{"id":59313,"date":"2026-05-04T22:27:15","date_gmt":"2026-05-04T21:27:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59313"},"modified":"2026-05-04T22:27:16","modified_gmt":"2026-05-04T21:27:16","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-ricordi-dinfanzia-di-antonio-melchiorre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59313","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Ricordi d&#8217;infanzia&#8221; di Antonio Melchiorre"},"content":{"rendered":"\n<p>Ogni volta che mio padre sellava il cavallo per agganciargli il calesse o il traino a quattro ruote, io ero sempre l\u00ec, con la speranza che mi portasse con s\u00e9. Mi affascinava viaggiare su quei mezzi che oggi si vedono solo nei musei. Eppure, non parlo di secoli fa: sono passati appena settant\u2019anni.<\/p>\n\n\n\n<p><br>La mia famiglia viveva in una grande colonia a mezzadria, una di quelle dove tutto profumava di terra e di animali. C\u2019erano stalle per i buoi e i vitelli, una per le pecore, due per i maiali, un bel pollaio e tante gabbie a palafitte per i conigli sotto le maestose noci matte che costeggiavano il retro della casa. Un\u2019altra stalla era per il cavallo, con una mangiatoia pi\u00f9 alta rispetto a quelle dei buoi.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Gli animali erano accuditi dagli uomini adulti della famiglia: pap\u00e0 Nicola e gli zii Antonio, Gabriele e Orlando. Nel pomeriggio li aiutavano i pi\u00f9 giovani \u2014 i miei fratelli Pasquale, Dante e Luigi \u2014 e anch\u2019io, pur piccolo, avevo qualche compito leggero. I miei mi raccontavano che gi\u00e0 a sei anni, mi piaceva tenere le redini dei buoi in coppia, in fila con altri, mentre tiravano l&#8217;aratro per l&#8217;aratura dei campi ed anche per condurli ad abbeverare gi\u00f9 nella valle, dove c\u2019era l\u2019indimenticabile \u201cfontana vecchia\u201d. Mi seguivano Mellina, mia coetanea figlia di zio Gabriele, Anna, figlia di zio Antonio, e la mia sorellina Maria, la pi\u00f9 piccola di casa.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Dopo aver trasportato al letamaio il letto sporco degli animali, ognuno aveva un compito preciso. C\u2019era chi riempiva le mangiatoie di foraggio, chi portava paglia e fieno alle stalle con una grande cesta di canne e vimini, trasportata a spalla da due persone con un lungo bastone. Il fieno veniva tagliato con la \u201ctaglia fieno\u201d, una grande lama a doppio manico, e piano piano le serre si abbassavano fino a svuotarsi quasi del tutto con l\u2019arrivo dell\u2019estate.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Le donne non erano da meno: mamma Ermelinda, le zie Erminia e Imelde, e le mie sorelle maggiori Adalgisa e Vilma si occupavano dei maiali, dei conigli, delle pecore e dei polli. Bollivano l\u2019acqua con la crusca per i maiali \u2014<em> \u201clu viviron\u201d<\/em> \u2014 davano foraggio e grano agli altri, e raccoglievano con cura le uova ancora calde dai giacigli, appena le galline uscivano sull\u2019aia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni mattina, dopo lo svezzamento degli agnelli, mamma mungeva le pecore con l\u2019aiuto di uno di noi figli. Raccoglieva il latte in un grande secchio di latta e, tornata a casa, preparava il formaggio accanto al focolare. In certi periodi faceva il formaggio anche con il latte della nostra mucca nera.<\/p>\n\n\n\n<p>Terminati i lavori mattutini, la grande famiglia si riuniva per la colazione intorno al lungo tavolo della cucina, sotto le salsicce e le lonze appese, con la gabbia di canne dove asciugavano le pizze di formaggio. Sul tavolo non mancavano mai un grande piatto di pane unto con ventricina o salsiccia sbriciolata, frittatine con le uova fresche appena raccolte, e per noi bambini una zuppa calda con pane, latte e ricotta appena fatta. Ma la lecconeria maggiore per noi piccini era il cibo avanzato il giorno prima <em>(tajarill e fagioli o anche solo fagioli)<\/em> che le donne riscaldava con un soffritto di cipolla e olio su di una grande padella con treppiede (lu pizinet) sopra i carboni accesi. Disposti a cerchio intorno al maestoso focolare, con sgomitate tra noi per farci spazio (eravamo in tanti&#8230;una decina bambini, con anche qualche adulto), ognuno, armato del proprio cucchiaio, mangiava frettolosamente fino a saziet\u00e0. Per gli adulti c\u2019era sempre il fiasco di Montepulciano rosso appena spillato dalla botte e una grande caraffa d\u2019acqua. Poi, ognuno riprendeva le proprie faccende.<\/p>\n\n\n\n<p>I ragazzi pi\u00f9 grandi andavano a scuola, a piedi, con la borsa di legno piena di libri e quaderni. Percorrevano pi\u00f9 di due chilometri fino a Cipressi. Noi pi\u00f9 piccoli, invece, giocavamo sull\u2019aia, sotto gli occhi delle mamme che, tra un bucato e l\u2019altro, portavano le conche di rame in testa per rifornire la casa d\u2019acqua. Quando non lavavano, impastavano la farina per fare <em>\u201cli tajarill\u201d<\/em> o cuocevano lentamente sul camino la pignata di fagioli, che profumava tutta la casa. Nei momenti d\u2019attesa, si dedicavano alla tessitura, muovendo con ritmo i telai posizionati nella grande cucina accanto al lungo tavolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli uomini lavoravano la terra: tagliavano l\u2019erba per alimentare il bestiame con foraggio fresco o per farne il fieno, aravano il terreno con i buoi, seminavano grano, orzo e legumi, raccoglievano in autunno le olive per macinarle in frantoio riempendo gli otri di buon olio. Tutto serviva a mantenere la famiglia per l\u2019intero anno. In autunno c\u2019era la vendemmia, e noi bambini ci divertivamo a pigiare l\u2019uva nei tini, a piedi nudi, inebriati dal profumo del mosto e a San Martino il vino novello era gi\u00e0 pronto per il primo assaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando arrivava l\u2019inverno, gli uomini potavano gli alberi e facevano legna per il camino e per il forno, dove si cuoceva il pane e la gustosa pizza con i pomodorini, nei giorni di festa, anche la carne.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Nel pomeriggio, i pi\u00f9 piccoli portavano al pascolo le pecore e le capre, sorvegliati da un fratello maggiore. Tra un controllo e l\u2019altro, trovavamo sempre il tempo per un gioco a nascondino.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019estate, con le scuole chiuse, tutti si univano alla mietitura. Si falciava a mano lungo i pendii e, nei tratti pi\u00f9 comodi, si usava la mietifalciatrice trainata dai buoi. Il momento pi\u00f9 atteso era la trebbiatura, una vera festa che oggi riviviamo solo nei ricordi o negli agriturismi. Si riempivano i cassoni di grano e nell&#8217;aia si ammassava la paglia facendone una serra, la pi\u00f9 grande.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero un bambino curioso, e tra tutte le cose della campagna quella che pi\u00f9 mi affascinava era il cavallo. Quando pap\u00e0 sellava, io correvo da lui e chiedevo: \u201c<em>Pap\u00e0, dove vai?\u201d.<\/em> Lui spesso rispondeva:<em> \u201cA duville\u201d<\/em>. Per anni ho creduto che fosse un luogo misterioso, proibito ai bambini. Solo pi\u00f9 tardi capii che significava <em>\u201cin nessun posto\u201d<\/em>: voleva dire che andava a sbrigare le solite faccende, dal mugnaio o al mercato. Qualche volta, per\u00f2, mi portava con s\u00e9 \u2014 insieme a mamma e a qualche fratello \u2014 a trovare i nonni materni, Ugo e Annadomenica, che abitavano su una collina sopra Pineto, in una casetta di campagna con i figli Nicola, Maria, Giovanni, Crocetta e Vittorio. Li chiamavano i <em>\u201cSenzanumeri\u201d<\/em>, e ci accoglievano sempre con gioia. Dopo il pranzo, ci regalavano caramelle o frutta secca; giocattoli, a quel tempo, non se ne vedevano. Il viaggio di ritorno era lungo, e noi bambini ci addormentavamo ammassati accanto a mamma, mentre pap\u00e0 fermava il cavallo alle fontane lungo la strada.<\/p>\n\n\n\n<p>La domenica era dedicata alla messa nella chiesa di Sant\u2019Antonio Abate, a Cipressi. Tutti si vestivano con cura: i bambini con i pantaloni alla zuava, le donne con gli abiti cuciti da mamma, gli uomini con il loro unico vestito buono. Il sarto e il calzolaio venivano periodicamente a casa a lavorare. Ogni vestito passava di figlio in figlio, fino a consumarsi del tutto.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Adalgisa, la mia prima sorella, aveva tredici anni pi\u00f9 di me. Mi faceva da sorella e da mamma, mi coccolava e mi portava in braccio. Crescendo, la vedevo diventare una bella ragazza, e ricordo bene il giorno in cui un giovane, Corradino, cominci\u00f2 a seguirla all\u2019uscita della chiesa. Io, ingenuamente, correvo a dirlo a pap\u00e0: \u201c<em>Adalgisa si \u00e8 fatto lo sposo!\u201d<\/em> \u2014 e lei, per dispetto, smetteva di parlarmi per giorni proprio con l&#8217;intento di punirmi. Dopo qualche mese, una domenica, Corradino ci segu\u00ec fino a casa e durante il pranzo chiese a mio padre la mano di Adalgisa e da allora veniva a trovarci di frequente.<\/p>\n\n\n\n<p>A distanza di qualche mese, arrivarono anche i suoi genitori Luigi e Palma della famiglia di<em> \u201cCambraton\u201d, <\/em>sentivo che parlavano con i miei genitori di dote e di matrimonio anche se non ne capivo il significato. Da l\u00ec inizi\u00f2 il via vai dei preparativi, dei sarti, delle sarte, delle donne che stiravano e piegavano la biancheria per la dote.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno della <em>\u201csoma\u201d<\/em>, come si chiamava allora, arrivarono i familiari dello sposo per prendere il corredo della futura sposa. Ricordo la scena: un carro addobbato con fiocchi rossi, trainato da buoi  con su lo sposo con i fratelli Vincenzo e Ntino e su di un traino tirato da un cavallo bianco i suoi genitori. Intanto mamma e altre donne, avevano tirato fuori dai com\u00f2, dai bauli e dall&#8217;armadio, tantissima biancheria nuova (lenzuola, cuscini, tovaglie, tovaglioli, pannolini, coperte, stoffe bianche e colorate, ecc.) e, dopo la stiraura e piegatura per bene, ogni pezzo veniva esposto sui letti e sui com\u00f2. Tutto veniva elencato in un inventario scritto a mano e firmato dai genitori degli sposi.<\/p>\n\n\n\n<p>Fra me e me pensavo che tutta quella biancheria, fatta dalle donne con tanta pazienza e tempo, stava per essere venduta ai predetti. Infatti i parenti dello sposo, dopo un brindisi iniziale, iniziarono a prelevare le varie cose mentre lo zio Antonio e Pasquale, redigevano in doppia copia, per mancanza di carta copiativa, un inventario minuzioso di ogni pezzo prelevato.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Nel contempo, altre donne imbandivano i tavoli della cucina con tovaglie bianche e con le posate migliori. Il pranzo di quel giorno fu una festa: chitarrina al rag\u00f9, pollo e patate al forno, vino e tanta allegria. Io e Maria, i pi\u00f9 piccoli, fummo messi a sedere sul baule della dote. Un\u2019usanza che serviva a far <em>\u201cpagare il riscatto\u201d<\/em> al padre dello sposo, che ci dava qualche soldino pur di farci scendere!<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti passaggi che da bambino non capivo, che per\u00f2 poi, da pi\u00f9 grande, mi furono di esperienza per partecipare attivamente alle varie cerimoie dei matrimoni di Vilma con Romolo e di Maria con Giuliano. In una delle domeniche successive, ai primi di settembre, grande movimento nella nostra casa, arrivarono tanti vicini con sedie e tavoli per l&#8217;allestimento del pranzo nuziale nella grande cucina e nella lunga sala. I pi\u00f9 giovani pensavano ad imbandire i tavoli con tovaglie lunghe e rigorosamente bianche, con tovaglioli di stoffa piegate ad arte e messi sopra al piatto piano posto a rovescio su di un&#8217;altro contenente il famoso antipasto all&#8217;italiana <em>(fette di prosciutto, salame, lonza, formaggio secco e fresco, acciuga arrotolata, un pezzo di uova soda e acetini fatti in casa con un pezzetto di burro, un fiadone e una mozzarellina)<\/em>. Le donne ai fornelli, gli uomini al forno, mentre noi della famiglia ci preparavamo per la cerimonia nuziale indossando l\u2019abito migliore.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo incominciarono ad arrivare tanti parenti, a piedi, con i calessi, alcuni in bicicletta ed anche in lambretta.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Adalgisa scese le scale in abito bianco, sembrava una regina. Pap\u00e0 le offr\u00ec il braccio e, tra applausi e sorrisi, il corteo si avvi\u00f2 a piedi verso la chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui, all&#8217;altare, aspettava Corradino, bello e molto elegante, sottobraccio alla sua mamma, all&#8217;incontro degli sposi pap\u00e0 dopo aver salutato Adalgisa, abbracci\u00f2 Corradino e la sua mamma fece altrettanto, poi segu\u00ecrono gli abbracci degli sposi e dei fututri consuoceri.<\/p>\n\n\n\n<p>La cerimonia, celebrata da don Giuliano, il nuovo parroco arrivato un anno prima durante la grande nevicata del 1956, fu solenne e commovente. Non ricordo molto della cerimonia perch\u00e8 intento a fare mulinella con altri bambini, comunque partecipai con tutti i presenti al grande applauso dopo il Si degli sposi. A fine messa, all&#8217;uscita, noi bambini ognuno con in mano un cartoccio, ci siamo divertiti a lanciare il riso sui giovani e sorridenti sposi. Ricordo il ritorno a casa tra i banchetti preparati dai vicini lungo la via e poi il pranzo nuziale, interminabile e pieno di piatti squisiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la benedizione del parroco, gli sposi diedero il via al pranzo nuziale con il <em>\u201cbuon appetito\u201d.<\/em> Un pranzo durato diverse ore, con tanti piatti serviti ad ognuno: l&#8217;antipasto come sopra spiegato, il brodo caldo con miscuglio di uova mista a cicoria lessa e interiora di pollo con l&#8217;aggiunta di formaggio grattuggiato, timballo al forno, chitarrina alla teramana con rag\u00f9 e pallottine di carne, due fette di carne alla genovese con contorno di piselli, spezzatino di agnello con patate, pollo arrosto con insalata, frutta varia e alla fine il taglio della famosa pizzadolce, fatta in casa con dozzine e dozzine di uova fresche dalla bravissima cuoca, la zia Adele, sorella di pap\u00e0, gi\u00e0 sposata.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante il pranzo tanti brindisi augurali ed anche qualche discorso simpatico e scherzoso di qualche commensale burlone. Dopo il caff\u00e8 e liquori arriv\u00f2 il momento dei doni: ogni famiglia consegnava agli sposi il regalo di nozze (busta con i soldi, servizi di posate varie ed anche di biancheria) ricevendo come ringraziamento dalla mamma della sposa un pezzo di stoffa utile per farne una camicia o una gonna. Gli sposi brindavano con tutti, fingendo di bere il vino che in realt\u00e0 allungavano con l\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>A sera, gli invitati, uno ad uno ripartirono come pure lo sposo con i suoi familiari e poi, tutti a dormire per riprendere il giorno dopo la solita vita, nella sua normale tranquillit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In quei tempi, la sposa arrivava a casa dello sposo la settimana successiva del matrimonio, dove si ripeteva il rito del pranzo nuziale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo qualche giorno alcune zie della famiglia, andarono a casa di Corradino per rifare il letto degli sposi proprio con i pezzi migliori della biancheria data in dote.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;epoca la sposa entrava quasi sempre nella casa paterna dello sposo dove c&#8217; erano gi\u00e0 a vivere tante persone (nonni, suoceri, zii, cognati, ecc.) e, quindi, si trattava di allestire per gli sposini solo una nuova camera, con mobili nuovi: letto, armadio, com\u00f2 con specchiera, comodini, baule, un quadro della Madonna con in braccio il bambino Ges\u00f9, due sedie e un lavabo in ferro con specchiera con pomoli in ottone, munito di bacile e brocca in ceramica bianca e vaso da notte.<\/p>\n\n\n\n<p>I mobili, solitamente, erano belli, intarsiati, decorati e venivano costruiti magistralmente dagli artigiani del luogo. Al mobilio della camera pensava la famiglia dello sposo e alla biancheria necessaria doveva pensarci quella della sposa, ecco perch\u00e8 esisteva l&#8217;obbligo della <em>\u201cdote\u201d<\/em> che in caso di scioglimento del matrimonio, anche per eventuale vedovanza, doveva essere resa alla sposa, in base al famoso inventario dei beni redatto il giorno della soma.<\/p>\n\n\n\n<p>La cerimonia nuziale non era finita, riprese la domenica successiva, nuovamente con l&#8217;arrivo dei parenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla camera vidi uscire ancora Adalgisa vestita di bianco e, nel mentre ci ammassavamo tutti su di un lato della grande cucina, arriv\u00f2 lo sposo con al seguito i suoi parenti. Io ero attaccato alla gonna di mamma, dopo baci e abbracci Adalgisa ci salut\u00f2 e and\u00f2 via con Corradino con il seguito di tutti gli invitati, dirigendosi verso la casa che poi abit\u00f2 con lo sposo dove si ripet\u00e8 quel giorno un nuovo pranzo nuziale e il rito dei doni da parte dei parenti dello sposo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella immagine del saluto \u00e8 rimasta scolpita nella mia mente come un momento traumatico avendo percepito il fatto che Adalgisa, la mia cara sorella che tante volte mi aveva abbracciato e coccolato, mi stava abbandonando per andarsene via con il suo sposo.<\/p>\n\n\n\n<p>Mamma rimase in casa con me e con qualcun altro della famiglia, non accompagn\u00f2 gli sposi, perch\u00e8 questa era la tradizione contadina, la mamma non poteva seguire la figlia che se ne andava in un&#8217;altra famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle mamme era riservato il giorno della domenica successiva al matrimonio per andare a trovare la figlia sposata. L&#8217;usanza era che la mamma indossasse quel giorno un vestito elegante scuro con soprabito nero. Cosa che mamma, accompagnata da pap\u00e0, fece con il seguito mio e di qualcun altro della famiglia. Lungo la strada, a piedi, un paio di chilometri, mamma, avendo capito il mio trauma, cerc\u00f2 di spiegarmi del perch\u00e8 Adalgisa se ne era andata in un&#8217;altra casa. Mi raccont\u00f2 che anche lei, da giovane, lasci\u00f2 la sua casa per trasferirsi in quella di pap\u00e0 Nicola dove insieme, piano piano, avevano formato la bella e numerosa famiglia con tanti figli. Solo allora, capii il senso del matrimonio, far crescere una nuova famiglia come aveva fatto mamma. Allora domandai <em>\u201cQuando arriver\u00e0 il primo bambino?\u201d<\/em> e lei mi disse <em>\u201cSe Dio vorr\u00e0 fra un anno circa\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Rinfrancato da quella spiegazione, chiacchierando chiacchierando raggiungemmo la casa di li <em>\u201cCambraton\u201d<\/em>. una grande fattoria, come la nostra, con una casa molto lunga. Fummo accolti con abbracci da tutti, vedendo Adalgisa le saltai in braccio e lei mi strinse forte con gioia, come una mamma. Si capiva che lei era felice per quella sua nuova vita. Ebbi modo di conoscere pi\u00f9 da vicino il suo suocero Luigi con il fratello Guido, due signori, vestiti a festa, eleganti nel vestire ma soprattutto nei portamenti con una educazione impareggiabile, caratteristica di tanti adulti dell&#8217;epoca, mai una parola fuori posto, mai una parolaccia o volgarit\u00e0 come spesso accade oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi la delicatezza, la bont\u00e0 della suocera Palma ma anche di sua cognata Petronilla, mamma di Mario, nato da qualche mese. Anche i cognati di Adalgisa, Vincenzo e Ntino, ancora celibi, erano un esempio di persone perbene.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco l&#8217;aver capito mi aveva rinfrancato e da allora, ogni volta che mamma andava a trovare Adalgisa, la seguivo volentieri. Quando nacque Gino, il mio primo nipote, fu una festa per tutti. Poi vennero Palma e Carmine. Ogni nuovo nato portava con s\u00e9 il nome di un nonno, come da tradizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano tempi di semplicit\u00e0, ma anche di valori profondi, che oggi mi mancano immensamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Abitudini, consuetudini, tradizioni contadine alle quali era legata la mia fanciullezza, purtroppo, ormai, sono scomparse, cambiate e raccontarle alle nuove generazioni mi provocano sempre una tenerezza nostalgica infinita, perch\u00e8 hanno un profumo e una bellezza di un mondo antico pieno di valori, di ricordi, di profumo della vita, con tante fatiche ma sempre nell&#8217; allegria.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59313\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59313\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni volta che mio padre sellava il cavallo per agganciargli il calesse o il traino a quattro ruote, io ero sempre l\u00ec, con la speranza che mi portasse con s\u00e9. 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La mia [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_59313\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59313\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":39378,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-59313","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59313"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/39378"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59313"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59313\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59318,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59313\/revisions\/59318"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59313"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59313"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59313"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}