{"id":59369,"date":"2026-05-07T22:06:16","date_gmt":"2026-05-07T21:06:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59369"},"modified":"2026-05-07T22:06:18","modified_gmt":"2026-05-07T21:06:18","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-una-storia-vera-di-alessandra-de-sire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59369","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Una storia vera&#8221; di Alessandra De Sire"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando la primavera arriva porta con s\u00e9 i profumi e i colori che il lungo inverno sembra aver cancellato dalla nostra memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Che bello il vento di primavera, non \u00e8 pi\u00f9 il gelido inverno, i fiori aprono le corolle donandoci mille colori, spuntano qua e l\u00e0 tutte le erbette e gli uccelli riprendono il loro melodioso canto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio cappotto nell\u2019armadio lasciava ormai il posto ai giacchini di lana ricamati rigorosamente a mano, dai colori sbiaditi e consumati, i calzettoni bianchi mi liberavano finalmente le gambe dalle strette e lunghe calze di lana.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante ci fossero tanti cambiamenti intorno a me, il mio posto era sempre lo stesso, seduta davanti un lungo tavolo della sala da pranzo.<\/p>\n\n\n\n<p>La sala aveva soffitti alti, era arredata con mobili antichi, stracolmi di oggetti in fine porcellana e ricordi di famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le pareti della sala erano arricchite da quadri con cornici importanti del nonno e del bisnonno che mi guardavano severi. Nella parete centrale della grande stanza, due fioretti ricordavano la passione del nonno che tirava di scherma.<\/p>\n\n\n\n<p>Io ero seduta davanti al tavolo, con le gambe ciondolanti, i piedi sospesi almeno mezzo metro da terra, vicino a mia nonna, ex insegnante elementare in pensione, che ogni pomeriggio mi aiutava nello svolgimento dei compiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio rendimento scolastico continuava ad essere molto scarso e mia nonna tra attimi di pazienza e di ira, aspettava un mio cambiamento in attenzione e interesse per lo studio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo pagine di storia e scienze, arrivava inesorabile il momento dello svolgimento del problema assegnato dalla mia insegnate elementare, come compito da svolgere a casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Problema: alla centrale del latte, si caricano su un camion 49 cestelli, ognuno dei quali contiene 12 litri di latte. Il latte viene distribuito in parti uguali, in 6 latterie. Quanti litri ricever\u00e0 ogni latteria?<\/p>\n\n\n\n<p>Risoluzione \u2013 Indicazione &#8211; Calcolo<\/p>\n\n\n\n<p>Io pensavo! Se non fosse un camion a trasportare i litri di latte e fosse una carrozza con dieci cavalli e la centrale del latte fosse in una valle verde, io potrei abitare in una fattoria, avere tante mucche e scendere a valle con la carrozza e, con un bravo cocchiere, distribuire il latte nelle latterie e prendere i soldi per acquistare nuovi giochi e caramelle. Non avrei certo tempo per la scuola!<\/p>\n\n\n\n<p>Le mie divagazioni erano percepite da mia nonna, che alzava subito la voce per richiamarmi all\u2019attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio amico Angelo invece, che ogni giorno mi aspettava in giardino per giocare, svolgeva i compiti con una velocit\u00e0 e facilit\u00e0 estrema.<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi componimenti venivano letti in tutte le classi dell\u2019istituto elementare e la sua insegnante lo portava come esempio davanti a tutti i miei compagni di classe.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia nonna, che conosceva bene l\u2019intelligenza e l\u2019educazione del mio amico, a volte lo invitava ad entrare in casa per sottolinearmi come Angelo fosse diligente rispetto a me che avevo sempre la testa tra le nuvole.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo cercava di suggerirmi le operazioni dei problemi perch\u00e9 potessimo andare a giocare presto; a volte mia nonna faceva finta di non sentire, altre, minacciava Angelo di non farlo pi\u00f9 entrare in casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo viveva con gli zii, era un bambino buono, assennato, giudizioso ed era il mio compagno di giochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, la distrazione e il mio disinteresse per la scuola, erano motivo di rimproveri e punizioni in famiglia. Non era certo colpa mia se le matite sul tavolo si mettevano a ballare!<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, durante la lettura del libro di storia, Garibaldi entr\u00f2 in sala da pranzo. Che bella figura questo Garibaldi! Dedic\u00f2 la sua vita agli ideali di libert\u00e0 e indipendenza e fin da piccolo prefer\u00ec l\u2019avventura allo studio, con disappunto dei suoi genitori che lo volevano dottore o avvocato.<\/p>\n\n\n\n<p>Le giubbe rosse fecero irruzione nella stanza, mi presero e sbarcai a Marsala; a Calatafimi vinsi al fianco di Garibaldi; a Teano incontrammo Vittorio Emanuele II; il 26 ottobre 1860 si concluse la spedizione dei Mille. Garibaldi prosegu\u00ec per Calvi. Io fui ricevuta da Vittorio Emanuele a palazzo.<\/p>\n\n\n\n<p>La sala reale fu allestita con tutto il fasto a nome del potere e della magnificenza del sovrano, ma anche per mostrami la sua benevolenza e generosit\u00e0. La tavola fu imbandita a festa, tovaglie di broccato, duemila bicchieri d\u2019argento, cinquecento componimenti floreali, mille candele, duemila posate d\u2019oro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBianca!\u201d mi richiam\u00f2 mia nonna. Il rimprovero agitato e rumoroso mi riport\u00f2 davanti al libro di storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo giocava con me nel mio giardino, sopra un grande albero di noce. Avevamo una piccola casa. Era il nostro rifugio anche d\u2019inverno.<\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019arrivo della primavera, le giornate si allungarono consentendoci di giocare fino a tardi. Angelo aveva un cavallo dagli zoccoli d\u2019oro, si chiamava Lampo. Con Lampo e la sua spada d\u2019avorio, combatteva per salvarmi dai guerrieri, capi indiani, draghi e mostri di vario genere. Il mio amico era sempre vincente, montava sul suo cavallo e a trotto balzava da colline e pianure, sapeva destreggiarsi in avventure pericolose senza inizio n\u00e9 fine e contro nemici invisibili.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo partiva con Lampo per cercare il tesoro di monete d\u2019oro che i suoi genitori avevano nascosto, perch\u00e9 lui avesse a disposizione tutto ci\u00f2 di cui poteva aver bisogno per diventare un grande guerriero.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella ricerca del grande tesoro, Angelo s\u2019imbatteva sempre in avventure pericolose, ma ne usciva vincente.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante l\u2019assenza del mio amico, io mi rifugiavo nella casetta sull\u2019albero, sistemavo la tana e preparavo con le mie pentoline infusi di mandorle, noce e alloro. Gli infusi mi occorrevano per curare le ferite di Angelo a rientro dalle sue avventure.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la cucinetta che mi avevano regalato, comprensiva di lavello, lavatrice e mobilio, avevo tanto da sistemare e riordinare, inventando ricette per impacchi miracolosi utili in caso di ferite.<\/p>\n\n\n\n<p>Con acqua e farina preparavo il pane che poi mettevo nel forno, riordinavo e asciugavo le stoviglie.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando scendevo dall\u2019albero di noce, cercavo le bacche da mettere in dispensa, utili come ornamento per torte. Ricordo i tiepidi raggi del sole far capolino tra le foglie di noce, mentre il vento Birichino mi sollevava.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec volavo sui tetti delle case, sui comignoli ancora accesi, toccavo le nuvole fatte di zucchero filato che con soddisfazione e piacere assaporavo nell\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando spavalda mi avvicinavo ai raggi del sole, improvvisamente perdevo la vista e allora le ali di cento rondini mi avvolgevano trascinandomi lontano dal sole. Riacquistata la vista, le rondini mi lasciavano libera in volo, mentre il cinguettio armonioso dei fringuelli mi salutava.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019alto osservavo curiosa il mondo dei grandi andare di fretta, correvano legati ai loro orologi, incapaci di vedere dentro di loro e intorno a loro, tutte le meraviglie del creato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo dei grandi era molto lontano sia da me che dal mio amico Angelo.<\/p>\n\n\n\n<p>I grandi delle famiglie ci ricordavano in continuazione che dovevamo essere giudiziosi e finirla di avere comportamenti da bambini. Da quello che avevo capito, il bambino, secondo l\u2019opinione degli adulti, doveva far presto a diventar grande. Ma quando gli adulti si incontravano tra di loro, mostravano felicit\u00e0 a raccontare le avventure della loro fanciullezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo dei grandi mi appariva complesso, incomprensibile e pensavo che non ne avrei mai fatto parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il vento Birichino si affievoliva, io terminavo il mio volo nel cielo, riprendendo il posto sui rami dell\u2019albero.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno, mentre ero intenta a sistemare le bacche nel cestino, che avevo ben foderato con foglie di edera, torn\u00f2 Angelo. Lampo aveva i suoi zoccoli d\u2019oro tutti graffiati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio amico con un balzo salt\u00f2 dal cavallo al ramo di noce.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi raccont\u00f2 che, cavalcando sui Monti Sibillini, posti sull\u2019Appennino umbro marchigiano, si era scontrato con un grosso Drago.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva perso i sensi e si era risvegliato in grembo alla fata Sibillina che viveva nei pressi del monte.<\/p>\n\n\n\n<p>La fata era di una bellezza mai vista, con un abito lungo color argento intarsiato di brillanti e pietre preziose.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo, nonostante fosse un bambino della mia et\u00e0, era un lettore di libri di antichit\u00e0 greca e romana. Mi raccont\u00f2 che la Sibilla era una profetessa sacra che prevedeva il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio amico aggiungeva: \u201cnon tutti sanno che i Monti Sibillini nascondono uno dei segreti pi\u00f9 misteriosi e affascinanti della nostra penisola\u201d; la leggenda faceva di quelle vette la residenza di un antico oracolo chiamata proprio Sibilla.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio respiro si faceva sempre pi\u00f9 fioco perch\u00e9 non disturbasse con il suo esalare, la chiarezza delle parole di Angelo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIn prossimit\u00e0 della cima del monte\u201d, continuava Angelo, \u201cc\u2019\u00e8 una grotta dove la Sibilla vive in uno splendido palazzo sotterraneo circondata da preziosi tesori e damigelle di bellezza incantatrice\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel raccontare, Angelo improvvisamente si rattrist\u00f2 perch\u00e9 la fata Sibillina gli raccomand\u00f2 prudenza e aggiunse che il mio amico era in pericolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Doveva tornare indietro e non tornare mai pi\u00f9 sui Monti Sibillini e sui Monti del Melo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo questo racconto, mi apprestai a trovare le cioccolate che avevo messo da parte in un buco dell\u2019albero, perch\u00e9 Angelo ne potesse trovare sostegno e conforto.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quel giorno, oltre alle bacche cominciai a preparare munizioni di sassi e a raccogliere bastoni appuntiti. Angelo invece, coperto dal suo inimitabile coraggio, continu\u00f2 a cavalcare Lampo alla ricerca del tesoro nascosto dai suoi genitori.<\/p>\n\n\n\n<p>I giorni di primavera, trascorsero veloci come scorre il fiume che sembra aver fretta di raggiungere la foce. Io e Angelo ogni giorno mettevamo in campo le nostre idee e strategie per difenderci dal Drago che aveva sbalzato da cavallo Angelo sui Monti Sibillini.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima della fine della primavera, Angelo decise di inoltrarsi sul monte isola (sul lago Iseo). Il mio amico mi raccontava che la fata che dominava monte isola, era la fata Pupazza. Questa fata faceva parte di un gruppo di fate regine, le pi\u00f9 belle che potessero esistere.<\/p>\n\n\n\n<p>La fata Pupazza era bellissima e si chiamava fata Ghirlanda, ma un giorno presa dall\u2019invidia, parl\u00f2 male della fata Regina. Un folletto raccont\u00f2 alla fata Regina del sentimento d\u2019invidia della fata ghirlanda, fu cos\u00ec che chiamata al cospetto di tutte le fate, la fata Ghirlanda perse tutta la sua bellezza e divenne una Pupazza, pur mantenendo il potere delle fate.<\/p>\n\n\n\n<p>La fata Pupazza che dominava Monte Isola propose ad Angelo di inoltrarsi in una grotta, dove avrebbe trovato il tesoro nascosto dai suoi genitori. Io rimasi a guardia dell\u2019albero, poi scesi dai rami per raccogliere bacche e munizioni di sassi, d\u2019improvviso alle mie spalle comparse il Drago che, con un colpo di coda, mi colp\u00ec riducendomi in fin di vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vento Birichino mi adagi\u00f2 dentro la casetta sull\u2019albero e mi don\u00f2 il respiro per non farmi morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo al rientro si spavent\u00f2 e mi prest\u00f2 le prime cure.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto il vento continuava ad aiutare il mio respiro, mentre il sole mi scaldava le gambe ormai gelide. Il mio amico mise in campo tutte le sue conoscenze scientifiche per aiutarmi, cos\u00ec mi raccont\u00f2 nei giorni successivi la fata Pupazza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Drago che mi aveva colpita cos\u00ec brutalmente disse ad Angelo che i suoi colpi erano mortali e che io sarei morta di l\u00ec a poco.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unico modo che aveva Angelo di salvarmi, secondo i suggerimenti del Drago, era di lasciare me e il mondo dei bambini e di entrare subito nel mondo dei grandi; ma non bastava. L\u2019incantesimo avrebbe preso tutta la memoria del mio amico Angelo, che non avrebbe pi\u00f9 ricordato di me, dei nostri giochi e della nostra amicizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo accett\u00f2 di entrare nel mondo dei grandi e di dimenticare, pur di rendermi la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Io tornai a casa viva e senza ferite, ma da quel giorno Angelo scomparve.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo nei giorni successivi, cap\u00ec che la fata Pupazza era d\u2019accordo con il Drago e con fine crudelt\u00e0 mi aveva raccontato l\u2019accaduto: il Drago e la fata Pupazza avevano organizzato insieme l\u2019allontanamento di Angelo direzionandolo nella grotta di Monte Isola. Angelo cerc\u00f2 nella grotta il tesoro dei suoi genitori, ma non trov\u00f2 nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Insospettito dalle false indicazioni del Drago e della fata, torn\u00f2 da me, ma mi trov\u00f2 morente con ancora un filo di respiro attaccato al vento Birichino. Angelo si prest\u00f2 a darmi tutte le cure di cui necessitavo, copr\u00ec le ferite con foglie d\u2019alloro, trit\u00f2 le bacche, cre\u00f2 un infuso con foglie di mandorlo, supplic\u00f2 il vento Birichino di assistere il mio respiro, sempre pi\u00f9 affievolito dal colpo del Drago.<\/p>\n\n\n\n<p>Subito dopo Angelo part\u00ec per il mondo dei grandi, mentre io, giorno dopo giorno, sentivo di guarire.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni pomeriggio uscivo in giardino, salivo sull\u2019albero con la speranza di vedere tornare il mio amico con il suo cavallo Lampo.<\/p>\n\n\n\n<p>Intanto la scuola era sempre pi\u00f9 noiosa, il mio rendimento sempre pi\u00f9 scarso. Era ormai entrato il gelido inverno e io trascorrevo le mie giornate in casa davanti al camino.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto veniva a trovarmi fata Tristezza. Un giorno, mentre la fata piangeva della sua tristezza, raccolse nel suo velo anche la mia; mi disse che non poteva restituirmi la gioia dei giorni trascorsi insieme ad Angelo, ma poteva regalarmi un\u2019idea per superare la mia tristezza. Avrei dovuto aspettare che di notte una stella entrasse nella mia stanza e la stella avrebbe portato con s\u00e9 il segreto per superare la mia tristezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Trascorsero mesi, le stagioni si succedevano veloci come l\u2019onda del mare si infrange sugli scogli, come veloce cade la pioggia, come veloce la volpe che impaurita rientra nella sua tana.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni giorno io tornavo a pensare al mio amico che aveva rinunciato al mondo dei bambini pur di rendermi salva la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Finalmente una notte di un gelido inverno entr\u00f2 nella mia stanza La Stella. Io mi sedetti sul mio letto incredula, La Stella apparve luminosa, con un lungo abito bianco e argento, i suoi capelli biondi erano raccolti da una ghirlanda di fili d\u2019argento. Le sue mani lunghe e affusolate tenevano in mano con grazia la bacchetta magica di fili sottili bianchi come la neve.<\/p>\n\n\n\n<p>La Stella mi disse: \u201cse vorrai ritrovare il tuo amico dovrai studiare, per poter entrare il pi\u00f9 presto possibile nel mondo dei grandi. Ogni volta che mostrerai disinteresse per lo studio e arrancherai nel tuo impegno scolastico, allontanerai la possibilit\u00e0 di ritrovare il tuo amico Angelo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Detto questo, La Stella vol\u00f2 via attraverso la finestra, lasciando una stria argentata e facendo cadere altre mille piccole stelle bianche e argento nella stanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Mia nonna mi ritrov\u00f2 seduta alla finestra, stringevo il mio orsacchiotto Biscotto, mentre guardavo la luce avvolgente della luna.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu l\u2019ultima volta che mia nonna vide in me un comportamento stravagante.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver completato il corso di studi mi sposai. Mio marito aveva ed ha tutt\u2019ora un\u2019industria di giocattoli. Mi proposi come responsabile dei vari reparti e, dopo qualche anno, nacquero i miei figli.<\/p>\n\n\n\n<p>I miei figli vivevano spensierati, a loro non mancava certo il gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, la fata Spiona, vide la serenit\u00e0 della famiglia, ma soprattutto notava che io ero molto attenta affinch\u00e9 i miei figli giocassero sereni dentro la loro fantasia e con i loro giochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattina, recandomi a lavoro, mi apparve il Drago chiamato dalla fata Spiona. Fu sufficiente un colpo di coda e io caddi a terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Mio marito mi port\u00f2 subito nell\u2019ospedale galleggiante sul fiume Tevere a Roma, dove mi prestarono le prime cure. Nei giorni successivi, i medici mi spiegarono che le ferite riportate necessitavano di dieci anni per rimarginare e venni inviata dallo specialista.<\/p>\n\n\n\n<p>Presa dalla preoccupazione e dallo sconforto, arrivata allo studio del dottore, bussai alla porta e aspettai rigorosamente che mi venisse dato il permesso di entrare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il medico mi invit\u00f2 ad entrare e sedermi.<\/p>\n\n\n\n<p>Davanti al medico caddi seduta senza forza nelle gambe. Il medico sembrava preciso, severo, scrupoloso, poco incline a battute e confidenze. Aveva poca barba, ma sufficiente a nascondere il suo sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>Dai suoi occhi capii che avevo ritrovato il mio amico Angelo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Era proprio lui!!!!! Lo avevo aspettato durante i lunghi e freddi inverni, durante le colorate primavere e nelle calde estati. Lo avevo aspettato l\u00ec, seduta sui rami del nostro grande albero, con la speranza di vederlo apparire all\u2019orizzonte sul suo cavallo Lampo.<\/p>\n\n\n\n<p>Seduta incredula sulla sedia, stordita dalla sorpresa, mi torn\u00f2 in mente bambino, mentre mi raccontava le sue avventure, lo vidi ancora una volta scendere da cavallo con la sua spada e le tasche piene di foglie e di bacche; mi sembr\u00f2 di avvertire i sapori delle nostre merende, perfino gli odori.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi improvvisamente tutto svan\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Al decimo anno di cure, dichiar\u00f2 per iscritto la mia guarigione. Lo trovai in piedi davanti una grande finestra, una parte del suo volto era coperta da un\u2019ombra, mentre un\u2019altra era schiarita da un timido raggio di sole.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBuongiorno\u201d, mi disse, sedendo alla sua scrivania. Mi osserv\u00f2 attentamente come per capire come stessi veramente. Inizi\u00f2 a scrivere frettolosamente, le sue mani non erano pi\u00f9 cicciottelle come quando raccoglieva sassi per la sua fionda, le sue dita erano lunghe e affusolate, lisce come petali di panz\u00e9, non avevano graffi o segni come quando da piccolo tornava dalle sue spedizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Chino sui fogli scriveva tutto il suo sapere, i suoi capelli neri avevano macchie bianche, e i suoi occhi mi esprimevano tutto ci\u00f2 che aveva smarrito.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei giorni precedenti a quest\u2019ultimo incontro, pensai ad un regalo per lui in segno di riconoscenza e aggiunsi una scatola con un libro intitolato \u201cUna storia vera\u201d, con i sassi del mio giardino, le foglie di noce, di alloro e di bacche.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mio amico d\u2019infanzia, entrando nel mondo dei grandi, non aveva perso l\u2019altruismo che mi aveva dimostrato. Le sue conoscenze mediche erano diventate un mezzo per aiutare chiunque ne avesse avuto bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, invece, con il mio regalo, volevo tentare di restituirgli i ricordi rubati e il suo sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi piace immaginarlo nella lettura del mio libro, serio e attento, forse desideroso di ritrovare gli odori, i colori e anche i sapori di quella cioccolata che riempiva le nostre bocche nelle tiepide giornate di primavera.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Al termine della lettura, Angelo avrebbe saputo che solo la morte del Drago gli avrebbe restituito la memoria e tutti i suoi ricordi di bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora oggi, la casa sull\u2019albero \u00e8 rimasta intatta, ferma al giorno in cui Angelo fu costretto a lasciarmi. Nei giorni di primavera siedo ai piedi dell\u2019albero, con lo sguardo che cerca lontano il ritorno di Lampo e del suo cavaliere.<\/p>\n\n\n\n<p>*****<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe e Agnese vivevano da anni nel loro casale in collina; avevano un grosso vigneto che Giuseppe, con le sue mani sapienti, curava tutto l\u2019anno. Giunto il periodo della vendemmia, iniziava la grande festa.<\/p>\n\n\n\n<p>La cantina di Giuseppe si preparava ad accogliere i succosi grappoli d\u2019uva che venivano raccolti in grandi cassette. Tutti i vendemmiatori che vivevano intorno al casale di Giuseppe e Agnese portavano i loro raccolti, in robuste ceste, nella cantina di Giuseppe.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la raccolta dell\u2019uva, era tradizione fermarsi a banchettare da Giuseppe in una cantina adiacente a quella del lavoro, che Agnese custodiva con grande cura.<\/p>\n\n\n\n<p>La cantina curata da Agnese aveva un grande caminetto a parete e un lungo tavolo dove ogni anno tutti i vendemmiatori potevano festeggiare il raccolto. Agnese e tutte le mogli dei vendemmiatori provvedevano a prendere la legna, a ordinarla e accatastarla sotto le tettoie del casale, ben protetto da pioggia e intemperie. La cantina di Giuseppe vantava duecento botti di legno e l\u00ec, il profumo dei grappoli d\u2019uva appena raccolti e l\u2019odore del mosto, si spargeva ogni anno in tutta la collina.<\/p>\n\n\n\n<p>Cominciava la vendemmia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le botti panciute non aspettavano altro che ricevere il mosto e l\u2019odore del suo ribollire si diffondeva aspro in tutta la grande cantina.<\/p>\n\n\n\n<p>La cucina di Agnese aveva odori di legna secca, oltre a quella di salumi stagionati, di carne cotta, di sughi e di farine. Giuseppe e Agnese, nel loro casale, erano custodi di odori, sapori e colori dell\u2019autunno.<\/p>\n\n\n\n<p>I bambini, dopo la scrittura dei numeri e delle lettere con la nonna Agnese, si radunavano nella cantina per giocare. Il tiepido sole che si affacciava tra le file dei vigneti permetteva ai bambini di giocare liberamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel pomeriggio Giuseppe si trovava tra i filari della sua vigna per raccogliere gli ultimi grappoli d\u2019uva protesi in basso per la pesantezza dei chicchi. Agnese intanto preparava un bel fuoco per la sera.<\/p>\n\n\n\n<p>Improvvisamente, il sole si oscur\u00f2 e sembrava che si preparasse un forte temporale. Giuseppe affrett\u00f2 la sua raccolta dell\u2019uva e Agnese gli and\u00f2 incontro con le sue ceste vuote per aiutarlo. Inizi\u00f2 a tuonare cos\u00ec forte che Giuseppe e Agnese chiusero le imposte del loro casale e i portelloni della cantina con i catenacci di ferro.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti i vendemmiatori fecero allo stesso modo. Il vento forte port\u00f2 dei rumori assordanti di foglie e di rami spezzati; le raffiche di vento si abbatterono contro le tegole dei tetti e i comignoli delle case; i grandi catenacci di ferro delle imposte della cantina di Giuseppe vennero spinti dalla furia del vento quasi a spezzarli.<\/p>\n\n\n\n<p>La terra trem\u00f2, caddero a terra tutte le conche di rame della cucina di Agnese e le ciotole di legno. Ci fu un rumore di cocci e stoviglie fatte in mille pezzi. La furia del vento entr\u00f2 nella canna fumaria e la brace ormai spenta del caminetto di Agnese, si sparse in tutta la cantina. Nella cucina si sollev\u00f2 un odore acre di fuliggine e cenere. Gli utensili in ferro del caminetto caddero a terra provocando un rumore di ferraglia vecchia e arrugginita.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe e Agnese si avvicinarono timorosi ad una fessura della finestra e videro una luce accecante di un fulmine. Un grosso Drago apparve nel cielo tenebroso, sollevato da terra almeno mille metri. La sua bocca spalancata mostrava i denti affilati; il movimento della sua coda falci\u00f2 a met\u00e0 il cielo tenebroso.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu il suo ultimo colpo di coda perch\u00e9 un fulmine dietro il suo dorso lo sollev\u00f2 in alto e lo fulmin\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Terminato l\u2019orribile scenario sembr\u00f2 che tutto ritornasse come se nulla fosse accaduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe e Agnese, aprirono timidamente le imposte delle finestre e piano piano uscirono. Poco alla volta si affacciarono fuori dalle loro case anche gli amici vendemmiatori. Si scambiarono tutti i primi commenti sull\u2019accaduto e fu Agnese a proporre di trascorrere la cena e la notte nel loro casale.<\/p>\n\n\n\n<p>I vendemmiatori, intanto, si apprestarono a sistemare tetti, porte e imposte che il vento aveva divelto. Tutte le donne riordinarono le loro abitazioni e aiutarono Agnese a preparare giacigli di fortuna per la notte a tutti i vendemmiatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole si affacci\u00f2 di nuovo timido, sembrava quasi impaurito dall\u2019atroce oscurit\u00e0 alla quale era stato sottoposto suo malgrado. Scese la sera.<\/p>\n\n\n\n<p>La tavola grande di Agnese era stata coperta di vivande che ognuna delle donne aveva preparato. Lei accese un grande fuoco, si sedettero tutti a mangiare e ognuno di loro raccont\u00f2 ci\u00f2 che aveva visto e sentito, ancora con il terrore negli occhi.<\/p>\n\n\n\n<p>La versione era per tutti quasi la stessa, tranne la narrazione personale dei loro stati d\u2019animo. Le voci si accavallavano e le parole sovrastavano altre parole. Il narrare l\u2019accaduto era soggetto a continue variazioni di voci e di toni pi\u00f9 o meno gravi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ognuno dei presenti ebbe modo di raccontare ci\u00f2 che aveva visto e sentito mentre le donne, a voce bassa, parlavano cullando i loro bambini tra le braccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Improvvisamente Pietro, il pi\u00f9 vecchio del gruppo, usc\u00ec dal suo silenzio e prese la parola.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembrava tutto come in un\u2019orchestra dove gli strumentisti seguono in doveroso silenzio la direzione del loro maestro. Le tante voci che fino a quel momento si erano alzate causando una gran confusione, si abbassarono fino al silenzio pi\u00f9 assordante.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019era pi\u00f9 chiasso nella taverna di Agnese, tutti seguirono con attenzione la sola voce di Pietro, che inizi\u00f2 a parlare avvicinandosi al grande camino. Pietro inizi\u00f2: \u00abTanti anni fa si diceva che una bambina nel sud d\u2019Italia fosse stata colpita dalla coda di un Drago. Fu soccorsa dal suo compagno di giochi, che si dice che poi spar\u00ec perdendo la memoria. Si raccontava in tutta la vallata che la bambina soffrisse tutta la sua infanzia e la sua adolescenza per la scomparsa del suo amico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dai racconti di tanti contadini sent\u00ec dire che, diventata grande, fu di nuovo colpita dalla coda del Drago e stette molto male. Si sottopose a delle cure pesanti per almeno due anni e, nel corso della sua malattia, fu seguita da un medico nel quale lei riconobbe il suo amico d\u2019infanzia che, avendo perso la memoria, non la riconobbe. Fu per lei un\u2019ennesima sofferenza, non poter rivivere la sua infanzia con lui neanche nei racconti.<\/p>\n\n\n\n<p>Bianca, cos\u00ec si chiamava la bambina, sapeva che solo con la morte del Drago, il suo amico avrebbe ritrovato la memoria. Pietro aggiunse: \u00absarebbe giusto che uno di voi partisse per avvertirla che il Drago \u00e8 morto\u00bb. Alle parole di Pietro segu\u00ec lo sbigottimento, la sorpresa, la meraviglia, lo sconcerto. Fu silenzio. Ora si sentiva il solo scoppiettare della legna nel caminetto di Agnese e il respiro profondo dei bambini addormentati tra le braccia delle mamme.<\/p>\n\n\n\n<p>Scese la notte, le imposte dei grandi finestroni della cantina, dal fracasso e dal baccano di quel giorno, ora cigolavano sommessamente ad un fievole vento. Fu quiete. Tutti si apprestarono ad andare a dormire nei giacigli improvvisati da Agnese. I bambini si addormentarono nei loro letti. Si strinsero tutti nella condivisione di un giorno terribile che avrebbero ricordato per tutta la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mattino seguente iniziarono la pigiatura dell\u2019uva. Finalmente il succoso e profumato mosto riemp\u00ec le botti. Il lavoro termin\u00f2 nei giorni successivi travasando il vino pi\u00f9 volte nelle damigiane, inebriando la cantina di un profumo misto a mosto e vino.<\/p>\n\n\n\n<p>Terminato il tempo della vendemmia, Giuseppe parl\u00f2 con Agnese del suo intento di partire a primavera alla ricerca di Bianca per avvisarla di quanto loro fossero stati testimoni.<\/p>\n\n\n\n<p>*****<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio della primavera, tutta la collina partecip\u00f2 ai preparativi per la partenza di Giuseppe. Lo aiutarono a preparare il carro con tutto il necessario, mentre Agnese aveva nel cuore non poca trepidazione. Calcolarono sette giorni di viaggio. Tutti i vendemmiatori si riunirono per salutare Giuseppe. Lo videro allontanarsi con il suo carretto. Le voci di tutti i contadini lo accompagnarono per un lungo tratto di strada.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019eco delle tante voci resistette fino a perdersi piano piano nel folto bosco attraversato da Giuseppe che rest\u00f2 in compagnia del cigolio delle ruote del carro sui ciottoli erbosi e dello scalpiccio degli zoccoli dei cavalli che segnavano a ritmo l\u2019allontanarsi dalla collina.<\/p>\n\n\n\n<p>Era quasi l\u2019inizio della primavera. Il vento soffiava lieve a favore del carro quasi a spingerlo avanti senza ostacolare per nulla il suo cammino. Dopo tre ore di viaggio, Giuseppe arriv\u00f2 alla prima stazione ferroviaria. Lasci\u00f2 i suoi cavalli in una stalla custodita, recintata, ben protetta dalle intemperie, dove il custode avrebbe provveduto a dare da mangiare ai cavalli e al loro abbeveraggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Lasci\u00f2 il carro vicino alla stalla e si avvi\u00f2 a piedi nella stazione ferroviaria. Il treno a vapore era pronto a partire. Giuseppe sal\u00ec in carrozza, il treno disponeva di circa settantotto posti a sedere, con sedili e schienali di legno, disposti su due file separati da un corridoio centrale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019odore del carbone destinato a bruciare nel forno era forte, intenso, esso veniva introdotto nel forno, a mano dal fuochista. La locomotiva si muoveva grazie all\u2019espansione del vapore prodotto nella caldaia, dove l\u2019acqua veniva scaldata dal bruciare del carbone. Giuseppe si sedette nella carrozza disposta centralmente rispetto alla lunghezza del treno. Dai finestrini del treno, vide il cumulo di pietre \u201cmassicciate\u201d intorno ai binari, di colore grigio chiaro. Il treno fischi\u00f2 e si avvi\u00f2 lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo sbuffo aument\u00f2 con l\u2019aumentare della velocit\u00e0 della locomotiva. Mentre il treno avviava la sua corsa, Giuseppe vedeva il sole giocare a rimpiattino tra le fronde degli alberi, illuminando per brevi tratti la carrozza per poi nascondersi dietro il paesaggio che sembrava correre insieme al treno. Alberi, piante, case, villaggi, si sovrapponevano davanti agli occhi di Giuseppe per la velocit\u00e0 della locomotiva.<\/p>\n\n\n\n<p>I collegamenti dei binari producevano un suono come di un clic clac quando le ruote del treno vi passavano sopra. Il tetto del treno aveva il fumaiolo dove usciva il fumo prodotto dalla combustione del carbone. Il fumo si spandeva velocemente e si disperdeva nell\u2019aria con la stessa velocit\u00e0 del treno in corsa.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe guardava sempre fuori dal finestrino della sua carrozza il paesaggio dai mutevoli colori che dal rosso, al giallo, all\u2019arancio dell\u2019autunno, lasciavano il posto a quelli pi\u00f9 chiari di una primavera nascente. I fiori, rosa e lill\u00e0 si spargevano a piccole macchie qua e l\u00e0, sovrastati ancora da quelli pi\u00f9 scuri dell\u2019inverno.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre il treno correva, la mente di Giuseppe restava aggrappata fortemente alla sua casa e ai suoi amici. Il viaggio dur\u00f2 per ben quattro giorni e Giuseppe mangi\u00f2 ci\u00f2 che gli aveva preparato Agnese, pollo, pane ben imburrato, polenta secca, patate e agnello cotto alla brace.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli odori lo riportavano alla sua cantina, ma forte era il suo desiderio di arrivare a destinazione per compiere il suo compito. A sud d\u2019Italia, il treno termin\u00f2 la sua corsa e Giuseppe si organizz\u00f2 con un carretto di fortuna alla ricerca di Bianca.<\/p>\n\n\n\n<p>Bianca viveva in un posto a sud della Puglia, che contava novemila abitanti. Col\u00f9 era il paese di Bianca che Giuseppe raggiunse in due giorni interi. Arrivato a Col\u00f9, Giuseppe cerc\u00f2 dove mangiare e potersi riposare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella locanda chiese informazioni su Bianca. Tutti conoscevano la signora Bianca; viveva nella sua casa con un grande giardino, vicino alla chiesa di S. Maria. Bianca aveva ormai sessantacinque anni, viveva con suo marito Vittorio e avevano in custodia quattro nipoti, perch\u00e9 spesso i figli lavoravano in una grande citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>I nipoti di Bianca, Gaia e Giacomo, Giulia e Matteo, erano bambini molto vivaci e c\u2019era sempre un gran da fare con loro. Vittorio curava tutte le cose fuori casa, mentre Bianca stava sempre in casa a riordinare, cucinare e organizzare i giochi per cercare di far star buoni i nipoti. Bianca preparava loro buonissime merende con pane, burro e marmellata, o pane bagnato con lo zucchero o crostate di uva spina e pizze dolci.<\/p>\n\n\n\n<p>In inverno i bambini giocavano in una grande sala piena di giocattoli davanti a un grande caminetto. D\u2019estate invece si riunivano tutti sotto il grande albero di noce che Bianca aveva custodito nel tempo con tanta cura. L\u2019altalena era stata rinnovata con corde nuove e pi\u00f9 sicure, la casa sull\u2019albero aveva un tetto pi\u00f9 solido, due finestre e, all\u2019interno, una cucina completa di tutto e quattro lettini in pi\u00f9 perch\u00e9 i bambini potessero riposare nelle tiepide giornate di sole.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel giorno di primavera, mentre Bianca guardava divertita i suoi nipoti giocare, si avvicin\u00f2 al grande cancello del giardino un uomo. Bianca si diresse verso il cancello mentre i nipoti le tiravano le gonne per l\u2019ennesimo capriccio. \u00abBuongiorno\u00bb, disse Giuseppe a Bianca, \u00abvengo da lontano per parlarle di un Drago\u00bb. Bianca cap\u00ec immediatamente e subito apr\u00ec il cancello a Giuseppe.<\/p>\n\n\n\n<p>I bambini si erano fatti silenziosi perch\u00e9 incuriositi da quell\u2019uomo che non avevano mai visto circolare nella casa dei nonni. Bianca lo fece entrare, gli offr\u00ec subito un bicchiere di latte caldo, dei biscotti e mise sul tavolo tutto ci\u00f2 che aveva in credenza. Lei provvide a mettere un gran ciocco nel camino che bruci\u00f2, scaldando la grande casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe inizi\u00f2 il suo racconto e Bianca lo ascolt\u00f2 in silenzio. Dunque, il sortilegio su Angelo si era annullato e da quel momento Bianca avrebbe dovuto aspettare solo il suo ritorno. Lei e Vittorio ospitarono Giuseppe, lo accolsero dandogli tutte le comodit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per tre giorni, Giuseppe ebbe biancheria pulita, una camera da letto solo per lui e il suo bagno.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando, dopo tre giorni, Giuseppe ripart\u00ec, Bianca sistem\u00f2 le vivande nel grande sacco di Giuseppe, mise una torta per Agnese e tanti salumi stagionati che avrebbe potuto condividere con i suoi amici al ritorno.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla partenza di Giuseppe trascorsero tante stagioni. I nipoti di Agnese e Vittorio si erano fatti grandi, svolgevano i compiti in modo autonomo, aiutavano la nonna Bianca a sbrigare le faccende domestiche e aiutavano il nonno in tutti i lavori in giardino. Erano ormai ragazzi assennati.<\/p>\n\n\n\n<p>Bianca e Vittorio speravano sempre che rimanessero con loro ma i genitori erano prossimi a rientrare in paese e i quattro nipoti sarebbero tornati nelle loro abitazioni non lontane da quelle dei nonni.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo, l\u2019amico di infanzia di Bianca, viveva con sua moglie Ester a La Spezia e aveva una sola figlia, Gaia, che viveva lontano da loro. Angelo era in pensione, ma si dedicava allo studio e alla ricerca di nuovi farmaci. Ester insegnava ed era anche lei prossima alla pensione. Angelo aveva in mente un bel viaggio, quando Ester avesse terminato il suo impegno lavorativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattina, Angelo si alz\u00f2 molto presto e svegli\u00f2 Ester dicendole che avrebbe voluto raggiungere il luogo dove aveva trascorso la sua infanzia. Ester era ancora addormentata e non riusc\u00ec a capirlo, ma quando si svegli\u00f2, mostr\u00f2 ad Angelo il suo stupore. Era la prima volta dopo quarant\u2019anni di matrimonio che Angelo parlava della sua infanzia. Ester ne fu contenta ed Angelo le disse che improvvisamente aveva ricordato i luoghi, gli ambienti, la casa e la bambina con la quale aveva trascorso pomeriggi interi sotto un grande albero di noce. Angelo disse ad Ester che il viaggio da organizzare sarebbe stato nel sud d\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Terminato l\u2019impegno lavorativo di Ester, presero il treno e raggiunsero Col\u00f9, dove Angelo ricordava di aver trascorso la sua infanzia. Si fermarono in una locanda e i primi quattro giorni, Angelo volle perlustrare tutta Col\u00f9, indicando ad Ester stupefatta, la scuola che aveva frequentato, i giardini, la chiesa, le due piazze e tutti i posti che lui ricordava.<\/p>\n\n\n\n<p>Arriv\u00f2 poi per lui la parte pi\u00f9 commovente che rimandava di giorno in giorno per il timore di non ritrovare la sua compagna di giochi, Bianca. Raccolse, dunque, tutti i ricordi e un pomeriggio d\u2019estate si avvicin\u00f2 con Ester nella casa che ricordava essere della nonna di Bianca.<\/p>\n\n\n\n<p>Arrivato al grande cancello vide una donnina della sua et\u00e0 con un lungo grembiule e i capelli raccolti. Scavava la terra dai vasi per porre le sue piantine. Sembrava scegliere i colori dei fiori per comporli nei vasi. Piegata sulla schiena, il suo grembiule toccava quasi a terra. Ad Angelo sembr\u00f2 di intravedere nei suoi movimenti la bambina che aveva conosciuto, sempre intenta a sistemare le sue pentoline nella cucinetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo vide vicino a lei un uomo. Pens\u00f2 fosse suo marito, le porgeva l\u2019acqua per piantare i fiori appena trapiantati. Angelo prese coraggio e a gran voce chiam\u00f2 \u00abBianca!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Vittorio avvis\u00f2 Bianca che non aveva assolutamente sentito e che con difficolt\u00e0 raddrizz\u00f2 la sua schiena china sui vasi e guard\u00f2 in direzione del cancello. In fretta si sciacqu\u00f2 le mani con la brocca d\u2019acqua e insieme a Vittorio si diresse verso il cancello del loro grande giardino.<\/p>\n\n\n\n<p>Avvicinandosi sempre di pi\u00f9 al cancello, Bianca cap\u00ec. Vittorio non ebbe il tempo di aprirlo che le mani di Angelo e Bianca si strinsero tra le inferriate. Le braccia e le mani si intrecciarono e si toccarono come per essere sicuri che non fosse un sogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il cancello venne aperto ci fu tra loro un lungo abbraccio. In quel lungo abbraccio lei ricord\u00f2 tutte le stagioni trascorse nell\u2019attesa del suo ritorno e lui, quelle trascorse nel gioco e nella spensieratezza. Vittorio ed Ester stettero l\u00ec vicino a loro, in silenzio, senza turbare minimamente la magia del loro incontro.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la gioia nel cuore e con commozione, attraversarono in quattro il lungo viale del giardino e si sedettero tutti sotto l\u2019albero di noce, tranne Angelo che si avvicin\u00f2 all\u2019altalena, afferr\u00f2 le corde come per riappropriarsi dei suoi ricordi e si mise dolcemente a dondolarla. Angelo mise in ordine la vecchia scaletta che permetteva di salire sul grande albero, alz\u00f2 gli occhi in alto e osserv\u00f2 che le tende della finestra della casa sull\u2019albero erano al loro posto e si muovevano al vento. Era lo stesso vento di un tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi si sedette con gli altri come se avesse terminato un lungo e sofferto peregrinare.<\/p>\n\n\n\n<p>Angelo ed Ester furono ospitati nella grande casa. Bianca e Vittorio avevano il timore che andassero via, ma la condivisione dei giorni insieme li tranquillizzava, nella speranza che rimanessero ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>Vittorio, intanto, aveva ripreso a riorganizzare il suo stabilimento di giocattoli e Angelo, quando rimaneva da solo, studiava nuovi farmaci.<\/p>\n\n\n\n<p>Ester e Bianca, invece, organizzarono meravigliosi picnic, sceglievano i prati pi\u00f9 belli, colorati da mille fiori. Sedute comodamente in piccole sedie di paglia, aprivano i loro cestini con prelibate vivande. Giocavano a dare forme alle nuvole e si raccontavano di loro per ore.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima del buio tornavano a casa portando con loro un ricordo di quel giorno; spesso erano erbette profumate da mettere in cucina o sassi con forme originali o ancora fiori e foglie con tante sfumature di colori. Bianca, al ritorno, accendeva il caminetto e ognuno di loro raccontava la sua giornata.<\/p>\n\n\n\n<p>I giorni insieme divennero settimane, poi mesi, poi anni. Bianca arriv\u00f2 a festeggiare i suoi settant\u2019anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Una mattina Bianca, come faceva di solito, apr\u00ec la finestra della sua camera da letto. Sul davanzale era solita trovare le foglie cadute dal suo albero di noce, che prendeva e con cura riponeva dentro le pagine di un libro. Era solita farne dei segnalibri; questi avevano sempre i colori di tutte le stagioni. Tra le pagine dei suoi libri, inseriva pans\u00e9, foglie con i mille colori dell\u2019autunno e margherite facendone i suoi segnalibri preferiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella mattina, dopo aver riposto le foglie, tra le pagine ingiallite di un vecchio libro, ben riposto sul suo comodino, si sent\u00ec il respiro affannoso. Angelo fu il primo a prestarle soccorso, la adagi\u00f2 sul suo letto e Bianca le rivolse il suo ultimo sguardo che rivelava ancora una volta la gioia di avere il suo amico vicino. Le loro mani si strinsero forte, ma fu l\u2019ultima volta. Angelo improvvisamente sent\u00ec le mani fredde di Bianca tra le sue, avvert\u00ec forte una stretta nel suo cuore, mentre i suoi occhi colmi di lacrime persero completamente la vista.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti caddero nella disperazione, nella tristezza e in un pianto inconsolabile. Decisero di non lasciarla sola di notte e tutti si misero vicino a lei raccontando il suo buon cuore, la sua accoglienza, il suo amore nel fare tutte le cose. Accorsero i figli, i nipoti e tutti le stettero vicino fino a notte fonda.<\/p>\n\n\n\n<p>*****<\/p>\n\n\n\n<p>In piena notte, nella stanza dove giaceva Bianca addormentata, alla presenza di tutti, si ud\u00ec un forte vento. Le piante del giardino si piegarono quasi a spezzarsi, le imposte delle finestre iniziarono a battere e la finestra della stanza di Bianca si spalanc\u00f2, strappando via le tende finemente ricamate da lei e sparpagliando senza rispetto tutte le rose poste ai piedi del letto dove giaceva la poverina.<\/p>\n\n\n\n<p>Improvvisamente, il vento si plac\u00f2 ed entr\u00f2 dalla finestra la Fata della Notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Aveva un abito azzurro ed era circondata da una miriade di stelle luminose che circondarono il letto di Bianca, che si illumin\u00f2 di una luce meravigliosa e sembr\u00f2 ridare vita al suo bel viso ormai spento dalla morte.<\/p>\n\n\n\n<p>La fata disse: \u00abperch\u00e9 piangete?\u00bb e aggiunse, \u00abcon la morte del Drago muore anche il cattivo sortilegio. Bianca torner\u00e0 bambina e la vedrete giocare sotto il suo albero di noce, mentre a voi, ad uno ad uno, toccher\u00e0 la stessa sorte. La storia di Bianca e di voi tutti ricomincer\u00e0, ma questa volta senza la cattiveria del Drago\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopodich\u00e9 la Fata scomparve insieme a tutte le sue stelle, lasciando il buio nella stanza di Bianca, che rest\u00f2 illuminata da una fioca candela ormai quasi consumata.<\/p>\n\n\n\n<p>Rimasero tutti sbigottiti. Presto si fece l\u2019alba. Tutt\u2019a un tratto, Vittorio, Angelo ed Ester, ancora stupefatti, sentirono una vocina in giardino. Videro dalla finestra una bambina che correva intorno all\u2019albero di noce e cantava: \u00abAngelo al trotto, con il suo cavallo Lampo, va cercando il tesoro nascosto, io l\u2019aspetto qua!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>e poi ricominciava \u00abAngelo, al trotto, con il suo cavallo Lampo, va cercando il tesoro nascosto, io l\u2019aspetto qua!\u00bb. Poi udirono un\u2019altra voce. Questa volta comparve alla porta la nonna di Bianca che la chiamava dicendo: \u00abBianca! Vieni subito a fare i compiti! Fai presto!\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Come annunciato dalla Fata della Notte, Vittorio, Angelo ed Ester, i figli e i nipoti ad uno ad uno scomparvero tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec, la storia ricominciava&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuando la primavera arriva, porta con s\u00e9 i profumi e i colori che il lungo inverno sembra aver cancellato dalla nostra memoria. Che bello il vento di primavera! Non \u00e8 pi\u00f9 il gelido inverno! Il mio cappotto nell\u2019armadio lasciava ormai il posto ai giacchini di lana ricamati rigorosamente a mano, dai colori sbiaditi e consumati, i calzettoni bianchi mi liberavano finalmente le gambe dalle calze di lana \u2026\u00bb.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59369\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59369\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando la primavera arriva porta con s\u00e9 i profumi e i colori che il lungo inverno sembra aver cancellato dalla nostra memoria. Che bello il vento di primavera, non \u00e8 pi\u00f9 il gelido inverno, i fiori aprono le corolle donandoci mille colori, spuntano qua e l\u00e0 tutte le erbette e gli uccelli riprendono il loro [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_59369\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59369\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":39407,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-59369","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59369"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/39407"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59369"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59369\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59463,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59369\/revisions\/59463"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59369"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59369"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59369"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}