{"id":59440,"date":"2026-05-07T22:26:00","date_gmt":"2026-05-07T21:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59440"},"modified":"2026-05-07T22:26:01","modified_gmt":"2026-05-07T21:26:01","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-gli-occhi-scuri-dellacqua-lultimo-viaggio-di-ulisse-di-patrizia-di-vico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59440","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Gli occhi scuri dell\u2019acqua. L\u2019ultimo viaggio di Ulisse&#8221; di Patrizia Di Vico"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>PROLOGO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il mare, di notte, non dorme mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Respira.<\/p>\n\n\n\n<p>Lento.<\/p>\n\n\n\n<p>Profondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare \u00e8 una creatura antica che conosce cose che gli uomini hanno dimenticato<\/p>\n\n\n\n<p>O cose che gli uomini non hanno mai saputo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare e il buio. Due paure antiche, inquietanti che attraggono e respingono.<\/p>\n\n\n\n<p>Che incuriosiscono e divorano.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019eterno immobile movimento.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un\u2019ora, prima dell\u2019alba, in cui tutto sembra fermarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 attesa.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019acqua si fa pi\u00f9 scura.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cielo trattiene la luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il vento, per un istante, smette di parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 l\u00ec che il buio sembra vincere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 l\u00ec che il mondo trattiene il respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure \u00e8 proprio in quell\u2019istante che qualcosa cambia.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si vede.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si sente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma accade.<\/p>\n\n\n\n<p>Come un battito nascosto.<\/p>\n\n\n\n<p>Come un seme sotto terra.<\/p>\n\n\n\n<p>La luce si prepara.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 il buio pu\u00f2 allungarsi, pu\u00f2 farsi pesante, pu\u00f2 sembrare infinito.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 eterno.<\/p>\n\n\n\n<p>Non lo \u00e8 mai stato.<\/p>\n\n\n\n<p>E il mare lo sa.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sa quando inghiotte.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sa quando restituisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sa quando decide chi trattenere e chi lasciare andare.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 una storia che comincia l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel punto esatto in cui il buio sembra non finire.<\/p>\n\n\n\n<p>E invece finisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Capitolo 1<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Pi\u00f9 scuro della mezzanotte<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abChi\u00f9 scur e ra menzanott un po\u2019 veniri.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Era la frase che il nonno gli ripeteva ogni volta che lo vedeva triste.<\/p>\n\n\n\n<p>La diceva piano, quasi sorridendo, con quella voce che sembrava fatta<\/p>\n\n\n\n<p>di sale e fatica.<\/p>\n\n\n\n<p>La diceva mentre sistemava le reti davanti alla porta di casa o mentre<\/p>\n\n\n\n<p>guardava il mare, seduto sul gradino di pietra levigato dal tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Ricordatelo, Ulisse \u2014 aggiungeva sempre. \u2014 Pi\u00f9 scuro della mezzanotte non pu\u00f2 venire.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il suo modo semplice per dirgli che i momenti brutti passano, che il buio non dura per sempre, che la vita, prima o poi, si schiude come un seme nella terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Il buio della mezzanotte non poteva essere eterno.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il nonno si sbagliava.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse lo aveva capito presto, prima ancora di diventare uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era la mezzanotte l\u2019ora pi\u00f9 buia: l\u2019ora pi\u00f9 buia veniva prima dell\u2019alba.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un buio pesante, denso, quasi melmoso, che sembrava appiccicarsi<\/p>\n\n\n\n<p>alla pelle e scivolare nei pensieri, come una colata lenta e inevitabile di pece nera.<\/p>\n\n\n\n<p>Un buio inquietante e spaventoso come il respiro profondo di una bestia addormentata.<\/p>\n\n\n\n<p>A quell\u2019ora il mondo sembrava fermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Immobilizzato in un\u2019attesa antica.<\/p>\n\n\n\n<p>Le stelle smettevano quasi di brillare, come se anche loro trattenessero il fiato, sospese tra luce e ombra.<\/p>\n\n\n\n<p>Era solo calma apparente: era il momento in cui il buio combatteva contro la luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Una lotta silenziosa, primordiale.<\/p>\n\n\n\n<p>La luce spingeva per nascere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il buio cercava di resistere ancora un istante, ancora un battito, come se volesse inghiottire tutto ci\u00f2 che tremava ai margini dell\u2019alba.<\/p>\n\n\n\n<p>Una danza mortale tra notte e giorno.<\/p>\n\n\n\n<p>E quella danza finiva sempre allo stesso modo: la luce vinceva.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse era arrivato proprio in quell\u2019istante, in quella soglia tra un mondo e l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019alba.<\/p>\n\n\n\n<p>Molti anni prima, in un mattino di mare agitato, il nonno camminava sulla spiaggia come faceva ogni giorno prima di controllare le reti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma quella mattina non cercava le reti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare aveva ancora addosso la violenza della tempesta notturna.<\/p>\n\n\n\n<p>Camminava con la disperazione negli occhi, cercando tracce del figlio.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera precedente, contro il volere del padre, era uscito in barca per<\/p>\n\n\n\n<p>gettare le reti.<\/p>\n\n\n\n<p>Con s\u00e9 aveva portato la giovane moglie e il figlioletto di pochi mesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare, al tramonto, era calmo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un inganno.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi il vento si era alzato all\u2019improvviso, e la riva che sembrava vicina<\/p>\n\n\n\n<p>era diventata irraggiungibile. Il mare \u00e8 un amico fidato e traditore. Ti<\/p>\n\n\n\n<p>abbraccia con le onde argentee e ti trascina in un sudario di morte.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019alba, il mare restitu\u00ec solo pezzi di legno, corde spezzate,<\/p>\n\n\n\n<p>frammenti di barche.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che il vecchio vide una piccola cassetta di legno galleggiare<\/p>\n\n\n\n<p>vicino alla riva.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio pens\u00f2 fosse un rottame.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi sent\u00ec un suono.<\/p>\n\n\n\n<p>Un pianto.<\/p>\n\n\n\n<p>Debole, ostinato. Vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Corse nell\u2019acqua, afferr\u00f2 la cassetta, la trascin\u00f2 sulla sabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro c\u2019era un bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>Suo nipote.<\/p>\n\n\n\n<p>Bagnato, tremante, ma vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare aveva preso tutto il resto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare, a volte, \u00e8 generoso.<\/p>\n\n\n\n<p>Altre volte \u00e8 un traditore.<\/p>\n\n\n\n<p>I due giovani erano scomparsi nell\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo il bambino era rimasto a galla, nella piccola culla di legno,<\/p>\n\n\n\n<p>sospinto dalle onde verso la riva, verso il nonno, verso un destino<\/p>\n\n\n\n<p>nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vecchio lo sollev\u00f2 tra le braccia e lo guard\u00f2 a lungo, come si guarda<\/p>\n\n\n\n<p>un enigma o un presagio.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi disse soltanto:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Ti sei salvato dalle onde. Naufrago come Ulisse.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel giorno fu il suo nome.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse non ricordava nulla di quel mattino.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ricordava il volto dei genitori, n\u00e9 il viaggio, n\u00e9 il naufragio.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ricordava nemmeno il suo nome vero. Nessuno lo ricordava pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Per tutti era Ulisse, il bambino restituito dal mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Un bambino destinato, forse, a viaggiare per sempre, come l\u2019eroe<\/p>\n\n\n\n<p>delle storie che il nonno raccontava al tramonto.<\/p>\n\n\n\n<p>Cresceva in una piccola casa di pietra vicino alla costa siciliana.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita era dura e semplice, scandita dal mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nonno pescava.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse lo aiutava: portava le reti, puliva il pesce, raccoglieva legna.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare era il loro orizzonte quotidiano, a volte calmo come una<\/p>\n\n\n\n<p>promessa, a volte nero come una minaccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nonno gli insegn\u00f2 a leggere il cielo, a capire il vento, a riconoscere<\/p>\n\n\n\n<p>il momento giusto per uscire in barca.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli insegn\u00f2, soprattutto, il valore del tempo: il tempo come misura<\/p>\n\n\n\n<p>della vita e dell\u2019attesa, del prima e del dopo, del principio e della fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il tempo del nonno fu breve.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Ulisse aveva sedici anni, il nonno mor\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Mor\u00ec cos\u00ec, in silenzio, come si spegne una lampada quando finisce<\/p>\n\n\n\n<p>l\u2019olio.<\/p>\n\n\n\n<p>E Ulisse rimase solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo in un paese di pietra, vento e sale.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo mentre il mondo stava cambiando.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra si avvicinava.<\/p>\n\n\n\n<p>E un giorno arrivarono gli americani.<\/p>\n\n\n\n<p>CAPITOLO 2-<\/p>\n\n\n\n<p>Gli americani<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivarono con il rumore.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando arrivavano, si annunciavano da lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima il rombo dei camion.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi le voci, ruvide e giovani.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine una nuvola di polvere che avvolgeva tutto, come un sipario che<\/p>\n\n\n\n<p>si apre lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Portavano entusiasmo, un\u2019allegria stanca ma contagiosa\u2026 e<\/p>\n\n\n\n<p>soprattutto cibo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse li seguiva sempre, in silenzio, a passo svelto, come un<\/p>\n\n\n\n<p>cagnolino affamato e fedele. Aveva imparato a riconoscere l\u2019odore<\/p>\n\n\n\n<p>della carne in scatola e quello del cioccolato ancora prima di vederli. I<\/p>\n\n\n\n<p>soldati non erano molto pi\u00f9 grandi di lui, ma avevano negli occhi una<\/p>\n\n\n\n<p>luce diversa: provati dalla guerra, s\u00ec, ma vigorosi; sporchi di fatica,<\/p>\n\n\n\n<p>eppure pronti a ridere, a regalare a chiunque una briciola del loro<\/p>\n\n\n\n<p>mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ai ragazzi pi\u00f9 grandi offrivano anche tabacco e qualche goccia di<\/p>\n\n\n\n<p>alcool, piccoli riti che per Ulisse avevano il sapore proibito delle cose<\/p>\n\n\n\n<p>da adulti. Lui, per\u00f2, non era l\u00ec per quello.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era qualcos\u2019altro che lo attirava m\u00e1s di ogni scatoletta.<\/p>\n\n\n\n<p>Un oggetto strano.<\/p>\n\n\n\n<p>Una piccola scatola con una manovella.<\/p>\n\n\n\n<p>E un occhio di vetro che fissava il mondo senza mai sbattere le palpebre.<\/p>\n\n\n\n<p>La macchina da presa.<\/p>\n\n\n\n<p>Appoggiata su un treppiede, sembrava un animale immobile, eppure<\/p>\n\n\n\n<p>vivo. Bastava che il soldato le girasse attorno, la toccasse, le parlasse<\/p>\n\n\n\n<p>quasi sottovoce, e quella scatola magica cominciava a catturare tutto:<\/p>\n\n\n\n<p>persone, oggetti, frammenti di vita che entravano l\u00ec dentro per restarci.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse non ne aveva mai vista una prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel giorno inizi\u00f2 a gravitare vicino al soldato che la manovrava.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio fu solo un\u2019ombra fastidiosa, un ragazzino che dava pi\u00f9<\/p>\n\n\n\n<p>intralcio che aiuto. Ma col tempo, senza dire una parola, impar\u00f2 a<\/p>\n\n\n\n<p>diventare utile: reggere un supporto, passare un pezzo, fare spazio. Era<\/p>\n\n\n\n<p>agile, rapido, obbediente.<\/p>\n\n\n\n<p>Osservava, sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>E osservando, imparava.<\/p>\n\n\n\n<p>Impar\u00f2 a tenere la macchina, a sentirne il peso sulle braccia.<\/p>\n\n\n\n<p>A capire dove cadeva la luce.<\/p>\n\n\n\n<p>A percepire quando qualcosa meritava di essere ripreso.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, giorno dopo giorno, quando correva dietro ai soldati americani<\/p>\n\n\n\n<p>non lo faceva pi\u00f9 soltanto per fame.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro di lui cresceva un fuoco nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era pi\u00f9 solo fame.<\/p>\n\n\n\n<p>Era desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra fin\u00ec cos\u00ec come era arrivata: all\u2019improvviso, come una porta che si chiude quando non guardi. I soldati cominciarono a lasciare il<\/p>\n\n\n\n<p>paese, uno alla volta, finch\u00e9 anche il reparto che Ulisse seguiva si prepar\u00f2 a partire.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui aspett\u00f2 il momento giusto, poi parl\u00f2 rivolgendosi al soldato ma fissando la macchina magica<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Portami con te \u2014 disse. Piano, ma senza tremare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il soldato lo guard\u00f2 a lungo, come se dovesse leggerlo da dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli occhi del ragazzo vide molte cose: la solitudine, la fame\u2026 ma<\/p>\n\n\n\n<p>anche una forza ostinata, una tenacia che non aveva nulla di infantile.<\/p>\n\n\n\n<p>E, pi\u00f9 di tutto, vide quel desiderio muto che non si pu\u00f2 insegnare.<\/p>\n\n\n\n<p>Era abbastanza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Va bene \u2014 mormor\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, quasi a voler proteggersi: \u2014 Ma solo fino all\u2019America. Dopo,<\/p>\n\n\n\n<p>ognuno per la sua strada.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse annu\u00ec una sola volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Non gli serviva altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggio fu lungo, sospeso in un tempo che pareva immobile. Il<\/p>\n\n\n\n<p>mare, vasto e sempre uguale, faceva dimenticare i giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Di notte, l\u2019oscurit\u00e0 pareva inghiottire tutto, anche i pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse passava ore a guardare l\u2019acqua scorrere accanto alla nave.<\/p>\n\n\n\n<p>Figlio del mare com\u2019era, ne riconosceva il respiro. Era diverso dal suo Mediterraneo, pi\u00f9 cupo, pi\u00f9 imprevedibile. Ma il mare, in fondo, \u00e8<\/p>\n\n\n\n<p>sempre mare. La notte in mare era diversa da tutte le altre.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019erano luci.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo buio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un buio pieno, che non finiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse restava sul ponte, appoggiato al legno freddo. Guardava l\u2019acqua scorrere accanto alla nave, nera, viva. Sembrava respirare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto una cresta di schiuma si accendeva, poi spariva subito.<\/p>\n\n\n\n<p>Come un pensiero.<\/p>\n\n\n\n<p>Il soldato gli si avvicinava senza fare rumore.<\/p>\n\n\n\n<p>Fumava.<\/p>\n\n\n\n<p>Restava accanto a lui senza parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>Per molto tempo non dissero nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, una notte, il soldato gli porse la sigaretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse scosse la testa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Non fumo.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo fece un mezzo sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Meglio cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare continuava.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Hai paura?<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse ci pens\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Guard\u00f2 l\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 No.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi aggiunse piano:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Ma non so dove sto andando.<\/p>\n\n\n\n<p>Il soldato annu\u00ec, come se quella risposta bastasse.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Nessuno lo sa davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Restarono l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Due figure ferme.<\/p>\n\n\n\n<p>In mezzo al mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la stanchezza del viaggio sembrava non finire pi\u00f9, apparve<\/p>\n\n\n\n<p>lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Una figura immensa, immobile, fiera.<\/p>\n\n\n\n<p>Una donna di bronzo con il braccio alzato verso il cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>La Statua della Libert\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>New York.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di lasciarsi, il soldato gli mise qualcosa nelle mani senza dire<\/p>\n\n\n\n<p>nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse abbass\u00f2 lo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>La macchina da presa.<\/p>\n\n\n\n<p>La riconobbe come si riconosce un volto amato.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi sollev\u00f2 gli occhi verso il soldato: un attimo di silenzio, un passaggio di testimone che non aveva bisogno di parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu cos\u00ec che Ulisse inizi\u00f2 a guardare il mondo attraverso quell\u2019occhio<\/p>\n\n\n\n<p>di vetro.<\/p>\n\n\n\n<p>Un nuovo inizio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un nuovo destino.<\/p>\n\n\n\n<p>CAPITOLO 3 \u2014 L\u2019America e la ragazza giapponese<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019America non lo accolse.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli esplose addosso.<\/p>\n\n\n\n<p>New York era un animale immenso, senza pelle n\u00e9 ossa: un corpo fatto solo di rumori, di luci che non si spegnevano mai, di voci che<\/p>\n\n\n\n<p>salivano da ogni parte come un mare in tempesta, un mare che ti assaliva e non lasciava scampo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse la guardava con occhi spalancati, pieni di stupore e spaesamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Non aveva mai visto una cosa cos\u00ec viva e immobile allo stesso tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli americani lo avevano lasciato l\u00ec, sulla strada, in quel mondo nuovo. Era come abbandonare un bambino in un posto sconosciuto. Gli avevano detto poche parole, forse un saluto, forse un augurio. Poi erano risaliti sul camion e se ne erano andati via, lasciandolo da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse rimase l\u00ec, con la macchina da presa a tracolla \u2014 l\u2019unica cosa che non gli pesava mai.<\/p>\n\n\n\n<p>I primi giorni furono una sopravvivenza primitiva. Ma per lui non aveva nulla di anormale era una sopravvivenza che gi\u00e0 conosceva.<\/p>\n\n\n\n<p>Una battaglia per vivere che gi\u00e0 aveva combattuto e vinto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dormiva dove capitava: dietro casse di legno, sotto scale di ferro arrugginito, tra i cartoni ammollati dalla pioggia.<\/p>\n\n\n\n<p>La fame, quella vera, quella che ti entra nello stomaco come una mano chiusa a pugno, torn\u00f2 a morderlo, a fargli mancare il respiro, ma non<\/p>\n\n\n\n<p>lo spezz\u00f2 mai. Era sostenuto da una speranza indomabile nel futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>La stessa speranza e lo stesso feroce desiderio di conoscere che portava impresso nel nome.<\/p>\n\n\n\n<p>Camminava per ore tra le strade, cercando il modo di riempire lo stomaco o di trovare un riparo. Tutto era troppo grande per lui: gli<\/p>\n\n\n\n<p>edifici, le strade, il cielo stesso sembrava pi\u00f9 lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>E ogni volto che incontrava aveva l\u2019aria di qualcuno che correva verso qualcosa che lui non poteva vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che la vide.<\/p>\n\n\n\n<p>Era seduta sul bordo del marciapiede, le ginocchia tirate al petto, la testa china.<\/p>\n\n\n\n<p>Una nuvola di capelli neri le ricadeva sulle spalle come una veste.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando sollev\u00f2 il viso, Ulisse rest\u00f2 immobile.<\/p>\n\n\n\n<p>Occhi enormi.<\/p>\n\n\n\n<p>Occhi scuri.<\/p>\n\n\n\n<p>Occhi pieni di una tristezza che nessuna lingua avrebbe potuto spiegare.<\/p>\n\n\n\n<p>Era una tristezza antica e silenziosa, misteriosa e profonda come un mare senza onde.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mare profondo, scuro ed oscuro che attraeva e respingeva allo stesso modo. Ulisse si perse in quegli occhi e vide mondi che non conosceva<\/p>\n\n\n\n<p>o che forse aveva gi\u00e0 visitato.<\/p>\n\n\n\n<p>Pur non sapendo nulla di lei cap\u00ec subito che non apparteneva a quel luogo, allo stesso modo in<\/p>\n\n\n\n<p>cui lui non apparteneva all\u2019America.<\/p>\n\n\n\n<p>Si chiamava Nami.<\/p>\n\n\n\n<p>Non lo disse subito.<\/p>\n\n\n\n<p>Non parlava quasi mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Parl\u00f2 con gli occhi, che erano pi\u00f9 eloquenti di qualsiasi parola.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse cerc\u00f3 di conoscere il motivo della sua tristezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nami era stata rinchiusa, per molto tempo, in il luogo senza tempo e Ulisse pens\u00f3 ad un campo di internamento durante la guerra tra Giappone e America. Ma dalla sua bocca non usc\u00ec mai parola sul suo passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Dava l\u2019immagine di quelle persone a cui \u00e8 stato tolto tutto: nome, libert\u00e0, terra, famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure lei non parlava mai di odio.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo di silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Era come se una parte di lei si fosse spezzata, ma l\u2019altra fosse diventata pi\u00f9 forte.<\/p>\n\n\n\n<p>Una forza che non era visibile nei muscoli, ma negli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli occhi di chi ha visto il fondo e ha deciso di risalire con calma, senza fare rumore<\/p>\n\n\n\n<p>I due iniziarono a girare insieme la citt\u00e0 senza alcun piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Dormivano vicini nei vicoli pi\u00f9 nascosti, per tenersi caldo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dividevano ci\u00f2 che trovavano: un pezzo di pane, una mela mezza marcia, un sorso d\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Non parlavano molto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non serviva.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra loro nacque un linguaggio fatto di piccoli gesti: un cenno della testa, un sorriso appena accennato, un dito che indicava una direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un linguaggio silenzioso ma preciso, come quello degli animali che imparano a fidarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nami camminava leggera, quasi fluttuando tra le persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno la notava, come se non avesse peso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse la seguiva, attirato da quella delicatezza che non era fragilit\u00e0, ma un altro tipo di forza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, stretti dalla fame, seguirono il corso di un fiume.<\/p>\n\n\n\n<p>Era sporco, pieno di detriti, ma per Nami sembrava avere un significato diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ferm\u00f2 sulla riva, tocc\u00f2 l\u2019acqua con le dita, chiuse gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse la guard\u00f2 come si guarda un mistero che non si vuole interrompere.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi lei disse, con la voce pi\u00f9 bassa che avesse mai sentito:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 Non possiamo restare qui.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; -Qui dove?-chiese Ulisse.<\/p>\n\n\n\n<p>-Nella citt\u00e0. In mezzo al rumore. Nell\u2019aria che non fa respirare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse cap\u00ec senza bisogno di aggiungere altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Lasciarono New York senza guardare indietro, come si lascia una stanza troppo stretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Camminarono verso sud, seguendo prima il fiume, poi le strade meno battute, poi i sentieri che nessuno usava pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni notte si fermavano dove il cielo era pi\u00f9 largo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni mattina ripartivano senza fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo cambiava intorno a loro: meno pietra, meno cemento, pi\u00f9 erba, pi\u00f9 aria, pi\u00f9 silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino a quando trovarono la palude.<\/p>\n\n\n\n<p>Una palude che sembrava un respiro trattenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Un luogo dove il tempo si muoveva pi\u00f9 lento, come l\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>E l\u00ec, nascosta tra menta selvatica, canne altissime e fango, trovarono la capanna.<\/p>\n\n\n\n<p>Era vecchia, ferita, dimenticata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse la guard\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Nami la guard\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>E capirono allo stesso momento che quella sarebbe diventata casa<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciarono a costruire la loro casa appena arrivati alla capanna. Non era niente, solo legno marcio e assi storte, un tetto che lasciava passare la luce e l\u2019acqua, il fango tutto intorno e le radici degli alberi immerse nella palude. Ulisse la guard\u00f2 e cap\u00ec che non bastava restare, bisognava rifarla da capo. Si mise subito al lavoro, senza aspettare, senza parlare. Lavorava senza fermarsi. Sollevava assi, le strappava via una a una, tagliava legno, sistemava travi, martellava con colpi secchi e regolari. Le mani erano dure, piene di tagli, la pelle segnata dal sole e dal sale, e ogni gesto aveva dentro la fatica e la necessit\u00e0 di costruire qualcosa che potesse resistere.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si muoveva accanto a lui. Leggera, quasi senza peso. Magrissima. Gli occhi neri, profondi, fermi su di lui. Non parlava quasi mai, ma c\u2019era sempre. Si chinava sulla terra con una cura lenta, precisa, come se conoscesse gi\u00e0 quel posto, come se sapesse dove mettere le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno tir\u00f2 fuori dalla borsa un piccolo sacchetto. Si inginocchi\u00f2 vicino alla casa, dove il fango incontrava l\u2019acqua, e piant\u00f2 i semi di menta. Uno ad uno. Senza fretta.<\/p>\n\n\n\n<p>I giorni passarono cos\u00ec. Lavoro e silenzio. E intanto, piano, qualcosa cambiava.<\/p>\n\n\n\n<p>La menta attecch\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio era poca, fragile, quasi invisibile tra il fango. Poi cominci\u00f2 a crescere. A coprire la terra. A insinuarsi tra le radici degli alberi. A spingersi nell\u2019acqua bassa senza marcire. Come se quel posto l\u2019avesse aspettata.<\/p>\n\n\n\n<p>Il profumo arriv\u00f2 dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima leggero.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi sempre pi\u00f9 presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino a riempire tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era solo un odore.<\/p>\n\n\n\n<p>Era come se l\u2019aria stessa cambiasse.<\/p>\n\n\n\n<p>La capanna intanto si trasformava.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorno dopo giorno perdeva la sua forma incerta. Ulisse rinforzava le pareti, alzava travi nuove, sistemava il tetto. Lei puliva, ordinava, dava un senso agli spazi. Poi il bianco. Dipinsero tutto. Un bianco semplice, ma vivo, che prendeva la luce e la restituiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando finirono, la casa non sembrava pi\u00f9 appoggiata alla terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava sospesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Intorno non c\u2019era davvero terra ferma.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Radici.<\/p>\n\n\n\n<p>Fango che respirava piano.<\/p>\n\n\n\n<p>E sopra, quella distesa di menta.<\/p>\n\n\n\n<p>Verde. Fitta. Senza fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il vento passava, non faceva rumore di foglie.<\/p>\n\n\n\n<p>Faceva onde.<\/p>\n\n\n\n<p>Come un mare basso.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mare verde.<\/p>\n\n\n\n<p>La luce l\u00ec si comportava in modo strano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole scendeva tra gli alberi, toccava l\u2019acqua, rimbalzava sulle foglie e finiva sulle pareti bianche della casa. Tutto diventava pi\u00f9 chiaro, ma non pi\u00f9 reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Come se ogni cosa fosse leggermente fuori posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Come se il tempo rallentasse.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte sembrava fermarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse se ne accorse senza dirlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel posto non era solo un luogo.<\/p>\n\n\n\n<p>Era un confine.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra terra e acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra giorno e notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra ci\u00f2 che esiste\u2026 e ci\u00f2 che resta nascosto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il profumo della menta entrava ovunque.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle stanze.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei vestiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Non andava pi\u00f9 via.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu l\u00ec che arrivarono i figli.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dopo l\u2019altro. Tutti nati allo stesso modo<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti e tre erano venuti alla luce di notte.<\/p>\n\n\n\n<p>La notte era ferma.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aria pesante.<\/p>\n\n\n\n<p>Il profumo della menta entrava nella casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei non parlava.<\/p>\n\n\n\n<p>Respirava.<\/p>\n\n\n\n<p>Piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ogni respiro era pi\u00f9 profondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse restava accanto.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza sapere cosa fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mani ferme.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi su di lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo si era fermato.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori, l\u2019acqua si muoveva appena.<\/p>\n\n\n\n<p>Come se ascoltasse.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi un suono.<\/p>\n\n\n\n<p>Piccolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nuovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un pianto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse si irrigid\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si mosse.<\/p>\n\n\n\n<p>Non subito.<\/p>\n\n\n\n<p>Guard\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei teneva tra le braccia qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo avvicin\u00f2 alla luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Un bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>Piccolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Caldo.<\/p>\n\n\n\n<p>Vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse fece un passo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi un altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ferm\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Non osava toccare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014 \u00c8 tuo.<\/p>\n\n\n\n<p>La voce di lei era bassa.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi un sussurro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse allung\u00f2 le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando lo prese, sent\u00ec il peso.<\/p>\n\n\n\n<p>Leggero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma reale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il bambino apr\u00ec gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Neri.<\/p>\n\n\n\n<p>Profondi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse trattenne il respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>In quello sguardo c\u2019era qualcosa che non conosceva.<\/p>\n\n\n\n<p>E qualcosa che gi\u00e0 gli apparteneva.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu in quel momento che cap\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era pi\u00f9 solo. Aveva un figlio, poi un altro e un altro ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Tre ragazzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Crescevano come se quel luogo li nutrisse in modo diverso. Si muovevano tra acqua e terra senza scegliere. Non appartenevano a una sola cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano identici alla madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli stessi occhi neri.<\/p>\n\n\n\n<p>Immobili.<\/p>\n\n\n\n<p>Profondi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ti guardavano, sembrava che vedessero oltre.<\/p>\n\n\n\n<p>Stessi capelli nerissimi e brillanti come cosparsi da gocce di rugiada che ne rifletteva ogni piccola luce.<\/p>\n\n\n\n<p>I figli crescevano dentro quel luogo come creature della notte. La casa e il luogo erano un tutt\u2019uno.<\/p>\n\n\n\n<p>I tre ragazzi fratelli Si muovevano silenziosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sinuosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Come piccoli gatti selvatici.<\/p>\n\n\n\n<p>Attraversavano l\u2019acqua e la terra senza lasciare traccia, senza fare rumore. A volte Ulisse li vedeva solo per un attimo, un\u2019ombra tra le foglie, un riflesso negli occhi scuri dell\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Col passare del tempo la somiglianza con la madre diventava sempre pi\u00f9 evidente cos\u00ec come la somiglianza tra loro: tre gemelli nati in tempi diversi.<\/p>\n\n\n\n<p>La pelle chiara.<\/p>\n\n\n\n<p>I lineamenti sottili.<\/p>\n\n\n\n<p>E quegli occhi neri.<\/p>\n\n\n\n<p>Occhi cos\u00ec scuri da sembrare pieni.<\/p>\n\n\n\n<p>Come pozzi.<\/p>\n\n\n\n<p>Come parti della notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando guardavano, non si capiva cosa vedessero davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembravano immobili.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non lo erano.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlavano poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Le parole le tenevano per lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo con la madre le usavano.<\/p>\n\n\n\n<p>Con lei la voce esisteva.<\/p>\n\n\n\n<p>Bassa.<\/p>\n\n\n\n<p>Leggera.<\/p>\n\n\n\n<p>Naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Con Ulisse era diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando lui parlava, loro lo guardavano.<\/p>\n\n\n\n<p>Fermi.<\/p>\n\n\n\n<p>In silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Come se cercassero di capire.<\/p>\n\n\n\n<p>Come se le sue parole arrivassero da lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>Da un posto che non gli apparteneva.<\/p>\n\n\n\n<p>E in quello sguardo c\u2019era qualcosa di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Non rifiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma distanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Una distanza calma.<\/p>\n\n\n\n<p>Profonda.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse abbassava gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>E senza dirlo a nessuno, capiva:<\/p>\n\n\n\n<p>i figli erano suoi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0 li aveva accettati ed aiutati ma rimaneva sempre diffidente &nbsp;perch\u00e9 quella casa bianca, ferma sull\u2019acqua, circondata da quel mare di menta\u2026 non sembrava naturale. E lei, cos\u00ec magra, cos\u00ec silenziosa, con quegli occhi neri che non si abbassavano mai\u2026 qualcuno la chiamava strega.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo dicevano piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza avvicinarsi troppo.<\/p>\n\n\n\n<p>Pass\u00f2 del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>La diffidenza non spar\u00ec mai del tutto, ma qualcosa cambi\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Una donna del paese arriv\u00f2 per prima. Aveva un dolore alle mani, gonfie, rigide. Non riusciva pi\u00f9 a lavorare. Rest\u00f2 sulla soglia, senza entrare.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei la guard\u00f2. Non&nbsp; fece domande.<\/p>\n\n\n\n<p>La fece sedere.Prese foglie, radici, acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Prepar\u00f2 qualcosa. Gesti semplici. Precisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo qualche giorno, quella donna torn\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Le mani erano diverse.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 leggere.Poi ne arriv\u00f2 un\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>E un altro. Piano. Senza fare rumore.<\/p>\n\n\n\n<p>Come si entra in un posto che non si capisce.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei non rifiutava nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Non parlava molto.Ma sapeva.<\/p>\n\n\n\n<p>Sapeva delle erbe. Della terra. Dell\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>La chiamavano ancora strega.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non pi\u00f9 con paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi con rispetto.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, lentamente, la distanza si accorci\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Non del tutto. Mai del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma abbastanza perch\u00e9, quando qualcuno stava male, la strada verso la casa nella palude non facesse pi\u00f9 cos\u00ec paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma in lei c\u2019era qualcosa di misterioso, qualcosa che incuteva timore e riverenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nami non era come gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse lo cap\u00ec subito.<\/p>\n\n\n\n<p>Non fu una cosa precisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non un gesto. Non una parola.<\/p>\n\n\n\n<p>Era qualcosa di impercettibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Come un rumore che non si sente, ma che c\u2019\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si muoveva leggera. Troppo. Sembrava galleggiasse sulla terra e camminasse sull\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>I passi non facevano suono.<\/p>\n\n\n\n<p>Nemmeno sull\u2019acqua bassa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nemmeno sulle foglie secche.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte Ulisse si voltava di scatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Era sicuro che fosse dietro di lui, invece non c\u2019era. Poi la ritrovava pi\u00f9 avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ferma. A guardarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come se sapesse gi\u00e0 dove sarebbe passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi erano la cosa pi\u00f9 difficile da sostenere.<\/p>\n\n\n\n<p>Neri.<\/p>\n\n\n\n<p>Non scuri.<\/p>\n\n\n\n<p>Neri.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riflettevano la luce. La assorbivano.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando lo guardava, Ulisse sentiva qualcosa stringersi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non dolore. Non paura vera.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma una tensione sottile.<\/p>\n\n\n\n<p>Come stare troppo vicino al bordo di qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>E non sapere quanto \u00e8 profondo. Ma anche un ricordo antico, come qualcosa legata al suo passato. Qualcosa che genera nostalgia e dolcezza, ma che non sai spiegare.<\/p>\n\n\n\n<p>A volte lei spariva. Cos\u00ec.&nbsp; Senza dire niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Si allontanava tra le canne, tra l\u2019acqua, tra gli alberi.<\/p>\n\n\n\n<p>E non tornava per ore. O per giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse all\u2019inizio la cercava. La chiamava.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi smise. Cap\u00ec che non serviva.<\/p>\n\n\n\n<p>Nami tornava sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non spiegava mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Rientrava in silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Come se non fosse mai andata via.<\/p>\n\n\n\n<p>Con gli stessi occhi.&nbsp; Con lo stesso respiro calmo.<\/p>\n\n\n\n<p>E qualcosa addosso. Qualcosa che non si vedeva.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma si sentiva. Come un odore leggero.<\/p>\n\n\n\n<p>Come terra bagnata.<\/p>\n\n\n\n<p>Come acqua ferma.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse non faceva domande.<\/p>\n\n\n\n<p>Non perch\u00e9 non volesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma perch\u00e9 sapeva che non avrebbe avuto risposta.<\/p>\n\n\n\n<p>E forse perch\u00e9, in fondo, non era sicuro di volerla davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era qualcosa in lei che lo attirava.<\/p>\n\n\n\n<p>In modo inevitabile.<\/p>\n\n\n\n<p>E qualcosa che lo teneva a distanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Una linea invisibile. Che non si poteva attraversare.<\/p>\n\n\n\n<p>Non del tutto. Non senza perdersi.<\/p>\n\n\n\n<p>E Ulisse, ogni volta che la guardava, capiva una cosa sola.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella donna era entrata nella sua vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non gli sarebbe mai appartenuta davvero anche se, stranamente, aveva l\u2019impressione di conoscerla da sempre<\/p>\n\n\n\n<p>Capitolo: Il ritorno<\/p>\n\n\n\n<p>Non era cambiato nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>La strada era sempre la stessa: terra battuta, ciuffi d\u2019erba tra le pietre, e in lontananza le canne che si muovevano nel vento.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi arriv\u00f2 l\u2019odore della menta.<\/p>\n\n\n\n<p>Deciso. Forte. Quasi invadente.<\/p>\n\n\n\n<p>Familiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse si ferm\u00f2 un attimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano passati anni dalla sua partenza. Eppure tutto sembrava uguale.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardava intorno, le mani in tasca. A tracolla, come sempre, la sua macchina da presa.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro di s\u00e9 pensava: non \u00e8 cambiato niente\u2026 o forse sono io ad essere cambiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli torn\u00f2 in mente una frase letta tanto tempo prima:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cFatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Non l\u2019aveva mai dimenticata.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo dieci anni di vita tranquilla, una moglie e tre figli, un giorno era partito.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza spiegazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la macchina da presa era andato via. Voleva finalmente vederla quell\u2019America che era in continuo cambiamento, in costante trasformazione.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio riprendeva tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Le strade larghe, infinite. Le insegne luminose. I volti della gente.<\/p>\n\n\n\n<p>Torno a New York&nbsp; stavolta la film\u00f3 dall\u2019alto, i palazzi che sembravano non finire mai.<\/p>\n\n\n\n<p>La notte, le luci tremolavano come un mare artificiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi Chicago.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vento forte, il lago immenso.<\/p>\n\n\n\n<p>Col tempo cambi\u00f2 modo di guardare.<\/p>\n\n\n\n<p>Non cercava pi\u00f9 solo immagini belle.<\/p>\n\n\n\n<p>Cercava storie.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendeva operai in sciopero fuori dalle fabbriche.<\/p>\n\n\n\n<p>Volti stanchi, mani sporche.<\/p>\n\n\n\n<p>Si trov\u00f2 in mezzo a una protesta contro la guerra in Vietnam.<\/p>\n\n\n\n<p>Cartelli, urla, silenzi improvvisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma a un certo punto qualcosa cambi\u00f2 ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprendeva anche quando non c\u2019era nulla da riprendere.<\/p>\n\n\n\n<p>Strade vuote. Muri. Ombre.<\/p>\n\n\n\n<p>Per lui il mondo era cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Doveva guardarlo attraverso la macchina da presa.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza, niente aveva senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Era solo quell\u2019occhio di vetro a dargli una misura, una forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Come se la realt\u00e0 esistesse davvero solo quando veniva registrata.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, mentre filmava una strada quasi deserta, un vecchio gli si avvicin\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ferm\u00f2 davanti all\u2019obiettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si spostava.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse abbass\u00f2 appena la macchina, infastidito.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vecchio lo guard\u00f2 negli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva uno sguardo fermo, ma non duro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8 pericoloso quello che fai,\u201d disse piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse non rispose.<\/p>\n\n\n\n<p>Alz\u00f2 di nuovo la macchina.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon sai quello che sta succedendo,\u201d continu\u00f2 il vecchio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNon capisci che stai diventando lo schiavo di un oggetto?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Quella frase rimase sospesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse abbass\u00f2 lentamente la macchina da presa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vecchio fece un passo avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl mondo non \u00e8 quello che vedi attraverso questo occhio,\u201d disse, toccando l\u2019obiettivo con due dita.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl mondo \u00e8 quello che vedi con i tuoi occhi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Fece una pausa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuello che senti con le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Con le orecchie.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il naso. Con il cuore\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la prima volta, Ulisse non sapeva cosa fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Non film\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Rest\u00f2 fermo, con la macchina in mano, ma spenta.<\/p>\n\n\n\n<p>E per un attimo breve, quasi impercettibile\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>sent\u00ec il rumore della strada senza registrarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Col passare degli anni cap\u00ec una cosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non stava solo filmando il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Stava cercando se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando torn\u00f2, la strada era la stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>La menta era la stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma lui no. Rest\u00f2 a guardare. Questa volta attraverso i suoi occhi. Tutto era uguale. Tutto era diverso.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre percorreva quella strada conosciuta si sentiva osservato.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva la sensazione che i figli fossero nascosti tra gli arbusti, fermi a guardarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Diffidenti. Curiosi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVenite\u2026\u201d li chiam\u00f2 piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna risposta.<\/p>\n\n\n\n<p>Riprese a camminare.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019odore della menta si faceva sempre pi\u00f9 forte.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava sfiorarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>La casa apparve in lontananza, nella luce del tramonto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi irreale.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla veranda c\u2019era Nami.<\/p>\n\n\n\n<p>Seduta sulla sedia a dondolo, uno scialle sulle spalle.<\/p>\n\n\n\n<p>I capelli lunghi mossi dal vento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse si ferm\u00f2 davanti a lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSono a casa,\u201d disse. Nami alz\u00f2 lo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo attravers\u00f2. Non disse nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio pens\u00f2 fosse rabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>Che lei lo ignorasse.<\/p>\n\n\n\n<p>Che i figli facessero lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i giorni passavano.<\/p>\n\n\n\n<p>E nulla cambiava. Parlava. Chiamava.<\/p>\n\n\n\n<p>Si avvicinava.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno rispondeva.<\/p>\n\n\n\n<p>Col tempo cap\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>Era assenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Come se lui non fosse pi\u00f9 visibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto l\u2019odore della menta cambiava.<\/p>\n\n\n\n<p>Diventava denso.<\/p>\n\n\n\n<p>Presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi tangibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Una sera l\u2019aria era ferma.<\/p>\n\n\n\n<p>Il profumo fortissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Avvolgente. Pesante. Soffocante<\/p>\n\n\n\n<p>Nami era sulla veranda.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardava verso l\u2019acqua, con una nostalgia profonda.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le mani stringeva un ritaglio di giornale.<\/p>\n\n\n\n<p>Un colpo di vento. Il foglio vol\u00f2 via.<\/p>\n\n\n\n<p>Fino ai piedi di Ulisse.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui lo raccolse.<\/p>\n\n\n\n<p>Un trafiletto breve.<\/p>\n\n\n\n<p>Un uomo con una macchina da presa.<\/p>\n\n\n\n<p>Travolto da un treno mentre filmava.<\/p>\n\n\n\n<p>La data\u2026 anni prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella sua mente si accese un lampo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rumore dei binari.<\/p>\n\n\n\n<p>La luce.<\/p>\n\n\n\n<p>Lui fermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ostinato.<\/p>\n\n\n\n<p>A voler catturare l\u2019attimo perfetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sentiva pi\u00f9 nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo l\u2019immagine.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi il vuoto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse abbass\u00f2 il giornale.<\/p>\n\n\n\n<p>Cap\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Non era tornato davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>Era rimasto l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Su quei binari.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva smesso di essere uomo molto prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando aveva iniziato a vedere il mondo solo attraverso una lente<\/p>\n\n\n\n<p>Chiuse gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora lo sent\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Un canto leggero.<\/p>\n\n\n\n<p>Lontano, ma chiarissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Apr\u00ec gli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nami era l\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Immobile.<\/p>\n\n\n\n<p>I capelli si muovevano come immersi nell\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Le labbra appena socchiuse. Non parlava.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure quel canto era suo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse rest\u00f2 fermo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel richiamo lo conosceva bene, lo aveva sempre sentito.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla Sicilia, la notte che rinacque dal mare, all\u2019America . Quel canto era una costante della sua vita,&nbsp; una presenza rassicurante. Una presenza che lo aveva sempre sostenuto dandogli sicurezza e conforto.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche l\u00ec, sui binari. Spingendolo sempre oltre.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre pi\u00f9 lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>Fece un passo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il canto si fece pi\u00f9 intenso.<\/p>\n\n\n\n<p>Dolce.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma inquieto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non consolava.<\/p>\n\n\n\n<p>Attirava.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vento si alz\u00f2. Girava su se stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Portava immagini, suoni, ricordi.<\/p>\n\n\n\n<p>La casa divenne acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>La veranda si dissolse.<\/p>\n\n\n\n<p>Restava solo il canto.<\/p>\n\n\n\n<p>E il movimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse non oppose resistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Come sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Segu\u00ec<\/p>\n\n\n\n<p>Per la prima volta non stava guardando.<\/p>\n\n\n\n<p>Non stava riprendendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Era dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro tutto ci\u00f2 che aveva inseguito senza capire.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre tutto si spegneva, mentre ogni immagine spariva, il canto si fece lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi un ricordo. Una nenia antica, dolce e struggente<\/p>\n\n\n\n<p>Poi pi\u00f9 nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Profonda.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiusa.<\/p>\n\n\n\n<p>Silenziosa.<\/p>\n\n\n\n<p>E sopra di lui, senza pi\u00f9 immagini da inseguire,<\/p>\n\n\n\n<p>il mare si chiuse.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8212;<\/p>\n\n\n\n<p>Le onde si erano fatte pi\u00f9 scure, quasi immobili, come se il mare stesso trattenesse il respiro.<br>Fu allora che la vide accanto a lui<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAdesso lo senti anche tu, vero?\u00bb disse Nami, con una voce che veniva da lontano, dalle profondit\u00e0 degli abissi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNon \u00e8 il mare\u00bb, rispose l\u2019uomo . \u00ab\u00c8\u2026 altro. \u00c8 come se mi chiamasse. Come se sussurrasse il mio nome.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Nami sorrise appena, senza distogliere lo sguardo dall\u2019orizzonte. \u00abTi chiama da sempre. Solo che fino non eri pronto ad ascoltare.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Rimase in silenzio. Il canto si faceva sempre pi\u00f9 incalzante. Come se si avvicinasse. Ma non aveva pi\u00f9 paura. C\u2019era qualcosa di familiare in quella melodia, qualcosa che aveva sempre conosciuto senza saperlo dire.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCos\u2019\u00e8 davvero Nami?\u00bb chiese \u00abChi sei?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si volt\u00f2 verso di lui. Nei suoi occhi non c\u2019era risposta, ma profondit\u00e0.<br>\u00abSono ci\u00f2 che cerchi ogni volta che fai una domanda e non ti accontenti della prima risposta. Sono ci\u00f2 che ti spinge a guardare oltre. Sono ci\u00f2 che non si placa come il mare e ad ogni risposta c\u2019\u00e8 una nuova domanda.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse deglut\u00ec lentamente. \u00abE perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile rinunciare? Perch\u00e9 non possiamo fermarci?\u00bbPerch\u00e9 non siete nati per fermarvi.\u00bb Fece una pausa, poi aggiunse, quasi sussurrando:<br>\u00abFatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Le parole lo attraversarono come un\u2019onda. Non erano pi\u00f9 solo versi, n\u00e9 soltanto la voce di Ulisse. Erano vere. Erano loro<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abMa Ulisse non \u00e8 tornato,\u00bb disse, con un\u2019ombra di esitazione. \u00abHa sfidato il limite\u2026 e lo ha pagato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Nami annu\u00ec. \u00abS\u00ec. Perch\u00e9 la conoscenza non \u00e8 mai senza prezzo. Ma dimmi\u2026 credi davvero che avrebbe scelto di non partire?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ulisse abbass\u00f2 lo sguardo. Conoscevo gi\u00e0 la risposta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE oltre?\u00bb chiese \u00abCosa c\u2019\u00e8 oltre questo viaggio?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Nami lo guard\u00f2 ancora, e per la prima volta sembr\u00f2 quasi fragile.<br>\u00abNon c\u2019\u00e8 un oltre che possa fermarti. Ogni fine \u00e8 un\u2019altra soglia. Continuerai a cercare, finch\u00e9 il tempo e lo spazio non avranno pi\u00f9 significato.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Inspirprofondamente. Il mare davanti a noi non era pi\u00f9 una distesa, ma una direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAllora non finisce mai\u00bb, dissi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNo,\u00bb rispose Nami, piano. \u00abE questo \u00e8 il vostro destino.\u00bb Restarono l\u00ec, un istante sospeso, mentre il canto cresceva e il mondo sembrava dissolversi poco a poco. Poi cap\u00ec.Non era il viaggio a dover finire.<br>Ero l\u2019uomo che doveva scegliere se continuarlo o fermarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Fece un passo avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>E il mare, anche questa volta, non fece paura.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59440\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59440\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PROLOGO Il mare, di notte, non dorme mai. Respira. Lento. Profondo. Il mare \u00e8 una creatura antica che conosce cose che gli uomini hanno dimenticato O cose che gli uomini non hanno mai saputo. Il mare e il buio. Due paure antiche, inquietanti che attraggono e respingono. Che incuriosiscono e divorano. L\u2019eterno immobile movimento. C\u2019\u00e8 [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_59440\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59440\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":39405,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-59440","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59440"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/39405"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59440"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59440\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59472,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59440\/revisions\/59472"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59440"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59440"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59440"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}