{"id":59206,"date":"2026-04-30T17:22:07","date_gmt":"2026-04-30T16:22:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59206"},"modified":"2026-04-30T17:22:08","modified_gmt":"2026-04-30T16:22:08","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-il-velo-di-mario-manduca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59206","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;Il velo&#8221; di Mario Manduca"},"content":{"rendered":"\n<p>Matilde si blocca sull\u2019uscio di casa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIn bocca al lupo\u00bb le dice sua madre.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei si volta, risponde: \u00abcrepi\u00bb, finge un sorriso e se ne va.<\/p>\n\n\n\n<p>Percorre le scale del palazzo in apnea. Fuori, il mattino sta ancora dormendo. Il cielo ha gli occhi socchiusi ed emana una luce torbida che sfiora la strada calma, priva di rumori, con poche macchine e persone dalle ombre piccole. L\u2019anfiteatro giace al solito posto, alle spalle di cancelli decrepiti e pini mozzati. Tutto \u00e8 avvolto in un velo di tristezza. Matilde fa un respiro e comincia la salita. Lontano, vede il treno passare sul ponte della stazione ma non accelera, continua a trascinare i passi con indolenza. Una volta arrivata compra il biglietto, lo timbra e raggiunge il binario. Il treno \u00e8 ancora l\u00ec. Una ragazza riesce a prenderlo dopo una grande corsa. Matilde lascia che le porte si chiudano e spia la sconosciuta mentre riprende fiato e si fa spazio. Emana energia, forse ha una giornata importante davanti a s\u00e9. Matilde pensa a sua madre, stretta nella vestaglia, con gli occhi in cerca dell\u2019invisibile. Avrebbe voluto mostrarle la stessa carica rassicurante. Invece la sua giornata \u00e8 diversa, schiacciata dal peso di un segreto che spera di aver tenuto nascosto.<\/p>\n\n\n\n<p>Un nuovo treno arriva. Matilde vi sale, si accomoda vicino al finestrino e osserva, disincantata, il paesaggio che sbadiglia e pian piano si sposta. Il mare disadorno rinfresca la terra sospinta da una forza imprudente. Non c\u2019\u00e8 equilibrio nelle immagini senza tempo, solo l\u2019incomprensibile terrore della bellezza ferita. L\u2019amore \u00e8 morto. Per un attimo distingue, lontana e minuscola, la finestra della sua stanza. Non esiste altro posto al mondo che vorrebbe vedere svanire quando si allontana, pensa, poi l\u2019ingresso in galleria le provoca un sussulto e nel vetro appare il riflesso della sua faccia stanca.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante la notte Matilde si \u00e8 svegliata ma non riusciva a muovere nessuna parte del corpo. Sentiva il letto scuotersi, le pareti crepare, i libri cadere dalle mensole. Pensava di morire sotto le macerie del terremoto quando le palpebre si sono spalancate sul buio pesto. Con il cuore pronto a schizzarle dal petto da un momento all\u2019altro, \u00e8 corsa in camera di suo fratello. Il letto era vuoto, il lampadario fermo. Anche i genitori dormivano beatamente. Cos\u00ec, l\u2019incubo svaniva per fare posto all\u2019angoscia che lo aveva generato e non lasciarla pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori dal tunnel, il treno si ferma a Bagnoli, dove Matilde scendeva per andare al liceo. Ricorda che l\u2019anno pi\u00f9 bello fu il primo, quando il fratello frequentava l\u2019ultimo. Le piaceva tanto fare la strada insieme per poi salutarsi prima di entrare in classe. Tutti gli volevano bene e lei amava essere la sorella di Lorenzo. Il giorno dell\u2019esame di maturit\u00e0 Matilde chiese di non essere accompagnata, ma Lorenzo le fece una sorpresa e and\u00f2 a prenderla con il motorino nuovo. Una volta uscita, Matilde aveva lo sguardo cupo. Lui la abbracci\u00f2 e la port\u00f2 a mangiare un gelato. Al tramonto, guardando le isole ed il vulcano, Matilde rimuginava sull\u2019esame. Lorenzo le appoggi\u00f2 le mani sulle spalle e le chiese cosa volesse fare da grande. Lei rispose d\u2019istinto: archeologia. Lui la prese in giro ma si rincuor\u00f2 del fatto che non avesse in mente di seguirlo a fisica. Al ritorno Matilde si strinse alla sua schiena e pens\u00f2 che l\u2019avrebbe seguito ovunque. A casa c\u2019era una cena inaspettata. Ripeteva che non c\u2019era niente da festeggiare ma i suoi genitori volevano farle sentire la loro vicinanza. Brindarono al futuro. A fine serata entrambi le dissero che era arrivato il momento di crescere. Matilde promise che le cose sarebbero andate meglio all\u2019universit\u00e0 perch\u00e9 avrebbe potuto finalmente organizzare il proprio tempo e studiare quello che pi\u00f9 le piaceva. Quando le chiesero cosa, Matilde guard\u00f2 per un istante Lorenzo ed immagin\u00f2 un tempo lontano in cui lui scopriva qualcosa nello spazio profondo e lei una rovina in un angolo remoto del pianeta e cap\u00ec che la fisica e l\u2019archeologia non sono materie cos\u00ec diverse, entrambe guardano pi\u00f9 indietro e lontano possibile per capire meglio le cose della vita. Entrambe scavano. Poi guard\u00f2 di nuovo la mamma ed il pap\u00e0 e rispose che avrebbe studiato ingegneria, per seguire le loro orme.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fermata di Campi Flegrei Matilde dovrebbe scendere. Nonostante abbia gi\u00e0 deciso da un pezzo che non lo far\u00e0, \u00e8 agitata da un dubbio. In una sorta di trance, vede l\u2019universo parallelo in cui esce dal treno, si incammina verso l\u2019universit\u00e0, sale al nono piano e risponde presente all\u2019appello per sostenere l\u2019ultimo esame che la separa dalla laurea triennale. La realt\u00e0 si svela un\u2019istante alla volta e lo stridio dei freni si fonde con l\u2019eco dell\u2019inquietudine di Matilde, che resta ferma mentre il treno riparte.<\/p>\n\n\n\n<p>William le direbbe che gli universi paralleli non esistono e che sono una scusa di chi non ha il coraggio di guardare il mondo quantistico negli occhi. <em>Quella sera<\/em>, lui le spieg\u00f2 che la fisica quantistica ammette la sovrapposizione di due o pi\u00f9 stati in una particella, fino a quando questa non viene osservata. Come nella famosa storia del gatto vivo o morto nella scatola. Questo non significa, tuttavia, che esistono due dimensioni diverse, una in cui il gatto \u00e8 vivo ed una in cui il gatto \u00e8 morto. Matilde ripete il ragionamento nella sua testa ed \u00e8 certa di non sapere quale sia ora il suo stato. Sta andando e non andando a fare l\u2019esame. Forse lei non \u00e8 il gatto, ma la scatola. Oppure \u00e8 l\u2019unica osservatrice di s\u00e9 stessa, con il potere di decidere la verit\u00e0 anche per gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro questo smarrimento, Matilde si sente in colpa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A Mergellina salgono alcuni turisti. C\u2019\u00e8 un gruppetto di georgiani: si capisce dalle bandiere che indossano tipo mantello e le magliette di Kvaratskhelia. Matilde li guarda ed il suo destino diventa ancora pi\u00f9 chiaro. Pensa a quanto deve essere bello finire gli esami proprio gioved\u00ec 4 maggio 2023. Lei non lo sapr\u00e0 mai, eppure \u00e8 questa la bugia che dovr\u00e0 raccontare.<\/p>\n\n\n\n<p>Come il treno, finisce sottoterra. Vorrebbe piangere ma deve continuare ad inventare. Quale domanda le avrebbe fatto il professore, si chiede. Sicuramente una sulla Teoria di Rankine e lei avrebbe risposto con discreta sicurezza: la Teoria di Rankine si usa per studiare il problema della spinta delle terre sulle opere di sostegno. Essa considera i casi di spinta attiva e passiva, calcolandone i rispettivi coefficienti che rappresentano i valori limite, inferiore e superiore, del rapporto tra le tensioni efficaci orizzontali e verticali. Se questi valori vengono superati \u00e8 un problema. L\u2019ingegneria \u00e8 un po\u2019 tutta una grande schematizzazione della complessit\u00e0. \u00c8 una cosa che fa sentire importanti. Gli ingegneri ritengono di essere gli unici depositari della cultura logica e della capacit\u00e0 di ragionare. Sono i sacerdoti della tecnica che tramandano nei secoli i loro comandamenti: noi non siamo farmacisti; architetto chi molla; i fisici sono troppo filosofi; io sono una persona razionale, non mi faccio condizionare; io analizzo, poi agisco; io non voglio avere ragione, \u00e8 oggettivo; hai visto? Te l\u2019avevo detto. Che noia mortale. Gli ingegneri sono talmente noiosi che non sono in grado di capire e valorizzare l\u2019effettivo fascino della disciplina che decantano. L\u2019intento di progettare la realt\u00e0 attraverso modelli semplici, infatti, \u00e8 molto nobile. Alla base c\u2019\u00e8 tanta conoscenza scientifica, ma ci sono soprattutto curiosit\u00e0 e creativit\u00e0. Gli ingegneri sono pazzi squinternati che si eccitano per cose tipo i vettori, le matrici, le calcolatrici, seni, coseni, tangenti, alfa, beta, gamma, Pi greco. L\u2019inerzia. L\u2019equilibrio. Bisognerebbe creare un corso di storia dell\u2019ingegneria per capire come tutto sia intimamente connesso e agire nel segno della relazione fra le cose. Invece ci si isola, deprime ed affanna a studiare argomenti difficili e senza contesto, con la incessante ansia del risultato, con docenti severi con chi non \u00e8 come loro e colleghi pieni di cazzimma.<\/p>\n\n\n\n<p>Una volta un professore, nel bel mezzo di un esame, le disse:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSignorina, noi siamo ingegneri, non uccidiamo le mosche con i cannoni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lei and\u00f2 nel pallone per una domanda semplice. Non riusc\u00ec a disegnare correttamente un grafico del momento flettente e da l\u00ec il professore cominci\u00f2 a raschiare le sue incertezze. Le parole si nascosero nella mente. Qualcuno rise alle sue spalle e Matilde si arrese al suono del fatidico ci vediamo a settembre. Stremata, si alz\u00f2 e se ne and\u00f2. Fece un lungo giro senza meta, alla ricerca di universi paralleli. Disse ai genitori che aveva rifiutato ventitr\u00e9. Loro risposero che doveva impegnarsi di pi\u00f9 e lei annu\u00ec, promettendo che lo avrebbe fatto. Lorenzo, invece, raccont\u00f2 che aveva vinto il concorso per il dottorato in fisica delle particelle e non vedeva l\u2019ora di cominciare. Matilde chiam\u00f2 William e gli chiese un appuntamento per una lezione straordinaria, lui le disse che poteva raggiungerlo <em>quella sera<\/em> stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>La corsa di Matilde si interrompe a Montesanto. Sulle scale mobili che salgono, pensa che nel tempo non sia cambiato nulla. Le stazioni, gli scorci, i sediolini, i finestrini. Persino le espressioni delle persone che scendono dall\u2019altra parte. Tutto trasuda un senso di abbandono dove lei stessa si riconosce: stagnata in una moltitudine di tempi, a girare attorno ai problemi. Ricordi e rimpianti di una vita dedicata a gettare il futuro all\u2019indietro, farlo correre in avanti fino allo scontro con il presente che si ingorga, come grumi di grasso nelle vene, fino all\u2019infarto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cielo adesso ha uno sguardo intento. Matilde ama la piazzetta della stazione perch\u00e9 non ha nulla di straordinario, ma sembra un luogo in pace. Al centro c\u2019\u00e8 un giardino di ulivi, panchine sporche e libri usati. Matilde fa un giro su stessa e vede il giallo povero dei palazzi, pieni di finestre aperte che accolgono l\u2019aria fresca insieme alle notizie del sole, i vicoli ruvidi dove la luce sta nelle tasche e nelle bocche, nei bambini con lo zaino, nelle buste della spesa, nei cancelli socchiusi. I piccioni, che fanno il loro vero, stanno sui cornicioni e sui cavi, in procinto di rovinare le capigliature o le giacche dei passanti. Matilde sorride e riprende il cammino. Ricorda un chioschetto che non esiste pi\u00f9. Vendeva pezzi salati e dolci, tutti a cinquanta centesimi. Lei prendeva sempre la brioche, di cui mangiava prima la sommit\u00e0. La staccava con le mani, la annusava, la mordeva. La viuzza che porta alla funicolare \u00e8 umida. Profuma di sapone. Il trenino scende. Il chiasso e gli odori sono rigogliosi. Napoli \u00e8 centrifuga. Tutti stanno pensando ad altro, ma nessuno lo rivela. Ogni cosa \u00e8 carica di energia potenziale massima, le persone nascondono nei gesti un riservato desiderio di festa che salta di mano in mano e raggiunge il cielo, pi\u00f9 affollato delle strade, attraverso gli sguardi. Ci sono bandiere, striscioni, stendardi, calciatori come santi e festoni di ogni tipo che stringono i palazzi come dita che si incrociano, stendono al suolo la propria ombra e, mossi dal vento, restituiscono un suono incantevole. C\u2019\u00e8 un murales in memoria di un bambino che sporge all\u2019angolo di due palazzi. Napoli \u00e8 centripeta. Matilde annega nell\u2019ascolto e capisce che tutto \u00e8 gi\u00e0 per sempre. Azzurro come il mare: \u00e8 cos\u00ec che vorrebbe invecchiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Le piacerebbe vivere nella Pignasecca. In fondo lei \u00e8 una turista. Subisce il fascino. William, <em>quella sera<\/em>, prov\u00f2 a spiegarle perch\u00e9 siamo attratti da una cosa piuttosto che da un\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricorda ogni sillaba:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Tutto si espande finch\u00e9 non viene osservato. Poi collassa. Le galassie, le parole, i significati. L\u2019amore, il dolore. Tutto. E nelle esperienze che facciamo, di qualsiasi tipo esse siano, raccogliamo e depositiamo informazioni. Quelle che raccogliamo sono parte delle ragioni che ci spingeranno a fare altre esperienze. Quelle che depositiamo vengono da molto lontano\u203a\u203a disse.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Lontano quanto?\u203a\u203a chiese lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039La domanda giusta non \u00e8 quanto. \u00c8 quando\u203a\u203a rispose lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019ambulanza strilla e fugge su Via Toledo. Il suono rimbalza e muta nello spazio. Matilde lo insegue e si domanda quando sia cominciato tutto. Forse quando raccont\u00f2 della sua prima volta a letto con un ragazzo che in realt\u00e0 non era mai avvenuta; quando lasci\u00f2 lo sport nonostante fosse brava perch\u00e9, come diceva, non le interessava ma invece non sopportava pi\u00f9 la competizione ed il giudizio altrui; quando bambina tornava da scuola e diceva che era andato tutto bene e nascondeva nel portaombrelli il diario con l\u2019assegno per non farsi controllare; quando voleva la bicicletta e la mamma ed il pap\u00e0 la accompagnarono al negozio dove vide qualsiasi giocattolo tranne la bicicletta. Tutte le volte che ha detto s\u00ec pur di non dire no e non \u00e8 riuscita a mantenere gli impegni. Quando \u00e8 nata e si racconta che non pianse e da quel giorno non lo ha mai fatto, non ci \u00e8 mai riuscita perch\u00e9 Matilde non piange. Tutto sta ricominciando adesso, con l\u2019ennesima Matilde che esister\u00e0 per tutti, tranne che per s\u00e9 stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suono svanisce nel tempo. La pelle si accartoccia in una vertigine. Ci\u00f2 che \u00e8 lontano per lei \u00e8 vicino per qualcun altro, pensa. Forse William intendeva questo. O forse no.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde cambia direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Piazza Dante \u00e8 ampia, assolata, ma in qualche modo fredda. Ci starebbe bene una pioggia scrosciante e tanti ombrelli. Il poeta \u00e8 di spalle, controluce, incorniciato nell\u2019azzurro. A Port\u2019Alba le persone si fermano alle bancarelle. Cercano storie, cercano tempo. Matilde continua a camminare, aspettando altri richiami. C\u2019\u00e8 un angelo con la faccia di Maradona disegnato su un muro. Porta una coppa ed un messaggio: un soffio di fiato, un attimo ancora.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostalgia la travolge.<\/p>\n\n\n\n<p>Lorenzo e William facevano un gran baccano. Matilde era in camera sua, cercava di fare i compiti. Si mise ad origliare. Parlavano dell\u2019universo e delle cose da cercarvi dentro. Materia oscura, buchi neri. Non erano d\u2019accordo. Sentiva i colpi dei gessetti e le imprecazioni. Dopo poco, torn\u00f2 la calma. Buss\u00f2 alla porta. Nessuna risposta. Curiosa, apr\u00ec lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Okay, mi hai convinto. Bastardo\u203a\u203a disse Lorenzo.<\/p>\n\n\n\n<p>I due si accorsero della presenza di Matilde e Lorenzo fece le presentazioni:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Cara Matilde, ho il piacere di presentarti lo Shakespeare della fisica quantistica. Sir William, lei invece \u00e8 mia sorella, la Lara Croft di ingegneria\u203a\u203a.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla finestra si vedeva il mare scuro. La luce intermittente del faro sulle onde distanti. William si alz\u00f2, fece un inchino e disse:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039If we shadows have offended\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde arross\u00ec, sgranch\u00ec la voce e rispose:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Fate un po\u2019 meno casino, sto cercando di studiare di l\u00e0\u203a\u203a.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poi richiuse la porta.<\/p>\n\n\n\n<p>La via della musica \u00e8 silenziosa. Matilde prova a godersi la discesa all\u2019ombra di alberi che non sa nominare, ma \u00e8 troppo impegnata a scansare ponteggi e tavolini. I negozi e le botteghe sono semivuoti. Alla fine della strada c\u2019\u00e8 Santa Chiara. Matilde ne segue il campanile in tutta la sua altezza fino a quando viene accecata. Si volta verso Spaccanapoli e si ferma. Un tappeto di carne sta sulla via. Sembra essere accaduto l\u2019evento pi\u00f9 importante del mondo, oppure una tragedia. Nulla \u00e8 distinguibile: le voci, gli odori, le insegne, gli ingressi dei palazzi, gli adulti, i bambini, i maschi, le femmine. \u00c8 un\u2019equazione senza soluzione. Matilde si arma di coraggio ed attraversa la strada una spallata alla volta, incapace di scegliere dove mettere i piedi. Eppure, in questo fiume in piena, comprende una singolare sensazione di allegria nelle facce disordinate e sudate della gente e, nonostante tutto, le sembra di volare. A San Domenico Maggiore si respira. Ai piedi dell\u2019obelisco c\u2019\u00e8 un concerto. Una melodia la trafigge:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019unica verit\u00e0 pe&#8217; tutt&#8217; quante sarria chell&#8217; &#8216;e fui&#8217;\u2026 Ma po&#8217; addo&#8217; jamm&#8217;\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La manciata di ore trascorse da quando ha lasciato casa si condensano in un punto. Matilde pensa: il tempo, qualsiasi cosa sia, si \u00e8 rotto. Chiunque deve saperlo. Chiude gli occhi ed immagina il canto propagarsi in un viaggio attraverso i vicoli del cielo per arrivare alle orecchie di tutto il mondo. Un mondo azzurro.<\/p>\n\n\n\n<p>In Via Francesco De Sanctis Matilde \u00e8 giunta a destinazione. Segue la lunga fila. Dopo la paralisi del sonno, ha comprato un biglietto per andare a vedere il Cristo Velato alla Cappella Sansevero. Mentre lo esibisce pensa a William, che in questo momento sarebbe fiero di lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Non immaginava di trovarsi subito al cospetto del Cristo morto. Timidamente, fa il segno della croce.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Guardi che la Chiesa \u00e8 sconsacrata. Questo adesso \u00e8 un museo\u203a\u203a le dice l\u2019operatrice turistica.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde fa finta di non sentire.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Signorina, vuole un\u2019audioguida?\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Si. Grazie\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Sono tre euro e cinquanta. Buona visita\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde preme un tasto e segue il percorso consigliato. Apprende qualche notizia sul Principe Raimondo di Sangro, sulla massoneria napoletana, ma non tiene il filo. La sua attenzione cade sempre sull\u2019opera principale. Finalmente, la voce registrata la invita ad avvicinarsi ad essa. Matilde si fa spazio in un cerchio di persone e osserva. Non sa su cosa concentrarsi. I simboli della passione stanno ai piedi della salma di Ges\u00f9. Ci sono i chiodi con cui \u00e8 stato crocifisso. I buchi nelle mani sembrano ancora bruciare. Il ventre \u00e8 svuotato, si vedono le ossa del costato, una ad una. Sottili, dure. Il volto sembra aver esalato l\u2019ultimo sospiro in quell\u2019istante ed in tutti quelli successivi. Infine, il velo. Uno spessore infinitesimo di trasparenza che separa la vita dalla morte.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039E adesso avvicinatevi alla statua della Pudicizia\u00bb, dice la voce nelle orecchie.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un bambino impertinente che con i palmi delle mani si spinge contro la base della statua. La guardia giurata gli intima di smetterla. Il bambino strilla e la madre lo tira per il braccio portandolo via. Matilde prova ad isolarsi. Osserva i dettagli della scultura e pensa alla Iside Velata ai Quartieri Spagnoli: due donne con il volto in tensione dentro un velo, in procinto di dimenarsi. Intanto, la registrazione \u00e8 andata avanti e sta parlando del blu oltremare. Matilde alza lo sguardo verso la cupola ed ammira il colore della notte pi\u00f9 romantico che abbia mai visto. Non riesce a capire il tema della rappresentazione perch\u00e9 viene colpita da un turista che sta indietreggiando per scattare una foto al Disinganno. La guardia giurata lo ferma violentemente, minacciando di farlo uscire. Lui si scusa. Matilde lo osserva da capo a piedi. Ha delle scarpe aperte che mettono in mostra le dita. Matilde si concentra sul cotto napoletano, che ha il colore del sole che muore. Spegne l\u2019audioguida e guarda attorno a s\u00e9. Chiss\u00e0 come doveva essere Napoli molti anni fa, si domanda, quando persone intelligenti venivano qui per esserlo ancora di pi\u00f9. Adesso la gente riesce solo a risucchiare lo spazio, lo spazio gratta sul tempo, ed a scorrere rimane solo quello del dolore. Prova ad affacciarsi nuovamente sul Cristo. Vuole salutarlo. Non lo vede e cambia prospettiva, poi ne cambia un\u2019altra e, finalmente, riesce a guardarlo nei suoi occhi grigi, freddi. Protetti. Lei non dovrebbe essere l\u00ec, in questi istanti avrebbe dovuto salutare e ringraziare il professore e tirare un bel sospiro di sollievo per una meritata soddisfazione. \u00c8 questo che credono tutti. Nel nome del padre, del figlio, e dello spirito santo. Matilde lascia cadere l\u2019audioguida e scappa. Percorre le scale, d\u00e0 uno sguardo fugace alle macchine anatomiche, passa per il bookshop dove si vendono solo articoli che non servono a nulla, ignora tutti e si ritrova nuovamente in strada. Raggiunta una zona spaziosa, incastra la schiena nell\u2019angolo di un portone e fa alcuni respiri profondi.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019improvviso, la faccia di suo padre le compare davanti. Matilde \u00e8 spaventata e si spinge con forza all\u2019indietro nella speranza che il tufo la inghiotta. Quando comprende che non pu\u00f2 fare altro che palesarsi, il padre svanisce dietro l\u2019orologio. Scatta il minuto successivo e riappare guardando la figlia dritta negli occhi. Matilde balbetta:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Papi\u203a\u203a e respira, \u2039\u2039Scusami. Non avevo sentito\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>La voce dell\u2019uomo \u00e8 in apprensione e mentre le domanda se pu\u00f2 parlare, Matilde struscia le spalle lungo il muro, accovacciandosi lentamente.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Si, non ti preoccupare. Che succede?\u203a\u203a replica Matilde facendo finta di non capire.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Ma niente, Mat\u00ec, che deve succedere?! Hai finito?\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna risposta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Mat\u00ec, mi senti? Come \u00e8 andata?\u203a\u203a insiste.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde \u00e8 seduta sui sanpietrini umidi e sente di nuovo il terremoto nel cuore, dove tiene in ostaggio la verit\u00e0. Vorrebbe raccontare tutto, ma non ci riesce, come sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Lunghi attimi di incredulo silenzio si intervallano alle parole del padre, pronunciate con calma:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Mati, ma che stai dicendo? Ventotto? Assaf\u00e0! \u00c8 finito l\u2019incubo! Sta tua madre qua, te la passo\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Tesoro, ventotto? Te l\u2019avevo detto che sarebbe andata bene. Tenevi una faccia stamattina. Ci hai fatto preoccupare per niente\u203a\u203a strilla entusiasta, e poi: \u2039\u2039Congratulazioni!!!\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde risponde con flemma: \u2039\u2039Perdonatemi, solite ansie. Grazie. Grazie di cuore. Voi come state?\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Pasquale e Silvana non potrebbero stare meglio, la figlia ha finito gli esami e stanno preparando la serata per vedere Udinese-Napoli a casa con alcuni amici. Le chiedono di unirsi a loro, per\u00f2 Matilde svia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Non lo so, vorrei andare a trovare William\u203a\u203a risponde.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039William? Va bene. Matilde ma \u00e8 tutto okay? Vuoi che ti accompagniamo noi?\u203a\u203a chiede la madre con tono preoccupato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039No e che venite a fare pure voi. Voglio raccontargli come \u00e8 andata, tutto qua\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde cerca di mantenere un tono sereno, come se tutto fosse nella norma. Ha gli occhi stracolmi di pianto. Li stringe ed una lacrima minuscola si posa sulla superficie delle sue labbra. Con la lingua ne assapora l\u2019intensit\u00e0. Saluta i genitori ripetendo che sta bene e facendosi strappare la promessa che sarebbe tornata a casa per la partita. Resta seduta al suolo ancora un po\u2019. La gravit\u00e0 la spinge sempre pi\u00f9 in basso. Matilde immagina di stendersi, e lo fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Desidera sparire dalla faccia della terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci vorrebbe un velo, pensa.<\/p>\n\n\n\n<p>Si rialza e si incammina. Il ricordo di <em>quella sera<\/em> si fa pi\u00f9 intenso che mai.<\/p>\n\n\n\n<p>William era in posa sulla porta, con indosso solamente una maglia bianca e le mutande. La testa completamente rasata. Sigaretta tra i denti. Era il 4 marzo 2022. Pioveva.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Ges\u00f9 ma che hai fatto in testa?\u203a\u203a esord\u00ec Matilde mentre scuoteva l\u2019ombrello.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Niente, ho anticipato l\u2019inevitabile\u203a\u203a disse William.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde non comment\u00f2. Fece alcuni passi in avanti. Tirava su con il naso e muoveva la testa come a cercare qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Ma che \u00e8 sta puzza di bruciato?!\u203a\u203a Esclam\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Cazzo!<a>\u203a\u203a <\/a>rispose William e corse verso la cucina.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caff\u00e8 era da rifare. Matilde lo prese in giro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039L\u2019inevitabile \u00e8 inevitabile\u203a\u203a gli disse.<\/p>\n\n\n\n<p>Entrambi risero. William and\u00f2 in camera per finire di prepararsi. Dalla finestra Matilde cercava il tramonto tra i palazzi, mentre riscaldava le mani vicino il fornello.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Come stai?\u203a\u203a Le domand\u00f2 William una volta rientrato, con un quadernone di appunti tra le mani.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde stava male. Ripensava in continuazione alle mosche ed i cannoni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Non mi lamento. E tu?\u203a\u203a Rispose.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Una chiavica, come sempre\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora risate. Mentre il caff\u00e8 stava uscendo e tutto stavolta era sotto controllo, William sfogliava le pagine concentrato e disse:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Ma come ti \u00e8 venuto in mente di rifiutare il voto? Mo\u2019 quando sta la prossima data?\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde era assente, persa nel borbottio della caffettiera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Oh, Mat\u00ec, ci sei?\u203a\u203a Continu\u00f2 William.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Si, scusami. Fra due settimane\u203a\u203a rispose e vers\u00f2 il caff\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>William accese un\u2019altra sigaretta, seduto e con i gomiti appoggiati al tavolo. Con una mano si accarezzava la testa. Matilde non riusciva a stare ferma. Sorseggiava in piedi, passeggiando qua e l\u00e0 per la stanza, con lo sguardo alto. Lui la guardava e immagin\u00f2 la luna compiere il suo giro. Gli occhi di Matilde indugiarono su un quadretto appeso sopra la porta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Ma \u00e8 nuovo questo?\u203a\u203a Gli chiese.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Veramente no\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Un cavallo nero correva in una prateria e sembrava poter uscire dalla cornice. Matilde si domand\u00f2 come avesse fatto a non averlo notato prima.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Bella foto, l\u2019hai fatta tu?\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Si, ero in Inghilterra\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Inghilterra? e che ci facevi?\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Scansavo l\u2019inevitabile\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Cio\u00e8?\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Poi te lo racconto\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Il sole cal\u00f2 senza farsi vedere, gli argomenti di studio furono sviscerati come si deve, insieme a tanti altri di cui Matilde capiva poco e chiedeva tanto. Il caff\u00e8 fu sostituito da due birre fresche.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Ti va se ci spostiamo in camera tua?\u203a\u203a Chiese Matilde.<\/p>\n\n\n\n<p>William annu\u00ec. Lei continu\u00f2 a curiosare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Non mi hai mai spiegato perch\u00e9 hai il poster di Papa Wojtyla appeso al muro\u203a\u203a afferm\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Semplice. Perch\u00e9 chiese scusa a Galileo\u203a\u203a rispose lui.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039E tu hai mai chiesto scusa a qualcuno?\u203a\u203a Gli domand\u00f2 lei ancora, un po\u2019 interdetta.<\/p>\n\n\n\n<p>William aveva lo sguardo fuori dalla finestra. Fumava. La pioggia cadeva di traverso, spinta dal vento.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Tante volte, tranne una\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039E hai mai detto una bugia, invece?\u203a\u203a prosegu\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>William si gir\u00f2 verso Matilde, seduta, in attesa di una risposta. Lei abbass\u00f2 lo sguardo e lui, con un gesto tenero, le alz\u00f2 il mento e le chiese:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Cosa c\u2019\u00e8 che non va?\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Niente. Niente di particolare\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039\u00c8 solo un esame Mati. Il professore ha fatto lo stronzo ma tu sei brava, fidati di me. Credi di pi\u00f9 in te stessa\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Lo so, lo so. Ma infatti figurati, non ci stavo pensando sinceramente. La prossima volta andr\u00e0 meglio\u203a\u203a svi\u00f2 lei.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Tu le bugie invece non le sai proprio dire\u203a\u203a scherz\u00f2 lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde si alz\u00f2 di scatto, and\u00f2 verso la finestra, si poggi\u00f2 al davanzale e disse:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Invece sono molto brava. <a>Purtroppo\u203a\u203a<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>La penombra della stanza avvolgeva i loro corpi. Odori di libri e di fumo. Lui la osserv\u00f2 ancora. Le sembrava la particella di vita pi\u00f9 piccola dell\u2019universo, persa nell\u2019indeterminato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Cosa sai della gravit\u00e0?\u203a\u203a le domand\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde si gir\u00f2 verso William e senza dire nulla inclin\u00f2 la bottiglia di birra verso il basso fino all\u2019attimo prima che potesse cadere a terra. Poi la tir\u00f2 su e fece un sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Brava, hai centrato il punto. La verit\u00e0 \u00e8 la stessa cosa\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039E cio\u00e8?\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039\u00c8 scontata\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Il cuore di Matilde cominci\u00f2 a battere pi\u00f9 forte quando William si avvicin\u00f2 a pochi centimetri da lei. Lui cominci\u00f2 a fissare i suoi occhi, semichiusi come l\u2019orizzonte degli eventi. Poi afferm\u00f2:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Io immagino la gravit\u00e0 pi\u00f9 come ci\u00f2 che non si dice. Come la grande bugia in cui, paradossalmente, ci sono tutte le risposte\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde non sapeva cosa dire. Il viso di William le stava davanti ed era serio. Illuminato. Quando affrontava questi argomenti, che per lui significavano tutto, i suoi occhi neri acquistavano un brillio che Matilde faceva fatica a spiegare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039\u00c8 una reazione. Capisci? Mentire \u00e8 un sentimento. Per questo \u00e8 normale e per questo \u00e8 necessario, come il dolore che pu\u00f2 portare con s\u00e9. Chi mente non va smascherato, va approfondito. Va protetto con un velo\u203a\u203a concluse William. Segu\u00ec un lungo silenzio di sguardi in bilico, aggrappati l\u2019uno a quello dell\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo ruppe lei per prima.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Stai bene senza capelli\u203a\u203a disse, e lui prov\u00f2 a baciarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto il corpo di William era in tensione verso Matilde. Le labbra pallide, i denti piccoli, l&#8217;alito di fumo. La faccia scavata in ferite di sonno e pensieri. Il petto troppo stretto per il suo cuore. Il rumore della pioggia sul vetro. Matilde immagin\u00f2 tutto e lasci\u00f2 la bottiglia cadere al suolo, poi scost\u00f2 la testa. Il liquido bagnava le loro scarpe. Matilde prov\u00f2 a parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Non ti preoccupare, va tutto bene. Vado a prendere uno straccio\u203a\u203a disse William.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde era incredula. Rimbombavano in lei tutte le cose che avrebbe voluto dire. Scuse di ogni tipo, strette nelle fauci e nei pugni. Una vampata interna la fece barcollare. Apr\u00ec la finestra. Il vento arriv\u00f2 forte. La richiuse subito. Dal muro cadde una cornice. Matilde la raccolse. Un\u2019altra foto che non aveva mai notato. Intatta, per fortuna. Un bambino ed i genitori sorridevano. Sullo sfondo una piramide. L\u2019archeologia: pens\u00f2. William, tornato, le prese la foto dalle mani e la mise apposto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Non ti preoccupare, va tutto bene\u203a\u203a disse di nuovo e cominci\u00f2 a pulire.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde non riusciva a fare niente. William raccont\u00f2 una storia:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Stavo partecipando ad un progetto per l\u2019universit\u00e0. Un giorno mi chiama pap\u00e0 ed io avverto un brivido lungo la schiena. Non rispondo. Lui richiama ed io non rispondo di nuovo. Cominciai a piangere. Non so come, ma sapevo gi\u00e0 cosa volesse dirmi. Alla terza chiamata, rispondo e lui mi dice\u2026\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Si alza, prende fiato, non guarda Matilde. Prosegue:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Mi dice che la mamma \u00e8 morta. Stava gi\u00e0 male ed io lo sapevo. Non riuscii a tornare in tempo per il funerale e sono caduto in una depressione tale che non mi ha permesso di finire gli studi, fino a quando mio padre se ne \u00e8 andato pure lui ed io sono rimasto solo con le mie lezioni private, le mie ricerche inutili. Mia madre, prima che scegliessi di partire, mi chiese con un filo di voce di non andare via. Io il giorno dopo ho fatto il biglietto per Londra. Ecco cosa ho fatto in Inghilterra\u203a\u203a.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019improvviso, il telefono di William cominci\u00f2 a squillare. Era Lorenzo. William rispose.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Perdonami, devo andare. Abbiamo un appuntamento importante\u203a\u203a disse lui con la morte nel cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli occhi di Matilde caddero.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Perch\u00e9?\u203a\u203a Chiese. Non riusc\u00ec a dire altro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Pensavo: se non la vedo, lei vivr\u00e0 per sempre. Mi sbagliavo. Il margine entro cui scorre il tempo non \u00e8 quello di verit\u00e0 e menzogna, Mat\u00ec. N\u00e9 quello di passato e futuro. \u00c8 quello di vita e morte. Suicidio e miracolo\u203a\u203a.<\/p>\n\n\n\n<p>Si salutarono e non si videro mai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde ha camminato per ore. Attraversa un viale di cipressi e raggiunge William, ormai da quella sera fermo nello stesso spazio e nello stesso tempo. Si ferma dinnanzi a lui, con lo sguardo distante anni luce, impegnato a mischiare i ricordi con i sogni in una preghiera effimera, che sa di bestemmia. Prova una sensazione di angoscia nuova, figlia di una consapevolezza che per la prima volta appare nella sua testa. Gli universi paralleli e la sua vita si stanno per incontrare in un evento. Un brivido freddo si arrampica dietro la schiena di Matilde ed arriva a cingerle il collo. Non c\u2019\u00e8 altra soluzione, pensa. Un\u2019immagine si forma nella sua testa. Una sfera di buio, un buco nero che si ingrossa sempre di pi\u00f9, attirando tutto dentro e fuori di s\u00e9. \u00c8 cos\u00ec che fa il dolore, pu\u00f2 solo crescere, come l\u2019entropia. Strati su strati su strati che, anche se profondi, esisteranno per sempre e per sempre condizioneranno la vita. Matilde cade in ginocchio e capisce che se tutti credono che lei abbia finito gli esami, adesso danno per scontato che il prossimo traguardo sia la laurea. Si vede sul tetto dell\u2019universit\u00e0 lanciarsi in volo mentre tutta la sua famiglia ed i suoi amici sono in Aula Magna in attesa che discuta la tesi, tutti ben vestiti e sorridenti; oppure fingere di andare in bagno, ingerire una boccetta di sapone e poi scappare fuori verso il treno, per proiettare nel mare il suo ultimo spaesamento; oppure non arrivare mai all\u2019universit\u00e0 e tagliarsi sotto la doccia o impiccarsi alla trave del garage. Vede il suo funerale, la sua tomba. Il vuoto perpetuo e senza limiti della fine. William.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fiato rallenta, il corpo trema.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Matilde\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Lei fa un balzo, scattando in piedi e voltandosi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Lor\u00e8?! Ma che ci fai qua?\u203a\u203a dice a voce alta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Me l\u2019hanno detto mamma e pap\u00e0, ho fatto prima che ho potuto\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde per un attimo si sente violata e si arrabbia, poi vede lo sguardo affaticato e fragile del fratello. I suoi capelli lunghissimi e sudati, come se stesse correndo da tutta la vita. Ha in mano un mazzetto di fiori.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde si libera.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua faccia si deforma in un pianto. Lorenzo la stringe a s\u00e9. A stento trattiene le lacrime e singhiozzando rincuora la sorella. Matilde \u00e8 in preda alla disperazione. Il suo \u00e8 un pianto sguaiato, folle. Tiene il colletto di Lorenzo con le unghie e lo strattona. Lo guarda. Le orbite dei loro occhi si incrociano.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Lasciati andare\u203a\u203a le dice Lorenzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde si calma e si scosta dalle braccia del fratello.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Sei arrabbiata?\u203a\u203a Le chiede.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde si pulisce il viso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039No. Sono triste\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Chiss\u00e0 perch\u00e9 lo ha fatto\u203a\u203a pensa ad alta voce Lorenzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde alza lo sguardo verso il cielo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lucida, afferma: \u2039\u2039Io lo so perch\u00e9\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039In che senso?\u203a\u203a Ribatte lui sgomento.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde resta zitta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Era fragile\u203a\u203a comincia a spiegare Lorenzo, prima di scoppiare anche lui in un pianto angosciato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Sono stato uno stupido\u203a\u203a dice mentre si prende a pugni le tempie. I fiori gli cadono di mano. Matilde li raccoglie e osserva la scena con calma. \u00c8 bello piangere in compagnia, pensa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Era diverso <em>quella sera<\/em>. Mi chiese di parlare, ma aveva promesso di aiutarmi a finire un lavoro importante e non diedi peso alla cosa. I suoi occhi erano asteroidi in picchiata Mat\u00ec. Infuocati. Pronti a schiantarsi sul mondo. Non ce l\u2019ha fatta. Si \u00e8 perso tra le stelle. Era debole, chiedeva aiuto ed io non ho fatto nulla\u203a\u203a farfuglia in preda al panico.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039William non era debole\u203a\u203a lo interrompe Matilde.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Noi siamo deboli\u203a\u203a aggiunge.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Mi dispiace essermi allontanato da te. Mi manchi tanto. Non potevo restare qua, sono impazzito\u203a\u203a conclude Lorenzo.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde prende le mani disperate del fratello e gli chiude nei palmi il mazzetto di fiori. Lorenzo si fa coraggio e li va a posare sulla tomba dell\u2019amico. Guarda di nuovo la sorella. Sta per congratularsi con lei per l\u2019esame ma le parole tornando indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Lo amavi?\u203a\u203a Le chiede.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde si stringe come se fosse arrivato improvvisamente l\u2019inverno. Non risponde.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Vi lascio soli, ti aspetto all\u2019uscita\u203a\u203a dice Lorenzo e si allontana.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde con un dito raccoglie l\u2019ultima lacrima e accarezza la pietra fredda.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una cosa pi\u00f9 importante dell\u2019amore, pensa.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori dal cimitero, Lorenzo e Matilde si abbracciano e si fanno forza con gli sguardi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039Vuoi venire fuori lo stadio con me?\u203a\u203a le chiede lui.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039No, ho promesso a mamma e pap\u00e0 che tornavo a casa\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039A proposito, mi hanno detto dell\u2019esame. Come ti senti?\u203a\u203a<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde si prende qualche attimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Con naturalezza, gli risponde:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2039\u2039\u00c8 da un anno che non faccio esami Lorenzo\u203a\u203a e gli racconta tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Matilde si blocca sull\u2019uscio di casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Un boato rompe il silenzio di un universo con il fiato sospeso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 l\u2019universo azzurro.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59206\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59206\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Matilde si blocca sull\u2019uscio di casa. \u00abIn bocca al lupo\u00bb le dice sua madre. Lei si volta, risponde: \u00abcrepi\u00bb, finge un sorriso e se ne va. Percorre le scale del palazzo in apnea. Fuori, il mattino sta ancora dormendo. Il cielo ha gli occhi socchiusi ed emana una luce torbida che sfiora la strada calma, [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_59206\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59206\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":39372,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-59206","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59206"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/39372"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59206"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59206\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59220,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59206\/revisions\/59220"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59206"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59206"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59206"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}