{"id":59172,"date":"2026-04-30T15:45:05","date_gmt":"2026-04-30T14:45:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59172"},"modified":"2026-05-05T13:19:50","modified_gmt":"2026-05-05T12:19:50","slug":"premio-racconti-nella-rete-2026-la-frattura-di-alessandra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=59172","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2026 &#8220;La frattura&#8221; di Alessandra La Terra"},"content":{"rendered":"\n<p>Basta una sola <em>o<\/em> per trasformare Dio in odio. Cominci\u00f2 cos\u00ec: una lettera fuori posto nelle cose, un errore quasi invisibile ma capace di stravolgerne il senso. Per questo all\u2019inizio solo pochi si accorsero che la citt\u00e0 si stava spegnendo dall\u2019interno: le luci funzionavano, i treni erano puntuali, i messaggi comparivano sugli schermi dei telefoni come sempre; a volte sfarfallavano, impercettibilmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcosa per\u00f2 aveva iniziato ad allentarsi: uno strappo silenzioso stava aprendo un vuoto tra il gesto e ci\u00f2 che avrebbe dovuto seguirlo. L\u2019eco dei passi arrivava quando il piede si era fermato, le ombre rimanevano indietro, le nostre bocche si aprivano e si chiudevano senza che ne uscissero parole. Era come se una forza potente ci stesse schiacciando; il cranio martellava con insistenza nel tentativo di trovare risposte, eravamo attraversati da spasmi brevissimi, a tratti la vista si offuscava.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine vidi. Una mattina mi specchiai e il mio riflesso non comparve, c\u2019era solo l\u2019immagine della stanza dietro di me; poi eccolo: mi vibr\u00f2 davanti fino a comporsi del tutto, alto e fermo come uno spaventapasseri.<\/p>\n\n\n\n<p>Alz\u00f2 la mano prima di me. Feci lo stesso. L\u2019abbassai e attesi che lui facesse altrettanto; in quei ritardi percepivo pezzi di oscurit\u00e0. Restammo immobili, in una sospensione senza nome; vedevo un giovane biondo con lo sguardo attonito ma ignoravo chi avessi davanti. In quel vuoto sentii chiaramente una domanda: se il mio riflesso \u00e8 autonomo, chi dei due \u00e8 reale?<\/p>\n\n\n\n<p>Eravamo stati messi in trappola dalle nostre stesse azioni, questo mi fu chiaro molto presto. Tra ci\u00f2 che ero e ci\u00f2 che vedevo si era aperto un ritardo sufficiente a far dubitare che una delle due realt\u00e0 esistesse; la coesistenza di due me stessi mi parve impossibile: chi avrebbe prevaricato sull\u2019altro?<\/p>\n\n\n\n<p>Presto ci estingueremo, pensai e vidi il pensiero rimbalzare dentro il mio riflesso; il fiato mi si serr\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>MICRO-DISALLINEAMENTI TEMPORALI &#8211; LIMITARE L\u2019USO DEI FILTRI, lo leggevamo ovunque: sui marciapiedi, sui muri, persino nei bagni pubblici; ormai ritoccavamo tutto: volti, paesaggi, luce. Ma ogni correzione aveva allargato lo scarto con l\u2019originale, la realt\u00e0 non aveva retto il divario, fratturandosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci avevano circondati di slogan a caratteri enormi: si sarebbe risolto tutto, solo questo si sentiva dire; parole ripetute con una tale ostinazione da trasformare la rassicurazione in un ordine. Sui cartelloni cominciarono a scendere colonne di <em>\u00c8 tutto OK<\/em>: file fitte di caratteri che colavano dall\u2019alto senza mai fermarsi. La cascata di <em>OK<\/em> ci scivolava sulle guance, ci entrava negli occhi come fiotti di vermi minuti. C\u2019era chi si prendeva a schiaffi o si strofinava gli occhi fino quasi a cavarseli, nel tentativo di placare quel formicolio infestante.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019era pi\u00f9 modo di mostrare la versione migliore di s\u00e9: chi accettava la verit\u00e0, quella vera, passava per pazzo; chi soccombeva agli slogan era costretto a vivere accanto al proprio riflesso come una sagoma vuota; oppure se lo trascinava appresso rassegnandosi a vivere in un\u2019eco costante.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno provai questa sensazione sulla mia pelle: camminavo e mi fermai di colpo. Avevo sentito una fitta penetrarmi nella testa e tagliarmi a met\u00e0. Iniziai a toccarmi la fronte, il petto, la pancia; a tastarmi le gambe per verificare di essere ancora intero. Poi ripresi a camminare mentre rivedevo tutta la scena ripetuta dal mio doppio; avrei preferito il nulla a tutta questa roba.<\/p>\n\n\n\n<p>Col tempo abbandonammo le domande, arrendendoci a quel mondo incomprensibile. Solo i pazzi, con i loro occhi aguzzi, sembravano aver capito tutto: le loro teste sbucavano fuori dall\u2019aria come allucinazioni, vomitando deliri: \u00abNon importa quale sia la verit\u00e0. Importa ci\u00f2 che la gente crede\u00bb. Mio padre mi diceva spesso che la conoscenza era una questione seria, la definiva un fatto di pazienza. \u00abNon la ottieni da un giorno all\u2019altro\u00bb, ripeteva da dietro il sigaro, sprofondato nella poltrona verde bottiglia. Conoscevamo solo quello che vedevamo, e quello che vedevamo era finto. \u00ab\u00c8 tutto connesso, credimi, figliolo\u00bb, continuava consumando lentamente il suo Toscano Extra Vecchio. La gente credeva di sapere un mucchio di cose, invece si nutriva di apparenze; poi quelle apparenze diventavano verit\u00e0 e infine finzione senza che a nessuno importassero le conseguenze. L\u2019assenza momentanea dei nostri riflessi la chiamavamo <em>La Frattura<\/em>: l\u2019immagine si tratteneva sulle vetrine o si fermava nelle pozzanghere. Tra noi e lei c\u2019era un istante sempre pi\u00f9 prolungato di vuoto, uno sgozzamento che arrivava a durare infiniti minuti. Capit\u00f2 anche a me una sera: attraversai una pozzanghera e vidi il riflesso della mia scarpa che usciva dall\u2019acqua, quando ero gi\u00e0 oltre. Poi tornai a casa, accesi la luce ma tutto rimase immerso in un buio irreale. La luce arriv\u00f2 dopo, pi\u00f9 accecante che mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi accettavano il fatto che la frattura fosse ovunque. La citt\u00e0 si era trasformata in un labirinto di specchi imperfetti: i rumori arrivavano spostati, i passi erano sdoppiati, i dialoghi si sovrapponevano alla propria eco; respiravamo un\u2019aria carica di voci in differita, stritolati in un intreccio di follie. Persino le finestre non riflettevano quanto avveniva all\u2019interno delle abitazioni ma restituivano versioni ritardate, alterate, vite che appartenevano ad altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti eravamo sospesi tra il nostro mondo e un altro che non sapevamo come chiamare, n\u00e9 se esistesse davvero, incapaci di capire dove finisse il reale e dove iniziasse la frattura, eppure tutti nello stesso ingranaggio. Il reale stava mollando la presa nel senso pi\u00f9 banale, pi\u00f9 evidente: quello meccanico, come una mano che non stringe pi\u00f9 abbastanza; le cose continuavano a esserci senza compiersi e noi restavamo intrappolati in questa costante attesa, perch\u00e9 il mondo non rispondeva pi\u00f9 in tempo: causa ed effetto non combaciavano e le conseguenze finivano per invadere la scena successiva, a mo\u2019 di personaggi capitati nella commedia sbagliata. \u00ab\u00c8 tutto connesso, credimi, figliolo\u00bb, mi torn\u00f2 in mente. Non avevo capito che un giorno quella frase avrebbe smesso di essere una convinzione e sarebbe diventata una legge fisica. Mio padre era gi\u00e0 nella scena successiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Corpi e ombre erano scollati, il sangue colava da ferite pulite, persino la morte tardava: le persone esalavano l\u2019ultimo respiro ma rimanevano vigili, con lo sguardo inchiodato addosso a chi le circondava, la bocca socchiusa priva di aria. Attorno a loro i vivi si dimenavano, strappati tra la disperazione nel vederli arrancare senza morire e una speranza ridicola e feroce: che dalle narici uscisse ancora aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando tocc\u00f2 a mio padre, i suoi occhi rimasero aperti per diversi minuti e la bocca spalancata mi parve piena dei resti di ci\u00f2 che non poteva pi\u00f9 tornare. Uno stupore quasi umano continu\u00f2 per pochi istanti ad attraversargli le pupille. Fu allora che mi chiesi se quando si muore gli occhi vedono ancora qualcosa e per quanto tempo. Per un istante ebbi la curiosit\u00e0 di conoscere la risposta. Semplicemente la morte faceva quello che l\u2019uomo aveva sempre sperato, pensai: arrivava dopo.<\/p>\n\n\n\n<p>Un giorno non ci fu pi\u00f9 ritorno: il cielo si frattur\u00f2 e le nuvole iniziarono a cadere. Una sottile ferita color vermiglio si apr\u00ec dall\u2019orizzonte fino a noi. Dal suo interno si sprigion\u00f2 il tempo, una piena che deform\u00f2 il movimento fino a intrappolare il mondo in un istante infinito, cos\u00ec denso da poterlo toccare.<br>Tutti i riflessi della citt\u00e0 si ribellarono: uscirono dalle superfici specchiate e parlarono con bocche che non erano mai state nostre. Ondate di occhi si riversarono fino a coprire l\u2019intera citt\u00e0; lingue mozzate inondarono il cielo melmoso, sciorinando discorsi senza senso. I cuori diventarono palle di fuoco pronte a esplodere e i loro battiti furono boati nei varchi insanguinati dell\u2019aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Sentii gridare il mio nome ma in anticipo, come se la voce fosse partita prima che io esistessi l\u00ec, in quel momento; provai a muovermi: ero troppo lento e troppo rapido nello stesso istante. Ogni passo era arrivo e partenza, ogni pensiero gi\u00e0 formulato prima che potessi pensarci. La frattura diventava corpo, respiro, coscienza: non c\u2019era dentro o fuori, non c\u2019era prima o dopo. Solo noi, sospesi nel cuore di una dimensione che respirava, lenta, affamata. I marciapiedi si piegavano sotto i piedi, le strade ondeggiavano come muscoli sotto la pelle, gli edifici si curvavano per osservarci. La citt\u00e0 non era pi\u00f9 un luogo: era un organismo che si nutriva della nostra dissonanza.<\/p>\n\n\n\n<p>La mia ombra si stacc\u00f2 dal muro con uno strappo netto e mi venne incontro in un modo strano. La sua voce era la mia, ma mille volte pi\u00f9 lenta e mille volte pi\u00f9 rapida:<br>\u00abTi trovi nella frattura eterna\u00bb, disse con le stesse parole che avevo pensato io. Per un istante credetti di essere in anticipo su di lei. In quel battito lungo secoli, il mondo cadde dentro s\u00e9 stesso lasciandoci vivi e morti nello stesso istante: cosa era reale e cosa no?<\/p>\n\n\n\n<p>La ferita non fu pi\u00f9 soltanto un ritardo nel tempo, ma la citt\u00e0 che si allungava e si inghiottiva, scegliendo chi far esistere e chi cancellare. \u00abProprio come abbiamo fatto noi!\u00bb pensai e un sorriso sghembo mi ferm\u00f2 la faccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Cercai di scappare ma ogni passo era sdoppiato, triplicato: versioni di me stesso correvano davanti e dietro, urlando senza suono. Gridai e la mia voce usc\u00ec dai muri: la toccai, la strappai. Gli occhi del mio doppio erano infiniti: contenevano tutti i miei ritardi, ogni mia paura, le mie versioni. Mi parl\u00f2 e la sua voce era mille e nessuna: \u00abQui dentro non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da salvare\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCome lo sai?\u00bb, gli chiesi imbottito di stupore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abArrivo dopo di te\u00bb, rispose.<\/p>\n\n\n\n<p>Provai ad avvicinarmi. Avrei voluto toccarlo perch\u00e9 era l\u2019unica cosa che dichiarasse la mia esistenza. Ma arretr\u00f2, rigido come una lastra di pietra, impenetrabile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSei tu\u2026\u00bb, dissi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLo ero\u00bb, rispose \u00abE tu?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo? Com\u2019ero?\u00bb. Il riflesso esit\u00f2. Fu la prima esitazione vera.<br>\u00abNon posso\u00bb, disse. \u00abOgni descrizione ti cambia\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che sentii le voci. Non vagavano pi\u00f9 nell\u2019aria: provenivano da bocche reali. Erano ovunque, sparse nella citt\u00e0: le persone avevano cominciato a parlarsi addosso, a descriversi l\u2019un l\u2019altra con una precisione febbrile, con la foga di trattenere dettagli. Come se una descrizione potesse impedire loro di sparire. Avevamo passato secoli a falsificare la nostra immagine, sbandierando riflessi alterati, connotati mai esistiti, maschere. Molte persone morivano con un\u2019altra faccia, senza sapere quale sarebbe stata la propria, senza nemmeno volerlo sapere. Anni a modellarci senza tregua per aderire allo sguardo degli altri, finch\u00e9 dell\u2019originale non restava che un\u2019ipotesi. E ora eccoci costretti a implorare gli stessi sguardi, chiedendo proprio a loro di restituirci qualcosa che somigliasse, anche solo per approssimazione, a ci\u00f2 che eravamo davvero.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAvevi gli occhi pi\u00f9 chiari\u00bb, diceva qualcuno. \u00abNo, erano scuri\u00bb, ribatteva un altro.<br>\u00abAvevi una cicatrice\u00bb. \u00abNon me la ricordo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni frase cercava di salvare qualcuno e intanto lo spostava un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLe senti?\u00bb, gli chiesi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abS\u00ec\u00bb, disse il mio riflesso. \u00abStanno provando a ricordarsi a vicenda\u00bb.<br>\u00abE funziona?\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Il riflesso guard\u00f2 la citt\u00e0, che respirava in modo irregolare.<br>\u00abSono solo una somma di tentativi\u00bb, disse.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abE quando smetteranno?\u00bb Il riflesso non rispose subito. Il suo volto trem\u00f2, come se fosse trattenuto da frasi che stavano finendo. Lo guardai e per un istante ebbi l\u2019impressione che nemmeno lui fosse pi\u00f9 sicuro di chi stesse osservando. Questo gli fu chiaro: stava rimanendo in vita solo grazie alle descrizioni imprecise che gli altri facevano di me. Ogni parola lo rendeva pi\u00f9 instabile. Ogni correzione lo cancellava un po\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abQuando te ne andrai, chi sar\u00f2?\u00bb, gli chiesi<\/p>\n\n\n\n<p>Il riflesso mi fiss\u00f2 con la nostalgia di chi guarda qualcosa che non pu\u00f2 pi\u00f9 essere restituito.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abSarai quello che riusciranno a dire, finch\u00e9 sapranno dirlo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardai i cartelloni: le lettere cominciarono a scivolare una sull\u2019altra. Una <em>o<\/em> slitt\u00f2 di un posto. File fitte di <em>\u00c8 tutto KO<\/em> scesero dai cartelloni e inondarono le strade.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abTe l\u2019avevo detto\u00bb, sentii sussurrare \u00ab\u00e8 tutto connesso\u00bb.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div><p id=\"pvc_stats_59172\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59172\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p><div class=\"pvc_clear\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Basta una sola o per trasformare Dio in odio. Cominci\u00f2 cos\u00ec: una lettera fuori posto nelle cose, un errore quasi invisibile ma capace di stravolgerne il senso. Per questo all\u2019inizio solo pochi si accorsero che la citt\u00e0 si stava spegnendo dall\u2019interno: le luci funzionavano, i treni erano puntuali, i messaggi comparivano sugli schermi dei telefoni [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_59172\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"59172\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":25632,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[797],"tags":[],"class_list":["post-59172","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2026"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59172"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/25632"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59172"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59172\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59335,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59172\/revisions\/59335"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59172"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59172"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59172"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}