{"id":59605,"date":"2026-05-18T14:26:52","date_gmt":"2026-05-18T13:26:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59605"},"modified":"2026-05-21T22:38:18","modified_gmt":"2026-05-21T21:38:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-laccendino-di-roberto-squarcia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59605","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;L&#8217;accendino&#8221; di Roberto Squarcia"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Ci sono sere che restano in silenzio,<br>come la brina sui vetri al mattino.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Rimane un gesto,<br>un odore lieve,<br>una mano sfiorata<br>nel tempo breve di un ballo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Non si sa perch\u00e9 tornino.<br>Ma tornano.<br>Come tornano, a volte,<br>i passi leggeri<br>di chi non resta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Giulio ed io scendemmo un po\u2019 infreddoliti dalla vespetta e andammo diretti verso il retro del ristorante. Bussammo alla porta della cucina e ci venne ad aprire un cameriere. Chiedemmo di Marco.<br>Marco arriv\u00f2 poco dopo e ci fece entrare. I ragazzi del complesso stavano cenando, e noi ci sedemmo con loro al tavolo. Ci chiesero se volevamo qualcosa da mangiare, ma ringraziammo e rifiutammo: ci bastava essere entrati.<br>Dopo che ebbero finito di mangiare, andammo con i ragazzi del complesso nella sala da ballo e li aiutammo a montare gli strumenti per la serata.<br>Marco era un amico comune, e da un po\u2019 di tempo seguivamo lui e il suo complesso, aiutandoli a montare e smontare gli strumenti. In cambio ci permettevano di entrare nelle sale da ballo senza pagare.<br>Quella sera suonavano in un ristorante a met\u00e0 strada tra il mio paese e un altro poco distante, e lo avrebbero fatto per tutto il carnevale.<br>La sala era ancora vuota e, mentre i ragazzi cominciarono a provare, Giulio ed io gironzolammo per la sala nell\u2019attesa di vederla riempirsi di gente.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019attesa non fu lunga. Dopo un po\u2019, cominciarono ad arrivare gruppi di ragazzi, coppie e poi famiglie. E con loro, le prime ragazze abbordabili della nostra et\u00e0.<br>Giulio aveva diciassette anni, e io li avrei compiuti poco dopo. All\u2019epoca, nel periodo di carnevale, le sale da ballo erano frequentate da tutti: giovani, adulti, famiglie. Carnevale era, in fondo, <em>il momento del ballo<\/em> \u2014 e il ballo, si sa, era il modo pi\u00f9 semplice per conoscere una ragazza, per attaccare bottone.<br>A un certo punto si fece sul serio: cominciarono le danze. Giulio, pi\u00f9 intraprendente di me, adocchi\u00f2 subito un gruppo di ragazze \u2014 una in particolare \u2014 e la invit\u00f2 a ballare.<br>Lo vidi allontanarsi, perdersi nella confusione della sala. Io, rimasto solo, esitai un po\u2019. Poi mi feci coraggio, mi buttai. Un paio di balli dopo, ero nel vortice delle danze. Il liscio la faceva da padrone, in quegli anni. Era ritornato prepotentemente di moda, e la maggior parte dei balli era proprio di liscio. Io non lo amavo tanto. In fondo, se andavo a ballare, era per il piacere di comunicare e conoscere qualche ragazza. Per dare sfogo a quella voglia che arriva con l\u2019adolescenza: quella di avvicinarsi all\u2019altro sesso.<br>Ballavo, ma aspettavo il lento. Solo allora il ballo diventava davvero piacevole.<br>Ricordo che il mio era un piacere quasi innocente: poter cingere una ragazza ai fianchi, sentire le sue braccia attorno al mio collo, il suo profumo, il calore del fiato.<br>Di solito la ragazza era un po\u2019 abbottonata, scostante. Ma a volte, quel desiderio di avvicinarsi, di sfiorarsi appena, era reciproco.<br>Comunque, anche volendo, non si poteva andare oltre. La sala era illuminata, e gli occhi di parenti e conoscenti non erano mai troppo lontani.<br>A quel punto, serviva un coraggio diverso. Bisognava parlare, rompere l\u2019imbarazzo, trovare un contatto che potesse estendersi oltre un ballo. E chiss\u00e0, magari oltre quella sera.<br>Come dicevo, non avevo l\u2019intraprendenza \u2014 e nemmeno la leggerezza \u2014 di Giulio. A me costava fatica anche solo invitare una ragazza a ballare, figuriamoci iniziare una conversazione.<br>Non so se fosse vera timidezza. Mi piace pensare che fosse una forma di riservatezza, che riservavo indistintamente a tutte le persone sconosciute. Solo con il tempo, e con gli anni, si \u00e8 un po\u2019 sciolta.<br>Avevo comunque imparato. E cos\u00ec ballavo. Ballavo, e cercavo di scegliere le ragazze che mi sembravano migliori. Almeno nell\u2019aspetto<\/p>\n\n\n\n<p>Stavo ballando da una mezz\u2019ora quando cominci\u00f2 la solita quadriglia con il trenino finale. Le coppie si formavano e si scioglievano di continuo, in un vortice di movimenti casuali. Fu allora che mi ritrovai a stringere la mano e a ballare, per pochi istanti, con una ragazza che non avevo notato prima.<br>Un fiore di campo. Cos\u00ec l\u2019ho sempre pensata. Bella e semplice. Ma c\u2019era qualcosa in lei che andava oltre la grazia, oltre la pulizia del volto e dei gesti.<br>Fu solo un attimo, poi il vortice del ballo ci allontan\u00f2. Quando la performance fin\u00ec, restai fermo ai bordi della sala a cercarla con lo sguardo.<br>Era seduta in fondo, con due amiche. Sembravano della mia et\u00e0.<br>Mi avvicinai, piano, cercando dentro di me il coraggio. Lei mi vide arrivare e sorrise, come se gi\u00e0 lo sapesse. Come se aspettasse il mio arrivo.<br>\u2014 Ti va di ballare? \u2014 chiesi.<br>\u2014 S\u00ec, volentieri \u2014 rispose, accompagnando tutto con un breve sorriso.<br>Raggiungemmo il centro della sala e ballammo. Un lento.<br>Le mani trovarono la misura. Il mio braccio le cingeva la vita con cautela. Il suo profumo arrivava piano.<br>Non parlammo subito. Poi lei disse:<br>\u2014 Io mi chiamo Elena.<br>\u2014 Io\u2026 Giovanni.<br>Quella sera ballammo ancora tre o quattro volte insieme. Ma non fu solo il ballo. Fu come se, in mezzo al frastuono e alle luci \u2014 ora alte, ora basse, a seconda dell\u2019umore di chi aveva organizzato \u2014 avessimo trovato un angolo nostro.<br>Non ci dicemmo molto, eppure capivamo pi\u00f9 di quanto le parole potessero spiegare.<br>Ogni tanto le sue amiche la chiamavano, la distraevano. Ma lei tornava sempre a cercarmi con lo sguardo.<br>Io restavo l\u00ec, fedele al mio piccolo posto contro il muro, con un bicchiere in mano che non finivo mai. Aspettando quel cenno, quel sorriso che diceva: <em>\u201cci sono ancora\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Verso la fine della serata, mentre le sedie venivano riaccostate ai tavoli e la musica calava di tono, mi avvicinai a lei un\u2019ultima volta.<br>C\u2019era il rischio che non ci saremmo pi\u00f9 rivisti. Non sapevo dove abitasse, n\u00e9 se fosse di l\u00ec o solo di passaggio. Ma non trovai il coraggio di chiederlo.<br>Mi avvicinai e dissi soltanto:<br>\u2014 \u00c8 stata una bella serata.<br>\u2014 S\u00ec \u2014 rispose, con un tono che sembrava ringraziarmi davvero.<br>Aveva il cappotto addosso, e si stava preparando ad andare. Frugava nella borsetta, cercando qualcosa. Forse un fazzoletto. Forse altro.<br>Ma tir\u00f2 fuori un accendino. Uno di plastica colorata, di quelli che si comprano in tabaccheria. Lo guard\u00f2 un istante, come sorpresa di trovarlo l\u00ec. Poi si volt\u00f2 verso di me:<br>\u2014 Fumi?<br>\u2014 No \u2014 risposi.<br>\u2014 Nemmeno io. Tieni. \u2014 Me lo porse.<br>La guardai, interrogativo. Come a chiederle: \u201cChe cosa significa?\u201d<br>\u2014 Cos\u00ec magari\u2026 ti ricordi. Non per forza di me, eh. Ma di questa sera.<br>Lo disse con quella freschezza che l\u2019aveva accompagnata per tutto il tempo.<br>Lo presi, senza parlare. Sorpreso. Stupito. Non saprei dirlo. Lei sorrise appena.<br>\u2014 Ci rivedremo? \u2014 le chiesi.<br>\u2014 Non lo so \u2014 rispose. \u2014 Non dipende da me. Non sono di queste parti. Sono venuta con mio fratello. Ci ha accompagnate tutte e tre \u2014 disse, indicando le sue amiche. \u2014 Ora devo andare. Ci sta aspettando.<br>Si volt\u00f2 e usc\u00ec con le altre, confondendosi tra la gente.<\/p>\n\n\n\n<p>Restai l\u00ec, con l\u2019accendino in mano.<br>Lo misi in tasca. Poi in un cassetto. Poi in una scatola, insieme a tutte le cose inutili che per me avevano un valore inestimabile.<br>Non l\u2019ho mai usato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho pi\u00f9 rivisto Elena. Forse non era nemmeno il suo vero nome. Chiss\u00e0.<br>Ma quella sera \u2014 quel piccolo niente: un accendino, una frase detta quasi per caso \u2014 ha avuto il potere strano di restare.<br>Di tornare, ogni tanto.<br>Come tornano certi odori. Certi suoni lontani.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte il pensiero corre a quella sera di Carnevale. A una ragazza con un vestito chiaro e una risata leggera. A un ballo lento.<br>E a una timidezza che, per una volta, era bastata.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ci ripenso, mi viene in mente sempre la stessa canzone: <em>Le Passanti<\/em>.<br>Non era nemmeno di De Andr\u00e9, in realt\u00e0, ma di Georges Brassens.<br>Chi la conosce sa di cosa parlo: un omaggio poetico e malinconico alle donne incrociate per caso.<br><em>Le passanti<\/em>, appunto. Quelle che hanno sfiorato la vita del protagonista senza mai farne davvero parte.<br>\u00c8 una celebrazione della bellezza effimera. Della possibilit\u00e0 perduta. Della dolcezza, del desiderio inappagato.<\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene, per me, quella canzone \u00e8 diventata la colonna sonora di quella sera.<br>E ogni volta che ci penso, non mi chiedo pi\u00f9 se anche lei \u00e8 da qualche parte.<br>O se si ricorda.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi basta sapere che tutto questo \u00e8 accaduto.<br>E che, in qualche modo, \u00e8 rimasto.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59605\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59605\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono sere che restano in silenzio,come la brina sui vetri al mattino. 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