{"id":59302,"date":"2026-05-07T21:37:48","date_gmt":"2026-05-07T20:37:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59302"},"modified":"2026-05-07T21:37:49","modified_gmt":"2026-05-07T20:37:49","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-il-derby-di-famiglia-di-edoardo-demo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59302","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 \u201cIl derby di famiglia\u201d di Edoardo Demo"},"content":{"rendered":"\n<p>Alle diciassette di mercoled\u00ec quattro maggio del 1949, Elda Ferrero si trovava nella sua casa in collina di Baldissero Torinese e stava facendo i compiti di matematica. Nello stesso momento, Domenico De Maria era nel pollaio della fattoria di famiglia ad Andezeno, a circa nove chilometri di distanza da Elda, impegnato a dare da mangiare alle galline assieme al padre.<\/p>\n\n\n\n<p>La giornata era piovosa, e un velo spesso di nebbia copriva i campi della collina torinese.<br>Alle diciassette e tre minuti, Elda e Domenico percepirono uno schianto tellurico che in pochi secondi si trasform\u00f2 in un boato rimbombante che quasi li stord\u00ec. Entrambi, incuriositi e anche un po\u2019 spaventati, uscirono per capire cosa fosse stata quella violentissima esplosione. Videro, allora, una grossa nube nera che si stagliava contro il cielo nuvoloso e che contrastava il bianco della nebbia.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera scoprirono dal giornale radio che il boato era stato causato dall\u2019aereo che trasportava la squadra di calcio del Torino, di ritorno da una trasferta a Lisbona, schiantatosi alle diciassette e tre minuti contro la basilica di Superga, non troppo lontano dai loro paesini di campagna.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019evento segn\u00f2 in maniera indelebile i due bambini. Domenico, che a dieci anni era gi\u00e0 un grande tifoso granata, rimase in lutto fino al 1976, quando il Torino vinse il primo scudetto dopo ventisette anni dalla tragedia. Elda, invece, non mise mai piede su un aereo.<\/p>\n\n\n\n<p>I due ragazzi si conobbero nel 1961 grazie ad un incontro organizzato dalle famiglie. Vincenzo Ferrero, padre di Elda, era un operaio Fiat ed ex partigiano della 10a Brigata SAP Gramsci delle Brigate Garibaldi, nonch\u00e9 grande tifoso del Torino. Da quando viveva a Baldissero comprava le verdure dai genitori di Domenico, tutti e due contadini, i quali sognavano di vedere il proprio figliuolo sistemato con una bella ragazza piemontese. Il destino sorrise ad entrambe le famiglie: Elda era una bella ragazza e Domenico era un tifoso granata. La prima cosa che si chiesero a vicenda, durante il loro primo appuntamento nel centro storico di Chieri, fu: \u00abCosa stavi facendo quando l\u2019aereo del Toro si \u00e8 schiantato a Superga?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo una frequentazione di due anni tra gli spalti del Comunale, i campi di grano, i mercati e le passeggiate nei boschi, nell\u2019estate del 1963, si sposarono a Baldissero, nella Chiesa Parrocchiale di San Secondo Martire, la stessa in cui si giurarono amore eterno i rispettivi genitori.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno dopo, il quattro maggio 1964, nacque il loro primo e unico figlio: Felice.<\/p>\n\n\n\n<p>Felice venne iscritto alla scuola elementare di Chieri. Ai primi colloqui con i genitori gli insegnanti riferirono: \u00abIl bambino studia, ma non parla bene l&#8217;italiano.\u00bb L\u2019unica lingua che si utilizzava a casa era, infatti, il dialetto piemontese. Un mattino d\u2019agosto tra la prima e la seconda elementare, quando Felice era in vacanza, il destino gli venne per\u00f2 in aiuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il bambino a casa da scuola, Elda e Domenico lo portavano con loro al mercato di Porta Palazzo, dove vendevano salumi e formaggi. Mentre i genitori lavoravano, Felice passava le giornate a fare i compiti seduto dentro il furgone bianco del padre<\/p>\n\n\n\n<p>e ogni tanto dava qualche piccolo aiuto in cassa per esercitarsi con i calcoli di matematica. Tra i clienti abituali dei genitori c\u2019erano un certo Bruno Giraudo e la moglie Maria Vallegra, due signori eleganti che lasciavano una fresca e deliziosa scia di profumo al bergamotto, mela verde e pepe rosa, ogni volta che passavano. Giraudo era redattore del quotidiano sportivo <em>Tuttosport <\/em>e un appassionato sostenitore della Juventus.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel mattino, il giornalista, notando Felice annoiato dietro al bancone, decise di regalargli una copia del giornale che portava con s\u00e9.<br>\u00abFelice, qual \u00e8 la tua squadra del cuore?\u00bb, chiese al bambino.<br>\u00abIo non ho ancora deciso, ma nonno Vincenzo tifa per il Toro e dice sempre che la Juve fa schifo!\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAllora ti regalo questo,\u00bb disse il giornalista porgendogli il giornale, \u00ableggilo e tra un po\u2019 di tempo mi comunichi quale squadra hai scelto. Ricordati, per\u00f2, che una volta che hai deciso, non puoi pi\u00f9 cambiare idea. Dovrai essere fedele alla tua squadra del cuore per sempre.\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Felice, confuso, osserv\u00f2 i titoli e le immagini presenti in copertina, non comprendendo bene di cosa si trattasse. Ad un certo punto sfogli\u00f2 per sfizio la prima pagina, poi pass\u00f2 alla seconda, alla terza, alla quarta, alla quinta, e infine si trov\u00f2 ad aver divorato il giornale in meno di mezz\u2019ora. Da quel momento in poi obblig\u00f2 il padre a comprare il <em>Tuttosport <\/em>ogni mattina per il resto dell\u2019estate. Quando torn\u00f2 a scuola, in neanche un mese, aveva imparato perfettamente l\u2019italiano leggendo semplicemente gli articoli del <em>Camin<\/em><sup data-fn=\"8f725f10-70b1-479b-b34b-7e5eacb59207\" class=\"fn\"><a href=\"#8f725f10-70b1-479b-b34b-7e5eacb59207\" id=\"8f725f10-70b1-479b-b34b-7e5eacb59207-link\">1<\/a><\/sup> sulle brillanti prestazioni della Juventus di quegli anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu l\u2019inizio della sua prima grande storia d\u2019amore: la Vecchia Signora. A fine estate, con orgoglio, lo comunic\u00f2 al nonno: \u00abDa grande voglio giocare nella Juve e diventare come Marco Tardelli.\u00bb<br>Vincenzo, atterrito nel sentire tali parole, non perdon\u00f2 mai al genero di aver permesso a \u00abquel gobbo di merda di Giraudo\u00bb di rendere juventino il suo unico nipote.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver superato con successo l\u2019esame di quinta elementare, Felice venne iscritto alle scuole medie del Collegio Salesiano Valsalice di Torino. Qui dedic\u00f2 gran parte del suo tempo libero a giocare a pallone. Partita dopo partita, tuttavia, scopr\u00ec tristemente di non possedere alcuna dote calcistica. L\u2019evento illuminante fu la sostituzione durante il torneo regionale di fine anno, quando il maestro di ginnastica gli prefer\u00ec Marco Rosato, il bambino pi\u00f9 scarso della scuola, che faticava persino a correre.<\/p>\n\n\n\n<p>Felice abbandon\u00f2 il sogno di raccogliere l\u2019eredit\u00e0 di Marco Tardelli. \u00abUn infortunio al crociato ha stroncato la mia carriera,\u00bb disse il giorno in cui venne incalzato dal figlio sul motivo per cui non avesse mai giocato nella Juve. Non cit\u00f2 mai il nome di Rosato.<\/p>\n\n\n\n<p>La data del quattro maggio simboleggi\u00f2 per i suoi antenati il ricordo della tragedia di Superga. Per Felice, al contrario, rappresent\u00f2 una dei giorni pi\u00f9 belli della sua vita.<br>Il quattro maggio del 1977, dopo essere stato alla messa in commemorazione delle vittime del Grande Torino, il nonno Vincenzo port\u00f2 il nipote allo Stadio Comunale per assistere alla partita tra la Juventus e l\u2019Athletic Bilbao, valida per l\u2019andata di finale della Coppa UEFA, che i bianconeri vinsero per uno a zero grazie al gol di Marco Tardelli.<\/p>\n\n\n\n<p>La leggenda narra che il nonno fosse andato allo stadio nascondendo sotto la giacca di pelle, rimasta rigorosamente chiusa per tutti i novanta minuti, la casacca del Torino con il nome del capitano Valentino Mazzola stampato sul retro.<\/p>\n\n\n\n<p>Terminata la scuola media, Felice espresse il desiderio di iscriversi al liceo classico. I genitori, sebbene volessero che studiasse ragioneria, assecondarono la richiesta del figlio, convinti dalle parole di Vincenzo secondo il quale il nipote \u00abanche se \u00e8 un gobbo, ha dentro di s\u00e9 la forza per fare grandi cose, proprio come suo nonno!\u00bb. Non si sbagli\u00f2: Felice prese il diploma nel liceo classico in cui alcuni studenti fondarono la Juventus nel 1907, il D&#8217;Azeglio, con votazione di 60\/60 cum laude.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui conobbe una ragazza, Franca Peyron, due anni pi\u00f9 giovane di lui e figlia di due rispettabilissimi avvocati del tribunale, di cui si innamor\u00f2 perdutamente.<br>Nello stesso anno in cui la conobbe mor\u00ec il nonno Vincenzo. Nel testamento lasci\u00f2 tutto al nipote, tranne una cosa: la maglia del capitano Mazzola, che voleva rimanesse con lui nella tomba.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo le scuole superiori Felice decise di lavorare come giornalista sportivo: raccontare alla gente comune le storie della Juventus era il suo sogno. Cominci\u00f2 in alcune riviste locali scrivendo articoli di calcio e ciclismo. Pass\u00f2 poi alle telecronache delle partite di campionati minori, fino a quando si stuf\u00f2 e tent\u00f2 il grande salto, dirigendosi al civico 185 di Corso Svizzera e lasciando il curriculum nella sede del <em>Tuttosport<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Venne assunto tre mesi dopo. Lavor\u00f2 inizialmente come inviato, poi divenne cronista e infine redattore, prendendo il posto un tempo ricoperto da quel gentile signore che gli regal\u00f2 la sua prima copia del <em>Tuttosport<\/em>, quando era bambino.<br>Intanto, nel giugno del 1990, si spos\u00f2 con Franca. Ebbero due figli, Federica e Francesco, nati entrambi rigorosamente nei mesi di maggio del 1997 e del 2000. Comprarono anche, nel 2006, un appartamento al quinto piano di un signorile condominio di Corso Agnelli, che tra le altre cose, si affacciava proprio sul vecchio Stadio Comunale. Il <em>derby di famiglia, <\/em>adesso, si poteva guardare comodamente dal balcone di casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Felice ricopr\u00ec il ruolo di redattore fino al 2018. Non aveva mai smesso di dare l\u2019anima e il cuore per la redazione del <em>Tuttosport. <\/em>Fu lui, infatti, l\u201911 luglio di quello stesso anno, a firmare un editoriale sul trasferimento alla Juventus del giocatore pi\u00f9 forte del mondo: Cristiano Ronaldo. Il finale dell\u2019articolo recitava: \u00abUna stagione storica<\/p>\n\n\n\n<p>della Juventus si apre davanti a noi, e niente e nessuno pu\u00f2 rovinare questo momento. Sognare, infatti, non \u00e8 pi\u00f9 proibito.\u00bb<br>Anche nonno Vincenzo, dall\u2019alto, e con un pizzico di gelosia, sognava assieme a Felice, indossando come sempre la maglia di Mazzola.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cStorie d\u2019amore per il calcio\u201d, Rubrica a cura di Edoardo Demo, <em>Giornale torinese dello sport<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>di Edoardo Demo<\/em><\/p>\n\n\n<ol class=\"wp-block-footnotes\"><li id=\"8f725f10-70b1-479b-b34b-7e5eacb59207\">Soprannome di Vladimiro Caminiti, storico giornalista sportivo del <em>Tuttosport<\/em>. <a href=\"#8f725f10-70b1-479b-b34b-7e5eacb59207-link\" aria-label=\"Salta al riferimento nella nota a pi\u00e8 di pagina 1\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li><\/ol><div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59302\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59302\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" 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