{"id":59489,"date":"2026-05-10T20:26:48","date_gmt":"2026-05-10T19:26:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59489"},"modified":"2026-05-10T20:26:50","modified_gmt":"2026-05-10T19:26:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-coraggio-di-paolo-ernesto-sussi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59489","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 \u201cCoraggio\u201d di Paolo Ernesto Sussi\u00a0"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando fece il passo nel vuoto, Isamu vide per prima cosa il KitKat.<\/p>\n\n\n\n<p>Era caduto sul binario da poco. La carta rossa era ancora intera, appena piegata su un lato. Qualcuno doveva averlo lasciato scivolare dalla tasca o dalla borsa senza accorgersene. Restava l\u00ec, poco oltre la linea gialla, come un augurio sbagliato. <em>Kitto katsu.<\/em> Andr\u00e0 tutto bene. Isamu lo guard\u00f2 per una frazione di secondo, e proprio in quella frazione gli sembr\u00f2 di capire fino in fondo quanto il mondo potesse essere preciso e idiota nello stesso momento.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi il tempo si allarg\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Non abbastanza da salvarlo. Solo abbastanza da lasciargli attraversare di nuovo la propria vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva quarant\u2019anni quel giorno. Li compiva il ventisei dicembre, e da settimane gli sembrava una data gi\u00e0 amministrata, gi\u00e0 archiviata, come il rinnovo mancato di un contratto o la scadenza di una tessera che nessuno user\u00e0 pi\u00f9. Da tempo, in lui, tutto era quieto e concluso. Non c\u2019era stato un crollo improvviso. Nessuna telefonata finale. Nessuna frase capace di spingerlo oltre una soglia che fino al giorno prima non esisteva. La soglia esisteva da mesi. Forse da anni. Lui si era limitato a raggiungerla con la puntualit\u00e0 di un impiegato.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle diciassette, sulla banchina della linea, la gente aveva gi\u00e0 il passo del ritorno. Cappotti scuri, borse da lavoro, auricolari, facce stanche e composte. Nessuno guardava nessuno. Era questo che gli era sempre piaciuto di Tokyo, nei suoi anni migliori e in quelli peggiori: la possibilit\u00e0 di sparire in piena vista. Neppure allora, mentre si staccava dal bordo del marciapiede, Isamu aveva l\u2019aria di un uomo in procinto di compiere un gesto estremo. Sembrava uno che si fosse spostato male.<\/p>\n\n\n\n<p>Indossava ancora gli abiti del suo vecchio mondo. Cappotto scuro, camicia anonima, scarpe consumate. Tutto era liso, un po\u2019 sporco, tirato avanti oltre il limite. Eppure c\u2019era in lui, fino all\u2019ultimo, un residuo di decoro. Non abbastanza per salvarlo. Appena abbastanza per impedirgli di diventare del tutto uno scarto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella tasca interna del giubbotto teneva l\u2019iPhone 6 Plus di Miho.<\/p>\n\n\n\n<p>Glielo aveva regalato anni prima, quando era uscito. Lei l\u2019aveva custodito come un tesoro, con una cura quasi eccessiva per un oggetto cos\u00ec comune. Anche dopo la malattia, anche quando le mani avevano cominciato a perdere forza, lo teneva vicino al cuscino o sul tavolino dell\u2019ospedale, sempre nello stesso posto, con il cavo arrotolato bene accanto. Dopo la sua morte Isamu l\u2019aveva portato con s\u00e9 ovunque. Non riceveva chiamate. Le applicazioni pi\u00f9 vecchie non si aprivano pi\u00f9. Non arrivavano aggiornamenti. Ma le foto c\u2019erano ancora. E le note. E qualche messaggio antico che lui rileggeva ogni giorno come si legge un breviario in una lingua gi\u00e0 morta.<\/p>\n\n\n\n<p>La batteria durava sempre meno. C\u2019erano notti in cui non riusciva a caricarlo. In quei casi il telefono si spegneva all\u2019improvviso, senza eleganza, e Isamu provava ogni volta la stessa sensazione: non nostalgia, non dolore puro, ma la ripetizione fisica di una separazione che non aveva mai smesso davvero di accadere.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno, tra la cover e il retro del telefono, aveva infilato una foglia di ginkgo gialla.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aveva raccolta poco prima, davanti alla grande scalinata del santuario. Non si era fermato a pregare. Non aveva guardato il tempio con particolare attenzione. Era passato di l\u00ec come si passa davanti a un posto che il corpo ricorda meglio della mente. La foglia era gi\u00e0 caduta, perfetta nella sua piccola stanchezza dorata. Lui l\u2019aveva presa e infilata dietro al telefono quasi senza pensarci. Il ginkgo era l\u2019albero che Miho amava pi\u00f9 di tutti. In autunno si fermava sempre a guardarli troppo a lungo. Diceva che, anche quando tutto il resto si sporca o marcisce, il giallo del ginkgo conserva una forma di ostinazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Isamu non sapeva se fosse vero. Aveva smesso da tempo di cercare verit\u00e0 dentro le metafore degli altri, perfino dentro quelle di sua moglie. Ma la foglia l\u2019aveva raccolta lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello zainetto logoro portava il resto: caricabatterie, cavo, busta trasparente con i documenti, asciugamano sottile rubato mesi prima in un hotel, medicine da banco, cerotti, un tagliaunghie, qualche moneta. E il pacchetto dei mochi presi quella mattina al Lawson.<\/p>\n\n\n\n<p>Due pezzi. Uno bianco, uno rosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Per anni, a dicembre, lui e Miho avevano comprato proprio quelli. Fragole e panna. Una piccola cosa da konbini, niente che meritasse di essere chiamato tradizione. Eppure, col tempo, quella piccola cosa aveva preso posto nella loro vita come certi oggetti economici che, per il solo fatto di ripetersi, diventano quasi pi\u00f9 intimi del lusso. Isamu mangiava sempre il bianco. Miho il rosa. Quella mattina ne aveva mangiato uno solo, in piedi, fuori dal negozio, con il freddo che gli entrava nelle dita. Quello rosa lo aveva rimesso nello zaino. Non pens\u00f2 a niente mentre lo faceva. N\u00e9 a lei, n\u00e9 a un ultimo omaggio, n\u00e9 a una forma privata di cerimonia. Gli sembr\u00f2 soltanto giusto che restasse con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di finire a dormire nei capsule hotel e nei manga caf\u00e9 della periferia ovest, Isamu aveva avuto una vita abbastanza normale da poterla raccontare senza vergogna. Lavorava in una societ\u00e0 di logistica. Un\u2019azienda anonima, n\u00e9 misera n\u00e9 prestigiosa, il genere di posto dove gli uomini invecchiano dentro turni, modulistica e scadenze senza che nessuno possa indicare con precisione il giorno in cui hanno smesso di desiderare qualcos\u2019altro. Lui era bravo in inglese, molto pi\u00f9 di quanto lasciasse intuire. Se ne vergognava. Non per falsa modestia, ma per una timidezza pi\u00f9 vecchia del carattere, pi\u00f9 vicina a una deformazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva conosciuto Jakob cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Un turista americano, spaesato nella metropolitana, incapace di capire un cambio di linea. Isamu lo aveva osservato per qualche secondo prima di decidere di aiutarlo. Parl\u00f2 piano, quasi scusandosi del proprio inglese. Jakob, al contrario, si mostr\u00f2 subito espansivo, grato, entusiasta del Giappone e di qualunque dettaglio gli si offrisse davanti. Si scambiarono il contatto. All\u2019inizio Jakob scrisse quasi ogni giorno: foto, domande, ringraziamenti tardivi, ricordi del viaggio. Poi meno. Una volta a settimana. Ogni dieci giorni. Negli anni era rimasta una specie di amicizia epistolare senza peso apparente, l\u2019unico legame che non esigesse da Isamu n\u00e9 presenza n\u00e9 spiegazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Il venticinque dicembre gli aveva scritto per fargli gli auguri di Natale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il ventisei, di mattina, gli aveva scritto ancora. Buon compleanno.<\/p>\n\n\n\n<p>Isamu aveva visto entrambi i messaggi. Non aveva risposto. Jakob non avrebbe insistito. Avrebbe pensato, con una lieve irritazione ma senza dramma, che i giapponesi sono fatti cos\u00ec, che a volte spariscono. Poi avrebbe cancellato LINE, che usava quasi solo per lui. Il ricordo di Isamu si sarebbe ritirato dalla sua vita come si ritira una finestra secondaria mai davvero necessaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo, a Isamu, andava bene. Gli andava bene tutto ci\u00f2 che non tratteneva.<\/p>\n\n\n\n<p>La parte pi\u00f9 rumorosa della sua esistenza era morta l\u2019undici marzo del 2011, quando lo tsunami si era preso i genitori, la zia e il fratello. Lui aveva ventisei anni. Per un po\u2019 dopo, il mondo gli era sembrato fatto soltanto di acqua gi\u00e0 passata, fango secco e liste di nomi. Non era crollato allora. O meglio: croll\u00f2 in una forma che continuava a somigliare dall\u2019esterno a un uomo in piedi. Fu Miho a tenerlo insieme. Quattro anni pi\u00f9 giovane di lui, fisicamente fragile, interiormente molto pi\u00f9 robusta. Il loro matrimonio non aveva niente di eccezionale. Era stato tenero, protettivo, quasi raccolto contro il mondo. Non una grande passione. Qualcosa di pi\u00f9 raro e pi\u00f9 utile: una casa interiore abbastanza ordinata da permettere a un uomo ferito di continuare a vivere senza dover ogni giorno giustificare la propria sopravvivenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi era arrivato il cancro.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio c\u2019erano stati controlli, attese, ottimismo amministrato. Poi le assenze dal lavoro. Poi i ritorni sempre pi\u00f9 frequenti in ospedale. Per circa un anno e mezzo Isamu aveva imparato il vocabolario della stanchezza altrui: corridoi, sale d\u2019attesa, nausea, lenzuola ospedaliere, cassetti con vestiti di ricambio, tazze di plastica, infermiere troppo gentili. Miho si era rimpicciolita senza diventare mai patetica. Anche negli ultimi mesi restava la persona pi\u00f9 forte della stanza. Quando mor\u00ec, nel 2017, Isamu prov\u00f2 meno disperazione di quanto si aspettasse. Prov\u00f2 invece il crollo della struttura. Come se fino a quel momento non avesse vissuto con una moglie, ma dentro un\u2019impalcatura che aveva retto il peso del mondo per entrambi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la sua morte continu\u00f2 a lavorare. Anni. Uno sopra l\u2019altro. Finch\u00e9 il licenziamento collettivo, impersonale e pulito, non chiuse anche quella porta. Da un anno non aveva pi\u00f9 un lavoro. Da quasi due non aveva pi\u00f9 una casa. All\u2019inizio aveva cercato di mantenere ordine, poi solo igiene, poi soltanto una forma minima di continuit\u00e0. Camminava la sera fino a sentirsi abbastanza stanco da poter dormire. Beveva un liquore economico quando aveva soldi. Quando non li aveva, beveva acqua o niente. Dormiva in stanze temporanee dove il buio non apparteneva mai davvero a nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>A un certo punto aveva capito che esisteva un posto da cui sarebbe stato possibile sparire.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu un\u2019intuizione poetica. Non il richiamo di un binario, non la fascinazione della velocit\u00e0, non una teoria sulla citt\u00e0. Solo la constatazione netta che in certi luoghi grandi e impersonali la morte pu\u00f2 entrare nella normalit\u00e0 collettiva con la stessa discrezione di un ritardo annunciato male. Da allora, ogni tanto, era tornato su quella linea. Non per esercitarsi. Non per tentarsi. Solo per sapere che il luogo continuava a esistere.<\/p>\n\n\n\n<p>Esisteva.<\/p>\n\n\n\n<p>E adesso era l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019annuncio si diffuse sopra il marciapiede con la sua chiarezza metallica. Un treno stava per transitare ad alta velocit\u00e0. Le persone non ascoltarono davvero. Arretrare di mezzo passo, spostare una borsa, guardare il telefono: il corpo di una folla urbana sa obbedire prima ancora di capire.<\/p>\n\n\n\n<p>Isamu no.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella tasca interna del giubbotto il telefono di Miho restava spento. Dietro la cover, la foglia di ginkgo toccava il vetro senza peso. Nello zaino, insieme ai documenti e all\u2019asciugamano rubato, il mochi rosa si muoveva appena. Sul binario, il KitKat rosso restava dov\u2019era.<\/p>\n\n\n\n<p>Per un istante Isamu pens\u00f2 che finalmente il suo nome gli stesse andando incontro.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Coraggio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non quello che serve a restare. Non quello che serve a sopportare. Solo l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>La voce registrata ripet\u00e9 l\u2019annuncio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il treno arriv\u00f2 dentro l\u2019aria prima ancora di arrivare agli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>E Isamu fece un passo avanti.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59489\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59489\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando fece il passo nel vuoto, Isamu vide per prima cosa il KitKat. Era caduto sul binario da poco. La carta rossa era ancora intera, appena piegata su un lato. Qualcuno doveva averlo lasciato scivolare dalla tasca o dalla borsa senza accorgersene. Restava l\u00ec, poco oltre la linea gialla, come un augurio sbagliato. Kitto katsu. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_59489\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59489\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":39750,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-59489","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59489"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/39750"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59489"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59489\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59492,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59489\/revisions\/59492"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59489"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59489"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59489"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}