{"id":59254,"date":"2026-05-03T23:27:42","date_gmt":"2026-05-03T22:27:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59254"},"modified":"2026-05-03T23:27:43","modified_gmt":"2026-05-03T22:27:43","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-labora-et-labora-di-riccardo-martellucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59254","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Labora et labora&#8221; di Riccardo Martellucci"},"content":{"rendered":"\n<p>\u2014Hola F\u00e8lipe, que tal?\u2014 gli chiedevo sempre come stesse appena varcavo la soglia del suo ripostiglio. Cos\u00ec lo definivo, per la grandezza, anche se era una specie di officina. E sempre sapevo che mi avrebbe sorriso: <em>Bien, bien, sto bene cabr\u00f3n: <\/em>le solite stesse parole. Quella volta no. Non capii mai se mi reputasse suo amico, oppure se odiasse la mia domanda. Non gli ho mai chiesto in che modo mi definisse stronzo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Estoy en una nube!\u2014&nbsp;Era al settimo cielo? F\u00e8lipe?<\/p>\n\n\n\n<p>Si muoveva: destra, sinistra. Uno scaffale, il tavolo da lavoro. Pinza, colla, forbici, metro, martello. Era frenetico, attivo. Di lui che non ho mai visto le gambe, se non quella volta che mi chinai a raccogliere un cacciavite cadutogli in terra e finito sotto il banco da lavoro. Dava la parvenza di voler essere&nbsp;loquace e spigliato eppure allo stesso tempo serrato, conciso: agitato. Come se dovesse correre via, come se avesse un appuntamento impellente. F\u00e8lipe? Impossibile.<br>&nbsp;Lo conoscevo da quasi un anno e solo una sera ero riuscito a non farlo stare in casa.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Tacos, <\/em><em>Enchiladas<\/em><em>, Fajitas. <\/em><em>Quiero comer mexicano. Riccardo, conosco un ottimo ristorante fuori Roma, per\u00f2 no tengo coche.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Fu l\u2019incipit di quella serata.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Io ho la macchina. Perch\u00e9 non vai mai a mangiare asado? Non ti manca?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Puta mierda cabr\u00f3n, quanti anni hai?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Lo disse rabbioso, come tutti i detentori della verit\u00e0. Poi si distese, gli occhi si dilatarono, come se dovessero accogliere numerose immagini, infiniti ricordi da rivedere. Ho sempre sostenuto che i ricordi non si vedano nella mente, ma nelle pupille; come una proiezione in un grande cinema, loro fungano da schermo e il cranio da sala delle macchine.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi rispose con voce ferma: <em>El asado se mangia a casa. <\/em>Gli occhi diretti nei miei, come spilli a bucarmi le pupille.<em> L\u2019amore se hace con la chica del cuore.<\/em>&nbsp;Le mani accompagnavano il suo scandire come un direttore di una grande orchestra all\u2019ultima prova.<em> La domenica, con todo la familia, <\/em><em>viejo<\/em><em> inizia a massaggiare carne con il sale. La <\/em><em>paciencia<\/em><em>. <\/em><em>No hay que hacer cosas que no se pueden, solo por nostalgia<\/em><em>.<\/em>Non si deve fare, ci\u00f2 che non si pu\u00f2 fare, come andrebbe fatto, solo perch\u00e9 si ha nostalgia. Me lo ripetei in testa, come un eco in un sogno lucido.<em>Renunciar es la forma m\u00e1s alta del amor. Entiende ahora, cabr\u00f3n?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Allora passo stasera a prenderti. <\/em>Dovetti esortarlo ad uscire. Lo implorai. <em>No, <\/em><em>cabr\u00f3n<\/em>. <em>Tengo comida a casa. <\/em>Dovetti ricorrere ad una mossa meschina,promettergli di comprargli dell\u2019alcol e la compagnia della mia coinquilina Rosa. Adorava Rosa. <em>Una bottiglia a testa, F\u00e8lipe. OK? <\/em><em>Si viene Rosa, esta bien. Per\u00f2 mucho tinto, due bottiglie di chianti.<\/em>&nbsp;Gli strinsi la mano<em>. Vale, F\u00e8lipe, vale!<\/em> Era un uomo di sessant\u2019anni, legato ancora a strani rituali di rispetto e di orgoglio. Eppure ci credeva ancora alla parola data, o ad una stretta di mano.<\/p>\n\n\n\n<p>F\u00e8lipe era vedovo. E solo.Ricordo il nostro primo incontro. Il suo negozio: un bugigattolo caotico e privato. Aveva affisse foto della Roma ovunque. <em>F\u00e8lipe per quale squadra tifi? Yo soy del Boca, Riccardo. Dale Boca! <\/em>Perch\u00e9 avesse, allora, solo stampe della Roma di inizi anni 2000 non lo capii mai. Avevo troppe domande da porgli ancora. F\u00e8lipe possedeva troppo celato. Doveva essere la sua capigliatura corvino ad infondermi attrazione, o la mia credenza di vivere in una storia frutto di una sceneggiatura. Mi ero trasferito a Roma perch\u00e9 tutti la definivano il luogo peggiore in cui vivere; eppure, poi sospirando dicevano: \u201c<em>per\u00f2 quanto \u00e8 bella?<\/em>\u201d. Mi sembrava come giustificare un compagno tossico negli atteggiamenti perch\u00e9 ogni tanto rincasa con i nostri fiori preferiti. Ma credevo di vivere in una sceneggiatura, quindi&#8230; cercai lavoro l\u00ec al termine degli studi. Scarpe su scarpe, ripiani sghembi, traballanti, costipati di calzature: eleganti in camoscio da uomo, eleganti in pelle da uomo, di pelle da donna, senza suola, scarpe a punta col tacco, stivaletti, sandali, infradito. F\u00e8lipe era il calzolaio di quartiere. Tutti lo conoscevano, ed io volevo diventare suo amico a tutti i costi. Forse perch\u00e9 avevo appena perso mio nonno; o forse solo per dire di avere un confessore, un sapiente consigliere, un amico fuori dal comune; sempre perch\u00e9 credevo di vivere in una sceneggiatura fatti di incontri rivelatori. Non pensavo fosse cos\u00ec difficile farsi amici in una citt\u00e0 come Roma quando si \u00e8 astemi. Aggiungendo che, non bevendo caff\u00e8, perdevo tutti i momenti di socialit\u00e0 sul posto di lavoro. Per fortuna scelsi una casa con altri coetanei, seppure sconosciuti. Appena entrai nel suo negozietto, la prima volta, con un paio di scarpe che non avevo mai indossato, scollate per avere un movente, gli chiesi subito di lui. Ogni volta lo tartassavo di domande; sembravo vorace, affamato. Neanche il tempo di una risposta che subito gli porgevo un\u2019altra domanda. <em>Ohy Ohy Riccardo me duole la testa as\u00ed.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Hoy ho lucidato 15 scarpe, riparato 10 suole, per\u00f2 non ho fatto<\/em><em> ning\u00fan zapato nuevo. Utilizzo ormai solo martello e tenaglia. Porque todo dicono che il calzolaio \u00e8 un lavoro che torna? <\/em><em>Yo ero famoso aqu\u00ec nel quartire, todos venivano a farsi le scarpe da F\u00e8lipe. <\/em><em>Ripariamo ahora, ma non creiamo. <\/em><em>Como ustedes, los j\u00f3venes<\/em><em>. Cosa create? Dove siete? Sono triste por ustedes. <\/em>Come i giovani.Io anche ero giovane. Ce l\u2019aveva anche con me. O forse con la politica, conoscendolo. Grugniva mentre parlava. Aveva sempre il respiro affannato. D\u2019altronde F\u00e8lipe si muoveva solo tra casa e lavoro<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Cinco hijos&#8230; Cinco. <\/em>La seconda volta lo disse a rallentatore, agitando bene in vista la mano destra.La voce trem\u00f2 per un istante, lo percepii. Il gioco del duro durava poco per F\u00e8lipe.&nbsp;Infatti, commosso riprese.<em> Cinque figli ho messo al mondo. Neanche uno vicino.<\/em><em> Svizzera, Francia, Germania, Nord Italia. Sei felice del paese in cui vivi, tu Riccardo? <\/em>Il&nbsp;paradosso per il quale la solitudine lo aveva reso meno libero. Io ero concentrato sulla sua disperazione, per pensare alla mia. A 28 anni ero laureato e lavoravo, ma non potevo certo permettermi di comprare una casa mia, vivevo in affitto in una stanza. Quattro in una casa con un solo bagno. Come ho gi\u00e0 detto: per fortuna, anche se era l\u2019unica scelta economicamente possibile, altrimenti sarei stato completamente solo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014F\u00e8lipe, cosa hai? Non ti ho mai visto rassettare alle cinque del pomeriggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Una strana luce gli ricalcava i contorni del corpo. Come un omino ritagliato da una rivista ed incollato per un collage, tra immagini altre a s\u00e9, con ancora il contorno bianco del vecchio sfondo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Me ne voy.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo alito puzzava. Tutto quel ripostiglio non a norma puzzava. Era un odore acre, pungente, come di piscio sotto i portici, o sotto i cavalcavia; ma ancora pi\u00f9 penetrante e nauseante. Bruciava come acido nelle narici. Non gli credetti, l\u00ec per l\u00ec; era solito fare scherzi. Siccome restai in silenzio, aggiunse.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Ho scelto, Riccardo. Voy a mirar la vida dei miei figli. Ti chiedo scusa. Perd\u00f3n, cabr\u00f3n.<\/p>\n\n\n\n<p>A vedere la vita dei suoi figli? Parlava e non lo capivo. Per cosa mi chiedeva scusa? In che modo voleva assistere loro?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Si tu puoi fare una scelta, come scegli?\u2014 Mi chiese, mentre continuava a frugare tra buste, scatole, ripiani.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Non lo so, F\u00e8lipe, dammi pi\u00f9 indicazioni. Cosa stai cercando?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Yo no cerco pi\u00f9 nada. Finalmente sono in pace.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Allora cosa stai facendo?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Riccardo, cabr\u00f3n. Se il bene \u00e8 tuo e il male \u00e8 degli altri, che fai?\u2014 Disse con tono sconsolato, muovendo le mani in tondo come fossero pedali di una bicicletta e con lo sguardo chino camminando frenetico come su tizzoni ardenti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Fermati, F\u00e8lipe!\u2014&nbsp;Mi stavo agitando e dovevo capire.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ferm\u00f2, ancora capo chino. C\u2019era silenzio. Il puzzo era aumentato ora che mi era a pochi centimetri; avevo realizzato che fosse lui ad emanare quel fetore. Sembrava carne morta. Non ebbi il coraggio di dire nulla, perch\u00e9 ero ancora incredulo. Non avevo mai sentito un puzzo del genere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Scusa, Riccardo. No es igual tra il bene m\u00edo y il bene tuyo. No se puede.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi coprii il naso con il braccio, quelle parole sembravano essere state trasportate da Caronte. La camicia di F\u00e8lipe era aperta. Indossava un pantalone lungo in lino, dei sandali senza calzini. Lo notai solo in quel momento, ero convinto che avesse il solito giubbotto nero. Le maniche erano arruffate. Era gennaio inoltrato. Come poteva resistere al freddo in quella tenuta? Lo fissai in volto ed era bianco, moribondo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Dove vai vestito cos\u00ec?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Me ne voy.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019ennesima risposta del genere, cercai di assecondare quello che mi pareva un delirio. \u2014Cosa vai a fare da loro?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Puedo vederli mentre lavorano o hablan con los hijos. Como uno spettatore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fetore era ormai insostenibile. Dovetti dirglielo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014F\u00e8lipe, cosa cazzo stai blaterando? Deliri! Ti sei cagato addosso? Hai vomitato? Puzzi da morto!<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Ohy Ohy Riccardo, cabr\u00f3n. Porque es as\u00ed dif\u00edcil? Non riesci ancora a capire!<\/p>\n\n\n\n<p>Mi prese la mano destra e l\u2019appoggi\u00f2 al centro sinistra del suo petto. Ci fu silenzio. Le mie dita rimasero incollate l\u00ec, era freddo, gelido; al contempo unto, come se fosse imbalsamato. Il torace non dava l\u2019impressione di essere una cassa soggetta ai ritmi del cuore, bens\u00ec un oggetto statico, un contenitore vuoto: come se il suo cuore non battesse. Poi prese la mia mano sinistra e l\u2019appoggi\u00f2 sul mio petto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Io ho potuto scegliere, Riccardo. Yo tengo hijos. Perd\u00f3n.<\/p>\n\n\n\n<p>1, 2, 3,&nbsp; 4&#8230; Cominciai a contare fino a 60. Ogni secondo un battito. In teoria&#8230; Da un rapido calcolo avevo elaborato che in media si hanno 90 battiti al minuto, qualcosa in pi\u00f9 di un battito al secondo&#8230; 9, 10. Ancora l\u2019oggetto statico sotto i miei polpastrelli.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014F\u00e8lipe, non ti batte il cuore!<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Es la verdad.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014F\u00e8lipe, non mi batte il cuore!<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Es la verdad.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci fu silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Adi\u00f3s, Riccardo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Ma quindi&#8230; anche io?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014S\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Te acordar\u00e1s.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Mi ricorder\u00f2&#8230; Quando? Dove andr\u00f2?<\/p>\n\n\n\n<p>Fece silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014F\u00e8lipe, perch\u00e9 dici che andrai a vedere i tuoi figli? Ed io?<\/p>\n\n\n\n<p>Per la prima volta vidi un morto piangere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014F\u00e8lipe, dimmi qualcosa!<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014No puedo, scendendo avrai le tue risposte.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Perch\u00e9 tu non vieni? Perch\u00e9 tu puoi andare altrove?<\/p>\n\n\n\n<p>Forse puzzavo anche io. Per\u00f2 io non piansi; o meglio, non potei, anche se avrei voluto. Anche se sentivo lo stimolo in me; evidentemente da me non potevano uscire.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2014Tu compraste el vino quella sera. Tu guidavi coche.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59254\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59254\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2014Hola F\u00e8lipe, que tal?\u2014 gli chiedevo sempre come stesse appena varcavo la soglia del suo ripostiglio. 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