piace leggerla e scriverla. Mi piace regalarla, scriverla sui muri, sui tavoli, sugli specchi dei bagni, sulle lavagne abbandonate\u2026 dappertutto. Non \u00e8 il mio mestiere vero, faccio l\u2019editor in una casa editrice locale che fa i salti mortali per sopravvivere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAbud\u2026che?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Abduction\u2026<\/em>Dovrebbe conoscere questa parola perch\u00e9 viene dal latino abducare. Non ha mai sentito parlare neanche dei casi di Travis Walton o del suo connazionale Fortunato Zanfretta?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo! E non ha ancora risposto alle mie domande!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSignor Gustavo Nasti, non dovrei, ma le anticipo qualcosa. Lei \u00e8 sotto la custodia di alieni, io sono un loro rappresentante. Non le faremo del male, vogliamo solo capire qualcosa di pi\u00f9 della sua vita.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Queste ultime parole le ho percepite come in una sorta di anestesia o di risveglio, su un confine, una linea d\u2019ombra. Ci ho messo un po&#8217; a riaprire la bocca e ho cercato di stare al gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAh ecco! E adesso mi porta su un\u2019astronave?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon ce n\u2019\u00e8 bisogno, le astronavi le lasci ai film per bambini. Noi usiamo, pi\u00f9 o meno, i vostri mezzi. Siamo sul vostro pianeta da pi\u00f9 di centocinquanta dei vostri anni. Alcuni di noi sono nati qui, ma sarebbe troppo complicato spiegarle tutto. Si accontenti di quello che le ho detto.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto eravamo quasi arrivati a Roma. Un cartello diceva San Cesareo. Avevo ripreso un po&#8217; di lucidit\u00e0, una lucidit\u00e0 intermittente e sudatissima.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa insomma, cosa volete da me? Io non ho nulla, non posso darvi nulla. Chi siete davvero? Da dove venite?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio rapitore, per la prima volta, fece una faccia contrariata, dietro i grossi occhiali sembrava avere un altro sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuante domande! Rispondo all\u2019ultima: veniamo da Beros, un pianetino freddo, non lontanissimo da qui. Solo un po\u2019 di curve di stelle, pi\u00f9 o meno 48 milioni di chilometri. \u00c8 soddisfatto?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente non ero soddisfatto e non capivo, ma mi era passata la voglia di parlare, una stanchezza dolceamara, antica, mi stava prendendo. Allora Bill, forse per rincuorarmi, riprese a chiacchierare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon si angosci signor Nasti, siamo a Roma. Adesso lascio questa scatola arancione e ci imbarchiamo tranquillamente per Denver. Lo spostamento durer\u00e0 poco, il mezzo sul quale saliremo viaggia a quattromilacinquecento chilometri all\u2019ora. &nbsp;Prima ho visto che fissava la mia decorazione sul polso: questo \u00e8 il simbolo del Wyoming. La mia stirpe ha voluto che alcuni di noi nascessero l\u00ec, a Cheyenne, in uno dei pi\u00f9 grandi <em>extraterrestrial settlements <\/em>del pianeta terra.Voi diteinsediamenti, enclave\u2026insomma ha capito. Altri ne abbiamo in Africa, in Groenlandia e in America Latina.\u201d<a><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Mi venne una domanda stupida e me ne pentii subito<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCome fa a conoscere perfettamente tutti questi termini, a parlare cos\u00ec bene la mia lingua?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNoi parliamo pi\u00f9 di settemila idiomi, signor Gustavo, sicuramente quasi tutti quelli del suo pianeta.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Quel tipo era cos\u00ec tranquillo e certo delle cose che diceva, che, a tratti, mi sembrava tutto quasi plausibile. Qualche parte del mio cervello iniziava ad accettare come reale quella situazione assurda.<\/p>\n\n\n\n<p>Scendemmo dalla scatola arancione, come l\u2019aveva chiamata Bill, e dopo pochi passi in un tunnel, arrivammo in uno spiazzo e salimmo su un minuscolo aereo grigio scuro. Dentro c\u2019erano solo due persone sedute, alle quali il mio rapitore fece un impercettibile cenno con la testa. Indossavano camicie simili a quella di Bill. Uno dei due era magrissimo con uno strano copricapo, sembrava un berretto ricavato da un pantalone: la striscia che copriva la fronte, fin sopra gli occhi, era un girovita con i passanti. L\u2019altro era pi\u00f9 anonimo, di media corporatura, e scriveva su una lastra simile ad un tablet.<\/p>\n\n\n\n<p>Sedemmo anche noi qualche posto pi\u00f9 indietro. Non vidi obl\u00f2, ma monitor dovunque. L\u2019aereo era poco pi\u00f9 largo del tubo di una risonanza magnetica. Il mio panico era sempre l\u00ec che giocava a nascondino.<\/p>\n\n\n\n<p>Stemmo un po&#8217; in silenzio. Il tizio magro si alz\u00f2 ed entr\u00f2 in una porticina. Sentii la mia voce che diceva, \u201cPrima lei mi ha detto che volete solo capire qualcosa di pi\u00f9 della mia vita. Cosa?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCaro Gustavo, di solito queste operazioni le facciamo per esperimenti, esperimenti sanitari. Prima le citavo infatti i casi di Travis Walton e Fortunato Zangretta che furono prelevati per questi motivi. Ma lei non ne ha mai sentito parlare.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNo!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBene. Nel suo caso non faremo esperimenti. Lei ci interessa per la poesia.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Alla parola <em>poesia<\/em> l\u2019altro passeggero si gir\u00f2 verso di noi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa poesia?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi. La mia stirpe, i Beros, vogliono capire i meccanismi della poesia, le sue ragioni profonde, le emozioni che suscita, il ritmo, la musica\u2026 mi capisce?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa io\u2026io che c\u2019entro? Non potevate rapire un poeta vero? Ce ne sono tanti\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer noi lei \u00e8 un poeta vero. Proprio perch\u00e9 non \u00e8 un vero poeta, non \u00e8 un professionista, un mestierante, uno che va in televisione come un guitto qualunque. Lei <em>fa<\/em> poesia. Probabilmente lei stesso <em>\u00e8<\/em> poesia senza saperlo!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Rimasi ancora senza parole. Poi risposi d\u2019istinto<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMa Bill\u2026\u201d per la prima e unica volta lo chiamai per nome, volevo quasi scusarmene<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u2026la mia poesia nasce spontanea, senza alcuna motivazione, senza studio o preparazione. Io non saprei spiegarla, raccontarla. Io non so nulla della poesia, della mia e di quella degli altri! Cosa potrei fare per voi?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto i monitor intorno a noi trasmettevano scene di nature incontaminate: foreste, laghi, canyon. Distese smisurate attraversate da bisonti, orsi e alci.<\/p>\n\n\n\n<p>Bill continu\u00f2<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVede, Gustavo, le nostre macchine ipersofisticate, gli impianti neurali, i microchip endocranici che nel tempo abbiamo perfezionato, ci consentono di fare cose per voi umani straordinarie; ma non ci hanno regalato la poesia. Abbiamo quasi tutto, ma ci manca questa magia, ci manca l\u2019immateriale, la linfa eterna che pu\u00f2 renderci perfetti. Il canto dell\u2019anima non si pu\u00f2 sostituire, non \u00e8 riproducibile. La terra, tutte le terre, sono civilizzate dalla poesia e null\u2019altro. Abbiamo bisogno che lei ce la sveli, che ci sveli i meccanismi da cui gemma la parola, che ci educhi alla bellezza. Sappiamo che pu\u00f2 farlo. Ci aiuti, signor Gustavo, e sar\u00e0 subito libero!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019alieno si ferm\u00f2 come dopo una fatica immane, mi parve di vedere una lacrima sotto i suoi occhialoni. Rimanemmo ancora in silenzio, poi mi arresi. Forse lusingato da quelle parole, o senza pi\u00f9 resistenze da opporre. Dissi \u201cva bene\u201d guardai ancora i monitor e mi addormentai.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi son dieci giorni che sono tornato a Napoli. Fortunatamente lo strazio del dentista \u00e8 un ricordo remoto. In mano mi rigiro la lettera di un certo Bill, che non mi pare di conoscere. Il biglietto si conclude cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Grazie signor Gustavo, ha visto che avevo ragione io? Finalmente la poesia illumina la vita anche da queste parti.<\/em><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59611\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59611\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono stato rapito un marted\u00ec. 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