{"id":59591,"date":"2026-05-17T22:06:02","date_gmt":"2026-05-17T21:06:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59591"},"modified":"2026-05-17T22:06:03","modified_gmt":"2026-05-17T21:06:03","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-kibit-di-dario-giovannoni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59591","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;K\u00edbit&#8221; di Dario Giovannoni"},"content":{"rendered":"\n<p>K\u00edbit si muoveva all\u2019interno di un territorio che non aveva pi\u00f9 voce. Il silenzio non era stato improvviso, ma sedimentato, come se si fosse depositato giorno dopo giorno. La peste aveva attraversato l\u2019isola in modo sistematico, lasciando dietro di s\u00e9 spazi vuoti e oggetti immobili. Le costruzioni restavano aperte, esposte al vento salmastro; i sentieri erano ancora visibili, ma non portavano pi\u00f9 da nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni giorno K\u00edbit avanzava lentamente lungo la costa, seguendo una linea incerta tra la sabbia e la vegetazione. Il mare, ampio e luminoso, non offriva conforto. Le onde si ripetevano con la stessa cadenza di sempre, indifferenti. Intorno a lui si estendevano spiagge chiare, interrotte da piccoli boschetti tropicali dove il fogliame cresceva fitto e disordinato. Pi\u00f9 all\u2019interno si alzavano monticelli di roccia e sabbia, a tratti brulli, a tratti coperti da erbe resistenti. K\u00edbit attraversava quegli spazi come se li stesse imparando di nuovo, pur avendoli gi\u00e0 percorsi infinite volte.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo vagabondare non c\u2019era una meta precisa. Il movimento era diventato una necessit\u00e0, un modo per non fermarsi troppo a lungo in un punto solo. La lunga strada di sabbia che attraversava il territorio da est a ovest era uno dei suoi percorsi abituali. L\u2019aveva percorsa in passato e la percorreva ancora adesso, sempre uguale, sempre vuota. Camminando, avvertiva una sensazione ambigua: da un lato il piacere di riconoscere luoghi familiari, dall\u2019altro la consapevolezza che nulla sarebbe cambiato al termine del cammino.<\/p>\n\n\n\n<p>La noia non era semplice inattivit\u00e0, era una presenza costante, una forma di stanchezza che si insinuava nei gesti ripetuti, nei ritorni ciclici agli stessi punti. Anche il tempo sembrava essersi appiattito. Non c\u2019erano pi\u00f9 eventi a scandirlo, solo luce e buio, caldo e umidit\u00e0. K\u00edbit percepiva tutto questo con una lucidit\u00e0 disarmante che non riusciva a spiegare.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i luoghi che continuavano ad attirarlo c\u2019era la casa in collina. Per raggiungerla saliva lungo un sentiero stretto, scavato nella terra rossa, costeggiato da arbusti bassi. La casa dominava il territorio, offrendo una vista ampia sul mare e sulle pianure sottostanti. Al suo interno restavano tracce di vita: superfici impolverate, oggetti lasciati a met\u00e0, segni di una fuga improvvisa. K\u00edbit si aggirava tra quelle stanze in cerca di qualcosa da mangiare, ma senza toccare nient\u2019altro, come se rispettasse una presenza invisibile. L\u00ec, il senso della storia si faceva pi\u00f9 intenso, come se le pareti conservassero memoria di ci\u00f2 che era accaduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Talvolta si fermava all\u2019ombra, osservando il paesaggio. In quei momenti sentiva di resistere, di continuare nonostante tutto, forte come un leone pur non avendo mai scelto di esserlo. Era una forza silenziosa, priva di eroismo, legata solo alla sopravvivenza.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era per\u00f2 un luogo che aveva sempre evitato. Si trovava oltre una zona rocciosa, nascosto alla vista, segnalato un tempo da simboli e barriere. Era la porta proibita. Quando l\u2019isola era abitata, nessuno osava avvicinarsi a essa: si diceva che oltre quel punto fosse custodito qualcosa che non doveva essere conosciuto. La porta era stata sorvegliata, difesa, temuta. Ora non restava che un varco aperto e il ricordo di una proibizione senza pi\u00f9 custodi.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno K\u00edbit vi si avvicin\u00f2. Non tanto per curiosit\u00e0 improvvisa, ma perch\u00e9 il territorio, ormai esplorato in ogni sua parte accessibile, non offriva pi\u00f9 alternative. Oltrepassata la soglia, il paesaggio mutava radicalmente. Il terreno si faceva grigio, fragile, coperto da uno strato sottile di cenere che si sollevava nell\u2019aria. Al centro di quella spianata sorgevano due stele di pietra, antiche, incise con segni profondi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla prima stele era raffigurato un gatto, eretto, dallo sguardo fiero. Intorno all\u2019immagine erano incisi racconti di un tempo remoto, quando l\u2019isola era abitata solo da esseri simili a quella figura; esseri dotati di un\u2019intelligenza superiore rispetto ai gatti comuni, capaci di vivere in armonia con l\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla seconda stele era incisa una profezia: l\u2019arrivo dell\u2019uomo, la colonizzazione, la sostituzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano le due verit\u00e0 che avevano governato l\u2019isola e che ora emergevano dalla polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel momento tutto si ricompose. K\u00edbit comprese di non essere un gatto qualunque. Era l\u2019ultimo superstite di quella razza antica, cresciuto solo, ignaro della propria origine. Gli uomini avevano preso il controllo dell\u2019isola, cancellando i suoi simili, e poi erano stati a loro volta annientati dalla peste. La consapevolezza di tutto ci\u00f2 lo colp\u00ec con violenza. Provava un misto di dolore e smarrimento, e soprattutto collera. Una rabbia silenziosa verso gli esseri umani, responsabili di uno sterminio che ora non poteva pi\u00f9 essere vendicato. K\u00edbit rimase immobile davanti alle stele, circondato dalla cenere. Il vento si alz\u00f2 forte, sferzando il pelo del suo manto lucente. Un profondo brivido lo pervase. La sua solitudine non era pi\u00f9 solo mancanza: era memoria e condanna, testimonianza di una storia che nessuno avrebbe pi\u00f9 raccontato. <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59591\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59591\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>K\u00edbit si muoveva all\u2019interno di un territorio che non aveva pi\u00f9 voce. 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